
Siamo nel 1993. Le associazioni degli autotrasportatori avevano minacciato uno sciopero a oltranza e la mattina del 27 luglio 1993 le prefetture informano il presidente del Consiglio (governo tecnico Ciampi) che le agitazioni rischiano di bloccare i rifornimenti di prodotti alimentari e di carburante. In questa situazione cilena, nella notte tra il 27 e il 28 luglio scoppiano quasi contemporaneamente tre autobombe a Roma e Milano. Da pochi giorni i nostri figli sono morti sotto l’ondata stragista in via dei Georgofili a Firenze.
Non amiamo evocare i fantasmi, ma siamo preoccupati. Abbiamo visto i nostri figli morire in una situazione analoga a quella che il Paese sta vivendo oggi, infatti allora come oggi, sui tavoli c’erano anche i costi del lavoro e gli scioperi degli autotrasporti. Non siamo stati noi, è stato l’ex Presidente della Repubblica Ciampi a dire e a scrivere che quella miscela di insicurezza contribuì all’innesco del tritolo del 1993 da parte della mafia “cosa nostra”, la quale scalpitava per i problemi suoi in Sicilia e altrove come sta facendo in questi giorni.
Chi può impedisca con ogni sforzo la tentazione del ripetersi di tragedie umane come quelle del 1993 che è toccata a noi, ma poteva toccare a tutti quanti.
La politica la smetta di blaterare e faccia il proprio dovere.
Giovanna Maggiani Chelli
Presidente Associazione tra i familiari delle vittime della strage di via dei Georgofili





















