Armiamoci e partite: altri tre “morti da Lince”

22 febbraio 2012

I tre giovani militari morti due giorni fa in Afghanistan sono stati già “classificati” dalla politica e dalla grande stampa come vittime di un incidente stradale, sebbene si vociferi di un’inchiesta aperta. C’è da scommettere, però, che non si indagherà sulla pericolosità dei mezzi in dotazione ai militari italiani in missione. La politica, intanto, non può limitarsi al cordoglio (più o meno ipocrita): è arrivato il momento di affrontare con serietà il tema della sicurezza dei nostri militari nei teatri di guerra. Non è la prima volta che il ribaltamento del Lince (prodotto Iveco e “fiore all’occhiello” della Difesa italiana nelle operazioni in Afghanistan, dal costo cadauno di €. 600.000,00) causa morti: abbiamo già contato almeno altre otto vittime nel giro degli ultimi due anni. Senza contare l’altissimo numero di contusi e feriti.

Durante una puntata della trasmissione di Rai Tre “Agorà, nel gennaio scorso, un esperto carrista dell’Esercito ha denunciato la pericolosità e l’inefficenza del mezzo Iveco. Secondo il militare intervistato (e non solo), il Lince è instabile e pericoloso innanzitutto perché durante le manovre le sospensioni sarebbero eccessivamente sollecitate. “La difficoltà sta nel riportare il mezzo tutto d’un pezzo, altrimenti passi i guai. Per quello molti miei colleghi (compreso il sottoscritto) non lo vogliono guidare. Mezzo fermo, mezzo morto”, aggiunge. Poi spiega che il Lince può raggiungere i 145-150 km/h, sottolineando che a quella velocità, qualsiasi mezzo di 7,5 tonnellate, se fa una manovra brusca, “lo perdi”. Ma, ed è questa la denuncia più sconvolgente, “succede anche a 30 km/h”. Ovviamente il soldato mantiene l’anonimato “perché – spiega – chi solleva la polemica viene fatto a pezzi”.

Diversi esperti hanno fatto notare che il Lince ha un’accentuata tendenza al ribaltamento su un fianco quando affronta, anche a bassa velocità, una curva in salita o in discesa e che ha un baricentro troppo spostato verso l’alto per il posizionamento della “cellula di sicurezza”. Anche la luce tra il terreno e i parafiamma anteriore/posteriore per assorbire l’effetto di cariche esplosive ne compromette l’assetto. L’insufficiente bilanciamento dei pesi tra motore e gruppo di riduzione, poi, completa il quadro sconsolante nel quale i nostri militari sono costretti ad operare.

L’ex sottosegretario alla Difesa Guido Crosetto ha commentato l’intervento del militare con una punta di imbarazzo (eppure sarebbe stato facile contraddire un uomo che parlava a volto coperto), ammettendo che il Lince “non è un mezzo perfetto, ma è il migliore attualmente sul mercato” e ha ribadito che un veicolo di quel peso, lanciato a 150 km/h, si ribalta. Per questo l’Esercito impone una velocità massima di 90 km/h. Come si fa a sfuggire ad un attacco militare andando alla velocità massima di 90 km/h? E perché Crosetto rilascia dichiarazioni così “timide”, se è consapevole dei rischi che corrono i nostri soldati? La sensazione è che anche lui abbia timore di doversi scontrare con i poteri forti che “decidono” della sorte di centinaia di ragazzi che vengono messi alla guida di questi mezzi.

Fermo restando il (sacrosanto) principio costituzionale sancito dall’articolo 11, bisogna prendere atto di un fatto evidente, una volta e per tutte: le responsabilità politiche delle numerose “morti da Lince” sono da attribuire a chi questi veicoli militari li ha acquistati e a chi, pur essendo consapevole della copiosità del sangue versato dai nostri soldati, non sta facendo nulla per difenderli, rispondendo alla peggiore delle logiche: quella dell’ “armiamoci e partite”.

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8 Commenti a “Armiamoci e partite: altri tre “morti da Lince””

  1. Nikolay Scannapieco via Facebook #

    l’ipocrisia di uno stato che avvalla queste missioni di ” pace” e poi non manda nessun rappresentante all’ aereoporto all’ arrivo delle salme…

    22 febbraio 2012 at 18:01 Rispondi
  2. non c’è bisogno di indagare; sono morti si con un incidente dovuto comunque ai vari esplosivi e trappole che sono disseminate lungo il percorso. L’incidente è l’atto conclusivo, il modo meno devastante nel trasmettere queste aghiaccianti informazioni.

    22 febbraio 2012 at 18:06 Rispondi
  3. Premesso che “un incidente in una guerra umanitaria” è un triplo ossimoro…dove trovo i dati dell’inchiesta?Non ho le competenze scientifiche per valutare i dati, ma vorrei provare a capirci qualcosa in più, anche perchè se la mercedes ritira l’intera classe A che nn supera la “prova dell’alce”, la Fiat (IVECO) li manda in guerra?…

    22 febbraio 2012 at 18:17 Rispondi
  4. ma che cavolo ci stiamo a fare ancora la?!?!?!?!?!pure gli americani se ne stanno andando porca miseria!!!!

    22 febbraio 2012 at 18:19 Rispondi
  5. la botola sul tetto con mitragliatrice è chiamata dai soldati “sedia della morte”. è priva di pannelli di protezione, ed è facile per il soldato essere colpito. il blindato hammer degli Usa ha invece i pannelli.

    22 febbraio 2012 at 18:34 Rispondi
  6. io invece nn capisco perchè in certe operazioni si debba morire in maniera così banale quel percorso nn era minato eppure è stato fatale nn c’era proprio alternativa???

    22 febbraio 2012 at 20:11 Rispondi
  7. io invece nn capisco perchè in certe operazioni si debba morire in maniera così banale quel percorso nn era minato eppure è stato fatale nn c’era proprio alternativa???

    22 febbraio 2012 at 20:11 Rispondi
  8. Dario D'Angelo via Facebook #

    Il figlio di La Russa ci dovrebbe andare in Afghanistan….!!! Bastardi…!!

    23 febbraio 2012 at 00:55 Rispondi

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