
Sapevo già che Antonio Di Pietro, correttamente, non aveva interpretato come un attacco alla sua persona il documento sullo stato di salute del partito che ho sottoscritto con Luigi de Magistris e Giulio Cavalli. Solo i mistificatori per necessità, che avevano bisogno di nascondersi dietro le spalle larghe di Di Pietro, potevano farlo. Di Pietro, invece, conosce bene la nostra e la mia lealtà e sa che delle idee professate con la schiena dritta non si deve avere paura anche quando ci si deve fare i conti, perché amicus Plato sed magis amica veritas. Così Di Pietro sa che tutte le (non poche) critiche che, da quando sono stata candidata al Parlamento europeo con Italia dei Valori, ho mosso nei confronti di esponenti o scelte del partito sono anche segno di stima per lui e per il partito. Ritenessi Italia dei Valori un malato incurabile me ne sarei già allontanata da un pezzo. Ma, poiché credo nella funzione che il partito ha nel liberare l’Italia dal regime berlusconiano, sarei solo un’ipocrita o una sprovveduta a sostenere che tutto va bene. Così come sono ipocriti o sprovveduti quelli che negano le avvisaglie di alcuni malesseri che a Roma o in periferia nel corpo del partito si appalesano. Leggi tutto…





















