di Giuliano Girlando
Nel marzo dello scorso anno la Regione Lazio ha prodotto un piano di tagli alla sanità per cominciare un’opera di ripianamento dell’enorme debito accumulato negli anni. Così si è giunti alla conclusione che a Villa Betania, centro ospedaliero del Santo Spirito di Roma, il reparto di Chirurgia Maxillo-Facciale sia da chiudere.
“I medici (un primario e 3 aiuti) – sottolinea in una nota Domenico Scopelliti, primario dell’unità operativa a Villa Betania – saranno senza nulla da fare, malgrado in due ospedali romani (S. Camillo e S. Giovanni) da oltre 2 anni siano senza primario entrambi i reparti di Chirurgia Maxillo-Facciale. La Regione – aggiunge – più volte interpellata, non ha mai risposto”.
E’ paradossale che tra l’altro, proprio a Villa Betania, per effetto di un protocollo d’intesa siglato tra Ministero della Salute, Regione Lazio e Asl Roma/E, ha sede il coordinamento scientifico della “Fondazione Operation Smile”, vale a dire la fondazione che dal 1982 opera in più di 50 Paesi del mondo e che, tramite volontari, cura migliaia di bimbi con gravi malformazioni al volto. Negli anni, questo reparto, è diventato un grande punto di riferimento mondiale ed ora vogliono chiuderlo, grazie al piano di rientro, per dare priorità – dicono – ad un reparto “solventi”: privato!
Allora la domanda sorge spontanea: dove andranno tutti i pazienti e tutti quei poveri bimbi, fiduciosi e senza un soldo? Dove andranno dal 12 marzo i dirigenti medici non ancora ricollocati? Da quanto si apprende il reparto dovrebbe chiudere fra poche settimane, eppure si occupa di interventi importanti, come traumi e ricostruzioni cranio-facciali, progenismi e patologie tumorali; in più c’è un accordo scritto, con delibera annessa, tra il reparto e la Asl Roma/E che autorizza i dirigenti medici a partecipare a missioni umanitarie nel mondo per la Onlus “Operation Smile”.
Un impegno umanitario di grande valore e prestigio che fa sì che molti bambini possano ritrovare il sorriso. Ecco perché, dunque, c’è la necessità di rivolgersi a Bruxelles e alla Commissione Europea per dare aiuto alla Fondazione e permettere così ai medici di ricollocarsi in un progetto di grande importanza.




