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La Rete Europea di Prevenzione della Criminalità (REPC)

La Commissione LIBE si è riunita oggi per discutere la proposta di decisione del Consiglio che istituisce una Rete Europea di Prevenzione della Criminalità (REPC) e che abroga la decisione 2001/427/GAI.

Intanto mi scuso fin da subito per i problemi legati allo streaming, non è ben chiaro il perche’ ma la trasmissione ha avuto degli intoppi. In compenso ho recuperato il file audio del mio intervento.

Una piccola premessa per sapere di cosa parliamo:
La Rete Europea per la Prevenzione della Criminalità (REPC) é stata creata nel 2001 sulla base della Decisione del Consiglio 2001/427/JHA. La REPC è nata con lo scopo di facilitare la cooperazione e gli scambi d’informazioni e di esperienze a livello nazionale ed europeo nella prevenzione della criminalità; raccogliere e analizzare le informazioni in materia, volte allo scambio delle migliori prassi, organizzare conferenze, seminari, incontri, fornire consulenza al Consiglio e alla Commissione in materia di prevenzione della criminalità.

A tal fine, la decisione di cui sopra prevedeva una struttura della REPC.

Nel 2005 la Rete é stata oggetto di una riforma interna della struttura, che ha portato allo stabilimento di due commissioni permanenti, una sul programma di lavoro, una sulla ricerca, mentre la gestione del sito web é passata dalla Commissione europea al Regno Unito.

Nel 2007 una ulteriore revisione interna ha stabilito che fosse necessario rafforzare il Segretariato, composto fino a quel momento da un funzionario della Commissione che si occupava della Rete in modo part-time.

Infine nel marzo 2009 é stata pubblicata una relazione relativa alla valutazione esterna del funzionamento della REPC che ha rivelato da una parte la rilevanza degli obiettivi e dei compiti attribuiti e svolti dalla Rete, ma dall’altra un fallimento organizzativo. Tra i problemi evidenziati vi sono: la mancanza di risorse appropriate; un segretariato inefficace; la mancanza di impegno da parte dei rappresentanti nazionali.

La Rete ha quindi creato un gruppo di lavoro per esaminare le raccomandazioni avanzate dalla relazione del marzo 2009, ed ha stabilito che fossero necessari emendamenti all’atto di creazione della Rete. In particolare é stato proposto che fosse stabilito un segretariato esterno finanziato coi fondi dei programmi comunitari, “Prevenzione e lotta al crimine” (nel quadro per programma generale “sicurezza e salvaguardia delle libertà”).

Un gruppo di Stati membri hanno presentato quindi una proposta di riforma della REPC e la Presidenza svedese dell’Unione europea ha fatto di tale proposta una delle sue priorità, da adottare prima dell’entrata in vigore del Trattato di Lisbona.

La nuova struttura prevede che la Rete sia composta da un segretariato, dai punti di contatto designati da ciascuno Stato membro e da un consiglio di amministrazione. Questo é composto dai rappresentanti nazionali nominati dagli Stati membri, ed é presieduto da un Presidente (nominato tra i rappresentanti nazionali) che guida un comitato esecutivo (composto da un massimo di altri sei membri del consiglio di amministrazione e da un rappresentante della Commissione).

Siete confusi? Ok.

Nel mio intervento non ho potuto che sottolineare la mancanza di collaborazione tra la Commissione, il Consiglio e gli Stati membri. Tale condizione ha contribuito a creare una situazione di sostanziale sabotaggio della Rete. Infatti la prevenzione del crimine ed in particolare di quello organizzato non possono essere ridotti a scambi di migliori pratiche da farsi in occasione di incontri poco frequentati e male organizzati.
Ho sottolineato che è mancato il coinvolgimento della società civile, del mondo accademico e delle ONG (Organizzazioni Non Governative).
Ritengo inoltre che per fare finalmente funzionare la Rete sia necessario identificare chiaramente le sue competenze, al fine di affrontare anche il problema della prevenzione del crimine organizzato, che sempre più si espande negli Stati membri dell’EU. Sono stata tentata di rigettare l’iniziativa, al fine di affrontare più seriamente e strutturalmente ed in modo più ambizioso la riforma della Rete, sulla base di una vera e propria politica europea per la prevenzione del crimine, incluso quello organizzato e di tipo terrorista. Ho dato la mia disponibilità ad accettare tale decisione solo se la Commissione ed il Consiglio assicureranno solennemente di presentare (subito dopo l’entrata in vigore del Trattato di Lisbona) una proposta ambiziosa, partendo da quella ventilata della creazione di un Osservatorio sulla criminalità, in particolare quella organizzata, con piene competenze e poteri, riconoscendo al PE una delle sue prerogative nel settore della prevenzione del crimine: la co-decisione.

In questo momento, attraverso gli emendamenti che ho depositato alla proposta, ho cercato di proporre alcune soluzioni al fine di rendere la Rete più efficace.

In campagna elettorale, durante i miei vari interventi, parlavo sempre della volontà di creare un organo e delle direttive Comunitarie contro tutte le mafie ed il crimine organizzato. Questo è il primo passo!

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Postato da Sonia Alfano in Europa, Notizie il 5 novembre 2009 alle 20:29 3 commenti Invia a un amico Invia a un amico Stampa Stampa Scrivimi Iscriviti alla newsletter

3 commenti

  1. Alberto Gramaccini ha scritto

    Nessuna rete potrà mai raccogliere tutto il popolaccio inzombito di una fantorepubblica postfascista che con la sua ignoranza clientelare, ignava e servile supporta e appoggia direttamente e indirettamente l’oligarchia ignobile che lo “governa” e lo domina cosicché la cialtroneria delinquenziale viene assurta a costume e way of life. Adieu. Bye.

  2. Carlo Ricci ha scritto

    Concordo e condivido queste affermazioni.

  3. gd ha scritto

    Speriamo che sempre di più l’Unione vada nella direzione che hai indicato Sonia.
    Grazie per il lavoro svolto!



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