Processo Mori: le amnesie di Guazzelli e la presenza di Scibilia

18 maggio 2012

Cosa ci fa la Presidente della Commissione Antimafia Europea al processo Mori? Se lo sono chiesto in tanti questa mattina nell’aula del palazzo di giustizia di Palermo, dove si svolge l’udienza del processo che vede imputati il generale Mario Mori e il colonnello Mauro Obinu, accusati di favoreggiamento aggravato a Cosa Nostra per la mancata cattura del boss Provenzano. Se lo sono chiesto in tanti e si leggeva nei loro occhi. Nessuno però ha osato farmi la domanda. Altrimenti avrei risposto, molto serenamente, che non è la prima volta che assisto alle udienze del processo. Basterebbe lo status di “cittadina” a giustificare la mia presenza in aula. Ma adesso che presiedo la Commissione europea sul crimine organizzato ho un motivo in più che mi porta a prestare attenzione ai processi nei quali, prima ancora della loro definizione, sono comunque emerse enormi deviazioni praticate da organi istituzionali che, ancorché istituzionalmente deputati ad aggredire le organizzazioni mafiose, ne hanno amplificato la forza e perpetuato la stessa esistenza. Ormai nessuno più nega che la forza delle mafie coincide con la capacità delle stesse di relazionarsi coi poteri ufficiali e purtroppo proprio quello è il campo d’intervento dal quale certa magistratura sonnacchiosa si sottrae, finendo così con l’ingigantire la sovraesposizione di quei magistrati, come, tra gli altri, i pm Antonio Ingroia e Antonino Di Matteo, che applicano coerentemente la legge nei confronti di tutti, anche in indagini delicatissime come quella sulla trattativa fra mafia e pezzi dello Stato nel 1992-93.

Ho osservato con attenzione tutto quanto accadeva in quello strano scenario nel quale si svolge il processo. E così, dopo l’esame della giornalista Sandra Amurri, che ha raccontato ai giudici della conversazione casualmente udita tra l’on. Mannino e l’eurodeputato Gargani, ho notato le amnesie di Riccardo Guazzelli, figlio del maresciallo Giuliano Guazzelli, ucciso da Cosa Nostra vent’anni fa, chiamato a deporre per fare chiarezza sui rapporti tra il padre e, appunto, l’on. Calogero Mannino. Ma lui non sapeva, non ricordava, confermava ma non confermava. Ho notato, ancora, gli sforzi del sostituto procuratore Di Matteo nell’incalzare Guazzelli junior con le sue domande e anche con le contestazioni di precedenti dichiarazioni. Ho colto l’atteggiamento del generale Mori, che continuava ad annuire soddisfatto ad ogni amnesia del teste. Ma, soprattutto, ho notato la presenza nei pressi dell’aula di udienza del maresciallo Giuseppe Scibilia, responsabile di quel Ros di Messina che nel 1993 avrebbe dovuto arrestare il boss allora latitante Nitto Santapaola, e che invece finse perfino di non comprendere nessuna delle sconvolgenti intercettazioni ambientali attive nei locali abitualmente frequentati dal capomafia catanese e gestite proprio dal Ros di Messina nell’ambito dell’indagine sull’omicidio del giornalista Beppe Alfano, mio padre. Chissà, forse Scibilia era lì per una personale competenza sulle mancate catture dei capi di Cosa Nostra.

Anche il pm Di Matteo e il Presidente della Corte, Mario Fontana, si sono incuriositi per la presenza di Scibilia. Hanno chiesto spiegazioni a Guazzelli, il quale ha confermato di conoscerlo, di averlo visto e salutato poco prima dell’udienza, ma di non avergli chiesto il motivo della sua presenza, giusto oggi, proprio lì, lui che vive nel messinese: “Non gli ho chiesto le ragioni della sua presenza perché – ha spiegato Guazzelli – so che quando sono qui non devo parlare con nessuno”. E’ stato poi il generale Mori, chiedendo la parola per dichiarazioni spontanee, a chiarire il motivo di quella presenza: “Scibilia è qui per parlare con me”. E la ragione, si è capito, era la necessità per il sottufficiale in pensione di consegnare in anteprima al generale la bozza del suo futuro libro. Niente di meno.

Finita la deposizione, Guazzelli è andato via. Chiusa l’udienza, siamo usciti tutti dall’aula. A Scibilia, ancora nei corridoi del palazzo di giustizia, ho sentito dire: “Non vedo Guazzelli”. Dietro, una voce. Quella di Riccardo Guazzelli: “Eccomi”, ha risposto. E sono andati via insieme. Naturalmente, senza chiedersi le ragioni della loro rispettiva presenza. Domande da non farsi, in quegli ambienti.

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4 Commenti a “Processo Mori: le amnesie di Guazzelli e la presenza di Scibilia”

  1. enrico #

    On. Alfano, On Sonia Alfano, evidentemente troppe cose non tornano.
    Le amnesie, la dc, il candidato,le presenze inconsuete, ect.ect.

    20 maggio 2012 at 17:23
  2. Mimmo #

    Conoscevo il povero M.llo Guazzelli, ricordo che all’epoca mi chiese il voto per il figlio che si candidava per la DC di Mannino (elezioni Prov.li). Io gli risposi amichevolmente di non votare per quella formazione politica in quanto proprio Mannino era stato testimone di nozze del boss mafioso narcotrafficante Caruana da Siculiana.

    19 maggio 2012 at 09:52

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    [...] Era il 18 maggio scorso, e Guazzelli alle domande rivolte da Di Matteo e dal presidente del tribunal… [...]

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