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Vietti e il Csm: appello alle forze sane del centrosinistra

Le manovre lobbistiche attualmente in corso per la designazione, ad opera delle Camere riunite, dei componenti laici del nuovo Consiglio superiore della magistratura hanno raggiunto inedita sfrontatezza. Alla luce delle notizie ulteriori che vorrebbero raggiunto un accordo fra Pd e Udc per la designazione dell’on. Michele Vietti, nella prospettiva che questi venga poi eletto vicepresidente del Csm, ritengo sia necessaria una profonda riflessione da parte delle forze sane del centrosinistra, tutte quelle forze che asseriscono di voler combattere lobbies di ogni genere.

Sappiamo che l’art. 104 comma 4 della Costituzione prevede che il Parlamento scelga i membri laici del Csm “tra professori ordinari di università in materie giuridiche ed avvocati dopo quindici anni di esercizio”. Già questo conferma che i Costituenti non previdero la nomina al Csm di esponenti della politica ma di autorevoli giuristi. Qualità che, naturalmente, non può riconoscersi ad uno che, come Vietti, è stato perfino sottosegretario dell’indimenticato (per scelleratezza nel proprio operato) ministro della giustizia Roberto Castelli.

Sono in pochi, tuttavia, a ricordare che Michele Vietti già nel 1998 venne designato come componente laico del Csm dal Parlamento, in quota della destra in quella legislatura all’opposizione. Non si ricordano altri casi di politici nominati più di una volta in seno al Csm. Non si vede per quali oscure ragioni ciò dovrebbe avvenire per Vietti.

Del quale, poi, l’operato in quel Csm dovrebbe impedire di riservargli alcuna fiducia come garante dell’autonomia e dell’indipendenza della magistratura e della funzione giurisdizionale. In quel Csm, infatti, Vietti si mise in mostra come tutore di interessi inconfessabili. Al riguardo, occorre ripensare a cosa fece quel Csm nel 2001 sul cosiddetto “Caso Catania”, per capire quali possano essere le ragioni concrete del sostegno fervido mostrato dalla senatrice Anna Finocchiaro alla designazione di Vietti.

Accadde, infatti, che al Csm giunsero le dichiarazioni rese alla Commissione antimafia da Giambattista Scidà, il magistrato più autorevole della storia di Catania. Scidà aveva detto una cosa che tutti sapevano ma che doveva rimanere nascosta: che il magistrato catanese Giuseppe Gennaro (allora addirittura nientemeno che Presidente dell’Associazione nazionale magistrati e oggi leader nazionale indiscusso della tanto discussa corrente Unicost) aveva acquistato casa (e lo stesso aveva fatto il cognato di Anna Finocchiaro) da un’impresa di cui era socia la moglie (evidente prestanome) di un riconosciuto mafioso. Il Csm, con l’apporto attivo dell’on. Vietti, riuscì a rovesciare la realtà e si produsse in un indecente documento a difesa del dr. Gennaro, sulla scorta dell’atto di compravendita prodotto da quel magistrato, da cui risultava come venditore un onest’uomo, già proprietario dell’area su cui era stato realizzato il complesso comprensivo della villa di Gennaro. Sennonché quello stesso onest’uomo, sentito dai carabinieri, ammise a verbale che si era trattato di un contratto simulato nel quale egli aveva avuto solo la funzione di prestanome per evitare che venditrice apparisse la società che aveva edificato la villa. Naturalmente, mai il Csm ammise la sconsideratezza di quel pronunciamento, con cui, oltre a prestare immeritata e inveritiera difesa all’imbarazzante operato del magistrato Gennaro, infangò il proprio ruolo di organo di rilevanza costituzionale.

Quella vicenda, però, ci insegna cosa può avvenire al Csm quando si muovono forze lobbistiche intranee all’ordine giudiziario (di natura correntizia, quindi) o espressione del mondo politico. In fondo, è anche ciò che abbiamo letto nella cronaca giudiziaria recente sulle risultanze dell’indagine romana sulla lobby guidata dal faccendiere pregiudicato Flavio Carboni, da cui risulta cos’è stato fino ad oggi il mercanteggiamento delle nomine al Csm (con il decisivo apporto di esponenti del centrosinistra come Nicola Mancino e Celestina Tinelli).

Sulla nomina di Vietti a Catania si è creato il consenso di Anna Finocchiaro, Enzo Bianco (indimenticato ministro dell’Interno delle brutali aggressioni della Polizia contro i manifestanti di Napoli nel 2001), Pino Firrarello (di recente graziato con una richiesta di prescrizione da parte del procuratore aggiunto di Catania nel processo per l’appalto dell’ospedale Garibaldi) ed il gruppo catanese di Unicost (che decide le scelte nazionali di Unicost).

Se Vietti dovesse essere designato sappiamo già cosa sarà il nuovo Csm: la prosecuzione di quelli che abbiamo visto all’opera in modo spesso indecente nell’ultimo decennio.

Per questo ritengo che prima che ciò avvenga bisogna fare di tutto per sventare una manovra che offende lo spirito della Costituzione e la coscienza degli italiani onesti.

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Postato da Sonia Alfano in Antimafia, Notizie, Pensieri e parole, Politica il 24 luglio 2010 alle 14:40 3 commenti Invia a un amico Invia a un amico Stampa Stampa Scrivimi Iscriviti alla newsletter

3 commenti

  1. raffaello.dellapenna ha scritto

    No alla nomina di VIETTI alla sua elezione alla Vicepresidenza del CSM – firmiamo tutti una petizione anche da inviare al Presidente della Repubblica,che nella giornasta mondiale della OMOFOBIA aveva ribadito che le persone LGBT hanno gli stessi diritti di tutti Grazie
    Raffaello – muoviamoci prima che sia troppo tardi

  2. gisella ha scritto

    rispettiamo la Costituzione, basta con gli inciuci di palazzo, di partito e di corrente!

Dagli altri blog...

  1. No a Vietti al CSM | Fascio e Martello linked to this post on 28 luglio 2010

    [...] seguito all’appello lanciato sul mio sito alle forze sane del centrosinistra per scongiurare la nomina di Michele Vietti al CSM e la sua elezione a vicepresidente [...]



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