La rete riserva sempre qualcosa di speciale!
Navigando su internet, mentre aspettavo di imbarcarmi sul volo per Venezia, ho letto un’intervista di raro spessore pubblicata su Panorama del 5 novembre 2009; Fabrizio Paladini, incontra Marcello Dell’Utri. L’ideologo di Forza Italia sembra un po’ confuso, infatti, inizialmente afferma che i pm "di sinistra", gli hanno rovinato la vita, prosegue poi, dichiarando di non essere preoccupato per le accuse di cui deve rispondere d’avanti ai giudici siciliani. Tali imputazioni, a suo parere, sono talmente paradossali da risultare incredibili ai più, ad eccezione di alcuni “fanatici” sicuramente sobillati dalla stampa di sinistra.
Forse è il caso di ricordare al Senatore Dell’Utri che sono migliaia i “fanatici”.
Negli ultimi anni, a causa delle vicende giudiziarie che lo hanno coinvolto, Dell’Utri è stato costretto a limitare la sua presenza nella politica attiva, avrebbe voluto nominare i Ministri, si sarebbe occupato delle difficoltà del nostro Paese, dei problemi di coloro che lo identificano come “una persona importante”.
Conosciamo gli amici del Senatore che ha definito Mangano un eroe e che coglie l’occasione in questa intervista, di ricordare la solidarietà mostratagli dall’On. D’Alema e dal Vicecapogruppo del PD al Senato, Nicola La Torre. Leggendo il nome del Senatore La Torre (dalemiano di ferro), la mia memoria è corsa a quell’increscioso episodio che lo ha visto protagonista nel novembre 2008 durante la trasmissione “Omnibus” di La7, condotta da Antonello Piroso. La Torre, prende carta e penna e manda un messaggio a Bocchino consigliandogli una risposta politicamente efficace. Gli suggerisce di usare il rifiuto del Pd di votare alla Consulta per Gaetano Pecorella (che era stato indicato da Berlusconi) per giustificare il suo no al candidato dell’opposizione.
Mi lascia una certa inquietudine pensare a Dell’Utri come Premier, certo, cosa c’è di strano se Dell’Utri, il nostro futuro Presidente del Consiglio, ha una condanna in primo grado a nove anni per concorso esterno in associazione mafiosa? Cosa cambia se Marcello Dell’Utri è stato condannato con sentenza ratificata dalla Cassazione a due anni e tre mesi nell’ambito dell’inchiesta torinese per le fatture gonfiate legate al mondo delle sponsorizzazioni sportive, che sarebbero state utilizzate da Publitalia per un valore di circa 9 miliardi? (Processo, che in appello, si era concluso con la condanna a tre anni, due mesi e 25 giorni di reclusione (più 8 milioni di multa) per l’allora amministratore delegato di Publitalia).
Per non dimenticare la condanna (definitiva) a 2 anni per tentata estorsione nella vicenda della Pallacanestro Trapani.
Nella sentenza di condanna per concorso esterno in associazione mafiosa si legge:
«La pluralità dell’attività posta in essere da Dell’Utri, per la rilevanza causale espressa, ha costituito un concreto, volontario, consapevole, specifico e prezioso contributo al mantenimento, consolidamento e rafforzamento di Cosa nostra, alla quale è stata, tra l’altro offerta l’opportunità, sempre con la mediazione di Dell’Utri, di entrare in contatto con importanti ambienti dell’economia e della finanza, così agevolandola nel perseguimento dei suoi fini illeciti, sia meramente economici che politici.» e, se non bastasse, «Vi è la prova che Dell’Utri aveva promesso alla mafia precisi vantaggi in campo politico e, di contro, vi è la prova che la mafia, in esecuzione di quella promessa, si era vieppiù orientata a votare per Forza Italia nella prima competizione elettorale utile e, ancora dopo, si era impegnata a sostenere elettoralmente l’imputato in occasione della sua candidatura al Parlamento Europeo nelle file dello stesso partito, mentre aveva grossi problemi da risolvere con la giustizia perchè era in corso il dibattimento di questo processo penale.» .
Ma noi di queste "paradossali accuse" non dobbiamo tener conto, anche perchè il suo amico Berlusconi ci insegna che i magistrati sono un’accozzaglia di deviati mentali, comunisti e forse anche farabutti. Forse secondo Dell’Utri noi “fanatici”, che ci ostiniamo a difender il loro lavoro, lo siamo altrettanto. Però mafiosi no, non lo siamo di certo… noi!




















