
L’assalto di questa mattina alle navi delle Ong che tentavano di raggiungere la striscia di Gaza per ‘violarne’ il blocco è l’ennesima strage ingiustificata e terribile.
Sinceramente non ho mai capito quale sia la posizione del nostro Paese rispetto al conflitto israelo-palestinese, forse perchè una posizione non ce l’ha. Adesso, però, dopo un assalto del genere, che ha portato alla morte di civili pacifisti, diventa indispensabile prendere posizione e occuparsi del processo di pace, in modo serio. Continuare a far finta di nulla e restare in silenzio, significa giustificare eventi come quello di oggi.
Come si può giustificare l’assassinio indiscriminato di 15 attivisti inermi e disarmati?
Come si può giustificare l’assalto armato in acque internazionali ai danni di una flotta con migliaia di tonnellate di aiuti umanitari?
Questa guerra tra Israele e Hamas è sempre stata l’esempio lampante di come, in fondo, quelli che pagano le conseguenze di una lotta armata da interessi economici mascherati da ideologie, siano sempre gli ultimi. E, quindi, ho sempre avuto la sensazione che la guerra fosse tra Israele e Palestina contro i civili.
Quanto è successo oggi però ridimensiona tutto, perchè un attacco alle Ong da parte del governo israeliano è allarmante sul piano del processo di pace, e scoraggia. Se Israele avesse accettato i numerosi inviti della comunità internazionale a mettere fine al blocco di Gaza, questa tragedia non avrebbe avuto luogo. Ricordo che Israele ha sempre rifiutato il rispetto per i trattati internazionali. Per ultimo, ha rifiutato l’adesione al Trattato di Non Proliferazione Nucleare. L’intera regione del Medio Oriente rischia adesso, grazie all’irresponsabilità di chi ha progettato e messo in atto un attacco di queste proporzioni e con queste modalità, di precipitare in una nuova e più forte crisi, senza controllo. Paradossalmente la stessa sicurezza dello Stato di Israele può essere irreversibilmente compromessa. Nell’area, già dall’azione militare su Gaza a cavallo tra il 2008 e il 2009, era diventato difficile il rapporto diplomatico con la Turchia che ora sembra essersi chiuso definitivamente. Il processo di pace quindi non compie certamente passi in avanti e l’ennesimo avvilimento dei palestinesi rischia di far scoppiare una terza Intifada.
Per questo è indispensabile un intervento più deciso della comunità internazionale, di un mediatore forte e convinto che possa riportare il medio oriente alla pace. Soltanto l’Ue, a mio avviso, può prendersi questa enorme responsabilità. Questa mattina l’Alto Rappresentante per la politica estera europea Catherine Ashton ha subito chiamato il Ministro degli Esteri israeliani per chiedere l’apertura di una inchiesta. Io spero che l’Ue e l’Italia vorranno sostenere questa sua iniziativa, che è l’unica possibile via da intraprendere. Mi auguro che si possa dar vita ad una mobilitazione internazionale in difesa dei diritti umani, che sicuramente sono pesantemente violati da un blocco come quello imposto nella striscia di Gaza, in perenne emergenza umanitaria.





















