
Ho appena ricevuto la lettera del mio caro amico e impareggiabile compagno di lotta, l’Avv. Fabio Repici, che ha appreso dell’ennesima querela sporta nei suoi confronti, evidentemente dovuta al suo coraggio ed alla sua voglia di scardinare il sistema mafioso che vige nel territorio barcellonese-messinese. La cosa curiosa è che è stato denunciato da una testata giornalistica, il settimanale messinese Centonove, che tra l’altro in passato aveva sposato convintamente le nostre battaglie, e che da un po’ di tempo, invece, misteriosamente non le condivide più. Eppure le battaglie sono sempre quelle: non sono cambiati gli obiettivi, nè i metodi. Non è cambiato assolutamente nulla! Cosa è successo nelle stanze di questo giornale nel frattempo?! Cosa è cambiato nell’ottica di chi quel giornale lo gestisce e lo controlla? Quali interessi si nascondono dietro un cambio di rotta così repentino e violento?!
L’evento cui fa riferimento Fabio Repici nel corpo della lettera, "Magistratura e Informazione Libere: Utopia?", è stato organizzato da me durante la campagna elettorale per le elezioni europee, e mi viene spontaneo chiedermi: come mai non hanno denunciato anche me?! Del resto io condivido tutto ciò che è stato detto dall’Avv. Fabio Repici in quella sede, e lo sottoscrivo oggi, parola per parola.
Pubblico qui di seguito la lettera dell’Avv. Fabio Repici:
Cara Sonia,
chiedo per l’ennesima volta la tua ospitalità per queste mie righe. Lo faccio per non confinare al perimetro ristretto della mia dimensione privata (e della conoscenza di poche altre persone, evidentemente interessate a mantenerne la segretezza) una vicenda che ritengo doveroso far diventare di pubblico dominio. Giorni fa ho ricevuto comunicazione di una querela (l’ennesima) sporta nei miei confronti. Non è la prima, com’è noto, e magari non sarà nemmeno l’ultima. Questa querela, però, ha caratteristiche affatto peculiari. A sporgerla, infatti, è stata niente di meno che una testata giornalistica. Di solito i giornali sono destinatari delle querele: in fondo, per loro è un rischio del mestiere. Ma che un giornale sporga querela è un fatto davvero abnorme, il mondo a testa in giù. E invece io da un giornale sono stato querelato, manco fossi un Berlusconi qualunque che intimidisce i giornalisti a lui invisi. Per la precisione, sono stato querelato da un settimanale messinese che si chiama Centonove. Si tratta di una piccola testata con un passato pure significativo (un suo redattore ricevette il premio Saint Vincent ai tempi del verminaio di Messina), con un bacino di lettori oggi ridotto ai minimi termini e con vendite che certamente non sono sufficienti a coprirne i costi.
Centonove mi ha querelato per alcune affermazioni da me fatte il 2 maggio 2009 in una conferenza tenutasi a Messina sulle distorsioni nella giustizia e nell’informazione. Fra i relatori, quel giorno ci fu anche Clementina Forleo. Si era a sette mesi dalla morte di Adolfo Parmaliana e proprio nelle settimane in cui nel processo Mare Nostrum, davanti alla Corte di assise di appello di Messina, erano capitate evenienze memorabili: il testamento del pubblico ministero (Olindo Canali) letto in udienza (ma solo a metà) dal difensore del boss Gullotti; la falsa testimonianza dello stesso Canali, ammesso a deporre contro il divieto espresso del codice di procedura penale; le strumentalizzazioni che ne erano state fatte (fra gli altri, da Centonove) contro alcune persone: non contro i mafiosi e nemmeno i magistrati o gli avvocati collusi con i mafiosi, bensì contro di me e alcuni familiari di vittime di mafia.
Come ho già spiegato in varie sedi, la morte di Adolfo Parmaliana provocò scompensi e reazioni in alcuni settori del potere messinese, in specie giudiziario. E in tanti si adoperarono a fornire sostegno a Franco Cassata e Olindo Canali. Anche la stampa messinese si adoperò e Centonove lo fece con impegno devoto. Racconterò tutto, per l’ennesima volta, anche al magistrato titolare del fascicolo nato dalla querela di Centonove, in modo che anch’egli non possa fare finta di niente: i fatti sono obiettivi, giganteschi e incontrovertibili. Come al solito mi toccherà assumere le vesti del bimbo della fiaba di Andersen e additare le nudità dell’imperatore. Lo farò anche questa volta: oltre che a me stesso lo devo ad Adolfo.
Centonove si aggiunge alla nutrita lista di soggetti che negli ultimi tempi mi hanno denunciato o fatto causa civile: il frate parente dei mafiosi, l’imprenditore Sebastiano Buglisi, il circolo Corda Fratres, il dr. Antonio Franco Cassata, il maresciallo depistatore delle indagini sull’omicidio Campagna, l’ex sindaco di Villafranca Tirrena ed il falso colonnello coinvolti nelle vicende del processo per l’omicidio Campagna.
Certo, devo confessare che la querela di Centonove mi ha sorpreso. Non per altro: solo perché la settimana dopo la conferenza incriminata, Enzo Basso (padre padrone di Centonove) mi dedicò un salace corsivo ricolmo di insulti e di sbeffeggiamenti, con il quale comunicò urbi et orbi che comunque quel giornale, tanto poco era il rilievo che meritavo, non mi avrebbe querelato. Oggi sappiamo quanto vale la parola di Enzo Basso: certo, per un giornalista non è il massimo.






















reputo vergognosi gli insulti di questo massimo62 che offende chi OSA criticare Orlando e company, VERGOGNATI!
ABBASSO ORLANDO PALERMO NON LO VUOLE !
Quuandi imparerete a svolgere i processi nelle aule di giustzia, forse questo paese uscira dal cappio che lo sta strangolando, quello del gossip. Quandi non andrete più in tv a rappresentare il PM. la Corte,le concluisoni,avendo gia dato esito alla condanna,con mezzucci triviali,forse la linea di demarcazione tra il bene ed il male, sarà nuovamente tracciata.
DATECI NOTIZIE DELLO SVOLGIMENTO E CONCLUSIONE DELLA DIATRIBA
Sciangula continua a gettare fango su una persona onesta e coraggiosa come l’Onorevole Orlando, che ha sempre lottato contro la Mafia. E poi si vede che Sciangula cerca pubblicità!
ANCHE L’ON. LEOLUCA ORLANDO CASCIO E I SUOI ACCOLITI MINACCIANO QUERELE A CHI GLI CHIEDE CHIAREZZA, E NON ACCETTANO CHE IN DEMOCRAZIA SI POSSONO FARE LE DOMANDE E SI DEVONO DARE LE RISPOSTE.
LEGGETE E CAPIRETE.
COMUNICATO STAMPA: PALERMO 3 MAGGIO 2010 N. 1
“Leoluca Orlando e Architetto Liga” dichiarazione Avv. Alfonso Sciangula
“Leoluca Orlando chiarisca i suoi rapporti con
l’architetto Giuseppe Liga, che secondo la Procura di Palermo, sarebbe uno
dei nuovi capi di Cosa Nostra, e che pochi giorni prima del suo arresto ha
dichiarato: “Orlando è diventato sindaco per me e altri due amici”. E’
quanto chiede Alfonso Sciangula, scrittore nonché testimone della Procura di
Palermo (processo Salamone e Borzacchelli) e figlio dell’On. Salvatore
Sciangula, che inoltre dichiara:
“E’ scandaloso che nessun politico o giornalista dell’antimafia abbia
approfondito le dichiarazioni di Liga. Non oso immaginare cosa sarebbe
successo se Liga avesse detto le stesse cose di Andreotti, Mannino, Cuffaro,
Dell’Utri
o Berlusconi. Dove sono i Santoro, i Travaglio, i Di Pietro, i Borsellino?
Tacciono perché si parla di Leoluca Orlando? L’argomento, invece,
meriterebbe un ampio dibattito a livello nazionale”.
ECCO LA RISPOSTA STIZZITA DELL’ON. LEOLUCA ORLANDO CASCIO
“Con riferimento alle dichiarazioni del Signor Alfonso Sciangula, ricordo di
aver appreso , alcune settimane fa , a mezzo stampa , di dichiarazioni che
sarebbero state rese dall’arch.Giuseppe Liga , alla vigilia del suo arresto
per pesantissime accuse di mafia.
Ricordo di aver immediatamente replicato ( così come riportato anche da
quotidiani a tiratura nazionale ) e di aver espresso apprezzamento a forze
dell’ordine e magistratura per le inchieste nelle quali il predetto Liga era
coinvolto.Sono in attesa di ottenere in sede giudiziaria la condanna del
predetto architetto , che maldestramente sembra aver cercato di costruire
una sorta di difesa preventiva di correttezza millantando fantasiosi , del
tutto inesistenti , rapporti politici con me.Ovviamente sarà mia cura
chiedere in sede giudiziaria la condanna di quanti dovessero prestarsi , per
qualunque ragione , ad un tale tentativo di diffamazione.A tal fine ho
incaricato mio legale di agire nei riguardi del Signor Sciangula.
In attesa di tali pronunciamenti giudiziari ribadisco :
a) di non aver mai intrattenuto rapporti personali , con il predetto
Giuseppe Liga;
b) di non aver mai intrattenuto rapporti politici con lo stesso , che – per
quanto noto e per quanto a me risulta – è stato schierato , in ogni
occasione politica e competizione elettorale in una parte (corrente o
partito ) sempre diversa e opposta alla mia;
c) di aver visto il predetto , ben oltre 15 anni fa , in occasioni rituali
ufficiali , in manifestazioni pubbliche , organizzate dalla Chiesa
palermitana , e ciò in ragione di cariche dallo stesso rivestite in
organizzazioni sociali cristiane;
d) di aver lasciato la Democrazia Cristiana , già nel 1990 , proprio a
seguito di mie inascoltate denunce , in ordine alla gravissima
compromissione con la mafia di esponenti nazionali e locali , e tra questi
di esponenti nazionali e locali della corrente andreottiana. Circostanza
questa nota a molti e, certamente , al Signor Sciangula.
e) di aver sempre , e anche quando militavo nella Democrazia Cristiana in
seno alla corrente morotea guidata da Piesanti Mattarella e poi da Sergio
Mattarella,denunciato le infiltrazioni di esponenti legati alla criminalità
mafiosa nelle organizzazioni sociali cristiane e la compromissione di
esponenti anche autorevoli della Chiesa cattolica.
Tanto per doverosa conoscenza e per rispondere a elementari criteri di
trasparenza che , come detto , mi inducono a far valere ogni mio diritto ,
in ogni sede competente.
Leoluca Orlando
ED ECCO LE MIE REPLICHE IN ATTESA CHE MI GIUNGANO LE QUERELE DI LEOLUCA ORLANDO CASCIO E DEI SUOI ACCOLITI
COMUNICATO STAMPA: PALERMO 3 MAGGIO 2010 N. 2 “Risposta a Leoluca Orlando
dell’ Avv. Alfonso Sciangula
“Da fonti non ufficiali (Ufficio Stampa IDV Calabria) l’on. Orlando fa
sapere di “aver visto l’architetto Liga, ben oltre 15 anni fa, in occasioni
rituali ufficiali, in manifestazioni pubbliche, organizzate dalla Chiesa
palermitana, e ciò in ragione di cariche dallo stesso rivestite in
organizzazioni sociali cristiane”.
“E’ quanto volevamo sapere dall’on. Orlando, che facesse chiarezza sulle Sue
frequentazioni occasionali rituali ufficiali organizzate dalla Chiesa
palermitana, con l’architetto Giuseppe Liga, persona peraltro meramente
sottoposta ad indagini e innocente fino a eventuale sentenza definitiva che
dica diversamente” dichiara Alfonso Sciangula.
“L’Orlando dice di aver subito replicato alle dichiarazioni del Liga e che
le Sue siano state riportate anche da “quotidiani a tiratura nazionale”.
Peccato che delle stesse non vi sia traccia nel sito IDV nazionale e
siciliano. Evidentemente non voleva turbare le letture degli elettori di IDV
molto sensibili a questo tipo di argomentazioni”. dichiara sempre Alfonso
Sciangula., il quale dice “mi sarei aspettato che le dichiarazioni di
Orlando venissero riportate sulle prime pagine di tutti i giornali come
sarebbe avvenuto ben oltre 15 anni fa, quando illuminato da più grande fama
si vedeva con l’architetto Liga. Ma si sa ormai l’on. Orlando è caduto in
declino e le Sue dichiarazioni spaziano solenni in qualche trafiletto di
giornale, si intende a tiratura nazionale.
“Io, comunque, dichiara ancora Alfonso Sciangula, l’architetto Liga non l’ho
mai visto, e in merito alle allusioni sulle mie conoscenze della vita delle
correnti democristiane, di cui non ho mai fatto parte nè mai avuto tessera
di partito, tutto quello che avevo da dire l’ho fornito spontaneamente alla
Procura della Repubblica di Palermo, che ne ha fatto buon uso, come nel caso
del Processo Borzacchelli e Salamone. Personaggi, questi, noti all’on.
Orlando”COMUNICATO STAMPA N. 3, PALERMO 4 MAGGIO 2010, Replica alle dichiarazioni di
Orlando dell’Avv. Alfonso Sciangula
“Stupisce sentire affermare da parte dell’on Orlando la sua intenzione di
incaricare i propri legali di querelarmi, piuttosto che minacciare querele
(al sottoscritto invece che all’architetto Liga, staremo a vedere se lo farà
davvero),
l’on. Orlando avrebbe fatto meglio ad approfittare dell’occasione fornitagli
dalle mie domande per
fugare ogni dubbio su quanto le affermazioni dell’architetto Liga hanno
potuto lasciare intendere. eludendo tali domande l’on orlando afferma: che
alcuni quotidiani di tiratura nazionale hanno pubblicato le sue repliche,
che lo stesso rimane in attesa degli esiti giudiziari riguardanti
l’architetto Liga , aggiungendo essere sua cura quella di richiedere in sede
giudiziaria
anche la condanna di quanti dovessero prestarsi ad un tale tentativo di
diffamazione aggiungendo ed esplicitando il mio nome fra coloro che si
sarebbero prestati a ciò.
Abile tentativo di eludere la mia domanda quello dell’on. Orlando a
proposito di una sua eventuale querela nei confronti dell’architetto Liga,
il comportamento dell’on. Orlando aggravato proprio in virtù del ruolo che
egli ricopre in seno al partito che fa della trasparenza il proprio
stendardo non è affatto diverso da quello di tutti quei politici che allo
stesso modo piuttosto che fare chiarezza ed essere disponibili alle istanze
di legalità dei cittadini replicano annunciando querele a mezzo stampa.
L’on. Orlando ha perso dunque un occasione per fare la dovuta chiarezza e
per dimostrare a fatti la propria trasparenza.
Le sue risposte riportate brevemente dalla stampa locale, (non mi risultano
articoli di eco nazionale), meritavano a mio parere un più ampio risalto e
maggiore chiarezza.
Non ritenendo di poter ravvisare nelle mie domande alcun intento
diffamatorio, neppure colposo, attendo a questo punto con impazienza che
dalle minacce l’on orlando passi davvero ai fatti.
Stupisce sentire affermare da parte dell’on Orlando la sua intenzione di
incaricare i propri legali di querelarmi, piuttosto che minacciare querele
(al sottoscritto invece che all’architetto l
Liga, staremo a vedere se lo farà davvero), l’on. Orlando avrebbe fatto
meglio ad approfittare dell’occasione fornitagli dalle mie domande per
fugare ogni dubbio su quanto le affermazioni dell’architetto Liga hanno
potuto lasciare intendere. eludendo tali domande l’on orlando afferma: che
alcuni quotidiani di tiratura nazionale hanno pubblicato le sue repliche,
che lo stesso rimane in attesa degli esiti giudiziari riguardanti
l’architetto
Liga , aggiungendo essere sua cura quella di richiedere in sede giudiziaria
anche la condanna di quanti dovessero prestarsi ad un tale tentativo di
diffamazione aggiungendo ed esplicitando il mio nome fra coloro che si
sarebbero prestati a ciò .
Abile tentativo di eludere la mia domanda quello dell’on. Orlando a
proposito di una sua eventuale querela nei confronti dell’architetto Liga,
il comportamento dell’on. Orlando aggravato proprio in virtù del ruolo che
egli ricopre in seno al partito che fa della trasparenza il proprio
stendardo non è affatto diverso da quello di tutti quei politici che allo
stesso modo piuttosto che fare chiarezza ed essere disponibili alle istanze
di legalità dei cittadini replicano annunciando querele a mezzo stampa.
L’on. Orlando ha perso dunque un occasione per fare la dovuta chiarezza e
per dimostrare a fatti la propria trasparenza.
Le sue risposte riportate brevemente dalla stampa locale, (non mi risultano
articoli di eco nazionale), meritavano a mio parere un più ampio risalto e
maggiore chiarezza.
Non ritenendo di poter ravvisare nelle mie domande alcun intento
diffamatorio, neppure colposo, attendo a questo punto con impazienza che
dalle minacce l’on orlando passi davvero ai fatti”.
Avv. Alfonso Sciangula
Esprimo la mia solidarietà all’avv. Fabio Repici, persona retta, professionista serio, protagonista di molte importanti battaglie e per questo spesso vittima di attacchi violenti e ingiustificati.
Caro Massimo 62,
Ti ringrazio dell’intervento che, pur essendo di critica e non da me condivisibile, rispetto ed apprezzo perché mi da’ la possibilità di farmi un po’ di pubblicità, come dici Tu. Forse non conosci la mia storia di quando feci arrestare un certo On. Antonio Borzacchelli, ex maresciallo dei Carabinieri, fatto eleggere da Totò Cuffaro all’Assemblea Regionale Siciliana. Di questa cosa, molti se ne sono presi i meriti, peccato però che io fui il primo (ERA IL FEBBRAIO 1997) a dire che il Borzacchelli da agente di polizia giudiziaria si vendeva le informazioni ai potenti di turno. Allora tutti mi diedero del pazzo e cercarono di smentirmi in tutti i modi. Oggi le mie dichiarazioni sono state definite “ferree” dalla Seconda Sezione del Tribunale di Palermo che ha emesso la sentenza di condanna per concussione nei confronti del predetto Borzacchelli.
Poi, evidentemente non sai di quando feci arrestare con le mie dichiarazioni l’imprenditore Filippo Salamone, oggi in carcere per concorso esterno in associazione mafiosa. Salamone per intenderci è stato definito da Di Pietro il “deus ex machina” della Tangentopoli italiana(pag 55, di “Intervista su Tangentopoli” di Antonio Di Pietro Editori Laterza). Fratello del PM Fabio Salamone quello che a sua volta inquisì senza alcun esito lo stesso Di Pietro. Socio, il Filippo Salamone del fratello di Silvio Berlusconi, Paolo, in una società temporanea di imprese insieme al boss di Trapani Vincenzo Virga. Di questa società se ne parla addirittura nell’inchiesta, poi archiviata, ALFA & BETA.
Sai cos’è? E’ quella condotta dalla Procura di Caltanissetta sulle stragi di Capaci e di Via D’Amelio.
ALFA & BETA, sai chi sono? BERLUSCONI e DELL’UTRI. Filippo salamone, per intenderci era uno che si incontrava con Riina & Company per decidere dell’aggiudicazione degli appalti di tutta Italia.
Questo tanto per ragguagliarTi di che levatura siano i miei nemici. Per quanto riguarda Orlando, gli ho semplicemente chiesto di fare chiarezza sulle dichiarazioni rilasciate dall’architetto Liga. Orlando mi dovrebbe ringraziare perchè adesso tutta Italia grazie a me se che Lui a Liga non lo vede più da oltre 16 anni. Se non fosse stato per me nessuno avrebbe saputo di ciò e magari sarebbe rimasta col dubbio su ciò che aveva dichiarato l’architetto Liga.
Adesso che, forse, giunti fin qui mi conosci un po’ meglio, valuta Tu se Ti sembro il tipo che va in cerca di pubblicità o piuttosto una persona che ha cercato di lottare contro, ritengo un nemico comune che si chiama Cosa Nostra. Spero che almeno in ciò sarai daccordo con me. Per quanto si doveva per Tua opportuna conoscenza.
RingraziandoTi sentitamente, porgo cordiali saluti.
Alfonso Sciangula
E’ l’atteggiamento che mi ha stupito, dell’On. Orlando. Più delle minacce di querele. A parole dice di voler essere trasparente, ma sembra che invece sia piuttosto infastidito dalle domande. Così, da un lato dice di dovere delle risposte, ma non ammette dall’altro il fatto che se non ci fossero state certe domande, molti di noi sarebbero stati privi di quei chiarimenti necessari, peraltro ancora non del tutto chiari (ha querelato o no l’Arch. Liga?, lo dica senza giri di parole!).
Ma in realtà forse non avrebbe dovuto stupirmi la cosa; un tale atteggiamento non è nuovo nei cosiddetti uomini di punta di IDV. Uno di questi, il tanto amato Ferrandelli, sol perchè avevo osato porgli delle domande su FB a proposito di sue dichiarazioni, finalizzate a fare chiarezza e a mettere alla prova la sua reale disponibilità al confronto alla pari con i cittadini, ha eluso i miei interrogativi trincerandosi dietro una serie di attacchi personali, cui è seguita la cancellazione del mio account dai suoi amici di FB; per evitare “camurrie” future. Non era peraltro la prima volta: mi giunsero in seguito messaggi di solidarietà da parte di persone che avevano ricevuto il medesimo trattamento in altre circostanze.
In un partito che brandisce la bandiera dei Valori, è gravemente dannoso un simile comportamento, come sono dannosi gli atteggiamenti criticabili di Leoluca Orlando nei confronti di Sciangula.
Un cittadino che volesse, come me, davvero sperare di poter cambiare la cose, partecipando più attivamente, è desideroso di partiti che glielo possano consentire. I partiti invece si arroccano dietro il verticismo e danno voce solo al consenso (il dissenso è vietato). Come nel PDL.
Di questo mi piacerebbe che Sonia Alfano, che conosco essere una persona LIBERA, avesse il coraggio di prendere atto, adoperandosi per censurare pubblicamente simili comportamenti e atteggiamenti, con la stessa energia con cui censura tutto il resto. So che a casa propria diventa più scomodo, specie quando i vertici sono di questa pasta, ma credo che sia un lavoro doveroso, nei confronti di cittadini che non sanno più come fare per trovare un partito o una realtà politica che possa essere confacente alla propria voglia di cambiare le cose.
Un caro abbraccio, Sonia, e buon lavoro.
Scusa, ma se tu combatti contro la Mafia perchè parli male dell’Onorevole Orlando, che ha sempre preso posizione contro la Mafia? Non c’è nessuna logica!
Poi oggi sarà presentato un tuo libro a Corleone su iniziativa di IdV. Quindi non si comprende perchè vuoi gettare ombre sull’Onorevole Orlando.
Riporto ciò che è scritto nel sito del giornale “Città nuove” di Corleone:
“Il libro “Figlio di partito” sarà presentato oggi alle 16.30, a Corleone, presso il salone di San Ludovico, su iniziativa di “Italia dei Valori”. Insieme all’autore, ne discuteranno Giuseppe Taverna, vice-presidente regionale di IDV, Tanino D’Andrea, ex componente della direzione prov.le del PCI, e Dino Paternostro, direttore di “Città Nuove”
FIGLIO DI PARTITO
Il diario segreto della DC siciliana
di Marzio Tristano
C’era una volta (e forse c’è ancora) in Sicilia un allevamento di “talpe istituzionali”, carabinieri e poliziotti pronti a tradire la divisa per fornire notizie top secret ai politici inquisiti. E una stanza in una anonima palazzina dell’agrigentino con centinaia di miliardi in contanti, la “cassa continua” di una corrente Dc a disposizione “per tutte le esigenze”. C’era una volta anche un “tesoro” personale, supermercati, alberghi, ville, terreni, yacht e imprese, di un deputato ufficialmente morto povero, affidati a prestanome che invece di consegnarlo alla famiglia hanno pensato bene di tenerlo. E quando il figlio ne ha chiesto la restituzione si è sentito rispondere da uno dei migliori amici di papà che il problema poteva essere risolto da un latitante mafioso. Per questo Alfonso Sciangula, 33 anni, figlio di Totò, potente deputato Dc morto per un infarto a Palermo nell’aula dell’assemblea regionale il primo giugno del 1995, un giorno è entrato in procura, a Palermo, a raccontare tutti i segreti di quella lobby politico-affaristica, con convinte simpatie mafiose. Tutto, o quasi. Il resto lo ha descritto in un libro non ancora uscito, improvvisamente conteso dalla Sicilia che conta.
Perché dentro ci sono, condite da soprannomi di personaggi riconoscibilissimi, le storie sommerse e illegali di un sistema di potere governato dal padre e raccontato dall’interno dagli occhi di un ragazzino che fin da piccolo si nascondeva dietro le tende di casa per ascoltare i discorsi dei “grandi”. Spunti di indagine annidati in ogni pagina, aneddoti inediti sui retroscena della politica regionale ma anche nazionale, come la cena organizzata dal padre la sera della votazione del primo governo Berlusconi per impedire che un senatore dell’opposizione andasse in aula a votare contro. L’operazione riuscì e Berlusconi, racconta il giovane Sciangula, chiese: “Onorevole, come posso ringraziarla?”. “Per adesso, con una stretta di mano”, rispose sornione il genitore. Ringraziamenti evidentemente attesi anche da un altro big della politica siciliana, per il quale il giovane “figlio del sistema” fu chiamato a votare dal padre, nonostante fosse esponente di una corrente acerrima nemica: “Papà si portò il dito indice alle labbra, mimando il segno del silenzio – scrive l’autore – quel giovane candidato, sbarcato dal mondo della medicina radiologica, si chiamava Salvatore Cuffaro e da lì ne avrebbe fatta di strada… “.
Oggi Alfonso Sciangula è testimone in un processo per riciclaggio della Dda, è stato sentito anche nell’inchiesta contro il deputato carabiniere accusato di mafia Antonio Borzacchelli, e vive lontano dalla Sicilia alimentando il suo blog “Contromafia” su Internet. La sua famiglia lo ha preso per pazzo, gli amici si sono dileguati: “Dicono che chi cerca la verità è un pazzo che vuole essere ammazzato – scrive – e prima o poi finirà che mi ammazzeranno davvero, e quindi questo libro è il mio testamento storico che voglio lasciare in eredità a tutti i bambini bravi e curiosi come me”.
Le 120 pagine di “Figlio di partito” (Armando Siciliano editore) sono lo sconvolgente affresco del sistema di potere politico mafioso in Sicilia raccontato dall’interno, dagli occhi di un ragazzino curioso e determinato: “Gli amici di papà non mi hanno dato molta scelta – scrive – o con loro o contro di loro: tertium non datur”. Con alcune rivelazioni sorprendenti che spiegano le inchieste di questi ultimi mesi condotte dalla procura su mafia e politica: ecco saltare fuori, infatti, la rete di “talpe” istituzionali, pronte ad informare politici ed imprenditori degli sviluppi di ogni inchiesta. Papà e i suoi amici le allevavano in laboratorio: “Prima una villetta, tutto spesato, magari vicino casa dell’allevatore – scrive – poi la macchina a prezzo di favore, un bel posto di lavoro alla moglie, la destinazione ad altro incarico fino ad arrivare a venti milioni al mese, “come un senatore” sentivo dire”. Nomi nel libro non ne fa, ma offre qualche indicazione: “Alcune di queste persone le ho incontrate dopo, sono state premiate, hanno cambiato mestiere, hanno fatto il salto tre gradini alla volta in ciò aiutate da chi ha ereditato il testimone di quel sistema. Anche questo si eredita in politica. Una, nome in codice Paolo, si è fatta una di quelle salitone a rifarla una persona normale ci mette tre generazioni che uno si chiede: ma come avrà fatto?”.
Tra campagne elettorali condotte a colpi di buoni benzina, vacanze tra Saint Moritz e Porto Cervo con ministri e sottosegretari, bacchettate ai falsi moralisti dc e degli altri partiti, anche dell’opposizione, orologi da 50 milioni di vecchie lire finiti nelle tasche di funzionari corrotti e altri regali improvvisamente spariti nel calderone dell’occultamento delle prove, corrieri carichi di valigie stracolme di miliardi dirette in Svizzera, il teatrino della politica siciliana va in scena nel libro del giovane “figlio di partito” che racconta anche Cosa Nostra, per averla vista da vicino, sempre a braccetto, oggi come ieri, del potere politico: “La mafia è formata da due tipologie di persone: quelle che pensano e quelle che uccidono. Quelle che pensano difficilmente finiscono in galera e mai per reati di mafia, quelle che uccidono si, oppure si danno alla latitanza o muoiono ammazzati. Ed è questa l’unica differenza”. Una mafia respirata in casa sin da bambino: “Una volta un amico di papà colpì il figlio con un ceffone perchè aveva pronunciato la parola “mafia”. Chi ti ha insegnato queste stronzate?, gli chiese. Io ci rimasi molto male, perchè quella parola gliel’avevo insegnata io”. “Ora mi dicono che sono cascittuni, muffutu, sbirro, Buscetta e tragediaturi, parole che vogliono dire che parlo troppo – conclude il giovane autore – e questo è il racconto di un tragediatore, perchè in Sicilia chi dice la verità è sovente definito così. Ma ci sono tragediatori laddove sussistono i presupposti per le tragedie…”.
da l’Unità”
“Racconto ingenuo e lucida accusa
di Maria Mazzei
Un libro a metà tra l’ingenuo racconto di un bambino alle prese con cose da grandi e la lucida accusa ad un intero sistema di potere questo “Figlio di partito. Visti da bambino gli amici di papà” di Alfonso Sciangula (Armando Siciliano Editore). E’ il racconto del figlio appunto di Salvatore Sciangula, importante uomo politico siciliano che nella sua lunga carriera ricoprì incarichi nel governo della regione Siciliana e più tardi di capogruppo all’Assemblea regionale. Un figlio d’arte insomma Alfonso Sciangula, anzi di partito; che annovera tra gli eccellenti parenti anche Giuseppe Sinesio, sottosegretario in vari ministeri e poi vice presidente del partito negli anni Settanta. Entrambi ex sindaci di Porto Empedocle (nell’agrigentino) ed entrambi appartenenti alla potente Democrazia Cristiana siciliana, alla corrente andreottiana.Alfonso Sciangula – cui viene rimproverato di “sputare nel piatto nel quale ha mangiato” – ripercorre la sua infanzia scandita dalle visite, dagli incontri e dai comizi del padre cui assiste con sorprendente curiosità; troppa curiosità, fino al punto di venire allontanato da certe riunioni. Ma l’esclusione non fa che aumentare la voglia di sapere di capire e di investigare i meccanismi di una pratica politica della quale il padre era maestro ed artefice. Politica clientelare, quella vecchio stile, in cui il cittadino-suddito veniva ascoltato ed esaudito dal suo padrino politico; in cui i partiti e i loro vari esponenti locali e nazionali altro non erano se non portatori di doti, di servizi e di relazioni. “Una volta – scrive Sciangula – chiesi a mio padre come si facesse a ricoprire un incarico di alta responsabilità”. E il padre – il maestro – risponde che conquistare una poltrona è come “partecipare ad un’asta in cui ogni partecipante portava qualcosa da offrire e da porre sul piatto della bilancia per essere soppesato”. Questa era la politica ai tempi di Sciangula, fino all’avvento della fantomatica Seconda Repubblica. Una politica che conosceva bene anche la mafia, naturalmente. Tanto bene da conoscere alla perfezione che anche il linguaggio doveva essere uno strumento ben mediato dell’attività di propaganda: mai parlare di mafia, di latitanti, e soprattutto di antimafia. Alla mafia, per Sciangula, in pochi hanno resistito: resistito “al richiamo dell’accordo facile, del compromesso spartitorio, che assicurava favori e protezione da un lato e voti e/o soldi da riciclare dall’altro”. Appare ineluttabile la scelta di colludere con la mafia, quando l’autore amaro afferma che “sono pochi, anzi inesistenti, i partiti che in Sicilia non hanno avuto rapporti di connivenza con la mafia”.Si tratta di una politica marcia, all’interno e all’esterno dei partiti. In cui un politico non deve solo comprarsi i voti del proprio compagno di squadra, che gli è negato per lotte intestine; ma talvolta anche quello della squadra avversa, in un consociativismo cui non erano estranei il sistema imprenditoriale e quello dell’informazione. E’ il sistema che ben conosciamo, quello di Tangentopoli. Scoppiato e mai risolto perché – come sostiene l’autore – la Verità, quella che ha lasciato dentro le istituzioni e dentro l’amministrazione pubblica le “talpe” che allora come oggi assicurano impunità e protezione – fino a che il cavallo è in sella e poi di nuovo a disposizione per il novello potente del momento – sono rimaste al loro posto. E quel sistema, quello di Tangentopoli, sarebbe caduto non per i colpi dei moralizzatori, ma per la sua stessa insostenibilità. E’ stato l’enorme debito pubblico che ha scompaginato le carte, più delle “accuse, delle indagini, delle condanne e delle reticenze della stessa magistratura che per anni non era intervenuta, così come non era intervenuta la Corte dei COnti, il Tar, il Co.re.co e quant’altrio dovevano controllare e non hanno controllato”. Una sorta di bestiario moderno in cui gli amici di papa si muovono sul palcoscenico di un sistema politico malato che produce malattia. Sono molti gli “attori” di questa recita tragicomica in un gioco – quello proposto dall’autore – di identificazione possibile solo attraverso la decodifica di soprannomi, linguaggi e vezzi. Come a dire – chissà se a ragione -: sono tutti uguali.
da http://www.cuntrastasmu.org“
Paragonare IdV al PDL (o PDM) è una vera bestemmia. L’Onorevole Orlando ha già spiegato chiaramente tutto.
Poi, per quanto riguarda Ferrandelli, è un altro ottimo esponente di IdV (consigliere comunale a Palermo).
Io non capisco tutta questa litigiosità che c’è nel centro-sinistra e che contagia anche i suoi potenziali elettori. Dobbiamo restare uniti e non litigare sulle stupidaggini. Volete cambiare le cose? Entrate nella Nuova Resistenza guidata da Sonia!
Caro Massimo 62,
il link su Corleone non è di quest’anno ma se non erro è del 2005.
Caro Massimo 62,
suppongo che 62 non stia né per il numero dei tuoi anni né per la tua data di nascita, e suppongo anche che tu sia molto più giovane di me. Pertanto, sperando di farti cosa gradita ti linco questo video inerente la conferenza stampa dell’arresto di Ciancimino, allora sindaco di Palermo era Orlando e a quel tempo furono affidati a due società la Sico e la Cosi i lavori per la manutenzione delle strade e dell’impianto della luce di tutta la città. Sai a chi erano riconducibili quelle due società? A prestanome di Ciancimino, Cozzani e Silvestri. L’allora Alto Commissario Antimafia Sica fece avvertire il Sindaco Orlando di non firmare al suo rientro da un viaggio all’estero, allora Orlando stava più all’estero che a Palermo, il contratto con le due società. Orlando invece lo firmò quel contratto, e dopo ecco a che cosa si riferisce la conferenza stampa di Falcone, si scoprì tutto. Ossia che le due società romane erano riconducibili appunto a Vito Ciancimino. Sai come si giustificò Orlando quando fu interrogato al processo Ciancimino? Disse che quando tornò dal viaggio all’estero non aveva letto l’informativa che gli aveva mandato l’Alto Commissario Antimafia e quindi firmò quel contratto multimiliardario a favore di due società di amici di Ciancimino.
Ecco il link della suddetta conferenza stampa. Osserva come rimane impassibile Falcone quando il giornalista del Corriere della Sera Felice Cavallaro gli chiede a brucia pelo sardonico: “ma allora questa primavera di Palermo?” Risposta di Falcone con il sorrisetto sulle labra che lo contraddistingueva: “queste cose non le dovete chiedere a me”.
Musica per le mie orecchie.
Caro Massimo 62, mi sa che tu sei troppo giovane per sapere queste cose.
http://www.youtube.com/watch?v=zevMUuuyX8M
E’ l’atteggiamento che mi ha stupito, dell’On. Orlando. Più delle minacce di querele. A parole dice di voler essere trasparente, ma sembra che invece sia piuttosto infastidito dalle domande. Così, da un lato dice di dovere delle risposte, ma non ammette dall’altro il fatto che se non ci fossero state certe domande, molti di noi sarebbero stati privi di quei chiarimenti necessari, peraltro ancora non del tutto chiari (ha querelato o no l’Arch. Liga?, lo dica senza giri di parole!).
Ma in realtà forse non avrebbe dovuto stupirmi la cosa; un tale atteggiamento non è nuovo nei cosiddetti uomini di punta di IDV. Uno di questi, il tanto amato Ferrandelli, sol perchè avevo osato porgli delle domande su FB a proposito di sue dichiarazioni, finalizzate a fare chiarezza e a mettere alla prova la sua reale disponibilità al confronto alla pari con i cittadini, ha eluso i miei interrogativi trincerandosi dietro una serie di attacchi personali, cui è seguita la cancellazione del mio account dai suoi amici di FB; per evitare “camurrie” future. Non era peraltro la prima volta: mi giunsero in seguito messaggi di solidarietà da parte di persone che avevano ricevuto il medesimo trattamento in altre circostanze.
In un partito che brandisce la bandiera dei Valori, è gravemente dannoso un simile comportamento, come sono dannosi gli atteggiamenti criticabili di Leoluca Orlando nei confronti di Sciangula.
Un cittadino che volesse, come me, davvero sperare di poter cambiare la cose, partecipando più attivamente, è desideroso di partiti che glielo possano consentire. I partiti invece si arroccano dietro il verticismo e danno voce solo al consenso (il dissenso è vietato). Come nel PDL.
Di questo mi piacerebbe che Sonia Alfano, che conosco essere una persona LIBERA, avesse il coraggio di prendere atto, adoperandosi per censurare pubblicamente simili comportamenti e atteggiamenti, con la stessa energia con cui censura tutto il resto. So che a casa propria diventa più scomodo, specie quando i vertici sono di questa pasta, ma credo che sia un lavoro doveroso, nei confronti di cittadini che non sanno più come fare per trovare un partito o una realtà politica che possa essere confacente alla propria voglia di cambiare le cose.
Un caro abbraccio, Sonia, e buon lavoro.
Paragonare IdV al PDL (o PDM) è una vera bestemmia. L’Onorevole Orlando ha già spiegato chiaramente tutto.
Poi, per quanto riguarda Ferrandelli, è un altro ottimo esponente di IdV (consigliere comunale a Palermo).
Io non capisco tutta questa litigiosità che c’è nel centro-sinistra e che contagia anche i suoi potenziali elettori. Dobbiamo restare uniti e non litigare sulle stupidaggini. Volete cambiare le cose? Entrate nella Nuova Resistenza guidata da Sonia!
Massimo 62, non so chi sei. Non parlo in genere con chi non ha il coraggio di firmarsi. Mi sono rivolto a Sonia (con nome e cognome) proprio per questo, perchè faccia resistenza all’interno del partito in cui, pur da indipendente, milita.
Litigiosità? I tuoi complimenti ai due esponenti IDV da me criticati sono il segno che qualcosa non va. Non mi piacciono gli Yes-man (parola di cui ho imparato a conoscere il significato da coloro che, dopo aver fondato la RETE, si sono allontanati delusi).
Piuttosto che approfondire le mie motivazioni, autoreferenzialmente, prendi le posizioni di chi è accusato di un atteggiamento autoreferenziale, censorio e che tradisce l’opposto rispetto alla disponibilità al confronto ed alla trasparenza.
Vorrei umilmente “entrare” in questa resistenza di cui tu parli (prima però, come nel caso di Sciangula, dovresti conoscere il mio passato, non saro io a raccontartelo: chiedi a Sonia), ma i primi contro cui vorrei che sonia facesse resistenza sono quelli che hanno un po’ di problemi a confrontarsi con me e con i cittadini che gli chiedono conto e ragione, come è loro diritto. Non mi interessa la resistenza a senso unico. Prima di tutto la coerenza deve mostrarla quel partito che, brandendo una bandiera DI TUTTI, rischia di trattarla come propria esclusiva, quasi facesse comodo che non vi siano altri a farlo, a togliergliela un po’ dalle mani, o a cercare di portarla avanti “a più mani”.
Coerenza e confronto sono l’opposto di quello che vedo fare in questo partito da parte dei propri vertici. Sonia, preso atto di ciò, dovrebbe lottare come sa fare per impedire che la gente si avvicini alla politica, per impedire che ci sia una verticistica concezione del partito, chiusa ad ogni possibile dissenso o confronto. Ed aiutare quei cittadini che vengono esclusi dalla partecipazione democratica, con atteggiamenti dispotici. Tali e quali a quelli del PDL.
In qualsiasi blog, generalmente, si scrive solo il nome o un nick: è una logica questione di riservatezza. E ciò vale a maggior ragione in un blog di carattere politico.
Tu, in pratica, dici che Di Pietro è un dittatore, ma a me risulta il contrario (basta vedere il suo sito).
E poi, in sostanza, fai capire che hai un passato importante, ma per entrare nella Nuova Resistenza non è necessario essere VIP o primi della classe. E’ piuttosto necessario avere l’umiltà, l’onestà e il coraggio di Sonia.
Nuova Resistenza Anonima… interessante…appena avrò un po’ di coraggio farò richiesta di entrare anch’io.
Ciao Sonia,
scusa l’off topic ma letto che i consiglieri regionali del Movimento 5 Stelle si sono ridotti lo stipendio da 10mila euro lordi a 2500 e mi chiedevo perché anche tu non fai come loro e ti abbassi lo stipendio di europarlamentare a 2500 Euro rispetto ai 7.655 € lordi che oggi prendono tutti gli europarlamentari? Sarebbe un bel segnale anche rispetto ai tuoi colleghi non credi?
Tanto le spese di viaggio sono rimborsate a parte no?
Una carica pubblica di rappresentanza è un onore, non un’onorificenza e tanto meno un ricco stipendio.
Grazie di una tua risposta
Francesco
Rispondo a Francesco, provocatore del PDL.
Le idiozie che scrivi dimostrano che la madre degli imbecilli è sempre incinta (per tale motivo il PDL vince spesso le elezioni).
E’ evidente che un conto è fare il consigliere regionale e un altro conto è fare l’europarlamentare.
Domanda piuttosto ai tuoi politici favoriti quanti e quali sono i loro guadagni e benefit e come li hanno ottenuti (hai presente Scajola?).
E poi Sonia rischia la vita per la sua attività politica e, per questo, dovrebbe guadagnare come minimo 10 volte di più.
Ho già avuto modo di manifesatare tutta la mia solidarietà al Collega Fabio Repici a cui mi sento vicino.Quanto prima anche io se continuerò ad attaccare il sistema di potere masso-mafioso che affoga la città di Messina mi ritroverò a subire attacchi personali. Per il momento siamo sulla scia di avvio di procedimenti davanti al Consiglio dell’Ordine per l’uso di presunte espressioni sconvenienti in scritti difensivi. Cose risibili ma sono le piccole cose risibili a costituire un suggerimento di prudenza nell’agire. L’oggetto del mio interesse è stato ed è la trasparenza e la legalità nell’ambito del Policlinico “G.Martino” di Messina lo stesso che fu definito un Verminaio all’indomani dell’omicidio,rimasto insoluto,del Prof. Matteo Bottari.
Siamo ancora all’inizio di una lotta iniziata circa tre anni fa. Sono iscritto all’IDV dal mese di dicembre 2009 l’unico partito in cui mi roconosco.Cordiali,affettuosi ed incoraggianti saluti.Non siamo soli!
domenico gangemi
Per i CITTADINI LIBERI
sIG. mASSIMO 62, E QUESTA LA SAPEVI,
PETIZIONE PER CHIEDERE AL SIG GRILLO DI INSERIRE IL 25° ONOREVOLE CONDANNATO NELL’ELENCO DEI CONDANNATI CHE RISIEDONO NEL PARLAMENTO. SI TRATTA DELL’ON LEOLUCA ORLANDO DI IDV CONDANNATO IN VIA DEFINITIVA PER DIFFAMAZIONE AGGRAVATA LO STESSO REATO PER CUI È ISCRITTO NELLA STESSA LISTA GIOVANNI MAURO (SENATORE FI). VORREMMO CHIEDERE AL SIG. GRILLO L’INSERIMENTO DELL’ON ORLANDO NELL’ELENCO CONDANNATI PARLAMENTO.
Ecco il link della condanna: http://lnx.casertaset...
http://it.wikipedia.o...
Link lista On. condannati:
http://www.beppegrill...
Rispondo ai deboli di mente che provano a gettare fango sull’Onorevole Orlando e su IdV in generale.
Qualsiasi persona, se usa il cervello, è in grado di capire che Sonia è la migliore in Italia (intendo: il miglior politico in Italia). Così come qualsiasi persona, se usa il cervello, è in grado di capire che l’Onorevole Orlando è onesto.
In particolare, per quanto riguarda Orlando, riporto quanto pubblicato nel blog di Beppe Grillo:
“I radicali italiani, ex berlusconiani, ora veltroniani, ma sempre confindustriali mi danno del bugiardo per non aver inserito Leoluca Orlando dell’Italia dei Valori nell’ elenco dei 100 diversamente onesti tratto dal libro “Se li conosci, li eviti” di Travaglio e Gomez . E, invece, di aver lasciato Lino Jannuzzi (FI) e Giovanni Mauro (FI). Marco Travaglio risponde.
“Caro Beppe,
rispondo a Simone Sapienza, del Comitato Nazionale di Radicali Italiani, a proposito della mancata inclusione di Leoluca Orlando nelle liste dei candidati nei guai con la giustizia. Quando abbiamo compilato l’elenco per il libro “Se li conosci li eviti”, Peter Gomez e io ci siamo attenuti a un criterio preciso: escludere i reati “politici” e “di opinione”, oltre a quelli derivanti da incidenti stradali e simili. Insomma, abbiamo inserito quelli che, a nostro avviso, creano qualche problema di compatibilità con la funzione di rappresentante del popolo nelle istituzioni.
L’esponente radicale ha un concetto un po’ singolare di “reato di opinione”: eppure lo dice la parola stessa. Se uno esprime una legittima opinione nell’ambito della sua attività politica può incappare nel Codice penale, ma – secondo noi – non diventa incompatibile con la presenza in Parlamento. Se uno mente sapendo di mentire, raccontando bugie, non esprime un’opinione: racconta balle. E tanto peggio se si tratta di un giornalista, che avrebbe il dovere di scrivere la verità e di verificare ciò che scrive.
Se Jannuzzi scrive che Andreotti è stato assolto a Palermo, dunque era innocente, dunque non aveva rapporti con la mafia, dunque bisogna processare Caselli e gli altri pm che hanno osato portarlo in tribunale, non esprime un’opinione: racconta una balla, visto che ribalta la sentenza definitiva della Cassazione che ha giudicato Andreotti colpevole di mafia per il reato “commesso” fino alla primavera del 1980, ma prescritto durante il processo.
Se Lehner scrive che Borrelli e il pool di Milano hanno attuato un golpe, punito dall’articolo 289 del Codice penale (attentato a organo costituzionale) per aver indagato doverosamente sulle notizie di reato emerse a carico di Berlusconi, non esprime un’opinione: attribuisce un reato a magistrati che hanno compiuto semplicemente il proprio dovere costituzionale, in base all’obbligatorietà dell’azione penale.
Orlando invece non ha fatto nulla di tutto questo: nei primi anni 90, quando alcuni consiglieri comunali di Sciacca raccolsero le firme per indire un referendum che facesse decadere il sindaco antimafia Ignazio Messina, tenne un comizio per difendere l’onest’uomo, accusando chi lo voleva rovesciare di rispondere a certi interessi facilmente immaginabili. I giudici ritengono che li abbia diffamati e l’hanno condannato. Cose che capitano a chi fa politica o informazione difendendo la legalità. Mi viene in mente il caso di Alberto Cavallari, grande direttore del Corriere della sera, che negli anni 80 scrisse che Craxi rubava (negli stessi anni lo diceva anche Grillo, e veniva radiato da tutte le tv). Lo condannarono, perchè non aveva prove sufficienti per suffragare la sua sacrosanta denuncia. Poi quelle prove saltarono fuori e Craxi fu condannato, ma era troppo tardi: Cavallari nel frattempo era morto. Personalmente, l’avrei fatto senatore a vita. Fra l’altro, Orlando ha pure una condanna per aver diffamato Previti: un reato pressochè impossibile, visto quel che si è scoperto dopo. Un reato che, ai miei occhi, è una medaglia al valore.
Quanto a Mauro, era nella lista del V-Day perchè aveva anche condanne provvisorie per gravi delitti contro la pubblica amministrazione, oltre a una condanna definitiva per diffamazione. Visto che poi è stato assolto, è uscito dall’elenco nonostante la sentenza definitiva per diffamazione.
I radicali fanno bene a rivendicare “una classe dirigente quasi interamente condannata per reati legati alla disobbedienza civile”: infatti non ci siamo mai sognati di inserire Pannella e la Bonino nell’elenco dei condannati, ben sapendo che le condanne per spaccio o per vicende legate all’aborto altro non erano se non frutto di battaglie e provocazioni politiche. Ben diverso il caso di Sergio D’Elia, che oggi sarà pure un nonviolento, ma ha una condanna per concorso in omicidio risalente ai tempi in cui militava nell’organizzazione terroristica Prima Linea. Nulla in contrario alle sue battaglie di oggi: ma i condannati per omicidio – sempre a nostro sommesso avviso – devono accontentarsi di combatterle da privati cittadini. Da casa propria. In Parlamento gli omicidi non devono mettere piede.” Marco Travaglio
Ora avete capito?
Non so se Prodi, Fassino e Rutelli si siano resi conto – ha scritto EMANUELE MACALUSO – di cosa significa in Sicilia la contrapposizione, non la competizione, all’interno dell’Unione sul terreno morale mafia-antimafia. Le conseguenze saranno «devastanti». E aveva già spiegato, una settimana fa, quando già i Ds si orientavano a candidare per la presidenza della Regione Rita Borsellino, la sorella del giudice ucciso dalla mafia, che «pensare che la battaglia per rinnovare la Regione si possa vincere in un duello elettorale incentrato solo sul tema mafia-antimafia, issando un simbolo, significa non capire nulla né della Sicilia, né di ciò che è il blocco di potere che oggi la governa».
La rottura. La questione si è aggravata ed è degenerata dopo la frattura tra i Ds e la Margherita e l’espulsione di Leoluca Orlando dalla direzione del partito decretata da Francesco Rutelli dopo che l’ex sindaco di Palermo aveva dichiarato il suo favore per la Borsellino contro il candidato della Margherita, che è il rettore dell’università di Catania Ferdinando Latteri. È così che la contrapposizione mafia-antimafia, già data come perdente nello scontro con il centrodestra, si è trasferita nel campo stesso del centrosinistra con conseguenze «devastanti». In verità, nessuno crede che Rita Borsellino possa vincere in nome dell’antimafia la sfida con Totò Cuffaro, governatore uscente, nemmeno i Ds che l’appoggiano, e non ci crede nemmeno Leoluca Orlando, che di tutta evidenza cavalca la candidatura antimafia della Borsellino soltanto per promuovere la sua candidatura a sindaco di Palermo, città che ha già governato per dodici anni. Orlando si nasconde dietro Rita Borsellino non fosse altro per far dimenticare ciò che ha combinato contro Giovanni Falcone, ucciso dalla mafia due mesi prima di Paolo Borsellino. Il caso Addaura. Lo ricorda a più riprese nel suo diario postumo un compagno di partito di Macaluso, il senatore Gerardo Chiaromonte, all’epoca presidente della Commissione parlamentare antimafia: «Poi ci fu l’attentato fallito a Falcone nella casa sul mare all’Addaura. Mi telefonò Leoluca Orlando e mi invitò a partecipare a una riunione straordinaria del consiglio comunale di Palermo, dove fece un lungo discorso. Qualche tempo dopo mi fece notare egli stesso che, in quel discorso, non aveva mai pronunciato la parola “mafia”. Io non capii bene cosa volesse dire. La cosa fu chiarita successivamente da alcuni seguaci di Orlando, i quali sostennero che era stato lo stesso Falcone a organizzare il tutto per farsi pubblicità e per rafforzare la sua candidatura a procuratore aggiunto a Palermo». E perché Orlando ce l’avesse tanto con Falcone, Chiaromonte l’aveva capito già prima dell’attentato dell’Addaura: «Ricordo la discussione che si svolse, a casa del segretario siciliano del Pci Michele Figurelli, tra Orlando e Falcone su Giulio Andreotti. Orlando era implacabile. Il suo giudizio era durissimo e senza appello. Affermava che c’erano tutti gli elementi per agire contro Andreotti sul piano giudiziario. E Falcone si affaticava a spiegare che, per condannare o anche solo per incriminare una persona, un giudice non può basarsi sui “si dice” o sui “ragionamenti” politici. Deve avere le prove. E poi aggiungeva che, di Andreotti, non si poteva parlare solo per alcune sue amicizie, più o meno ambigue, ma per il complesso della sua personalità politica, per il prestigio di cui godeva fuori del paese, eccetera. Io convenivo con lui…». Le accuse a Falcone. Quando Falcone verrà a Roma a dirigere gli Affari penali del ministero di Grazia e giustizia, ministro il socialista Claudio Martelli e presidente del Consiglio Andreotti, Chiaromonte non ha più dubbi: «Non giriamoci attorno: l’accusa principale che, da parte di molti suoi colleghi e anche da parte di gruppi politici (non solo la Rete e Leoluca Orlando) era stata rivolta a Falcone era quella di avere di fatto abbandonata la lotta alla mafia e di essere diventato, più o meno, uno strumento del potere politico…». Orlando arriverà fino al punto di accusare in televisione Falcone di nascondere «le prove nei cassetti» per non arrestare Salvo Lima e processare Andreotti, e presenterà di persona un esposto contro di lui al Consiglio superiore della magistratura: «Convocato il 15 ottobre del 1991 dinanzi alla prima commissione del Csm, quella competente per i trasferimenti d’ufficio per i magistrati – racconta il professor Mario Patrono, ordinario di Diritto pubblico e membro del Csm per i socialisti – Falcone subisce un vero e proprio terzo grado. Rintuzza le accuse di Orlando, definendole “eresie, insinuazioni” e “un modo di far politica attraverso il sistema giudiziario”. Confina nel limbo dei sospetti le “dichiarazioni emergenti negli atti giudiziari, che riferiscono dei rapporti tra esponenti mafiosi e l’onorevole Lima”. Accenna a tutta una serie di “strane frequentazioni di Pellegriti” e di “convegni carcerari in cui certe persone hanno incontrato Pellegriti” (Falcone allude a Carmine Mancuso, seguace di Orlando nella Rete, che si è recato nel carcere di Alessandria con la scusa di un convegno e ha incontrato Giuseppe Pellegriti, il finto “pentito” che accusa Salvo Lima di essere stato il mandante dell’assassinio di Piersanti Mattarella, presidente della Regione sicilia. Ma Falcone non crede a Pellegriti e, invece di arrestare Lima e di avvisare di reato Andreotti, arresta il falso “pentito”…». «Falcone grida – prosegue il professor Patrono – che “non si può investire della cultura del sospetto tutto e tutti”. La cultura del sospetto non è l’anticamera della verità (come proclamano padre Pintacuda e Orlando). La cultura del sospetto è l’anticamera del khomeinismo. Falcone denuncia il “linciaggio morale continuo” nei suoi confronti, da quando ha emesso il mandato di cattura nei confronti di Vito Ciancimino, perché quel mandato di cattura “non è piaciuto”, in quanto dimostra che, nonostante la presenza del sindaco Orlando, la situazione degli appalti nel comune continuava ad essere la stessa…». E Falcone dinanzi al Csm conclude così: «Orlando ormai ha bisogno della temperatura sempre più alta. Sarà costretto a spararla ogni giorno più grossa. Per ottenere questo risultato lui e i suoi amici sono disposti a tutto, anche a passare sui cadaveri dei loro genitori. Questo è cinismo politico. Mi fa paura. ..». Falcone, che sarà ucciso sette mesi dopo, ha paura di Orlando e del suo cinismo politico. La sorella di Falcone, che va ai convegni antimafia con lui, e la sorella di Borsellino, che accetta il suo sostegno alla candidatura, evidentemente non hanno paura di lui. Ma ha ragione Macaluso: non si governa la Sicilia con l’Antimafia e la contrapposizione mafia-antimafia all’interno del centrosinistra avrà conseguenze devastanti.
Ma quale pubblicità? Se cercasse pubblicità lo farebbe in un altro modo, non trovi? Ogni volta che si dicono cose scomode su qualche potente si tira fuori la roba, trita e ritrita, che chi si lamenta lo fa per invidia o per farsi pubblicità. Ma possibile che non si capisce che se Orlando non lo querela c’è un motivo? Od Orlando non querela Sciangula per non regalargli pubblicità? Sarebbe il colmo…
ciY4DY Hey, that’s the greatest! So with ll this brain power AWHFY?