
A proposito della sterile polemica innescata qualche giorno addietro dal colosso che produce la Nutella, famigerata crema alla nocciola in difesa della quale si stanno ‘vanamente’ muovendo la Lega Nord e alcune testate giornalistiche, è bene precisare e ribadire che, nonostante stia continuando lo stillicidio sulle prime pagine dei quotidiani nazionali, si tratta di pura disinformazione, probabilmente dovuta alla scarsa conoscenza delle politiche europee, o a interessi economici che vanno al di là della cura per la salute dei cittadini e per la trasparenza nei confronti dei consumatori. Io, che non ho alcun interesse economico al riguardo, sono interessata esclusivamente a rappresentare i miei elettori e, più in generale, gli interessi dei cittadini europei. Ritengo fondamentale permettere ai consumatori di essere perfettamente consapevoli di cosa acquistano e cosa mangiano; mi interessa che un prodotto presentato in tv o sulle riviste non venga ‘idealizzato’ e che non si rappresentino requisiti che non gli appartengono attraverso slogan salutistici. Far credere che nutro un sentimento negativo nei confronti di un qualche prodotto in particolare, quindi, è soltanto propaganda. Anche perchè, devo ammetterlo, anche a me piace la Nutella!
Il Commissario Ue alla Salute John Dalli, ieri, ha contribuito a diradare il fumo gettato negli occhi degli italiani. Si è infatti detto molto sorpreso della polemica scoppiata nel nostro Paese in merito alla votazione dell’emendamento 191, proprio quello che voleva sopprimere l’articolo che regolamenta le forme di promozione commerciale dei prodotti alimentari in modo che i messaggi diretti al consumatore siano effettivamente coerenti rispetto ai valori nutrizionali e agli effetti sulla salute dei prodotti che si pubblicizzano.
La soppressione dell’art. 4, contro la quale io ho votato scatenando l’ira della Ferrero, provocherebbe un indiscriminato rilascio di autorizzazioni a rivendicare caratteristiche nutrizionali o salutistiche, per cui anche i superalcolici potrebbero essere pubblicizzati come prodotti che ‘fanno bene alla salute’ o apportano un ‘ottimo contributo nutrizionistico’.
Il Commissario ha specificato che ‘la Commissione non impone i profili nutrizionali ai cibi‘, piuttosto ‘i profili entrano in gioco solo se le industrie decidono di reclamizzare il loro prodotto con un messaggio nutrizionale o salutistico‘.
I profili nutrizionali mandano in bestia gran parte dell’industria alimentare europea perché questa teme che finiscano con il certificare se un alimento è ‘buono’ o ‘cattivo’ in base alla percentuale di grassi, sale e zuccheri che contiene. Le industrie tremano all’idea che molti loro prodotti che non rispettano l’una o l’altra soglia (per esempio i salumi per il sale, i formaggi per i grassi, e i dolciumi per grassi e zuccheri) finiscano con l’essere ‘puniti’ dal mercato.
Queste specifiche, invece, non servono a condannare la produzione o a causare disoccupazione come hanno voluto far credere alcuni esponenti politici e i loro portavoce di dubbia professionalità, ma serviranno come tabella di riferimento per l’Efsa (l’Autorità europea di sicurezza alimentare), che potrà verificare in modo continuo e costante se le indicazioni nutrizionali o le promesse salutistiche vantate dai colossi industriali sulle etichette dei prodotti o nei loro messaggi promozionali siano fondate e legittime. Saranno quindi uno strumento di verifica e di controllo e non una minaccia alla produzione industriale o all’economia alimentare. Semplicemente i prodotti che rispettano il livello massimo di sale, grassi e zucchero potranno essere reclamizzati con un messaggio che indichi un beneficio per la salute, gli altri no.
Il Commissario Dalli, giustamente, dice che ‘i profili nutrizionali e la validazione scientifica dei messaggio servono a far sì che i consumatori siano correttamente informati su ciò che mangiano e sulle sue conseguenze sulla salute, evitando che siano ingannati con indicazioni non fondate scientificamente sulle etichette o attraverso la pubblicità ‘, ricorda che ‘rimangono in vigore e saranno applicati, a dispetto dei tentativi di cancellarli’ e che ‘sta procedendo” il lavoro per stabilire le soglie indicative specifiche di sale, grassi e zuccheri per ciascuna categoria di prodotti alimentari. Le disposizioni poi saranno sottoposte all’esame degli Stati membri e del Parlamento europeo. Infine, poi, il Commissario ha mostrato un’apertura rispetto ai prodotti ‘tradizionali’, per i quali si sta discutendo l’eventualità di deroghe.
In virtù di tutto questo, come si può continuare a urlare e scrivere a caratteri cubitali che la Nutella rischia di essere messa al bando dall’Ue? E’ stato detto che il Parlamento europeo vuole dichiarare ‘fuori legge’ il prodotto dolciario. E’ insorto l’ex Ministro Castelli, creando addirittura un comitato dal nome ‘Giù le mani dalla Nutella‘. Volendo escludere l’intento diffamatorio, non si starà mettendo in atto una campagna pubblicitaria poco corretta?





















