Di recente un rapporto Eurispes-Coldiretti, realizzato anche grazie al contributo di Ismea, Arma dei Carabinieri, Guardia di Finanza, Corpo Forestale dello Stato, Procura Nazionale Antimafia e Agenzia delle Dogane, ha stimato in 12,5 miliardi di euro il volume d’affari delle agromafie in Italia, di cui: 3,7 miliardi di euro da reinvestimenti in attività lecite (30% del totale) e 8,8 miliardi di euro da attività illecite (70% del totale). La Commissione Europea mi ha invitata, in qualità di relatrice della risoluzione sul crimine organizzato e le mafie nell’Unione Europea, alla conferenza “Combating food-related crime” (27-28 febbraio), alla quale, oltre a numerosi esperti del settore, ha partecipato anche il procuratore Raffaele Guariniello.
Di seguito il testo del mio intervento:
Sono estremamente onorata dell’invito ricevuto dalla Commissione Europea a questa prestigiosa conferenza per confrontarsi su un argomento di estremo interesse ed attualità a livello europeo quale quello della criminalità e dei reati connessi al cibo.
Voglio precisare innanzitutto che nel mio contributo introduttivo non ho intenzione di entrare nel dettaglio sia dell’analisi del problema che delle modalità, attuali e prospettiche, per contrastarlo efficacemente. Ritengo infatti che durante questa due giorni di dibattiti interverranno esperti e professionisti che sapranno fornirci riflessioni di elevato spessore e che saranno utili per avere un quadro nitido della situazione in Europa. Auspico anzi di leggere i contributi dei vari intervenuti perché purtroppo non potrò essere presente durante tutti i lavori a causa della concomitanza della riunione della commissione LIBE al Parlamento Europeo. D’altra parte era troppa la voglia di esserci e di fornire il mio contributo attraverso alcune brevi considerazioni di tipo più prettamente politico che mi auguro potranno rappresentare uno spunto di riflessione interessante.
Oltre ad essere motivo di personale orgoglio, ritengo importante che la Commissione Europea abbia pensato al mio nome in quanto relatrice della risoluzione del Parlamento Europeo sul crimine organizzato e le mafie. Questa scelta dimostra infatti la consapevolezza maturata a livello istituzionale che la cosiddetta criminalità “food-related” altro non rappresenta che uno degli ambiti di azione più in espansione, più proficui e meno rischiosi delle organizzazioni criminali in Europa.
Per ovvie ragioni le mie conoscenze si rivolgono a quanto accade in Italia ed è per questo che voglio citarvi un recentissimo rapporto che indica in 12,5 miliardi di euro il business totale delle cosiddette agromafie solamente in Italia. Un importo che si traduce in un triplice danno alle imprese sane e legali, alla salute dei cittadini-consumatori e alle tasche dello Stato. Queste cifre, pur se indicative, dimostrano che alcune problematiche cruciali per il destino dell’Europa quali la pressione del debito pubblico e la questione della crescita economica non si risolvono necessariamente tramite l’abbattimento della spesa sociale, l’aumento della tassazione e la rinuncia alle tutele per i lavoratori ma passano attraverso il contrasto alla metastasi mafiosa nelle sue varie manifestazioni e attività.
È evidente che la problematica del “food related crime” è destinata ad assumere proporzioni sempre più imponenti, in primo luogo perché in un contesto di crisi economica l’impoverimento di fasce ampie della popolazione genera una crescente domanda di cibo a basso prezzo, con estrema tolleranza sociale rispetto alla qualità e alla provenienza dello stesso. Per non parlare del fatto che nei prossimi decenni la pressione demografica mondiale porrà al centro di qualsiasi scelta politica ed economica il cibo e l’acqua.
In tale contesto è dunque pericolosissimo ma comprensibile l’interesse e l’attivismo delle organizzazioni criminali e delle mafie rispetto a questo genere di attività, molto meno rischiose del traffico di stupefacenti ma ugualmente profittevoli. I dati di fatto ci dimostrano inoltre la dimensione transnazionale che caratterizza tali traffici. Mi riferisco alla recentissima operazione OPSON, conclusasi il 4 dicembre 2011 e condotta congiuntamente da Europol e Interpol in 10 diversi paesi, che ha visto il sequestro di centinaia di tonnellate di cibo contraffatto e di scarsa qualità.
Studiando alcuni casi di “food-related crime” si comprende la complessità di queste attività in cui frode, traffici illeciti, corruzione e impresa criminale si sovrappongono e che è praticamente impensabile di separare il contrasto a tali reati dal contrasto alle reti di criminalità organizzata.
Queste considerazioni dimostrano che la questione della lotta al crimine organizzato e alle mafie deve essere prioritaria se si intende difendere i diritti e le libertà che l’Unione Europea deve garantire ai propri cittadini. Penso che ormai i tempi sono abbastanza maturi e le conoscenze sufficientemente sviluppate per abbandonare l’immaginario di una criminalità organizzata mafiosa e delle reti criminali organizzate che è stata dipinta nella filmografia internazionale e che non riguarda i giorni nostri. Oggi ci ritroviamo infatti a fronteggiare mafie sempre più invisibili, sempre più silenziose, composte e coadiuvate da professionisti, esperti, imprenditori, funzionari pubblici, amministratori pubblici, politici. Organizzazioni criminali che si evolvono in sistemi criminali e che come tali vanno contrastati. Per queste ragioni è così importante che l’Unione Europea e i suoi Stati membri imbocchino con determinazione la strada del contrasto a livello transnazionale a tutte le forme di criminalità organizzata.
Auspico dunque che queste iniziative così importanti da parte della Commissione siano sempre più frequenti e che permettano di analizzare ed elaborare soluzioni concrete e all’avanguardia, tenendo presente che un’azione seria di contrasto focalizzata solo sulla specifica attività potrebbe risultare vana se non inserita in un approccio globale di lotta al fenomeno criminale organizzato.
Il Parlamento Europeo con la sua risoluzione del 25 ottobre scorso e con l’ormai prossima istituzione di una commissione speciale antimafia sta indicando la strada da percorrere. I segnali che giungono dalle altre istituzioni, soprattutto dalla Commissione Europea, sono al momento incoraggianti anche se il lavoro da fare è veramente imponente perché ad oggi siamo molto indietro.
Come afferma un importante procuratore antimafia italiano, Nicola Gratteri, l’Europa è al momento una vasta prateria nella quale le mafie vanno a pascolare liberamente. Il nostro lavoro quotidiano deve essere teso a rendere questa prateria europea inospitale per le organizzazioni criminali e sicura per i nostri cittadini.
Grazie mille e buon lavoro.





Condiviso “a raffica”.Come sempre….GRAZIE Sonia!:)
complimenti Sonia!ma soluzioni?inasprimento dei controlli e carcere per i colpevoli sarebbero l’ideale ma si scontrano con la riduzione di risorse che abbiamo sotto gli occhi..
diciamo che questa volta non ho nulla da dire… mi trovi d’accordo. La strada e’ lunga, ma tutti uniti possiamo dare problemi alla mafia a livello europeo e non.
Buona serata Elena