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Ieri nella mia casella di posta ho ricevuto la lettera che vi riporto di seguito per condividere con voi uno dei momenti più "tristi" del nostro paese.
L'ha inviata un lavoratore che quotidianamente vede limitare o addirittura negare i suoi diritti da quelle istituzioni che, in realtà, dovrebbero tutelarli.
" Ci risiamo, dopo che il Governo Berlusconi c' aveva già provato nel 2002 a cancellare l'art 18 dello Statuto dei Lavoratori (Legge 300 del 20 maggio 1970), ma non c'era riuscito solo grazie alla ferma opposizione della Cgil (c'ero anche io al Circo Massimo, quando la Cgil organizzò la più grande manifestazione in difesa dell'articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori, portando in piazza 3 milioni di persone) , adesso ci riprova con il Ddl lavoro, introducendo l'arbitrato nelle controversie di lavoro.
L'unico sindacato che sta facendo ferma opposizione contro l'aggiramento dell'articolo 18 (come fece nel 2002) è la Cgil.
Cisl e Uil stanno a guardare, non facendo nessuna barricata.
Angeletti ha detto: "per la Uil un ricorso all’arbitrato in alternativa al giudice per la risoluzione dei rapporti di lavoro è un’alternativa ragionevole”. Mentre Bonanni ha detto: "Il lavoratore può tranquillamente continuare ad andare dal giudice del lavoro come ha sempre fatto. Lo statuto dei lavoratori non è stato toccato e l'articolo 18 sta lì".
Non potevano fare diversamente, in quanto nel 2002 (sono in pochi che se lo ricordano) Cisl e Uil firmarono con l'allora Governo Berlusconi il "Patto per L'Italia" che sospendeva l'articolo 18 per ben tre anni.
Non riesco a capire perchè l'indagine su Bertolaso abbia scatenato tutto questo clamore. Da un anno a questa parte dico che la Protezione Civile deve occuparsi di PREVENZIONE e NON di GRANDI EVENTI.
Lo scorso Aprile ho interrotto la campagna elettorale per andare a lavorare in Abruzzo, in quanto funzionario direttivo del Dipartimento Regionale di Protezione Civile e in possesso inoltre del titolo di Di.Ma. (Disaster Manager, ovvero Coordinatore di Soccorsi in Emergenza).
Subito dopo sono stata a Nettuno e a L'Aquila per degli incontri pubblici. Vi fornisco il video girato a Nettuno, nel quale parlo proprio di come è stata (non) gestita l'emergenza per il terremoto del 6 Aprile:
Vi fornisco anche il video girato a L'Aquila, nello stesso giorno, che è quello più eloquente:
Durante la trasmissione "24 Mattina", condotta su Radio 24 da Alessandro Milan, ho esposto la mia idea riguardo alle candidature e alle cosiddette "liste pulite". C'era anche Beatrice Lorenzin del PdL, e abbiamo ovviamente espresso due linee politiche totalmente diverse. Per me, infatti, chi si candida deve essere pulito, non condannato nè indagato. Per la Lorenzin, invece, deve essere ogni singolo partito a valutare il caso in esame, in base al reato contestato e ai fatti emersi dalle indagini o dai processi al momento dell'eventuale candidatura.
Per me fare politica, in modo serio, significa mettersi al servizio del Paese, e quindi non può significare perdere un treno. Non per forza bisogna fare politica perchè non si ha null'altro da fare, la politica si fa perchè si ama il proprio Paese.
Puoi ascoltare qui l'intera trasmissione.
Voi cosa ne pensate?

Berlusconi torna a far vergognare gli italiani civili con una "sparata" degna solo di lui.
Durante la conferenza stampa congiunta con il Primo Ministro Sali Berisha, tenutasi a Roma il 12 febbraio, ha dato sfoggio di una delle sue più grandi peculiarità: un maschilismo becero e di pessimo gusto.
L'ultima delle sue ormai famose uscite offende non solo le "belle ragazze albanesi" (spesso vittime della cosiddetta "tratta"), ma TUTTE le donne.
La cosa peggiore è che il Premier, consapevolmente, offende anche tutte quelle famiglie albanesi colpite dal dramma di una figlia rapita, violata e segregata, talvolta perduta per sempre.
Ricordo ancora il suo vergognoso gesto mimico nei confronti di una giornalista russa, all'indomani della morte di Anna Politkovskaja; ricordo le parole di scherno utilizzate nei confronti di una ragazza vittima del precariato e tante altre... per elencarle ci vorrebbe veramente troppo tempo!
Adesso siamo veramente troppo stanchi di questa sua disgustosa ironia. Non è simpatico, non fa ridere, provoca solo sdegno, fastidio e vergogna!
E' per questo che invito tutti a sottoscrivere il mio appello: "Chiedi scusa, PAPI!".
A tutte le donne, a noi firmatari, al nostro Paese: CHIEDI SCUSA!
So che non chiederà scusa, sono consapevole del fatto che questi suoi atteggiamenti sono voluti e che ritiene di rendersi simpatico, ma ugualmente devo reagire alla provocazione!
Qui il testo della lettera aperta inviata a Repubblica con cui la scrittrice e giornalista albanese, Elvira Dones, replica alla battuta di Berlusconi. Inutile dirvi che la condivido totalmente, lettera per lettera, sottoscrivendo anche le virgole.
Mentre c’è chi, grazie al suo potere ed alla sua carica riesce ad abbreviare oltre il ragionevole i processi che lo riguardano, ci sono migliaia di persone che non riescono a disporre di quanto la legge riconosce loro.
È il caso degli immigrati regolari, sono ormai 300 gli immigrati che hanno aderito all'iniziativa lanciata il 13 dicembre scorso da Gaousoou Ouattara, esponente del Partito radicale, per protestare contro i ritardi con cui agli stranieri regolari presenti nel nostro Paese viene rinnovato il permesso di soggiorno. Il Testo Unico sull’immigrazione prevede, infatti, che il permesso sia rilasciato entro venti giorni dalla domanda. Oggi, invece, si devono aspettare dai 7 ai 13 mesi. Una situazione che riguarderebbe almeno 500.000 persone. È da dicembre che gli immigrati protestano per rivendicare i loro diritti, anche il primo gennaio si sono riuniti in un sit-in a Roma in Piazza della Repubblica per far conoscere all’opinione pubblica un “disguido” (chiamiamolo così) della pubblica amministrazione che, così gravemente, condiziona la normale vita quotidiana di questi lavoratori. Non si tratta, naturalmente, di una semplice questione burocratica; il ritardo di mesi con cui vengono rinnovati i permessi di soggiorno provoca, infatti, dei terribili disagi nella vita quotidiana degli immigrati. Senza tale documento, oltre a non poter lasciare l’Italia, diventa impossibile firmare un contratto di lavoro, affittare una casa o semplicemente iscrivere i propri figli a scuola. Poco importa se una circolare emessa dal precedente Governo Prodi riconosca come valido il cedolino che certifica l’avvenuta presentazione della domanda di rinnovo del permesso. Si tratta di un’informazione che non conosce nessuno, bloccando così la vita di queste persone. Accade spesso, che il nuovo permesso di soggiorno, arriva talmente in ritardo da essere praticamente scaduto, così, per l’immigrato, oltre al danno si aggiunge la beffa di dover pagare nuovamente 75 euro per il rinnovo.
Testo dell'intervento:
Qualche giorno fa ho comunicato attraverso la rete che sarei stata ospite, venerdì sera intorno alle 22:30 su Raidue, ad un programma nuovo che partirà proprio domani, condotto da Paragone.
Ieri notte ho ricevuto un SMS che chiamava alla raccolta tutte le persone disponibili, per dare man forte al presidio NO TAV a Susa.
Il messaggio avvisava che le forze dell'ordine si stavano organizzando per sgomberare il presidio e dare il via libera ai sondaggi geognostici nei vari siti.
Mi sto muovendo per far circolare le motivazioni delle proteste tra i miei colleghi in Europa per presentare qualcosa che sia comune.
Oggi ho già inviato, ai colleghi dei "Verdi", una relazione sulle motivazioni del NO, insieme agli ultimi eventi e alle ultime richieste dei comitati che chiedono l'intervento e le valutazioni del Parlamento Europeo del Commissario ai Trasporti Siim Kallas.
Qui non si tratta di essere CONTRO il TAV, i rigassificatori, gli inceneritori. Si tratta di essere A FAVORE del cittadino.
Queste persone devono essere ascoltate, le loro ragioni ed obbiezioni prese in considerazione.
Il progresso a tutti i costi non capisco che progresso sia, sicuramente non capisco a CHI faccia del bene... anche se una piccola idea ce l'ho.
PS: Sto andando a Formia per un incontro dal titolo "Dalla 1° alla 2° repubblica attraverso le infiltrazioni della mafia nello stato e nella politica" presso l'Hotel Castello Miramare, in via Santa Maria La Noce, alle ore 19:30. Per chi si trovasse in zona, non mancate!
Così come volevasi dimostrare il governo ha gettato la maschera.
Dopo l'editto di Sofia di qualche anno fa, dopo il NO alle docu-fiction di oggi, giusto stamattina il Ministro Maroni ha parlato di alcune misure restrittive di sicurezza (sono bravissimi a terrorizzare la gente utilizzando alcuni paroloni), volte scongiurare episodi di violenza, che verranno discusse domani 17 Dicembre.
Erano rimaste solo due modalità per manifestare il nostro dissenso e fare un minimo di vera informazione: la RETE e le PIAZZE. Una volta blindate le piazze vere, il governo provvederà a blindare anche quelle virtuali.
Da ora in poi se un sito internet vuole trasmettere eventi, concerti, manifestazioni sportive e altro in diretta streaming dovrà prima chiedere l'autorizzazione al governo. Vi invito quindi a guardare chi, fino ad oggi, aveva fatto dirette streaming di un certo interesse, oltre ovviamente al sito della sottoscritta, ma è ben poca cosa, ci sono ad esempio il sito dell'Italia dei Valori e di Beppe Grillo. Questi sono siti che spesso hanno fatto streaming soprattutto di eventi che potrebbero "indurre al risveglio e alla resistenza".
Attenzione: la Corte europea dei diritti dell’uomo NON è la Corte di Giustizia europea, come ormai da troppi giorni, da quando è stata emessa l’ormai nota sentenza c.d. del “crocifisso”, si sente dire in giro. Qualche giorno fa, un giornalista, Massimo Giletti, dal pulpito del programma televisivo Rai “Domenica In”, ergendosi a paladino del sapere ci ha tenuto a precisare di non confondere l’operato della Corte di Giustizia europea a cui erroneamente attribuiva la paternità della sentenza de quo (quella del crocifisso) con quello dell’Unione europea, intendendo con ciò voler puntualizzare la distinzione tra l’organo giudicante e le altre istituzioni europee.
Ma Giletti non è il solo ad aver fatto un po’ di confusione, facendo della cattiva informazione e ingenerando negli ascoltatori più addentro nelle cose europee una certa perplessità; infatti, non nego, per un attimo, di essere stata avvinta da una sorta di perplessità tra l’incredulo e lo sbigottito. Poi, subito ripresomi, se non altro per aver fatto mente locale sull’origine della fonte e sopratutto degli ospiti in trasmissione, tra i quali appunto Giletti era o appariva il più saputo, ho detto a me stessa: “no, no, no, non può essere Domenica In a far traballare anni di studio”.
E allora, fatto questo piccolo inciso, per ricapitolare, la nota sentenza è stata emessa dalla Corte europea dei diritti dell’uomo e non dalla Corte di Giustizia delle Comunità europee (c.d. Corte di Giustizia).
La prima, che ha sede a Strasburgo, è stata istituita dall’art. 19 della “Convenzione di salvaguardia dei Diritti dell’Uomo e delle Libertà Fondamentali” (c.d. Convezione europea dei Diritti dell’Uomo) firmata a Roma il 4 novembre del 1950 ed entrata in vigore nel settembre del 1953 e non è annoverabile tra le istituzioni dell’Unione Europea. Essa è composta da un numero di giudici pari a quello degli Stati contraenti (ad oggi 41 e quindi anche da paesi che non fanno parte dell’UE). Dinanzi alla Corte di Strasburgo, ogni Stato contraente o individuo che si ritenga vittima di una violazione della Convenzione può inoltrare direttamente un ricorso che lamenti una violazione da parte di uno Stato contraente di uno dei diritti garantiti dalla Convenzione europea dei Diritti dell’Uomo.
Importante, la Corte non può essere adita se non dopo l'esaurimento delle vie di ricorso interne e tutte le sentenze divenute definitive sono vincolanti per gli Stati convenuti interessati.




































