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Antimafia a Sciacca, un’interrogazione la seppellirà

di Benny Calasanzio

Qualora in Italia ci fossero ancora quattro, cinque presidi che volessero organizzare manifestazioni, incontri e assemblee sfacciatamente contro la mafia, sappiano che un’ispezione ministeriale li colpirà. Se ci fossero ancora quattro, cinque presidi che seguono alla lettera il decreto Aldo Moro numero 585 del 13 giugno 1958, ‘ogni insegnante prima di essere docente della sua materia, ha da essere eccitatore di moti di coscienza morale e sociale e deve operare in modo tale da radicare il convincimento che morale e politica non possono legittimamente essere separate‘, beh, sappiano che oggi non è più così, perchè al posto di Moro c’è una signora, Mariastella Gelmini (la cosiddetta involuzione della specie), che basta tirarla per la giacchetta per ottenere in un mese il via libera ad un’ispezione ministeriale.

La notizia, data in esclusiva su questo schifosissimo blog, è dello scorso gennaio: un parlamentare Pdl di Sciacca (AG), Giuseppe Marinello, che tra le sue amicizie poteva annoverare il factotum di un boss, aveva richiesto proprio l’intervento della minestra dell’Istruzione per "accertare il corretto utilizzo di locali di un istituto scolastico, in particolare dell’Aula Magna".

Oggetto della rivalsa era la concessione che il preside del Liceo Classico Tommaso Fazello di Sciacca, Filippo Brancato, aveva fatto dell’aula magna all’Associazione L’Altra Sciacca, per due incontri sul tema della mafia a cui avevano partecipato, oltre al sottoscritto, Pino Maniaci, Ignazio Cutrò, giovane imprenditore edile di Bivona, vittima di attentati per il suo rifiuto di pagare il pizzo, Salvatore Borsellino e Gioacchino Genchi.

Marinello era preoccupato e chiedeva l’intervento della minestra Gelmini "al fine di evitare ogni strumentalizzazione politica nei confronti della scuola pubblica". Pietra dello scandalo la presenza nel programma, tra gli altri, di Sonia Alfano, unica "politica" che però, ironia della sorte, non è potuta essere presente per problemi familiari e quindi ha mandato una lettera di scuse. Marinello naturalmente non poteva saperlo, per il semplice fatto che non era presente perchè non interessato al tema o forse per non offendere il suo vecchio amico. Tutto questo tralasciando, per sbaglio, che la Alfano, oltre ad essere una "politica", sarebbe anche la figlia di un giornalista che per raccontare i fatti è stato ucciso dalla mafia. Ma anche questo Marinello non lo sa.

Il 31 marzo arriva la risposta della minestra Gelmini all’interrogazione di Marinello, in cui per altro sono citato anch’io, che ero umilmente tra i relatori, ma certo non merito di essere citato dalla Gelmini visto che non ho mai ucciso nessuno:

"Il dirigente scolastico ha inoltre ritenuto di precisare che, a suo avviso, la qualità dei soggetti chiamati ad intervenire esula dalla fattispecie partitica e rientra, invece, nella categoria dei giornalisti impegnati contro la mafia e dei testimoni diretti della violenza mafiosa. Il medesimo dirigente ha, infine, precisato che la scuola ha vagliato le qualifiche dei relatori, non lo specifico dei loro interventi. Poiché gli elementi comunicati dal dirigente scolastico non sono sembrati esaustivi al ministero, si è ravvisata l’opportunità di avere una più dettagliata relazione super partes sull’episodio segnalato, da predisporsi sulla base di una specifica ispezione. L’ispezione è stata attivata dall’Ufficio scolastico regionale per la Sicilia con incarico ispettivo conferito il 24 febbraio 2010". Il Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca: Mariastella Gelmini.

Dunque, da adesso sapete cosa accade a quei presidi e a quei docenti che pensano di fare antimafia, che pensano di invitare i familiari delle vittime di mafia. Ma vi avverto cari dirigenti scolastici: non pensate ora di fare i voltagabbana, perchè invitare Provenzano e Riina non sarà così facile come invitare Calasanzio e la Alfano, a meno di intercessioni di qualche amico.

 

"Anche io avevo raccontato come erano andate le cose al riguardo e ci tengo a rinnovare la mia stima e solidarietà al Preside Filippo Brancato, bersagliato in modo davvero indegno per aver perseguito valori fondamentali in una realtà come la Sicilia, invitandolo a non lasciarsi intimidire da attacchi del genere, semplicemente strumentali e disgustosamente filo-mafiosi".

Sonia Alfano, cittadina italiana, orgogliosamente europarlamentare e ancor più orgogliosamente Presidente dell’Associazione Nazionale Familiari Vittime di Mafia.

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Postato da Sonia Alfano in Antimafia, Notizie il 8 maggio 2010 alle 10:04 3 commenti Invia a un amico Invia a un amico Stampa Stampa Scrivimi Iscriviti alla newsletter

3 commenti

  1. Roberto Di Gleria ha scritto

    …trovo vergnoso che fatti di questo genere possano accadere grazie al potere mafioso che alcuni personaggi possono esercitare su Ministri della Repubblica accampando futili motivazioni ma ancora di più trovo vergnognoso il comportamento della Ministra Gelmini la quale poteva, saggiamente, ignorare la “segnalazione” del personaggio a meno che…

  2. Anonimo ha scritto

    Sogno o son desto? Ma che razza di deputati eleggono e che razza di ministri scelgono? Purtroppo non stò sognando, é la desolante realtà!

  3. GiulioPerticari ha scritto

    Accadono eventi sconcertanti. Non che non ne fossero mai accaduti, la storia italiana è colma di eventi allucinanti. Però accade che certe azioni venghino, oggi, portate avanti alla luce del sole senza che l’opinione pubblica generale nazionale si indigni e senza che si muovi per seppellire di denunce morali certi comportamenti e certi personaggi. Come diciamo a Messina: “ni fannu nta facci!!!” Accade oggi che il Ministro Gelmini mandi ispezioni per intimidire un preside che lotta (nel suo piccolo) contro la mafia. Accade martedì scorso che al Teatro Vittorio Emanuele di Messina vada in scena “Sulla Mafia” con la presenza autorevole di Dacia Maraini affiancata dal Magnifico Rettore dell’Università di Messina Tomasello Francesco. Il Rettore è famoso per la parentopoli denunciata da Annozero nel 2008 http://www.youtube.com/watch?v=55-c5_qhpKg&feature=related Accade ancora, come denunciato su questo blog, che Centonove quereli l’avvocato Fabio Repici noto per l’eroica difesa che assume a favore delle vittime della mafia. Accade che nessun giornalista, di portata nazionale, faccia un inchiesta e metta in relazione tali e tanti altri episodi determinati dall’attuale classe dirigente. Accade che non accade il cambiamento tanto auspicato da Falcone e Borsellino. http://www.youtube.com/watch?v=ToCD7FiUY8Q



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