In occasione della giornata internazionale della donna, ho rilasciato un’intervista al primo portale francofono sulle questioni europee, touteleurope.eu. La pubblico qui di seguito:
1) In veste di eurodeputato, qual è secondo lei il posto della donna in politica?
Credo e spero sia lo stesso degli uomini. A me non importa se un collega è uomo o donna: mi interessa che lavori e che lo faccia bene. Che sia affidabile, onesto, puntuale, credibile.
2) Qual è la sua esperienza personale? E’ più difficile ricoprire una carica politica quando si è una donna?
Non bisogna sottacere una certa diffidenza rispetto al ruolo della donna, in particolar modo da parte dei politici italiani. Però bisogna sfatare il mito della donna vittima sempre e comunque: alcune di noi, certamente non tutte, hanno raggiunto ottimi risultati in termini di credibilità e le loro competenze sono riconosciute a livello nazionale ed internazionale. Molte altre, purtroppo, hanno ottenuto incarichi politici attraverso condotte non esattamente ortodosse. Forse è quel tipo di donna che “infama” la figura femminile, sminuendola.
3) Una donna lavora diversamente rispetto a un uomo?
Competizione a parte, sì. Non c’è dubbio che la donna sia più concreta e organizzata nel lavoro. Spesso lo riconoscono anche gli uomini. Non è un luogo comune, le donne hanno una marcia in più. Frutto della maternità, se vogliamo. Ma non solo. Una donna è maggiormente allenata a fare più cose contemporaneamente, rispetto ad un uomo. E questo si riflette anche nel lavoro.
4) Quali sono i rapporti che intercorrono tra lei e i suoi colleghi uomini al Parlamento Europeo?
Ottimi. Raramente mi sono sentita “emarginata” in quanto donna. Semmai mi si giudica per ciò che dico o che faccio. Sono stata scelta quale relatrice di un’importantissima risoluzione sulle mafie nell’Unione Europea, approvata dal Parlamento europeo il 25 ottobre scorso. Un successo nel quale non tutti credevano, ma che cambierà le sorti della giustizia a livello europeo. Non credo che i miei colleghi uomini mi considerino “inferiore”, visto quello che ho portato a termine.
5) Qual è la situazione della donna in Italia?
Certamente è cambiata molto negli ultimi decenni. Una volta erano davvero poche le donne che lavoravano, per esempio. Oggi ce ne sono tantissime. E sempre di più sono quelle che hanno ruoli di prestigio. Ma questo, purtroppo, non significa che sia semplice. Le donne fanno ancora oggi molta fatica ad imporsi nel mondo del lavoro. E di sicuro fanno molta più fatica degli uomini.
6) Crede che le pari opportunità siano rispettate, soprattutto quando si tratta di ricoprire cariche di alto livello?
Dipende. Le differenze che ancora si percepiscono, sono frutto di un retaggio culturale. In Italia non abbiamo mai avuto un Presidente della Repubblica o un Presidente del Consiglio dei Ministri donna. Questo non perché l’Italia abbia penuria di donne competenti, coraggiose e all’altezza del ruolo, ma, appunto, per un retaggio culturale che bisogna combattere.
7) Che cosa può fare l’Unione Europea per rafforzare l’uguaglianza di genere?
Tutelare i diritti della donna come madre e lavoratrice rappresenta, dal mio punto di vista, una delle più grandi sfide che quest’Europa a 27 – ben presto a 28 – é tenuta ad affrontare. Allineare i diritti delle madri a quelli dei padri in termini di congedo parentale potrà sicuramente essere utile a ridurre le disuguaglianze di genere e a favorire il posizionamento stabile delle giovani donne sul mercato del lavoro. Posto questo principio di base, l’Unione europea ha altresì l’obbligo morale di un impegno serio per colmare il divario di retribuzione tra donne e uomini. É inaccettabile che nel 2012 le donne guadagnino 86 euro ogni 100 euro guadagnati da un uomo. Solo perseguendo dei risultati concreti in quest’ambito, solo combattendo questa battaglia di civiltà, potremo avviarci verso una reale parità di genere, tanto auspicata ma ben lungi dall’essere reale.



