INTERROGAZIONE SCRITTA di Sonia Alfano (ALDE) alla Commissione
Oggetto: Danno economico della mafia a livello UE e provvedimenti legislativi per il contrasto delle relative attività illecite
Secondo l’Eurispes nel 2008 il fatturato delle organizzazioni criminali di stampo mafioso in Italia (Cosa Nostra, ‘Ndrangheta, Camorra e Sacra Corona Unita) è stato pari ad almeno 130 miliardi di euro, con un utile di ben 70 miliardi. La metà di questi proventi derivano dal traffico di stupefacenti (59 miliardi) e da altri traffici illeciti (5,8 miliardi). Tali organizzazioni, ed in particolare la camorra, sono dedite inoltre alla distribuzione di prodotti contraffatti di ogni tipo con un giro di affari annuo pari a circa 8 miliardi di euro. Dati che nel loro insieme fanno della mafia la più grande “azienda” italiana esistente, con un reddito oltre 4 volte superiore a quello dell’intera Slovenia. La presenza delle organizzazioni mafiose è da anni diventato un affare di interesse europeo come è dimostrato da numerose circostanze. Mi limito a citarne tre:
- la “strage di Duisburg” (Germania, agosto 2007), che rappresenta la più plateale testimonianza della graduale ma inesorabile attività di “colonizzazione” svolta dalle mafie italiane nel centro-Europa;
- la forte presenza di mafiosi italiani, in particolare camorristi, in tutta la Spagna testimoniata dalle numerose inchieste e relativi arresti legati allo spaccio internazionale di stupefacenti provenienti dall’America del Sud, diretti al mercato europeo e gestiti direttamente dai principali clan mafiosi campani;
- la recentissima operazione “Tamanaco” della Direzione nazionale antimafia italiana che ha smascherato l’ennesimo traffico internazionale di cocaina gestito unitamente dalla ‘Ndrangheta e dalla Camorra che aveva come snodo principale il porto di Amsterdam e che distribuiva tali sostanze in tutto il nord dell’Europa (a testimonianza della forte presenza di cellule mafiose anche in quella parte del continente).
Anche alla luce del recente rapporto ONU “La Globalizzazione e il crimine” che insiste sul perché, data la globalizzazione della criminalità organizzata, le risposte nazionali risultano inadeguate spostando semplicemente il problema da un paese ad un altro, si chiede alla Commissione:
- di porre al centro delle proprie azioni il riconoscimento delle peculiarità delle organizzazioni criminali di stampo mafioso e della loro presenza ben oltre i confini nazionali italiani, in particolare attraverso l’introduzione a livello UE del reato di associazione mafiosa, già esistente in Italia;
- di intervenire tempestivamente con una normativa comune in materia di sequestro e confisca di beni riconducibili, direttamente o indirettamente, alla mafia e/o provenienti da attività illecite condotte da organizzazioni di stampo mafioso;
- di intraprendere immediatamente un studio approfondito e specifico relativo agli impatti economici delle mafie a livello UE, evidenziando le zone maggiormente interessate dalla presenza di gangli mafiosi e che rappresenti la base per un contrasto efficace di tali forme di criminalità organizzata.







