
Si aspettava da tempo, era nell’aria già da un bel po’, anche se la situazione era precipitata negli ultimi mesi: il PDL, partito di plastica fatto a immagine e somiglianza di Berlusconi, imbottito di yes man, potenziali ricattatori e veline, non esiste più. O forse non è mai esistito visto che i rischi della fusione a freddo tra AN e Forza Italia sono emersi con tutta la loro intensità quando ha avuto inizio la fase crepuscolare di Berlusconi. Ormai siamo ai colpi di coda, ai rantoli di un governo che non vanno sottovalutati per i potenziali danni che possono generare all’Italia. Berlusconi, dando fondo alle sue ultime energie, ha lanciato una campagna acquisti cercando di pescare dove può e in molti – a partire da Casini – si lancerebbero tra le sue braccia se non fosse che siamo in presenza di un declino politico evidente e, speriamo, inarrestabile.
In conferenza stampa oggi Fini ha citato concetti che qualunque italiano con un minimo di coscienza civile, a destra come a sinistra, condivide: coesione nazionale, giustizia sociale e legalità. Il Presidente della Camera ha precisato che per legalità intende non solo la lotta al crimine ma anche “l’etica pubblica, il senso dello Stato, il rispetto delle regole”. Mi auguro che a queste parole facciano seguito azioni politiche concrete dato che ciascuno dei concetti tirati in ballo da Fini sono in ossimoro rispetto ai quasi vent’anni di gestione privatistica e immorale della cosa pubblica che è la politica berlusconiana.
Fini ci aveva visto giusto già all’indomani del predellino, avendo definito la fondazione del PDL con la sibillina frase “siamo alle comiche finali”. Purtroppo queste “comiche finali” le sta pagando l’Italia, governata ad personam da una cricca di affaristi senza scrupoli, buona parte dei quali a disposizione delle organizzazioni mafiose. L’uscita dal PDL di persone come Angela Napoli e Fabio Granata, da anni esposte a proprio rischio in battaglie antimafia e a favore della legalità, e di tutti coloro che si identificano nelle parole di oggi di Fini si sarebbe dovuta verificare prima, viste le numerose leggi vergogna che hanno caratterizzato anche questo biennio berlusconiano. D’altra parte sono contenta che la scintilla sia scattata alla vigilia dell’approvazione della legge bavaglio, uno dei tanti scempi incostituzionali voluti dalla banda berlusconiana e per il quale la lotta è serrata. Sono in ballo la libertà di informazione e il principale strumento di lotta alla mafia e mi auguro che Fini tenga fede alle parole che mi ha detto il 19 luglio alla commemorazione della strage di via D’Amelio: “i sentimenti riguardo alla lotta alla mafia sono gli stessi di 17 anni fa quando il giorno dei funerali ero seduto vicino a te e a tua madre davanti la bara di tuo padre”.
Il prossimo autunno sarà cruciale per il futuro dell’Italia. Gli equilibri si sono rotti e si respira un’aria simile a quella di inizi anni ’90 con la caduta della prima repubblica. Questa volta non possiamo permetterci di guardare alla sola “cacciata del re e dei suoi cortigiani” senza preoccuparci troppo del futuro prossimo. Che, la storia ci insegna, potrebbe essere peggiore di quanto ci è accaduto in passato.
Le energie positive di questo paese, i cittadini, devono incanalare il cambiamento, condizionarlo in maniera determinante, ognuno secondo le proprie possibilità, ognuno con i propri strumenti. È una responsabilità che ciascuno di noi deve assumersi.




















