Sosteniamo i progetti umanitari di “Operation Smile”

28 febbraio 2012

di Giuliano Girlando

Nel marzo dello scorso anno la Regione Lazio ha prodotto un piano di tagli alla sanità per cominciare un’opera di ripianamento dell’enorme debito accumulato negli anni. Così si è giunti alla conclusione che a Villa Betania, centro ospedaliero del Santo Spirito di Roma, il reparto di Chirurgia Maxillo-Facciale sia da chiudere.

I medici (un primario e 3 aiuti) – sottolinea in una nota Domenico Scopelliti, primario dell’unità operativa a Villa Betania – saranno senza nulla da fare, malgrado in due ospedali romani (S. Camillo e S. Giovanni) da oltre 2 anni siano senza primario entrambi i reparti di Chirurgia Maxillo-Facciale. La Regione – aggiunge – più volte interpellata, non ha mai risposto”.

E’ paradossale che tra l’altro, proprio a Villa Betania, per effetto di un protocollo d’intesa siglato tra Ministero della Salute, Regione Lazio e Asl Roma/E, ha sede il coordinamento scientifico della “Fondazione Operation Smile”, vale a dire la fondazione che dal 1982 opera in più di 50 Paesi del mondo e che, tramite volontari, cura migliaia di bimbi con gravi malformazioni al volto. Negli anni, questo reparto, è diventato un grande punto di riferimento mondiale ed ora vogliono chiuderlo, grazie al piano di rientro, per dare priorità – dicono – ad un reparto “solventi”: privato!

Allora la domanda sorge spontanea: dove andranno tutti i pazienti e tutti quei poveri bimbi, fiduciosi e senza un soldo? Dove andranno dal 12 marzo i dirigenti medici non ancora ricollocati? Da quanto si apprende il reparto dovrebbe chiudere fra poche settimane, eppure si occupa di interventi importanti, come traumi e ricostruzioni cranio-facciali, progenismi e patologie tumorali; in più c’è un accordo scritto, con delibera annessa, tra il reparto e la Asl Roma/E che autorizza i dirigenti medici a partecipare a missioni umanitarie nel mondo per la Onlus “Operation Smile”.

Un impegno umanitario di grande valore e prestigio che fa sì che molti bambini possano ritrovare il sorriso. Ecco perché, dunque, c’è la necessità di rivolgersi a Bruxelles e alla Commissione Europea per dare aiuto alla Fondazione e permettere così ai medici di ricollocarsi in un progetto di grande importanza.

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