Sonia Alfano http://www.soniaalfano.it blog Fri, 03 Sep 2010 17:32:50 +0000 en hourly 1 http://wordpress.org/?v=3.0.1 Messina, Policlinico e poteri occultihttp://www.soniaalfano.it/blog/2010/09/03/messina-policlinico-e-poteri-occulti/ http://www.soniaalfano.it/blog/2010/09/03/messina-policlinico-e-poteri-occulti/#comments Fri, 03 Sep 2010 17:32:50 +0000 Sonia Alfano http://www.soniaalfano.it/?p=3360

Da giorni la stampa nazionale e quella locale si dedicano al Policlinico di Messina, in riferimento al caso di quella giovane donna che ha partorito mentre due medici erano impegnati a darsele di santa ragione. Una scena difficile da immaginare, drammatica perchè reale, ma più sensata se fosse stata vista in una demenziale commediola americana. Un rincorrersi di notizie e commenti che hanno praticamente intasato i media e le pagine dei giornali. A Messina però, bisogna sottolinearlo, si ravvisa una costante: questi casi, dopo il polverone iniziale, finiscono nel dimenticatoio e spesso si chiudono con un nulla di fatto.

In molti hanno tentato di spiegare il perchè, a cominciare da Calogero La Piana, di certo non un famoso comunista, ma un Arcivescovo, che già nel gennaio del 2009, quando si parlava della parentopoli universitaria (strettamente legata al Policlinico), disse chiaramente:

La nostra è una città che vive sotto una cappa massonica che controlla tutto e tutti, che impedisce lo sviluppo per poter dominare tutto. Guardate a fondo cosa c’è sotto lo strato che si vede in superficie, dietro la vetrina. Il controllo dell’economia, di opportunità di lavoro. Alla fine questo rende la città sottomessa a logiche che non consentono a chi ha capacità di potersi realizzare, di esprimersi. O entri nel meccanismo o non avrai spazio: è un clima massonico, c’è chi lavora perché tutto appaia in un certo modo e che impedisce l’espressione della creatività dei messinesi. In città ci sono tra 32 e 38 logge massoniche”.

E’ esattamente questa cappa massonica a impedire all’azienda sanitaria universitaria di funzionare, poichè il potere occulto che si nasconde dietro numerosissime assunzioni, non consente a coloro i quali sarebbero davvero in grado di rendere l’ospedale uno dei più efficienti del Mediterraneo di emergere e mettere e disposizione della comunità la loro eccellenza.

Dello stesso avviso del Mons. La Piana è il direttore generale del Policlinico, Giuseppe Pecoraro, che da quando si è insediato denuncia anomalie e ambiguità:

Qui comanda la massoneria; chi non ci sta viene respinto ai margini“.

Poco più di sei mesi fa aveva tuonato durante un congresso della CGIL, raccontando che all’interno dell’azienda sanitaria universitaria il clima era irrespirabile. Spiegò che stava cercando di rimuovere le incrostazioni dei centri di potere, e che questo ovviamente a molti non piaceva. In quell’occasione, infatti, le polemiche non si fecero attendere. Anche questa volta la denuncia pubblica del dg scatena le polemiche, e una delle prime reazioni è quella di Giuseppe Buzzanca, sindaco della città dello Stretto, che lo ha accusato di voler creare confusione.

Al sindaco Buzzanca (che, ricordo, abusivamente ricopre due incarichi) bisognerebbe spiegare che la confusione non nasce dalle denunce pubbliche di chi subisce malcelate intimidazioni e inviti a cambiare rotta, ma da chi fa parte di consorterie, gruppi di potere, logge massoniche. E il sindaco Buzzanca, essendo assiduo frequentatore del ‘circolo culturale Corda Fratres’, centro del potere barcellonese fortemente sospetto di essere anche un circolo para-massonico, dovrebbe saperlo. Buzzanca è a conoscenza del fatto che a Messina, la città che lui ‘amministra’ (illusione, questa, effimera), il diritto si scambia con il favore?

In relazione al Policlinico ed all’Università di Messina non si sono ravvisati soltanto semplici casi di malasanità, ma anche concorsi truccati, commissioni d’esame pressate, fondi pubblici sperperati e scandali legati a specializzandi e dottorandi che visitano e operano malcapitati pazienti.

Lo scandalo che ha travolto l’Università di Messina su concorsi truccati e appalti ha coinvolto l’attuale rettore dell’Ateneo, Franco Tomasello, a proposito del quale i giudici del Tribunale del Riesame nel provvedimento di conferma della sua prima sospensione, denunciarono l’“allarmante ostinazione manifestata nella conduzione clientelare della propria carica” e la “pericolosa quanto diffusa inclinazione alla rimozione assoluta del disvalore morale insito nelle condotte in esame ed alla sua sostituzione con un atteggiamento di compiaciuta, disinvolta ed opportunistica solidarietà rispetto al beneficiario dell’abuso, che poco giova al prestigio e all’autorevolezza dei pubblici uffici coinvolti in simili dinamiche”.

Insomma, Tomasello pare proprio essere uno di “loro”. Uno di quei personaggi che appartengono a gruppi di potere e che dall’alto delle loro posizioni decidono le sorti della città. Questo, però, non deve destare sorpresa, poichè se degli ultimi quattro rettori dell’Università di Messina ben tre sono finiti sotto inchiesta, un motivo c’è.

Per finire, persino l’ombra di un irrisolto omicidio grava sull’azienda ospedaliera e le trame che la caratterizzano: quello del Prof. Matteo Bottari. Il primario di Endoscopia e professore universitario fu assassinato il 15 gennaio del 1998. Lo fraddarono con un fucile a pallettoni mentre si trovava sulla sua auto, fermo al semaforo. Perchè? Bottari era il genero dell’ex rettore Guglielmo Stagno d’Alcontres ed il braccio destro del suo successore Diego Cuzzocrea. Le indagini della Polizia si concentrarono subito sulla gestione degli appalti dell’Università, e in città giunse la Commissione Parlamentare Antimafia, che sentenziò: la città è governata da un grumo d’interessi politico-affaristico-mafiosi che ha il suo fulcro all’Università, che gestisce un budget di appalti di 250 miliardi.

Provate a indovinare cosa ne è oggi del caso Bottari? Una cappa di silenzio inquietante incombe sulla memoria del compianto professore, che non lascia spazio a dubbi: quel potere gestisce ancora oggi, dopo 12 anni dalla sua morte, la città di Messina.

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Caro tesserato del Partito Democraticohttp://www.soniaalfano.it/blog/2010/09/02/caro-tesserato-del-partito-democratico/ http://www.soniaalfano.it/blog/2010/09/02/caro-tesserato-del-partito-democratico/#comments Thu, 02 Sep 2010 17:04:17 +0000 Sonia Alfano http://www.soniaalfano.it/?p=3354

Caro tesserato del Partito Democratico,

Ti scrivo per condividere alcune ‘sensazioni’ con te.
E’ ormai chiaro a tutti che si avvicinano le elezioni politiche, e l’Italia si appresta ad affrontare un momento fondamentale, nella speranza che si possa assistere ad una svolta decisiva.

Perchè la svolta avvenga e sia davvero decisiva, bisogna però proporre un’idea nuova, pulita, condivisa e costruttiva. Ho sempre pensato che la politica fosse una missione e che si dovesse ragionare in termini di idee e non necessariamente di numeri. Alcuni tra i dirigenti del tuo partito, invece, continuano ad intestardirsi sui numeri e tralasciano i problemi del Paese e le rimostranze dei militanti. Ne convieni?

Ovviamente non parlo per il tuo partito ignorando i limiti del mio. So bene che anche l’Italia dei Valori ha accolto tra le sue fila personaggi che non sono propriamente democratici e io stessa chiedo chiarezza, trasparenza e pulizia; sto lavorando all’interno del partito affinchè diventi quello che i militanti sognano, fomento le reazioni dei ragazzi del dipartimento giovanile del partito quando si scagliano per mezzo di lettere e e-mail contro questi dirigenti. Sono quella che ha sparato a zero su De Luca, candidato in Campania, e ho chiesto espressamente di non votarlo e di votare Roberto Fico, del MoVimento 5 Stelle. Quello che mi preme chiarire è che il mio obiettivo non è di convincerti a votare per l’Italia dei Valori, nè quello di farti tesserare. Il mio obiettivo è farti diventare protagonista di una nuova stagione politica, attraverso la costruzione di un’opposizione concreta che abbia la prospettiva di ‘costruire’ e non di ‘liberarsi di Berlusconi’ e accaparrarsi il potere fine a se stesso.

Mi capita spesso di interloquire con te e con i tuoi compagni di partito, e mi ponete spesso domande alle quali dovrebbero rispondere i dirigenti della tua formazione politica. Chiedete a me perchè personaggi di valore come Rita Borsellino, Rosario Crocetta, Debora Serracchiani e Ignazio Marino non abbiano voce. Bisognerebbe chiederlo ai soloni del Partito Democratico. A gente come Fassino, D’Alema, Bersani, Finocchiaro, Veltroni, Violante. Tra poco ricomincerà la stagione degli approfondimenti televisivi e sulle poltrone di Ballarò e Annozero vedremo i soliti fantasmi e le solite mummie, in quelle inutili performance da fantasmi della politica.

Tutti personaggi che con le loro tattiche pre-elettorali hanno sempre resuscitato il berlusconismo e lo mantengono in vita ogni volta che sono al governo. Adesso parlano di legge elettorale e di conflitto di interessi, come se questi temi fossero stati inseriti oggi nell’agenda politica italiana. Ma quando hanno avuto la possibilità, cosa hanno fatto per scongiurare il pericolo di un regime strisciante? E adesso, che il regime c’è, cosa stanno facendo realmente per contrastarlo?

Ieri, come sicuramente saprai, alla festa democratica di Torino si sono confrontati Antonio Di Pietro e Franco Marini. Come potrai immaginare, la platea era composta per la maggior parte di tesserati e simpatizzanti del Partito Democratico. Eppure Di Pietro è stato acclamato ed applaudito neanche fosse lui il segretario del partito. Franco Marini, invece, che si è lasciato andare ad una arringa in difesa di Dell’Utri degna del suo avvocato, è stato colto da fischi e ‘buuuu’ che difficilmente riuscirà a dimenticare.

Oggi sulle pagine dei quotidiani e su tutte le agenzie di stampa si sono rincorse le dichiarazioni di esponenti politici di tutti i partiti. Alcuni esponenti del tuo partito, angosciati dagli applausi e dalle acclamazioni, hanno accusato Di Pietro di giustizialismo. Vorrei capire il nesso logico tra l’accaduto e il giustizialismo, ma purtroppo mi sfugge. Luigi Zanda, vicepresidente dei senatori del Pd, premettendo che non era presente al dibattito, ha detto: “conoscendo l’aggressività preordinata e permanente con la quale Di Pietro partecipa ai dibattiti con i leader del Pd, penso proprio che Marini avesse ragione e Di Pietro avesse torto“. Quindi Marini ha ragione a prescindere da tutto? Tu sei d’accordo?

Quest’occasione mi ha dato conferma del fatto che voi, base del Partito Democratico, siete stanchi di sostenere chi fa da stampella a Berlusconi e al berlusconismo. Siete stanchi di vedere i dirigenti del vostro partito nascondersi dietro l’ombra della moderazione per evitare di farsi dei nemici. Infatti, il Vostro segretario Bersani, non solo vuole sposare un partito di facili costumi come l’Udc, farcito di personaggi di dubbio spessore e con storie imbarazzanti e preoccupanti alle spalle, ma addirittura promette posti di spicco all’interno di un eventuale governo di centro-sinistra.

Tu sai che alle elezioni regionali del marzo scorso l’Udc faceva parte della coalizione di centro-sinistra in Piemonte e di quella di centro-destra nel Lazio? Questo non ti insospettisce? Non ti fa credere che quel partito abbia la tendenza a vendersi al miglior offerente pur di ottenere dei vantaggi? E non credi che un apparentamento del genere possa danneggiare il tuo partito? Tu sai chi sono Cuffaro, Cesa, Naro, Drago, Romano. Riesci a riporre la tua fiducia in questi personaggi? Io no.

Io, al contrario di Franco Marini, ammiro chi ha speso il proprio tempo e le proprie energie per contestare Marcello Dell’Utri a Como. Ammiro quelle persone perchè hanno capito che è arrivato il momento di reagire, di farsi valere, di diventare protagonisti.

Io voglio al governo esponenti politici limpidi, con la fedina penale pulita, che abbiano a cuore le sorti del Paese. Voglio al governo qualcuno che si occupi di lavoro, di scuola, di giustizia, di legalità.

Caro elettore del Partito Democratico, perchè non ti riprendi ciò che è tuo e mandi via i dinosauri che hanno fatto del tuo partito una fucina di poltrone senza prospettive? Vedi, io non ti chiedo di abbandonare le fila del tuo partito, perchè so che credi in ciò che fai. Ti chiedo, però, di riflettere, e di fare in modo che il tuo lavoro non sia vano.

Ho auspicato, infatti, che sia tu a mandare via i soloni del Partito Democratico, magari ispirandoti ai V-Day.

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Non strumentalizziamo Sakinehhttp://www.soniaalfano.it/blog/2010/09/01/non-strumentalizziamo-sakineh/ http://www.soniaalfano.it/blog/2010/09/01/non-strumentalizziamo-sakineh/#comments Wed, 01 Sep 2010 16:09:35 +0000 Sonia Alfano http://www.soniaalfano.it/?p=3272

Pensare che da un momento all’altro il governo iraniano potrebbe decidere di lapidare la giovane Sakineh Mohammadi Ashtiani, colpevole del ‘reato’ di adulterio, è difficile persino da credere. Eppure è così. Sakineh ha confessato due relazioni extraconiugali sotto tortura (99 frustate, in presenza di uno dei suoi due figli), e per questo dovrà pagare con la vita. Questa storia ha suscitato fortissime emozioni in tutto il mondo. Rabbia, indignazione, disgusto. Sono esattamente queste le sensazioni che si provano all’idea che ci siano ancora persone disposte a levare in alto la mano per colpire un essere umano indifeso.

Domani, a Roma, presso la sede dell’ambasciata dell’Iran, si terrà una manifestazione per la liberazione di Sakineh. La mobilitazione della comunità internazionale e delle democrazie europee, insieme al coinvolgimento della società civile, sono iniziative apprezzabili e importantissime e hanno tutto il mio sostegno. La partecipazione dei cittadini a queste mobilitazioni necessita di essere catalizzata. La sensibilità della società civile sul tema dei diritti umani deve essere stimolata, incentivata, incoraggiata giorno per giorno.

La stampa ha dato ampio risalto a questa drammatica storia, e io stessa ho lanciato un appello alle istituzioni europee affinchè intervenissero a sostegno delle Ong che si occupano di diritti umani, ma non dimentichiamo che in Iran, come in tutti i Paesi vittime di oppressioni, queste terribili vicende sono all’ordine del giorno. Combattere per quella donna indifesa ha sicuramente una valenza che potrebbe peraltro diventare fondamentale e cambiare il corso della storia, a patto che dopo l’emergenza-Sakineh non si perda di vista l’obiettivo più grande: la difesa dei diritti umani in senso universale.

In questo le istituzioni democratiche hanno una grossa responsabilità, e non possono non tenerne conto. La vicenda di Sakineh deve fare da cassa di risonanza, da altoparlante per tutte quelle emergenze umanitarie che ‘producono’ centinaia di migliaia di morti l’anno. La battaglia di democrazia e di libertà deve essere fatta per tutti quei morti. Per tutti coloro che sono vittime di un regime e della sua violenza. Per tutti coloro che rischiano di diventarlo.

A tal proposito è necessario sottolineare che, ad esempio, due amanti sono stati lapidati in Afghanistan, nell’indifferenza generale, il 16 agosto. Sakineh, quindi, rischia di diventare soltanto un simbolo da strumentalizzare. Il simbolo della lotta per i diritti delle donne, probabilmente. Bisogna impedire che ciò accada nonostante l’importanza, l’emergenza e la rilevanza del caso specifico. Sakineh va indubbiamente salvata, e bisogna fare di tutto affinchè il governo iraniano faccia un passo indietro e riponga le pietre al loro posto, ma subito dopo le battaglie per i diritti umani devono diventare una priorità ed essere condotte a trecentosessanta gradi, senza distinzione di sesso, di religione, di ceto sociale, di nazionalità. Non c’è un uomo che merita la difesa del proprio diritto e uno che non la merita. Sono profondamente convinta che sia indispensabile partire da questo presupposto per ottenere dei risultati concreti.

Mi preme quindi fare appello a tutte quelle personalità politiche, le istituzioni, gli intellettuali e i cittadini, italiani e non, che si sono spesi e si spenderanno per Sakineh: rimanete al fianco di chi ogni giorno combatte per i diritti umani. Quando il bellissimo viso di questa donna sparirà dalle pagine dei giornali e dalle piazze italiane, non dimentichiamo che la battaglia va continuata con costanza e impegno, altrimenti bisognerà prendere atto del fatto che Sakineh Mohammadi Ashtiani è stata solo un pretesto, vittima di una becera propaganda. O magari, volendo ben pensare, l’oggetto di un breve momento di condivisione di idee senza alcuna reale prospettiva.

Non voglio soffermarmi troppo sull’atteggiamento assunto dalle istituzioni italiane, ma qualcosa bisogna pur dirla se il Ministro Frattini e la collega Carfagna, dopo aver concesso a Gheddafi la possibilità di fare opera di proselitismo, lanciano appelli al regime di Teheran affinchè sia risparmiata la vita alla povera e coraggiosa Sakineh. Ipocriti! Voi fate parte di quel governo che finanzia la violazione dei diritti umani. Siete parte di quel governo che permette al colonnello Gheddafi di giocare con le vite umane di poveri disgraziati che fuggono da povertà, guerre civili, persecuzioni. Siete parte di quel governo che difende gli interessi delle lobbies e non quelli dei migranti bisognosi di accoglienza e probabilmente di asilo politico. Con i vostri appelli mortificate la dignità di Sakineh e di tutte le vittime innocenti della violenza e dei soprusi.

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Se questa è una Repubblica…http://www.soniaalfano.it/blog/2010/08/31/se-questa-e-una-repubblica%e2%80%a6/ http://www.soniaalfano.it/blog/2010/08/31/se-questa-e-una-repubblica%e2%80%a6/#comments Tue, 31 Aug 2010 14:10:40 +0000 Sonia Alfano http://www.soniaalfano.it/?p=3266

Ieri sera, all’indomani delle polemiche sul nuovo passaporto libico con l’ologramma della stretta di mano tra Berlusconi e Gheddafi e sulle lezioni di islamismo alle hostess pagate dal governo italiano, si è riunito il cda della ribattezzata “Gheddasconi Spa”, premiata ditta italo-libica che gioca a fare affari con i soldi pubblici (quindi soldi dei precari, dei disoccupati e di tutti coloro che tra un sacrificio e l’altro pagano regolarmente le tasse e subiscono gli effetti di una gravissima crisi economica).

Si è festeggiato il secondo anniversario della firma dell’accordo Italia-Libia (ma sarebbe più corretto dire, appunto, Berlusconi-Gheddafi). Il concetto, sostanzialmente, è questo: il 30 agosto 2008 è stato stipulato un trattato bilaterale di “amicizia”, a dir poco discutibile a causa del palese baratto di gas e petrolio con gli immigrati clandestini, che l’Italia ora respinge verso la Libia non rispettando il diritto d’asilo e violando tutte le norme nazionali ed internazionali in materia. I migranti che arrivano (o arrivavano?) in Italia attraverso gli sbarchi a Lampedusa sono solo una minoranza rispetto al flusso migratorio che arriva dall’est-Europa con altri mezzi, ma questo flusso secondario ha un grande impatto mediatico, per cui è su questo che il tele-governo italiano deve concentrare le proprie energie.

E così si è brindato in onore alla violazione dei diritti umani e agli affari di Berlusconi e dei grandi gruppi industriali a scapito dei cittadini italiani, vittime di un vergognoso sopruso del quale, con molta probabilità, non sono pienamente consapevoli. Gheddafi è giunto a Roma con la sua scorta personale tutta al femminile, composta da due amazzoni, e con trenta cavalli e altrettanti cavalieri, che si sono cimentati in un’esibizione. Nel frattempo gli ottocento invitati alla cena offerta dalla Presidenza del Consiglio avranno cominciato a prendere poto.

In Italia dire la verità pare proibito, ed in tutta questa storia c’è un’unica e incontestabile verità: pecunia non olet!

Frattini e Maroni, venditori di fumo sui dati riferiti all’immigrazione clandestina, non spiegano che la Libia non ha mai firmato la Convenzione di Ginevra, e che quindi l’Italia non avrebbe mai dovuto, né potuto, concludere un accordo di cooperazione: di nessun tipo. L’Italia, invece, ha garantito 5 miliardi di dollari (soldi pubblici, ripeto!!!) in 20 anni alla Libia, per la costruzione di infrastutture. La dipendenza che il governo ha prodotto nei confronti della Libia è talmente ampia che qualsiasi protesta da parte dei ‘nostri’ sulla violazione dei diritti umani susciterebbe una ritorsione spropositata da parte di Gheddafi, che bloccherebbe subito i rifornimenti di gas e petrolio. Gheddafi potrebbe lasciare l’Italia ‘a piedi’, facendo crollare i titoli azionari dei più importanti gruppi finanziari italiani. Questi sono i veri risultati della politica italiana sull’immigrazione!

Da qui, dallo scellerato Trattato, partono i grandi affari. Un’altra cricca, l’ennesima, su energia, banche, appalti miliardari. Un incredibile e mirabolante giro di operazioni (farebbe rabbrividire anche Rockerduck e Paperon de’ Paperoni) che ha già fatto muovere circa 40 miliardi di euro e che rischia seriamente di rivoluzionare gli equilibri della finanza e dell’industria italiane. Possiamo immaginare, con grande rammarico, in quale direzione. L’Italia diventerà, se non lo è già, una colonia libica.

In due anni Gheddafi è diventato il più grande azionista di una delle più grandi banche italiane, Unicredit, con una quota che si aggira intorno al 7%, e grazie al 7,5% che controlla nella società calcistica Juventus è uno dei più forti investitori di Piazza Affari. Le finanziarie di Tripoli puntano però anche a Terna, Finmeccanica, Impregilo e Generali. E non è tutto. Un aspetto che bisogna tenere bene a mente e dal quale l’attenzione non dovrebbe mai essere distolta, è l’affare Fininvest-Lafitrade, che ovviamente dovrebbe far riaffiorare il dibattito sul conflitto di interessi. Le cose pare siano andate così: una società libica chiamata Lafitrade ha acquisito il 10% della Quinta Comunication, di Tarak Ben Ammar, imprenditore franco-tunisino tra i principali promotori dell’asse Italia-Libia; quello che, non si capisce come ma si capisce il perchè, accompagnò Berlusconi a limare gli ultimi aspetti del Trattato (ma il Ministro degli Esteri non è Franco Frattini?!). Ciò che sappiamo è che cariche e affari gli hanno riservato un posto nel cda di Mediobanca. La Lafitrade è controllata da Lafico, braccio d’investimenti della famiglia Gheddafi. Un altro partner di Ben Ammar nella Quinta Comunication è, con circa il 22%, una società registrata in Lussemburgo di proprietà della Fininvest, società di Berlusconi. Ma non è tutto: Quinta Comunication e Mediaset controllano ciascuna il 25% di una tv satellitare araba, la Nessma Tv, che guarda caso opera anche in Libia.

Tutti i grandi gruppi italiani, a partire dall’Eni, proseguendo con Fiat, Impregilo, Telecom e Finmeccanica, hanno numerose ragioni per voler bene al leader libico che offre loro affari irrinunciabili, essendo obbligati però, certamente senza dover affrontare grossi sforzi, a dimenticare i suoi trascorsi da finanziatore del terrorismo e operatore nel business dell’immigrazione clandestina.

Negli ultimi due anni è fortemente cresciuto l’interscambio tra i due Paesi. Tra il gennaio e l’aprile del 2010, l’import tra Italia e Libia è balzato a 790 mila euro (contro i 710 mila dei mesi corrispondenti nello scorso anno); l’export, invece, ha raggiunto quota 3,6 milioni di euro, contro i 3,2 dell’anno scorso. Impregilo, Selex sistemi integrati e Finmeccanica hanno già siglato commesse milionarie con il governo libico. E persino l’hotel di lusso Al-Ghazala, che sorgerà nel centro di Tripoli, sarà frutto di operazioni italiane: i suoi lavori sono stati assegnati al gruppo Trevi.

La Sirti, società italiana di infrastrutture per le tlc, si sta occupando della sistemazione di settemila chilometri di cavi in fibra ottica (affare da 68 milioni di euro). Nel frattempo è attiva anche la Prysmian (settore cavi di Pirelli), che ha un contratto da 35 milioni di euro con la Libya General Post & Telecommunications Company. Ma queste cifre non competono con l’appalto da un miliardo di euro ottenuto nel 2008 da Impregilo per costruire tre centri universitari.

La partita più grossa, sulla quale si giocano gli affari dei due leader, pare essere quella legata all’ENI. La società petrolifera italiana è il perno principale delle relazioni. Come già anticipato, la Libia rappresenta per l’Italia un fondamentale esportatore di petrolio e di gas. L’Eni è il principale operatore petrolifero in Libia, con circa 550mila barili al giorno e ha recentemente siglato nuovi accordi su gas e petrolio con Tripoli, che proteggerà la posizione privilegiata della società almeno per altri 40 anni. Nel dicembre del 2008, con una prassi assai discutibile, la Presidenza del Consiglio dei Ministri annunciò a mezzo stampa che la Libia voleva usare le società finanziarie controllate dal governo per comprare il 10% dell’Eni. Le oscillazioni delle Borse, però, impedirono l’operazione. Nelle ultime settimane, invece, è circolata una voce, mai smentita, secondo cui all’Eni si starebbe discutendo di un investimento libico del 15%.

Al momento, però, Gheddafi si allena con Unicredit. Dopo aver soccorso l’istituto guidato da Profumo nell’autunno 2008 con il fallimento di Lehman Brothers, recentemente la Lybian Investment Authority, fondo governativo dotato di 50 miliardi di euro da investire, è salita dal 2 al 7% circa. Cesare Geronzi, presidente delle Generali e fidato amico di Berlusconi, dice che i libici sono gli azionisti più affidabili con i quali abbia mai avuto a che fare. E se lo dice lui che è stato coinvolto nei più grossi crac aziendali che il nostro Paese ricordi….

Finmeccanica, colosso italiano della produzione di armi, invece, tramite la controllata Selex Sistemi Integrati, ha firmato con la Libia una commessa da trecento milioni di euro che prevede la costruzione di un grande sistema di sicurezza e protezione dei confini libici. L’appalto, come previsto dal Trattato, sarà finanziato al 50% dai contribuenti italiani e al 50% dall’Unione europea.

Ieri sera, dopo il discorso di Silvio Berlusconi, che ha sottolineato i ‘vantaggi‘ del Trattato, ha preso la parola il suo collega-dittatore Gheddafi, che ha spavaldamente chiesto all’Ue ‘almeno‘ cinque miliardi di euro l’anno per ‘combattere l’immigrazione clandestina, ipotizzando l’alternativa di un’Europa ‘nera’. Non bastano più, quindi, i soldi degli italiani per commettere violenze e usare torture sugli innocenti. Anche l’Europa, a dire di Gheddafi, deve finanziare il regime libico e le violazioni dei diritti umani. Uno spettacolo indecente, che lascia a bocca aperta chiunque abbia ancora un barlume di ragione, di coscienza, di buon senso. Perfino dei fedelissimi di Berlusconi come il vicepresidente della Camera Maurizio Lupi e il capogruppo del Pdl al Parlamento Europeo Mario Mauro hanno espresso dure critiche per lo “spettacolo” offerto in questi giorni dal Colonnello.

Gheddafi e Berlusconi sono pari, è evidente. Ed è questa la cosa che più preoccupa chi crede nella democrazia e nella libertà. Sono pari, si contemplano, si ammirano e si lanciano sguardi languidi che presagiscono un futuro sempre peggiore, un declino inarrestabile, una minaccia alla nostra vecchia e stanca terra d’Italia.

Per quale motivo il popolo italiano e quello europeo debbano sborsare miliardi di euro per permettere alle lobbies di continuare ad arricchirsi sulla pelle dei migranti e dei precari e disoccupati, bisognerebbe spiegarlo. Berlusconi abbia il coraggio di dire che non ha intenzione e non è in grado di governare una Repubblica democratica.

Un’ultima riflessione: quando Berlusconi deciderà di fuggire e concludere la propria carriera da latitante in nordafrica come il suo amico Craxi, troverà nella Libia il suo Paese d’adozione?

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Con questi dirigenti non vinceremo mai…http://www.soniaalfano.it/blog/2010/08/27/con-questi-dirigenti-non-vinceremo-mai%e2%80%a6/ http://www.soniaalfano.it/blog/2010/08/27/con-questi-dirigenti-non-vinceremo-mai%e2%80%a6/#comments Fri, 27 Aug 2010 10:09:26 +0000 Sonia Alfano http://www.soniaalfano.it/?p=3261

Veltroni e Bersani da un paio di giorni si dilettano nell’utilizzo di quello che sembra essere diventato il principale strumento di comunicazione politica dei dirigenti Pd agli elettori: la lettera aperta ai direttori dei quotidiani.

Ha cominciato l’ex sindaco di Roma il 24 agosto sul Corriere della Sera. “Scrivo al mio Paese e vi dico cosa farei”, questo il titolo di una lettera che sembra più il manifesto di un personaggio esterno alla vita politica che si prepara a scendere in campo piuttosto che il punto di vista dell’ex segretario dei Ds e del Pd che da decenni partecipa ai massimi livelli della vita politica italiana. Non aggiungo una parola all’editoriale di Travaglio dal titolo “Giri di Walter”. Nulla di particolare contro Veltroni, probabilmente migliore come sindaco che come dirigente di partito, ma pensare di resettare gli errori politici degli ultimi anni con un semplice periodo di silenzio e una lettera al Corriere mi sembra veramente troppo.

L’apice però è arrivato con la pronta risposta di Bersani che stamane ha pubblicato una lettera su Repubblica. Anche qui l’incipit è un’analisi dei risultati del cosiddetto “berlusconismo”, senza alcun riferimento al fatto che il ventennio di regime arcoriano è in massima parte responsabilità della storica dirigenza del Pd, Bersani compreso. D’altra parte ciò che lascia veramente allibiti è la pervicacia con la quale l’attuale segretario democratico si ostina ad immaginare la proposta politica futura. Prima, responsabilmente, manifesta la disponibilità del Pd a sostenere un eventuale governo di transizione al fine di affrontare la riforma della legge elettorale. Poi, improvvisamente, la proposta: “un’alleanza democratica per una legislatura costituente”, “una proposta che potrebbe coinvolgere anche forze contrarie al berlusconismo che in un contesto politico normale (come già avviene in Europa) avrebbero un’altra collocazione”. Insomma, la santa alleanza contro Berlusconi; il Pd con l’Udc di Casini e Cuffaro, con Rutelli, con Fini, con Raffaele Lombardo, chissà magari anche la Lega (significativo il riferimento ad un “federalismo concepito per unire e non per dividere”). Una coalizione nella quale, è evidente, non ci sarebbe spazio per l’Italia dei Valori e per tutte le espressioni della sinistra, a partire da Vendola. Un pot pourri elettorale che riecheggia vagamente i fasti democristiani.

Contraddittorio che dopo aver lanciato questa proposta, Bersani invochi “l’impegno univoco, leale, convinto e coeso di tutte le forze progressiste”. Quali forze progressiste? L’Udc? L’Api? L’Mpa? La Lega?

Dopo anni di sconfitte su tutte le competizioni elettorali possibili e un’emorragia di voti che in altri paesi spingerebbe alle dimissioni anche i più ostinati dirigenti di partito, Bersani, D’Alema & Co. continuano a lavorare per dare sponde alle forze insane del panorama politico italiano, senza rivolgersi minimamente a quella parte di Italia che da anni si oppone a Berlusconi, quella stessa parte che da anni non trova una proposta elettorale in grado di entusiasmarla. Nessun riferimento alle primarie aperte, unico strumento che potrebbe scaldare il cuore dell’elettorato, nessun riferimento ai punti programmatici.

Mi chiedo se Bersani prima di lanciare la sua proposta si sia posto una domanda: la base del suo partito, gli iscritti al Pd, gli elettori effettivi e potenziali del centrosinistra, vogliono una coalizione che si propone come alternativa di governo costruita sull’antagonismo a Berlusconi, costruita con quelle che per 20 anni sono state le sue principali stampelle, senza che sia ipotizzabile una qualche convergenza programmatica? Ma si sa, l’idea di catturare l’elettore “moderato” è un buon alibi per consegnare a Berlusconi il paese, l’impunità e, perché no, la presidenza della Repubblica.

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UN RINNOVATO IMPEGNO PER IL CONTRASTO ALLE MAFIEhttp://www.soniaalfano.it/blog/2010/08/26/un-rinnovato-impegno-per-il-contrasto-alle-mafie/ http://www.soniaalfano.it/blog/2010/08/26/un-rinnovato-impegno-per-il-contrasto-alle-mafie/#comments Thu, 26 Aug 2010 10:58:40 +0000 Sonia Alfano http://www.soniaalfano.it/?p=3257

Da settembre un’altra sfida ci attende sul fronte della lotta alla criminalità organizzata. Subito dopo l’estate, infatti, inizieremo a lavorare ai programmi e alla struttura per lanciare con la massima incisività le attività del dipartimento Antimafia dell’Italia dei Valori che ho l’onore e la responsabilità di dirigere e in cui profonderò l’impegno maturato in anni di militanza nella società civile. L’istituzione di questo organismo all’interno di un partito politico, in un clima così teso ed avvelenato da vicende legate alla cosiddetta “legalità”, testimonia l’impegno vero e sincero di Antonio Di Pietro e dell’Italia dei Valori in un’ottica di rinnovamento e pulizia della politica italiana.
Le linee direttrici del dipartimento sono però già segnate e su queste ci misureremo e non faremo sconti a nessuno: punteremo molto sull’informazione e sull’analisi dei fenomeni mafiosi nazionali ed internazionali, quest’ultima sviluppata anche grazie all’attività condotta al Parlamento Europeo. Le nostre attenzioni saranno rivolte ovviamente all’ala militare delle mafie ma con l’intenzione di concentrarci e portare alla luce tutte quelle collusioni politico-istituzionali che dalla strage di Portella della Ginestra in poi non hanno mai smesso di tramare e che hanno portato l’Italia ad essere una nazione fondata su sangue, segreti e menzogne di Stato.
Per far questo abbiamo bisogno però della collaborazione attiva di referenti da ogni parte d’Italia, che ci supportino nella denuncia dei misfatti locali e che riceveranno massima attenzione da parte del dipartimento e del partito. In questo senso il nostro invito alla collaborazione va a tutte le associazioni, i movimenti che da anni si battono sui temi dell’antimafia e di cui abbiamo bisogno per essere maggiormente incisivi; quegli uomini e quelle donne saranno per noi alleati di primaria importanza da cui imparare con umiltà, riconoscendo loro l’importanza dell’indipendenza che rispetteremo in ogni sede.
Non faremo sconti a nessuno, né in virtù di alleanze né di coalizioni, tantomeno per ragioni di Stato o di partito, convinti che la linea dura sulla lotta alla mafia fortifichi istituzioni e soggetti politici; la mia storia personale è garanzia che mai il dipartimento tacerà su fatti raccapriccianti, anche se interni o vicini politicamente.
Produrremo dossier e documenti di denuncia e ci faremo ora portavoce, ora stimolo per la magistratura in modo che le nostre attività abbiano anche uno sbocco giudiziario e non siano percepite solo come spot elettorali.
Inutile fingere, le elezioni politiche sono alle porte. Il dipartimento si impegnerà in un controllo più che minuzioso delle liste di candidati, sia quelle dell’IDV che quelle degli altri partiti che si presenteranno al confronto elettorale. Quest’attività risulta di fondamentale importanza specie alla luce del fatto che la legge vigente (il “porcellum”) non prevede la possibilità per i cittadini di esprimere preferenze.
Sfruttando tutti i mezzi di comunicazione a nostra disposizione proveremo a scongiurare per tempo la presenza di condannati e di personaggi le cui zone d’ombra consigliano percorsi diversi da quello di rappresentare i cittadini in Parlamento.
Siamo pronti per questa nuova trincea di legalità dalla quale cercheremo in tutti i modi di restituire verità e giustizia a questa nazione disgraziata e dare all’opinione pubblica nomi, fatti e circostanze che devono essere cacciati dall’ambiente politico istituzionale; i vari Dell’Utri, Cosentino, Cuffaro e affini non avranno pace e faremo di tutto per far diventare l’Italia dei Valori “il” partito dell’Antimafia.

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Gli italiani perdono il lavoro, Bertolaso nohttp://www.soniaalfano.it/blog/2010/08/22/gli-italiani-perdono-il-lavoro-bertolaso-no/ http://www.soniaalfano.it/blog/2010/08/22/gli-italiani-perdono-il-lavoro-bertolaso-no/#comments Sun, 22 Aug 2010 07:23:32 +0000 Sonia Alfano http://www.soniaalfano.it/?p=3234

Gli italiani non devono e non possono dimenticare tutto quello che è successo negli ultimi anni, e in particolare negli ultimi 18 mesi, alla Protezione Civile. Bertolaso finisce sotto indagine per l’inchiesta sul G8 alla Maddalena e Berlusconi rifiuta le sue dimissioni, probabilmente per non creare un precedente pericoloso per un partito come il PdL, farcito di malfattori e amici della cricca. Poi esplode con tutto il suo splendore la mirabolante e bizzarra idea di privatizzare la Protezione Civile facendone una Spa. Progetto per il momento fallito. Intanto lo scandalo della “cricca” prende forma e si ingigantisce fino a diventare una seconda e più disgustosa Tangentopoli.
Abbiamo dovuto sopportare l’agonia di leggere i fringe-benefits del sistema Bertolaso: auto di lusso, arredamenti, ristrutturazioni immobiliari, incarichi a parenti e amici, prostitute. Mentre monta l’indignazione, Bertolaso appare in tv, su tutti i canali e a tutte le ore. Deve aver imparato certamente dall’amico Silvio come si plagia la mente degli italiani attraverso il fascismo mediatico. In tv, infatti, Bertolaso non ci va certo per raccontare la verità; non ha mai fatto riferimento, per esempio, alla condanna inflitta dalla Corte di Giustizia Europea all’Italia, in merito all’emergenza rifiuti in Campania. Invece di dimettersi entrambi, Berlusconi e Bertolaso, hanno continuato a recitare la parte degli eroi che hanno salvato la città di Napoli ed i suoi abitanti. Il secondo ha anche la faccia tosta di accettare cittadinanze onorarie e medaglie, senza alcuna vergogna, senza imbarazzo. Bertolaso non ha mai parlato dell’Istituto Spallanzani di Roma, una struttura ospedaliera strategica e ad alto rischio, un centro di riferimento per le nuove epidemie, la coltivazione di virus letali e le misure contro il bioterrorismo, che lui ha fatto ristrutturare ad Anemone e Balducci senza rispettare le norme antisismiche. All’inizio di Maggio poi, tocca il fondo organizzando una conferenza stampa che sembra un processo senza accusa in un Palazzo istituzionale: Palazzo Chigi. Grande delusione per chi si aspettava che in quell’occasione riconoscesse le proprie colpe e chiedesse scusa a quanti hanno dovuto sopportare i suoi soprusi e le sue personalistiche regole. In realtà nega tutto, da buon berlusconiano convinto.
Le indagini su Bertolaso e l’ormai famigerata cricca sono cominciate a febbraio. Sono passati più di sei mesi e, al contrario di tantissimi altri italiani, loro non hanno perso il lavoro, anzi, continuano a godere di impensabili privilegi. Dopo il lungo balletto propagandistico giocato sulla pelle degli aquilani, il Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi ha emanato una direttiva che conferma ed amplia le competenze della Protezione civile in materia di grandi eventi. Il tutto mentre i tg si occupano di santificare Francesco Cossiga e di riempire di idiozie il popolo italiano: vacanze, menù estivi, previsioni del tempo. E l’informazione? Qualche tg ha ricordato di parlare di questa direttiva? O i tg devono occuparsi esclusivamente di occultare le proteste dei ventimila cittadini aquilani (tra di loro anche sindaci di ogni colore politico) che si riversano sulla Roma-L’Aquila contro i provvedimenti del governo in materia economica? Bertolaso e Berlusconi ne hanno raccontate di frottole agli italiani: l’Aquila sede delle Olimpiadi invernali, le C.A.S.E., le crociere per i terremotati. Un senso dello humor che fa rabbrividire.
La realtà è che il capo della Protezione Civile, a partire dai primi anni duemila ha accresciuto un potere che è diventato assoluto con il tempo, e che oggi raggiunge il suo apice. Questo potere gli è stato concesso sempre da Silvio Berlusconi, ovviamente. Non si tratta di illazioni, come vorrebbe far credere il capo-cricca, ma di dati e numeri.
Tra la fine del 2001 (quando Bertolaso viene nominato capo della Protezione Civile) e la prima metà del 2009, le ordinanze varate dalla Presidenza del Consiglio sono 587. Nulla di scandaloso, se fossero davvero tutte emergenze per calamità naturali imprevedibili e senza margine di prevenzione, ma non è così. Tra queste “emergenze”, infatti, figurano numerosi meeting religiosi, eventi sportivi, viaggi del Papa, pericoli legati addirittura all’imponente afflusso turistico alle isole Eolie! Come mai Bertolaso e Berlusconi sono così “appassionati” di grandi eventi, e non di prevenzione ed emergenze? La risposta è talmente semplice che non ci sarebbe bisogno nemmeno di scriverla. I grandi eventi portano guadagno, lucro. Sui grandi eventi ci sono gli occhi e le mani delle mafie (ricordate la vicenda della Vuitton Cup svoltasi a Trapani? Un giro di affari mafiosi nascosto in una ordinanza di Protezione Civile, firmata da Berlusconi su idea di Bertolaso), ci sono i traffici, gli imbrogli. L’unico interesse di Bertolaso è sempre stato quello di gestire i grandi eventi, e la nuova direttiva lo conferma. Li abbiamo trovati con le mani immerse nel barattolo della marmellata, per l’ennesima volta.
Adesso Bertolaso si trova alle isole Eolie a seguito della scossa tellurica di lunedì 16 agosto, e se la prende con il governo del quale LUI fa parte da parecchio tempo. Lo stesso governo che gli ha permesso di disfare la Protezione Civile e di ricostruirla a sua immagine e somiglianza. Lo stesso governo che gli permette di tirare calci sui denti dei volontari e dei funzionari di Protezione Civile, che cercano di portare avanti il proprio lavoro nonostante la gestione disastrosa degli ultimi nove anni. Bertolaso sostiene che il governo non spende abbastanza per mettere in sicurezza vaste zone del territorio nazionale. Come se lui avesse mai avuto intenzione di pensare alla sicurezza del Paese. Lui, capo della Protezione Civile, non ha mai fatto quello che avrebbe dovuto: studio del territorio, previsione e prevenzione dei rischi. Troppi comuni italiani sono privi di un piano di Protezione Civile, e la coscienza del capo non ha mai avuto alcun sussulto quando si è affrontato, per esempio, il problema relativo alla sicurezza degli edifici pubblici. C’è da ricordargli, di tanto in tanto, che in Italia centinaia di migliaia di studenti rischiano la vita frequentando scuole totalmente insicure.
Bertolaso, inoltre, lamenta la mancanza di rispetto delle regole (lui!!!). Dice che “I divieti vanno fatti rispettare, è inutile metterli e poi scaricarli e costruirsi alibi: o si tolgono o si fanno rispettare. E’ il nostro compito e quello di qualcun altro, e noi lo faremo”. Lo faremo. Lo faremo. E fino ad ora cosa hai fatto, Guido? A parte arricchirti gravando sulle spalle degli italiani e trasformare la Protezione Civile in un organismo para-militare al servizio di un governo autoritario, si intende.

20/08/2010

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Lo sciopero della fame non fa più notiziahttp://www.soniaalfano.it/blog/2010/08/19/lo-sciopero-della-fame-non-fa-piu-notizia/ http://www.soniaalfano.it/blog/2010/08/19/lo-sciopero-della-fame-non-fa-piu-notizia/#comments Thu, 19 Aug 2010 08:58:16 +0000 Sonia Alfano http://www.soniaalfano.it/?p=3227

Ieri, 18 agosto, sono andata al presidio dei precari della scuola a Palermo, in Via Praga, dove si trovano l’ufficio scolastico provinciale e una sede dell’ufficio scolastico regionale. Avevo saputo che due uomini, Salvo Altadonna (insegnante) e Pietro Di Grusa (collaboratore scolastico), avevano avviato lo sciopero della fame. Non per chiedere un riscatto in termini monetari, ma per chiedere un incontro con le istituzioni a tutela del diritto al lavoro e alla dignità dei lavoratori della scuola. Ieri, però, di persone che facevano lo sciopero della fame ne ho trovate tre (e nelle prossime ore potrebbero aumentare). Il “nuovo arrivato“, Giacomo Russo, ha problemi cardiaci e per vivere deve assumere dei farmaci, rigorosamente a stomaco pieno. Adesso, avendo sospeso l’alimentazione, non potrà assumere i farmaci che gli permettono di affrontare la cardiopatia, e rischia quindi l’infarto, che potrebbe arrivare da un momento all’altro. E’ una situazione drammatica, della quale sono responsabili la scelleratezza della politica, e, più indirettamente, la stampa. Dove sono le istituzioni?

I precari hanno richiesto un incontro ad alcuni rappresentanti delle istituzioni locali, tra cui il Presidente della Regione Raffaele Lombardo (che però “dicono” si trovi in vacanza in Cina), e il Prefetto di Palermo, dott. Giuseppe Caruso. La stampa, di contro, non si interessa. Parte di essa è asservita al governo e quindi non può fare la cronaca dei disastri che Berlusconi e la sua cricca hanno generato in soli due anni di governo. Dall’altra parte, forse, c’è ormai l’abitudine a questo tipo di “eventi”. Ormai, in Italia, lo sciopero della fame non fa più notizia.

So che qualcuno ne approfitterà per tacciarmi di ipocrisia e di volermi accaparrare i voti di questo o di quello, ma non posso esimermi dal raccontare le sensazioni vissute al presidio. Ho guardato negli occhi quegli uomini, e ho sentito tutta l’impotenza possibile. So cosa significa sentirsi abbandonati e lottare per i propri diritti senza che nessuno ti ascolti o prenda parte alla tua protesta. Ho parlato con loro e nel frattempo cercavo di trovare una soluzione, volevo farmi venire un’idea per porre fine a quel massacro.

E’ al Prefetto che ho assicurato di rivolgermi affinchè intervenga tempestivamente e faccia da mediatore tra le parti. I precari non vogliono arrogarsi diritti che non hanno, vogliono solo che vengano riconosciuti i loro sacrifici ed il loro prezioso operato.
Un Paese che si fa chiamare democratico e la cui Costituzione recita, al primo articolo, “L’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro“, non può accettare che la scuola pubblica sia smantellata e massacrata ignobilmente; non si può accettare neanche che dei cittadini, peraltro disperati, debbano arrivare a sospendere l’alimentazione per incontrare le istituzioni, che dovrebbero invece essere ben disposte ad ascoltare i problemi del Paese e a collaborare con gli stessi cittadini per studiare una soluzione che sia utile a tutti.

Ho sempre pensato, e non credo di sbagliare, che la scuola rappresenti il motore per lo sviluppo di un Paese, sia in termini sociali che economici. La cultura spinge il Paese alla crescita. Evidentemente, però, qualcuno vuole impedire all’Italia di progredire. L’attuale Governo ha messo in moto una macchina distruttiva, e nei confronti della scuola pubblica si è sempre comportato come uno schiacciasassi pronto a demolire definitivamente quel motore culturale e sociale che era la nostra scuola. La Costituzione non viene più osservata, è trattata come carta straccia ed è stata sostituita con il piano di rinascita democratica del maestro venerabile Licio Gelli, che già in passato si è complimentato con Silvio Berlusconi (tessera 1816 della P2) per l’attuazione dei punti da lui escogitati per impadronirsi del Paese.

Le stime sindacali raccontano una realtà agghiacciante. La scure di Tremonti si abbatte sull’Italia, falciando violentemente quella terra già pesantemente penalizzata che è la Sicilia (le province più colpite: Palermo, Messina, Catania).

Per rendere l’idea: a Palermo le prime classi elementari attivate saranno soltanto nove (l’anno scorso erano sessantacinque). I tagli organici ridurranno ai minimi termini il tempo pieno, e le famiglie, quelle che potranno permetterselo, saranno costrette a scegliere le scuole private. Per gli altri? Abbondanti dosi di disperazione. Uno scempio così, nel nostro Paese, non si era mai visto.

Eppure qualcuno lo aveva previsto nel lontano 1950. Si tratta di uno dei nostri padri costituenti, Piero Calamandrei:

Facciamo l’ipotesi, così astrattamente, che ci sia un partito al potere, un partito dominante, il quale però formalmente vuole rispettare la Costituzione, non la vuole violare in sostanza. Non vuol fare la marcia su Roma e trasformare l’aula in alloggiamento per i manipoli; ma vuol istituire, senza parere, una larvata dittatura. Allora, che cosa fare per impadronirsi delle scuole e per trasformare le scuole di Stato in scuole di partito? Si accorge che le scuole di Stato hanno il difetto di essere imparziali. C’è una certa resistenza; in quelle scuole c’è sempre, perfino sotto il fascismo c’è stata. Allora, il partito dominante segue un’altra strada (è tutta un’ipotesi teorica, intendiamoci). Comincia a trascurare le scuole pubbliche, a screditarle, ad impoverirle. Lascia che si anemizzino e comincia a favorire le scuole private. Non tutte le scuole private. Le scuole del suo partito, di quel partito. Ed allora tutte le cure cominciano ad andare a queste scuole private. Cure di denaro e di privilegi. Si comincia persino a consigliare i ragazzi ad andare a queste scuole, perché in fondo sono migliori si dice di quelle di Stato. E magari si danno dei premi, come ora vi dirò, o si propone di dare dei premi a quei cittadini che saranno disposti a mandare i loro figlioli invece che alle scuole pubbliche alle scuole private. A “quelle” scuole private. Gli esami sono più facili, si studia meno e si riesce meglio. Così la scuola privata diventa una scuola privilegiata. Il partito dominante, non potendo trasformare apertamente le scuole di Stato in scuole di partito, manda in malora le scuole di Stato per dare la prevalenza alle sue scuole private. Attenzione, amici, in questo convegno questo è il punto che bisogna discutere. Attenzione, questa è la ricetta. Bisogna tener d’occhio i cuochi di questa bassa cucina.
L’operazione si fa in tre modi, ve l’ho già detto:
- rovinare le scuole di Stato. Lasciare che vadano in malora. Impoverire i loro bilanci. Ignorare i loro bisogni.
- attenuare la sorveglianza e il controllo sulle scuole private. Non controllarne la serietà. Lasciare che vi insegnino insegnanti che non hanno i titoli minimi per insegnare. Lasciare che gli esami siano burlette.
- dare alle scuole private denaro pubblico. Questo è il punto. Dare alle scuole private denaro pubblico!
Quest’ultimo è il metodo più pericoloso. » la fase più pericolosa di tutta l’operazione […]. Questo dunque è il punto, è il punto più pericoloso del metodo. Denaro di tutti i cittadini, di tutti i contribuenti, di tutti i credenti nelle diverse religioni, di tutti gli appartenenti ai diversi partiti, che invece viene destinato ad alimentare le scuole di una sola religione, di una sola setta, di un solo partito […]
“.

E allora, cosa fare? La società civile potrebbe cominciare a farsi sentire, i palermitani potrebbero raggiungere i precari al presidio; questo servirebbe a far percepire loro l’affetto e la vicinanza di chi vive lo stesso dramma (Palermo è una delle città del precariato, è una delle sue peculiarità!) e al tempo stesso potrebbe incoraggiare le autorità e le istituzioni locali a sentirsi maggiormente responsabili. Certo, se speriamo che prenda l’iniziativa Raffaele Lombardo, che ha sempre sofferto di una forte allergia alla meritocrazia (si veda il cosiddetto “File Lombardo”) e da quando è stato eletto alla Presidenza della Regione non ha fatto altro che disastri… allora è davvero finita!

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Io voglio un mondo migliorehttp://www.soniaalfano.it/blog/2010/08/18/io-voglio-un-mondo-migliore/ http://www.soniaalfano.it/blog/2010/08/18/io-voglio-un-mondo-migliore/#comments Wed, 18 Aug 2010 14:58:49 +0000 Sonia Alfano http://www.soniaalfano.it/?p=3223

Da qualche tempo non organizzavo un incontro nella zona del messinese. Ho deciso di farlo proprio adesso che la ‘nostra’ provincia vive un momento di cruciale importanza. Mentre il governo cittadino, con a capo il sindaco barcellonese Peppino Buzzanca (con doppio incarico abusivo), continua ad offrire solo delusioni, false promesse, incertezze e soprusi, quello nazionale continua ad occuparsi di privatizzazione dell’acqua e di ponte sullo Stretto, fingendo di non vedere il dissenso dei cittadini e tentando di reprimerlo con atteggiamenti antidemocratici, discriminatori e talvolta violenti.

Ritengo che per contrastare l’opera dei malfattori parlamentari o delle cattive amministrazioni regionali, provinciali, cittadine, sia necessario cominciare a costruire una base fatta di idee, informazione, condivisione di intenti. Se riusciamo a creare una piattaforma di discussione, forse riusciremo a fare luce sugli aspetti più turpi delle intenzioni dei vecchi volponi della politica della seconda repubblica, e a contrastarne l’azione.

Per tutti questi motivi ho deciso di invitare diverse personalità che si sono occupate (e si occupano) dei temi che al momento interessano la provincia di Messina (e i cui problemi si riflettono in tutto il Paese). Questi temi sono l’ambiente, l’acqua pubblica, il ponte sullo Stretto e la solita maledettissima mafia, che con i suoi colletti bianchi controlla il territorio e si arricchisce sulle spalle dei cittadini.

Insieme a me, al tavolo dei relatori, siederanno:

- Renato Accorinti, leader indiscusso della Rete No Ponte, che da anni si oppone alla costruzione del costosissimo ed inutile ponte sullo Stretto di Messina, attraverso informazione e organizzazione di manifestazioni. Da mesi cerco di riportare sotto i riflettori l’ormai dimenticata inchiesta della DDA di Roma (denominata ‘Brooklyn’ e sapientemente insabbiata da tempo dalla stampa locale e nazionale, ma per fortuna ripresa dall’autore de ‘I padrini del Ponte‘, Antonio Mazzeo), secondo cui la mafia siculo-canadese era disposta ad investire cinque miliardi di euro nell’affare-ponte. Cinque miliardi, tutti frutto del traffico internazionale di stupefacenti. Nessuno ne vuole parlare, così come nessuno vuole parlare di impatto ambientale (nell’area dove vogliono alzare il ponte e i raccordi esistono 11 siti tra SIC e ZPS, cioè zone a protezione speciale e siti di interesse comunitario, per alcuni dei quali è stata avanzata richiesta all’Unesco per l’inserimento nella lista dei siti patrimonio dell’umanità). Ne parleremo noi.

- Egidio Maio del Forum Acqua Bene Comune. Egidio ed i suoi compagni di battaglia hanno lavorato alacremente per raccogliere le firme per il referendum popolare per l’acqua pubblica. Sono state raccolte quasi un milione e mezzo di firme. L’acqua, fonte di vita e diritto inalienabile, sta per essere privatizzata. Stanno per privatizzare un diritto sacrosanto e universalmente riconosciuto.

- Fabio Repici, legale di numerosi familiari di vittime innocenti della mafia, profondo conoscitore del fenomeno Cosa Nostra e delle collusioni tra Stato e Mafia. Con lui si parlerà, come è spesso accaduto, degli interessi mafiosi e filomafiosi della provincia messinese. Di quei coivolgimenti delle istituzioni negli affari mafiosi e della malagiustizia locale e nazionale.

- Gianluca Manca, fratello di Attilio. Attilio era un giovane e brillante urologo. E’ stato trovato privo di vita nel febbraio del 2004 nella sua casa di Viterbo, città dove esercitava la professione medica. Un caso già diverse volte archiviato come suicidio. Io, la famiglia Manca, l’Avv. Repici e grandissima parte dell’opinione pubblica italiana siamo convinti che Attilio Manca sia stato ucciso e che i mandanti del suo omicidio si trovino proprio in Sicilia, a Barcellona Pozzo di Gotto, città d’origine del medico.

- Piero Ricca, giornalista freelance, promotore di numerose iniziative per la libera informazione, in difesa della Costituzione e della Verità. E’ stato spesso aggredito verbalmente e “legalmente”, a mezzo querela. In realtà non risultano reati o atti di violenza compiuti dal giornalista, eppure, come me e tanti altri, viene considerato un pericoloso sovversivo (o, all’occorrenza, un ‘maledetto comunista’).

L’appuntamento è per il 25 Agosto, alle ore 18.00, nell’aula consiliare del Comune di Capo D’Orlando (ME), in Via Vittorio Emanuele. Alle ore 21, in Piazza Matteotti (nel centro della cittadina), avrà inizio il concerto dei RIO, totalmente gratuito. Perchè i RIO? Perchè Marco Ligabue (chitarrista e fratello del più noto rocker di Correggio, Luciano) e la sua band, da tempo sono impegnati nella tutela dell’ambiente e per il bene della natura. Stanno provando a muovere le coscienze attraverso la cultura musicale. Di recente hanno scritto ed interpretato una significativa canzone, con la partecipazione di Fiorella Mannoia, intitolata “Il Gigante”.

Quale mondo vuoi? Io voglio un mondo migliore. Il mio appello a partecipare è rivolto alle associazioni presenti sul territorio, ai circoli Legambiente, alle forze politiche e non, alla società civile tutta.

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M5S, IDV, SEL, insieme per il bene dell’Italiahttp://www.soniaalfano.it/blog/2010/08/14/m5s-idv-sel-insieme-per-il-bene-dell%e2%80%99italia/ http://www.soniaalfano.it/blog/2010/08/14/m5s-idv-sel-insieme-per-il-bene-dell%e2%80%99italia/#comments Sat, 14 Aug 2010 17:15:57 +0000 Sonia Alfano http://www.soniaalfano.it/?p=3218

Il centro-destra è allo sbando. L’idea stessa del berlusconismo sta lentamente tramontando e ormai è realistico dibattere degli scenari futuri, tracciare il percorso politico che seguirà. Sulle pagine del Fatto Quotidiano ho letto con interesse l’appello di Flores d’Arcais a Vendola e Di Pietro per il loro impegno alla costruzione di una sollevazione popolare che imponga un governo di fedeltà costituzionale che conduca a elezioni democratiche con risoluzione del conflitto di interessi mediatico e cambiamento legge elettorale.

Purtroppo ritengo che quella di Flores sia un’utopia alla quale non è possibile cedere. Da chi sarebbe composta la maggioranza di fedeltà costituzionale disposta a mettere mano seriamente al tema del conflitto di interessi? Dal PD, troppo spesso facile sponda nei momenti più neri del (quasi) ventennio berlusconiano? Dall’UDC di Casini e del condannato in secondo grado per favoreggiamento della mafia Totò Cuffaro? Da Futuro e Libertà che ha sostenuto il giogo berlusconiano fino a due settimane fa? Da Lombardo e Rutelli? Impensabile. Discorso analogo si può fare per la rivisitazione della legge elettorale.

Sono d’accordo con Di Pietro, nessun governo di transizione, bisogna piuttosto farsi trovare pronti per le prossime elezioni che arriveranno al più entro la primavera dell’anno prossimo. La guerra di posizione all’interno del centro-destra sta volgendo al termine e potrebbe precipitare in tempi brevissimi. La Lega, sempre più ago della bilancia, già da giorni lancia messaggi di avvertimento ben chiari. Gli scenari futuri a livello di coalizioni si stanno delineando e bisognerà farsi trovare pronti.

Berlusconi ambirà a ottenere la maggioranza parlamentare grazie al “porcellum”, preparando un’infornata di yes man e di truppe cammellate pronte a votare tutto quello che vuole il capo e senza più la forzatura dei finiani che hanno fatto saltare il banco durante questa legislatura. Solo la Lega resterà con Berlusconi per ragioni di convenienza e disposta a votare qualsiasi cosa pur di avere in cambio federalismo, xenofobia e poltrone.

Il PD, dopo le numerose prove tecniche di inciucio e di ricerca del voto “moderato” grazie al quale è stato in grado di perdere la quasi totalità dei confronti elettorali da 3 anni a questa parte, non vede l’ora di liberarsi di alleanze scomode come IDV e SEL, di unirsi in matrimonio con la più mite UDC, con Futuro e Libertà, MPA e di ricongiungersi con l’ex-radicale, verde, democratico e ora democristiano Rutelli, saggiamente mandato in avanscoperta qualche tempo fa.

Concordo con Di Pietro: la migliore soluzione è una coalizione che veda insieme tutte le forze progressiste politicamente attive in Italia, coloro che hanno fatto vera opposizione in questi anni e che hanno le idee e le parole per scrivere un futuro. Mi riferisco in primis al MoVimento Cinque Stelle, all’Italia dei Valori e a Sinistra Ecologia e Libertà, oltre a quella parte del PD, non necessariamente piccola, che non digerirebbe l’ingresso nella “balena bianca”.

Ovviamente una proposta politica di questo tipo dovrebbe basarsi su una base programmatica particolarmente precisa e concreta, un accordo che non necessariamente sarebbe impossibile trovare. Il programma del MoVimento, che condivido in ogni punto, è un esperimento riuscito di partecipazione democratica e non mi sembra ci siano insormontabili incompatibilità con le linee strategiche IDV né con Vendola, che è stato esplicitamente appoggiato dal MoVimento nella corsa alla presidenza della regione Puglia. Certamente alcuni punti andrebbero preventivamente chiariti, come la posizione dell’IDV rispetto alla TAV o quella di Vendola rispetto agli inceneritori e a tal proposito un cedere dei due partiti rispetto alle istanze della società civile incarnate nel MoVimento sarebbe il primo grande segno di maturità politica nell’interesse della collettività.

Il programma di coalizione andrebbe integrato nei punti non trattati esplicitamente dal MoVimento; mi riferisco a temi quali l’immigrazione, la lotta alla criminalità organizzata, la giustizia. E anche in questo ritengo che la cultura comune di legalità, antimafia e difesa dei più deboli permetterebbe un accordo programmatico immediato tra le varie parti in causa.

Ogni candidato, neanche a dirlo, dovrebbe essere completamente “pulito”, seguendo i medesimi criteri della legge di iniziativa popolare del primo V-day, senza zone d’ombra o di inopportunità per alcun componente delle liste. La proposta politica, oltre che su un programma chiaro, dovrebbe fondarsi su una squadra di governo resa pubblica già ad inizio della campagna elettorale e composta in massima parte da personalità di spiccata levatura morale e di indubbia professionalità, competenti per settore e pronti a realizzare il programma di coalizione.

Una vera proposta alternativa che incanterebbe buona parte dell’Italia disillusa e coinvolgerebbe attivamente quella che invece da anni si batte ogni giorno.

Conosco bene il valore dell’indipendenza rispetto ai partiti da parte del MoVimento e condivido l’ambizione di non fare compromessi nell’ottica del “meno peggio”, tipico della peggiore cultura politica italiana. Con questa filosofia nel 2008 mi sono candidata alla Presidenza della Regione Siciliana con gli amici di Beppe Grillo, facendo da apripista insieme ai ragazzi dei meet-up dell’esperienza delle liste civiche regionali del MoVimento.

Quest’Italia oggi ha bisogno delle idee più concrete, delle menti più brillanti, delle persone oneste, dei giovani migliori. Solo un esperimento politico unico e coraggioso può rinnovare l’Italia. Tutti dovrebbero cedere qualcosa in termini di protagonismo ma il risultato in ogni caso sarebbe un successo e sconvolgerebbe in positivo la vita politica italiana con nuove energie, nuovi contenuti e nuovi approcci al concetto stesso di politica. Il MoVimento avrebbe la garanzia di introdurre la rete dei “cittadini con l’elmetto” anche nel Parlamento nazionale e contribuirebbe in maniera determinante al rinnovamento dei contenuti di un’intera parte politica. IDV, SEL e un’eventuale parte del PD, di contro, troverebbero ulteriori spunti per valorizzare le loro energie e le loro capacità politiche in una coalizione veramente democratica e partecipativa nella quale si recupera pienamente il valore dello Stato e del cittadino.

Un dialogo su queste basi è possibile, ci vuole una forte volontà e senso di responsabilità. Finalmente non un inciucio, non una forzatura, non il meno peggio, ma una traiettoria politica tanto inaspettata e sorprendente quanto innovativa e concreta. Pensando che in questo momento di così difficile transizione lavorare per il bene del Paese non è un opzione, è un obbligo morale.

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