
Come ho già raccontato, nel visitare il reparto 41bis del carcere di Opera, non è tanto l’arroganza del boss Salvatore Riina ad avermi colpita, quanto il suo ambiguo affetto nei confronti del direttore del penitenziario Giacinto Siciliano. Il direttore del carcere di Opera è stato da tempo rinviato a giudizio, innanzi al Tribunale di Roma, insieme al magistrato Salvatore Leopardi, per imputazioni di indiscutibile gravità che attestano suoi rapporti border line con il Sisde, all’epoca in cui quel servizio segreto era diretto da Mario Mori, oggi imputato a Palermo per favoreggiamento di Bernardo Provenzano.
Oggi il Presidente di IdV Antonio Di Pietro ha depositato un’interrogazione alla Camera dei Deputati (pag. 1, pag. 2), per chiedere che il dottor Siciliano sia sollevato dalla direzione del carcere e se non sia opportuno porre freno al deplorevole e fin troppo esteso utilizzo del segreto di Stato in processi per reati di notevole gravità. Nel processo romano, un testimone ed il difensore di Leopardi, hanno tentato di occultare le vergogne del servizio segreto abusivo del Dap (Dipartimento amministrazione penitenziaria) dietro il paravento di un altrettanto abusivo segreto di Stato, servito loro dalla Presidenza del Consiglio.





















