Vorrei che i lettori del mio blog leggessero il commento di Salvatore Borsellino riguardo le dichiarazioni della sorella Rita rilasciate alla giornalista Paola Pentimella Testa del quotidiano DNews.
A parte la stima e l’affetto incredibile che provo per Salvatore, sottolineo e condivido ogni singola parola del commento ed in particolare questo estratto:
"Riteniamo che comunque, in ogni caso, notizie di questo genere che, se vere, potrebbero avere una enorme valenza processuale, dovrebbero essere portate da chiunque, prima di essere confidate ad un giornalista, davanti ai magistrati inquirenti. Si rischia altrimenti di confondersi, e di essere confusi dall’opinione pubblica, con tutta una serie di personaggi che, dopo 17 anni di silenzio, stanno negli ultimi tempi ritrovando la memoria perduta."
Buona lettura!
"Riteniamo che nel rilasciare queste dichiarazioni Rita Borsellino sia incorsa in un grosso equivoco interpretando delle parole di Paolo relative ad un documento che circolò sui giornali siciliani a partire dai primi giorni di luglio del 1992 con quello che oggi viene chiamato appunto il "papello" perchè così lo chiamò Giovanni Brusca nel 1998 quando per primo, dopo l’inizio della sua collaborazione con la Giustizia, ne rivelò l’esitenza. Sempre che Paolo abbia effettivamente usato questa dizione, che in dialetto siciliano viene usata appunto per indicare un "elenco", potrebbe essersi riferito appunto a questo documento, indicato comunemente come "lettera dei corvi" o "lettera del corvo bis", della quale parliamo nel seguito e che tra le altre cose conteneva appunto anche un "elenco" di richieste. E’ possibile che Paolo, che sicuramente non avrebbe mai riferito ad alcun familiare l’esistenza nè di un documento non ancora noto ad alcuno o quasi come il papello di Riina nè della trattativa ad esso relativa che tra pochi giorni sarà una delle cause della sua morte, e tanto meno lo avrebbe fatto in un momento di rilassamento nell’ambito familiare, abbia potuto fare qualche riferimento a questo altro documento dato che, essendo stato pubblicato sulla stampa, era già noto all’opinione pubblica.
Riteniamo che comunque, in ogni caso, notizie di questo genere che, se vere, potrebbero avere una enorme valenza processuale, dovrebbero essere portate da chiunque, prima di essere confidate ad un giornalista, davanti ai magistrati inquirenti. Si rischia altrimenti di confondersi, e di essere confusi dall’opinione pubblica, con tutta una serie di personaggi che, dopo 17 anni di silenzio, stanno negli ultimi tempi ritrovando la memoria perduta.
Nell’intervista rilasciata da Rita Borsellino alla giornalista Paola Pentimella Testa del quotidiano DNews (21 ottobre 2009) leggiamo le seguenti dichiarazioni:
Rita Borsellino: «Nei giorni che precedettero la sua morte Paolo mi disse che aveva sentito parlare del papello». Di trattativa? «No. Paolo mi parlò proprio di papello. Sono sicura».
Ricordiamo che a partire dai primi giorni di luglio 1992 circolò in alcuni ambienti investigativi e giornalistici siciliani uno scritto anonimo di otto cartelle che fu subito soprannominato "la lettera dei Corvi 2" e che fu inizialmente attribuito dagli esperti della Direzione Investigativa Antimafia (DIA) ad ambienti di Cosa Nostra.
Lo scritto anonimo fu indirizzato a trentanove destinatari, giornalisti e figure istituzionali, tra le quali il Procuratore Aggiunto di Palermo Paolo Borsellino.
Gli autori del testo mettevano in relazione il delitto dell’europarlamentare democristiano Salvo Lima (12 marzo 1992) con la strage di Capaci in cui furono assassinati Giovanni Falcone, Francesca Morvillo ed i tre agenti di scorta Vito Schifani, Antonino Montinaro e Rocco Di Cillo (23 maggio 1992). Secondo gli estensori del documento anonimo, gli omicidi Lima e Falcone sarebbero stati conseguenza di un accordo sciagurato stabilito tra alcuni politici siciliani della corrente DC di sinistra ed i corleonesi di Totò Riina con lo scopo di ridimensionare la corrente andreottiana sull’isola. In particolare l’on. Calogero Mannino avrebbe contattato il capo di Cosa Nostra Salvatore Riina e chiesto il sostegno elettorale dei corleonesi per alcuni candidati democristiani, garantendo in cambio una lista o "papello" di provvedimenti favorevoli all’organizzazione mafiosa tra cui la possibilità, per i latitanti, di regolarizzare la propria posizione, la garanzia di riprendere il controllo dei beni, la possibilità di gestire i futuri grandi appalti in Sicilia.
Lo scritto anonimo si rivelò essere un incrocio fra notizie palesemente false e mezze verità ed ebbe lo scopo, secondo gli investigatori della DIA, di creare discredito e fratture negli organi dello Stato intensamente impegnati nell’opera di contrasto della mafia. Il 3 luglio 1992 la paternità dello scritto fu rivendicata dalla sedicente organizzazione "Falange armata" con una telefonata alla sede palermitana dell’agenzia giornalistica ANSA.
Paolo Borsellino fu uno dei destinatari dello scritto anonimo del quale prese visione.
È non solo possibile ma anche molto probabile che il Magistrato abbia fatto riferimento nel suo colloquio con la sorella Rita pochi giorni prima della strage di via D’Amelio al "papello" o lista di benefici che, secondo gli estensori dello scritto anonimo, sarebbero stati promessi ai corleonesi di Totò Riina dai loro interlocutori politici in cambio dell’appoggio elettorale da parte di Cosa Nostra.
Non si tratterebbe dunque del "papello" che, secondo le recenti dichiarazioni di Massimo Ciancimino, sarebbe stato trasmesso nella stessa estate del 1992 da Totò Riina a Vito Ciancimino e da questi al colonnello dei carabinieri Mario Mori nel quadro del "dialogo" o "trattativa" che fu avviata alla fine di maggio 1992 dal capitano dei carabinieri Giuseppe De Donno con lo stesso Vito Ciancimino attraverso il figlio di quest’ultimo, Massimo.
È infatti noto da un lato che il contenuto dello scritto anonimo di otto cartelle ebbe ampia diffusione in ambienti istituzionali e politici di Palermo.
Dall’altro lato sappiamo dalla testimonianza diretta dei familiari di Paolo Borsellino ed in particolare della moglie Agnese che il Magistrato non accennava mai in casa ai contenuti delle sue indagini e del suo lavoro.
Riteniamo pertanto altamente probabile che se Borsellino fece un riferimento in un dialogo con la sorella Rita ad un "papello" di Cosa Nostra nei giorni immediatamente precedenti il 19 luglio 1992, egli parlasse del "papello" citato nello scritto anonimo ("lettera dei Corvi 2") al quale diversi articoli di stampa avevano pubblicamente fatto riferimento."
Salvatore Borsellino





















