paolo borsellino
Son tornati a casa gli ultimi dissidenti che da tutta Italia son venuti a Palermo nel giorno dell'anniversario della strage di via D'Amelio.
Li chiamo, ci chiamo, dissidenti perchè questa è l'immagine che si son fatti di noi.
Salvatore Borsellino tempo fa lanciò una richiesta di aiuto: non permettiamo che anche quest'anno gli uomini indegni, alcuni dei quali rappresentano le nostre istituzioni, vengano a depositare in via D'Amelio l'ennesima corona di fiori; rompiamo quest'atto di falsità; non vogliamo commemorazioni, vogliamo verità e giustizia per Paolo e i ragazzi della scorta; ci devono dire che fine ha fatto l'agenza di rossa di Paolo.
Forse non se lo aspettava neanche Salvatore, ma a questo appello hanno risposto in tanti, in tantissimi, da tutta Italia.
Napoli, Roma, Terni, Civitanova, Savona, Torino, Milano, Bologna, solo per nominare alcune città.
Dell'organizzazione se ne è occupata il comitato 19 luglio 2009 e l'Associazione dei Familiari Vittime della Mafia ha contribuito per la riuscita delle manifestazioni organizzate.
Grazie.
Intanto due cose: io ringrazio quei pochi palermitani che hanno appeso questi lenzuoli, che hanno risposto e soprattutto voglio ringraziare voi che non siete venuti a farvi la passeggiata, che avete speso dei soldi di tasca vostra per venire a dimostrare che la Sicilia non è un problema a sè, che non ci sono dei problemi che vanno circoscritti a livello territoriale. Grazie perchè non è vero che voi venite una volta e basta, con voi abbiamo condiviso tutte le battaglie e ci seguite sempre.
Diretta "Acchianata" (marcia verso Castello Utveggio)
Cari Amici
innanzitutto non vorrei che quello che stiamo preparando venisse chiamato o inteso come “commemorazione”.
Le commemorazioni si fanno in via D’Amelio a Palermo ormai da 17 anni e quello che io voglio fare è proprio spezzare questa catena che sta diventando ormai una abitudine. Per alcuni, i palermitani, forse gli stessi che parteciparono alla cacciata dei politici dalla cattedrale di Palermo il giorno dei funerali dei ragazzi della scorta e che oggi sembrano avere dimenticato quei momenti di indignazione e di rivolta, è un momento per risollevarsi dall’indifferenza e dall’assuefazione nelle quali sono ricaduti e per giustificare davanti alla propria coscienza, con una sempre più stanca partecipazione di qualche ora di quel giorno, il loro silenzio di oggi.




































