Grandi opere e procedure di smaltimento delle “terre e rocce da scavo”: regolamento ministeriale italiano e violazione delle direttive europee

25 luglio 2012

Interrogazione prioritaria di Sonia Alfano alla Commissione Europea

Lo scorso 16 luglio l’Associazione Idra Onlus ha inviato al Commissario Potočnik delle circostanziate osservazioni riguardo un decreto del Governo italiano relativo alle procedure di smaltimento delle “terre e rocce da scavo” legato alla realizzazione delle cosiddette “grandi opere” che si trova attualmente al vaglio della Commissione Europea.

Da tali osservazioni emerge con preoccupazione come da tempo si tenti di escludere dalla nozione di rifiuto – così come fissata dalle direttive europee – le terre e rocce da scavo e matrici di riporto, pur se fortemente contaminate, e di derubricarle a “sottoprodotti” riciclabili. In questa maniera questi materiali diverrebbero facilmente oggetto di smaltimenti inadeguati e dannosi per la tutela dell’ambiente e della salute dei cittadini. Non sono da escludere, come emerge dal rapporto Ecomafie 2012 di Legambiente, forti interessi da parte della criminalità organizzata mafiosa a questo genere di attività. Non è la prima volta che in Italia si tenta un simile approccio. Nel 2007 la Corte di Giustizia Europea (causa C-194/05) intervenne a respingere questa ipotesi, presente nell’art. 1, legge 21 dicembre 2001 n. 443; analogamente, nel 2004, la medesima Corte (causa C-457/02, Niselli) era intervenuta in relazione all’art. 14 D.L. 8 luglio 2002 n. 138, convertito con L. 8 agosto 2002 n. 178. La stessa Corte di Cassazione italiana si è espressa a più riprese tra il 2005 e il 2011 (Cass. pen., sez. 3, 27 settembre 2005, n. 1645, Francucci; Cass. pen. sez. 3, c.c. 26 ottobre 2006, n. 39369, Scarinci; Cass. pen. sez. 3, 18 giugno 2009, n. 39728, Gioffré; Cass. pen., 15 maggio 2007, n. 23788, Arcuti; Cass. pen., 12 gennaio 2011, n. 16705, Marietta).
L’Associazione Idra solleva peraltro diversi dubbi anche su un caso specifico quale quello dei progetti di cantieri TAV che riguardano Firenze, il cui centro storico è dal 1982 Patrimonio dell’UNESCO, evidenziando – per bocca delle stesse autorità competenti – i rischi ambientali e le incertezze che ancora oggi, prossimi al presunto inizio dei lavori, caratterizzano gli scenari di trasporto e smaltimento dei materiali di scavo e delle eventuali sostanze inquinanti presenti. Si chiede pertanto alla Commissione:
- in che maniera valuta il decreto italiano alla luce delle considerazioni presentate e come intende intervenire;
- in che maniera valuta il caso specifico dei cantieri TAV di Firenze e come intende intervenire rispetto alle problematiche sollevate nelle osservazioni dell’Associazione Idra.

Risposta di Janez Potočnik a nome della Commissione

La denuncia dell’associazione Idra cui fa riferimento l’onorevole parlamentare è relativa ad un progetto di decreto ministeriale concernente l’utilizzazione delle terre e rocce da scavo nel contesto di lavori di costruzione e al modo in cui le autorità italiane tratteranno le terre da scavo relative ai progetti dei cantieri TAV che sono in procinto di essere avviati nell’area di Firenze. Il disegno di decreto prevede che, in determinate condizioni, i materiali da scavo siano considerati sottoprodotti e non rifiuti. In base alla denuncia succitata il disegno di decreto, se adottato, risulterebbe in contrasto con la normativa ambientale dell’UE.

I servizi della Commissione stanno attualmente valutando se il progetto di decreto sia compatibile, in particolare, con l’articolo 5 della direttiva 2008/98/CE sui rifiuti1, che stabilisce le condizioni in base alle quali una sostanza o un oggetto può essere considerata/o come sottoprodotto.

Se la Commissione giungesse alla conclusione che il disegno di decreto, se adottato, risulterebbe in contrasto con la normativa ambientale dell’UE, intraprenderà le azioni necessarie per garantire che tale normativa sia correttamente recepita e attuata in Italia.

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10 Commenti a “Grandi opere e procedure di smaltimento delle “terre e rocce da scavo”: regolamento ministeriale italiano e violazione delle direttive europee”

  1. :) mi era sfuggita grazie :) avevo pensato all’arresto dell’amico di dell’utri. siamo con te :)

    25 luglio 2012 at 18:25
  2. Parlando di scavi e di Firenze, ricordiamo che i due terzi del materiale sono “rifiuti di perforazione”, classificati col codice Arpat 010599, che non esclude la presenza di sostanze inquinanti o tossiche, che metterebbero a rischio in particolare il lago di Castelnuovo, adiacente alla miniera di Cavriglia…….

    25 luglio 2012 at 18:16
  3. Ma dicevi di una buona notizia… e poi?

    25 luglio 2012 at 17:53

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