Csm, due pesi e due misure: Ingroia vs Cassata

16 febbraio 2012

Sulla “tirata d’orecchi” destinata al procuratore aggiunto Antonio Ingroia c’è qualcosa che non è ancora stato detto dai commentatori: il Csm adotta nei confronti dei magistrati due pesi e due misure, due metri di giudizio assolutamente inconciliabili, come il giorno e la notte, il bianco e il nero, la legalità e l’illegalità.

Ci si chiede infatti come sia possibile richiamare Ingroia per le sue affermazioni su “forze che cercano di introdurre privilegi e immunità a vantaggio di pochi”, e per la sua dichiarazione di “partigianeria” relativa alla Costituzione italiana (fondamento della nostra Repubblica), e mantenere, invece, l’inerzia complice nei confronti di un alto magistrato quale è Antonio Franco Cassata, procuratore generale di Messina, che si trova addirittura sotto processo per diffamazione pluriaggravata contro la memoria del professore Adolfo Parmaliana (che anni fa lo denunciò proprio al Csm), contro il quale, secondo il Procuratore di Reggio Calabria Giuseppe Pignatone, Cassata addirittura diffuse un ripugnante dossier anonimo.

Mi fa specie dover accostare i nomi di questi due magistrati: è come paragonare l’oro al piombo. Ma è necessario, purtroppo. Perché raffrontare il diverso trattamento riservato dal Csm a Ingroia e Cassata fa capire quali siano le ragioni della persecuzione del primo e della protezione del secondo.

Nei confronti di Cassata, del quale il Csm conosce i comprovati rapporti con esponenti delle cosche barcellonesi e per essere il principale animatore di un circolo paramassonico (Corda Fratres, di cui hanno fatto parte il mafioso Gullotti, mandante nell’omicidio di mio padre, suo cognato Salvatore Rugolo e Rosario Pio Cattafi, pregiudicato, destinatario di misure di prevenzione antimafia e indicato da pentiti di tutta Italia quale boss mafioso pericolosamente legato ai servizi segreti), mai nessun provvedimento è stato preso. Al di là, naturalmente, dei provvedimenti di comodo e delle promozioni, tanto da essere posto il 29 luglio 2008 a capo della magistratura inquirente del distretto giudiziario di Messina, ruolo che ancora oggi riveste.

A nessuno pare interessare che Cassata controlli un’attività come quella del museo entoantropologico di Barcellona Pozzo di Gotto, i cui finanziamenti pubblici potrebbero essere soggetti al controllo giurisdizionale, così come potrebbero esserlo i funzionari pubblici che quei finanziamenti li dispongono. Però Ingroia deve evitare di “esternare” il proprio pensiero al congresso di un partito politico extraparlamentare.

A nessuno importa se Cassata fece un viaggio da Messina a Milano in compagnia del boss mafioso Giuseppe Chiofalo, il quale ha personalmente confermato la circostanza senza mai incontrare smentita. Però guai se Ingroia “esterna” la sua partigianeria. Per la Costituzione, mica per il boss Chiofalo!

Nessuno, all’interno del Consiglio Superiore della Magistratura, si indigna se Cassata, durante la latitanza del boss Gullotti, si fermò per strada a chiacchierare amabilmente con la moglie del suddetto latitante. E nessuno si indigna se lo stesso Cassata si è adoperato per ostacolare indebitamente indagini nei confronti di persone a lui molto legate, siano esse appartenenti alle forze dell’ordine o suoi colleghi come il dr. Olindo Canali, in questo momento l’unico magistrato della Repubblica imputato per fatti di mafia eppure scandalosamente in servizio al Tribunale penale di Milano. Però che vergogna Ingroia, che pretende di poter esprimere pubblicamente le proprie opinioni contro le devianze illegalitarie del sistema.

Il Csm non reagisce alla notizia che il magistrato Cassata chiede indebitamente ad un giovane collega di rinviare un’udienza preliminare per favorire l’elezione dell’imputato alla carica di vicepresidente del consiglio comunale di Barcellona Pozzo di Gotto. Però Ingroia non deve farsi vedere al fianco dei “maledetti comunisti”.

Se poi il nome di Cassata viene fuori da un verbale di denuncia perché legato ad un giro di prostituzione, il Csm cosa fa? Nulla. E’ chiaro. Il problema è che Ingroia non deve parlare della Costituzione! Lo stesso capo del Csm, il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, ieri lo ha detto a chiare lettere: “i giudici mettano fine a condotte inopportune”. Per “evitare che venga lesa l’immagine di terzietà delle toghe”. Ma non si riferiva di certo al procuratore Cassata: l’importante è che i magistrati mantengano la propria terzietà rispetto alle idee. Evitino di pensare, è un’attività sovversiva. Però, evidentemente, è concessa l’amicizia con i mafiosi.

N.B.: E’ notizia dei giorni scorsi che il figlio del dott. Cassata, l’avv. Nello Cassata, è indagato dalla Procura della Repubblica di Barcellona Pozzo di Gotto (organo requirente sottoposto al controllo del Procuratore generale di Messina Cassata) per associazione a delinquere finalizzata alla truffa assicurativa. Si può ritenere il dott. Antonio Franco Cassata compatibile con l’ambiente nel quale esercita, essendo il figlio indagato dagli uffici a lui sottoposti? Pare che il Csm ritenga di sì, perché mica Cassata ha invocato pubblicamente il rispetto della nostra Costituzione! E ci credo…

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23 Commenti a “Csm, due pesi e due misure: Ingroia vs Cassata”

  1. Di cosa meravigliarsi ancora … al Csm non erano nemmeno degni di giudicare un grande come Antonio Ingroia

    16 febbraio 2012 at 18:37 Rispondi
    • Nicola #

      Così va l’Italia. Guai a toccare la politica … ed alcuni in particolare.

      17 febbraio 2012 at 10:23 Rispondi
  2. SENZA PAROLE

    16 febbraio 2012 at 18:40 Rispondi
  3. Claudio Foderà via Facebook #

    Evidentemente si ritrovano spesso a cena…..a loro insaputa.

    16 febbraio 2012 at 19:03 Rispondi
  4. Elena #

    tutto questo papiro di parole perche’ e’ un suo amico?.. Onorevole Lei e’ fortunata ad avere amici magistrati. Paragonare l’oro al piombo? se lo dici tu..

    Riporto il seguente articolo non tanto recente..

    IL FOGLIO

    27 SETTEMBRE 2004
    “In esclusiva per noi, le strane abitudini della gente per bene”

    Può un pm parlare al telefono con un mafioso che gli ristruttura la casa? Il dottore INGROIA l’ha fatto Il pubblico accusatore di Dell’Utri vittima di un’intercettazione che lo descrive SCENE DAL DOPPIO GIOCO DEL COLLABORATORE E AMICO DEL MAGISTRATO Palermo. Chi sarà mai questo Professore? Nel brogliaccio in cui prendono appunti sulle telefonate intercettate, i carabinieri del Nucleo operativo di Palermo annotano diligenti che Ciuro Giuseppe parla, il 28 febbraio del 2003, alle ore 9.36, con Aiello Michele, e che gli parla anche dei lavori in corso in quel di Calatafimi, provincia di Trapani, “in una casa di ’u Professore’”. Annotano che “Michele dice che i lavori per ora sono fermi perché vuole farli fare a persone di sua fiducia” e Pippo Ciuro, poliziotto e spia della mafia, risponde “aspetta che te lo passo, ché il Professore è qui con me”. Ed ecco che il telefonino intercettato passa al Professore, e il Professore parla con Aiello di questi benedetti lavori di ristrutturazione. Chiede a che punto sono, si informa delle mattonelle, di tramezzi, muri, i colori. Chiede delucidazioni sui tempi di consegna e di completamento, ricorda di aver chiesto un primo conto, perché il padre – proprietario della masseria – ha ricevuto un finanziamento della legge per il terremoto del Belice e l’ingegnere Aiello lo rassicura: stia tranquillo dottore, ci pensiamo noi, arrivederla, arrivederla.
    Dottore? Ma non era Professore? I carabinieri, usi a obbedir tacendo, annotano con cura, senza capire. O fingendo di non capire. Poi presentano il brogliaccio ai superiori e la cosa finisce in procura, tra le mani dei magistrati inquirenti. I quali invece sanno benissimo chi è il Professore. E’ Ingroia Antonio, il magistrato con cui Ciuro lavora da nove anni fianco a fianco – a palazzo di giustizia li chiamano i “puri e ciuri” – al processo contro Marcello Dell’Utri. Ciuro, maresciallo della Dia, è una talpa. E assieme al suo compare Giorgio Riolo, maresciallo dei carabinieri distaccato al Ros, vende informazioni riservate al suo amico Michele Aiello, imprenditore di Bagheria, proprietario di cliniche e di imprese edili, indagato per mafia e indicato dal pentito Nino Giuffrè, detto Manuzza, addirittura come il prestanome di Bernardo Provenzano. Ma i traditori, come si sa, sono stati scoperti da altri pm, Giuseppe Pignatone, Maurizio De Lucia, Michele Prestipino, Nino Di Matteo, meno gettonati e meno noti e qualcuno pure molto inviso a Ingroia.
    Quando l’indagine sui venditori di antimafia arriverà al punto di non ritorno e si preparareranno i mandati di cattura, il Professore verrà comunque avvertito di stare bene attento ai doppi giochi di Ciuro, ma anche pregato di non fargli capire nulla. C’è un problemino, però: il traditore, prima di essere scoperto, ha procurato al magistrato, che chiama amichevolmente “il Professore”, l’impresa che sta ristrutturando il vecchio casolare di Calatafimi: e l’impresa è proprio quella di Aiello, il mafioso in doppiopetto. Ingroia è costretto a fare buon viso a cattivo gioco e a parlare di mattonelle e tramezzi con un mafioso, lui che i mafiosi (come Dell’Utri) normalmente li processa.

    Una ragnatela ammaliante
    Doveva essere una ragnatela ammaliante, oltre che appiccicosa, quella di Michele Aiello. Non solo perché l’ingegnere era in grado di risolvere con le sue aziende qualsiasi problema edilizio, come quello di Ingroia: è bastata la raccomandazione di Ciuro e una squadra di operai raggiunse in quattro e quattr’otto Calatafimi. Ma anche perché, con la sua modernissima clinica “Villa Santa Teresa”, Aiello era in grado di rispondere a qualsiasi problema di diagnosi e di salute.

    Ed ecco così un altro puro e duro dell’antimafia militante, come l’onorevole Lillo Speziale, diessino, capogruppo del suo partito all’Assemblea regionale siciliana, dimostrare grande confidenza con Aiello, che lo chiama al telefono. “Uè, Michè come va? Oggi alle quattro ti mando l’ex presidente della Regione… Al ginocchio dell’onorevole ci tengo particolarmente, perché quando lui è stabile sui piedi ragiona meglio…”. Ride, si autocompiace della battuta, poi precisa: “Non ragiona con le ginocchia, neanche con i piedi, però quando è stabile Capodicasa ragiona meglio…”. E’ il 19 febbraio del 2003 e altri carabinieri annoteranno diligenti che l’indomani l’ex presidente diessino della Regione (l’unico ex comunista ad aver guidato l’amministrazione siciliana, oggi presieduta da Totò Cuffaro), vestito con un cappotto scuro, va nella clinica di Michele Aiello a fare una risonanza magnetica. Nel corso della telefonata annoteranno anche, i militari, segnandola in grassetto, una battuta di Speziale: “Poi io e te dobbiamo parlare di un paio di cosette che abbiamo in sospeso…”.

    Ci vanno pure magistrati, gli telefonano politici di ogni colore, ad Aiello. Dice il carabiniere Giorgio Riolo, la talpa numero due, “sapevo pure che si sentiva persino con la segreteria di Lumia…”. Lumia?, chiedono i pm allibiti. “Lumia, Lumia”, conferma Riolo: “Infatti io una volta mi sono trovato lì e lui, Aiello, ha chiamato la segreteria, non so con chi parlava, però mi diceva: questa era la segreteria di Lumia; e quando io so che Lumia ex presidente non so di che cosa sia all’Antimafia, io non potevo mai credere a tutte queste stupidaggini, al fatto insomma che lui fosse un mafioso”.

    Annotano diligenti i carabinieri addetti alle intercettazioni, che effettivamente la segreteria dell’onorevole diessino Giuseppe Lumia, ex presidente della commissione parlamentare Antimafia, aveva preso contatti con Aiello, per informarsi della situazione ed eventualmente presentare un’interrogazione sul blocco dei pagamenti alla clinica, da parte dell’Asl. Cosa che avevano già fatto, in Sicilia, i deputati dei ds Domenico Giannopolo e della Margherita Andrea Zangara… Lumia poi l’interpellanza non la presentò più… E poi c’era pure Zangara, bagherese, che andava a trovare Aiello con Pino Fricano, sindaco ulivista di Bagheria.

    E Ciuro che in aula, nella requisitoria del processo Dell’Utri, i pm hanno mostrato quasi di disconoscere? “Si è parlato in maniera ignobile del ruolo ricoperto da Ciuro in questo processo, si è detto che aveva avuto un posto riservato tra gli scranni di quest’aula, posto rimasto vuoto dopo il suo arresto”, ha puntualizzato il 3 maggio, indignato, il pm Domenico Gozzo, per ribattere a una lettera con la quale Marcello Dell’Utri chiedeva a Ingroia con quale coerenza potesse mai portare avanti un processo per mafia, le cui indagini erano state affidate a un maresciallo accusato di mafia. Chi potrà mai dimenticare infatti che il maresciallo Ciuro – era il 26 novembre del 2002 – si scapicollò, con un braccio ingessato, fino a Palazzo Chigi, per partecipare – naturalmente in coppia con il Professore – all’interrogatorio di Berlusconi Silvio, nato a Milano il 29 settembre 1936, indagato di reato connesso? E chi potrà mai ignorare che il povero Ciuro aveva firmato da solo l’informativa sul nominato Berlusconi Silvio, già generalizzato in atti.

    Che ingrati, certi magistrati. Ora pigliano le distanze, ma lui, il maresciallo più amato della procura antimafia – era l’estate del 2003 – si spendeva anche per la causa comune. Così almeno diceva, civettando, il 22 agosto del 2003, con la bellissima collega Brigida. Ascoltiamo. “Gli ho detto ad Antonio: facciamo il trasloco. E lunedì facciamo il trasloco”, esordisce Ciuro, impennacchiandosi come un gallo cedrone. Antonio è sempre lui, Ingroia, l’altro “puro e ciuro”. I due non dividono solo la stanza dell’ufficio, al secondo piano del palazzo di giustizia, hanno pure le villette a mare vicinissime, una accanto all’altra. “Avete finito quella cosa”, chiede ansiosa Brigida. Quella cosa è la requisitoria del processo Dell’Utri. “Ancora no, ma una buona botta gliela abbiamo data, sai Brigida… Buona sta venendo… Quella seccatura di Forza Italia ce l’abbiamo tolta tutta, ora c’è il problema delle dichiarazioni, che è la parte più rognosa, non dobbiamo dare il fianco alla difesa, se no quelli ci fanno nuovi… E poi hai visto il giornale oggi? Le dichiarazioni di Giuffrè, che dice che prima delle stragi ci sono stati dei contatti con imprenditori… ma questa è la vecchia strategia, la vecchia teoria di quello che abbiamo fatto noi nel sistema criminale, dei mandanti esterni, diciamo… Ora questo Giuffrè o parla a rate o aveva parlato prima e noialtri che siamo i titolari del processo non l’abbiamo saputo… Lo apprendiamo adesso dai giornali…”.

    Ma non è tutto
    Ma non è tutto. Qualche giorno dopo, parlando con la segretaria di Guido Lo Forte, Margherita Pellerano, che cercava una raccomandazione per il marito da Totò Cuffaro, Ciuro non sa più contenere la propria spavalderia. Si sente attore e regista di tutte le questioni che attraversano palazzo di giustizia. “Ma lunedì c’è riunione per quella storia?”, chiede Ciuro. La storia è la questione della Direzione antimafia, dalla quale devono uscire Lo Forte e Roberto Scarpinato, l’altro pubblico ministero del processo contro Giulio Andreotti. Il coordinamento di Palermo deve passare a Pignatone, l’odiato (da Lo Forte, Scarpinato, Ingroia) Pignatone. “Pare che farà il coordinatore di tutta Palermo”, annota sprezzante Ciuro. E la Pellerano: “Non lo sappiamo ancora… ci sono tutti i cosi i rumpere”, ci sono cose da rompere, “se questo succede veramente l’inferno ci sarà”. Previsione azzeccata: il tentativo di rivolta ci fu, ma fallì miseramente. Ciuro si sente ormai il padrone delle terre. Come i vecchi campieri del feudo che a forza di parlare a nome dei baroni, erano riusciti a spodestare i baroni. Ma ha voluto strafare ed è finito in galera. Chi si ricorderà di lui? Gozzo, al processo Dell’Utri, ha detto che non contava niente: “ ’n’aranci ’i terra”. Un’arancia caduta dall’albero, un’arancia da terra appunto, da raccogliere coi piedi. Ma il Professore? Che cosa dirà di lui il Professore quando verrà il giorno del processo? Gli darà un’altra calcagnata come si fa con l’“aranci ’n terra”?

    A DIMENTICAVO, LA RESPONSABILITA’ CIVILE DEI MAGISTRATI E’ PASSATA ANCHE AL SENATO..

    BUONA SERATA ONOREVOLE..

    16 febbraio 2012 at 20:46 Rispondi
    • Ufficio stampa #

      Forse se lei leggesse, le sarebbe più chiaro. Glielo dico senza voler polemizzare, davvero.

      17 febbraio 2012 at 14:00 Rispondi
      • Elena #

        leggere? infatti ho letto e complimenti:-)

        17 febbraio 2012 at 18:58 Rispondi
      • Elena #

        PER UFFICIO STAMPA..

        IL DOTT INGROIA CONOSCE BENE O ALMENO CREDO LO SCRITTO CHE HO INSERTITO.

        VEDE ONOREVOLE L’ARTICOLO LHO PRESO DAL SITO DEL CAPITANO ULTIMO:-) ONOREVOLE RIESCE A COLLEGARSI ORA? SPERIAMO..

        18 febbraio 2012 at 19:19 Rispondi
      • Elena #

        UFFICO STAMPA SBLOCCA LO SCRITTO CHE HO INSERTITO SULL’ULTIMO POST CHE AVETE FATTO “SOLIDARIETA’ A CROCETTA”:-) CI SONO LE MIE SOLITE DOMANDE!!

        E’ BLOCCATO DAL MODERATORE!! “Your comment is awaiting moderation.
        17 febbraio 2012 at 19:59″

        BUON FINE SETTIMANA

        18 febbraio 2012 at 19:24 Rispondi
  5. Ma se anche non ci si può fidare del CSM a chi bisogna rivolgersi? E Sonia cosa pensa di fare? riempiamo ogni giorno i giornali di chiacchiere?

    16 febbraio 2012 at 21:51 Rispondi
  6. Personalmente trovo contro producenti queste polemiche. E francamente sono convinto che un grande come Ingroia non condivida questa polemica.Diciamo che lo hai tirato per la giacchetta…

    19 febbraio 2012 at 11:59 Rispondi
    • Elena #

      Darlo scusa se ti rispondo in ritardo ma ho avuto a che fare con varie cose tra cui una ruffiana. Questa ruffiana e’ una persona che se tu gli dici per esempio che sei stato a cena con uno del Vicariato lei ti risponde che e’ stata a cena con il Papa, se tu gli dici per esempio che sei stato a cena con un turista americano lei ti risponde che e’ stata a cena con il Presidente USA:-) e poi una che scrive che Raul Bova gli e’ simpatico come la sabbia nelle mutande non puo’ essere che cretina, dopo tutto quando la gente si circonda di ruffiani e’ per emergere.. senza pensare, poi, che se uno gli dice una cosa lei ripete tutto a pappagallo senza collegarsi con il cervello.

      Comunque dopo questo piccolo spazio, che mi sono permessa di prendere solo per me e che non e’ rivolto a nessuno di questo blog, ti rispondo:

      se il Dott Ingroia si e’ sentito preso per la giacchetta mi dispiace e non era nelle mie intenzioni, come sicuramente non e’ un mio problema.
      Darlo, come ho scritto spesso, vado alla ricerca di tutto, articoli, documenti, video, notizie TG per capire le varie situazioni.
      E’ chiaro che ogni persona che legge si pone delle domande..

      L’articolo che ho preso, e da quanto ho visto in giro non solo io, dal sito del Capitano Ultimo per me e’ una bella cosa, perche’ proprio nel sito si racconta di come persone per bene come il Dott Ingroia possano cadere nei tranelli di cosa nostra.. ed e’ stato bello vedere l’articolo inserito sotto la scritta “Ultimo assolto”.

      Le intercettazioni credo siano importanti perche’ secondo me sono un vero mezzo di prova ed e’ grazie a quello che e’ stato intercettato ed ascoltato, anche se da carabinieri diligenti, che il Dott Ingroia non sia stato buttato nel fango ed indagato.
      Tu immagina se uno come il Dott Ingroia, io o te per sbaglio o per una casualita’ e senza volerlo, senza una che minima intercettazione, finissimo per strada ed essere visti con un mafioso o con chi ha contatti con cosa nostra.
      Sai cosa accadrebbe? il giorno dopo sui giornali uscirebbe la notizia “collusi con la mafia” quando in realta’ non e’ cosi. Poi dopo arriva un qualsiasi pentito e dice “si si avevano contatti con tizio e caio”.

      Bisogna fare una cernita su chi racconta e parla nei Tribunali e non dimentichiamoci che i pentiti alla fine tradiscono e fanno gli infami, ovvio dopo essere stati arrestati, solo per salvarsi da pesanti condanne e tutelare le loro famiglie. Tu ti fideresti di un pentito basandoti solo su quello che dice e senza altri mezzi di prova, anche se per me un pentito che spiffera non e’ un mezzo di prova?

      Ci sono Magistrati che valgono ed altri no.. quante volte, quante volte i PM non svolgono il loro dovere? questo non e’ rivolto al dott Ingroia ora parlo in generale.. quanti PM non fanno come si deve le indagini? per colpa di questi magistrati molte persone vengono rovinate e mandate sull’astrico. Non parlo solo nel penale ma anche nel civile.. quanti avvocati ti voltano le spalle per venderti e tu li che vai avanti difendendo la tua dignita’ senza mollare mai.

      Darlo spesso il cittadino, a prescindere se sia indagato o costituito parte civile, si trova rovinato per colpa di questi PM che non hanno fatto il loro dovere.

      Passa una buona giornata.. cioa Elena

      21 febbraio 2012 at 13:25 Rispondi
  7. Marcello #

    Il solito bell’esempio di disinformazione correlato da castronerie giuridiche.

    Si pone in evidenza i pesi e le misure posti a due diversi soggetti da parte del CSM e si butta nel mazzo un articolo che con il nesso della discussione non c’entra nulla.
    Ma la cosa più divertente del tuo articolo cara Elena è invece smontare il senso del post di Sonia gli dai pienamente ragione.

    Già perchè il senso della discussione verte sull’assurdità di ritenere inopportuno il partecipare ad un convegno di una forza politica e dichiararsi partigiano della Costituzione quando per altri comportamenti molto più disdicevoli si chiudono entrambi gli occhi. Tu con il tuo articolo riportato metti in evidenza un comportamento di Ingroia decisamente più grave che dichiararsi partigiano della costituzione, almeno così personalmente interpreto l’essere intercettati al telefono con dei mafiosi (fermo restando che all’epoca dei fatti non risulta agli atti che sia Aiello che Ciuro fossero minimamente sospettati). Eppure quella volta nisba da parte del CSM.

    E d’altronde come hai detto tu può capitare d’imbattersi a propria insaputa (stavolta il termine è davvero appropriato e non posto in senso ironico) in una persona risultata poi indagata, ma non è mai successo nulla. Come non succede nulla se si è accusati da “infami” come li chiami tu senza nessun riscontro oggettivo (il codice di procedura penale almeno dice così)
    Se poi i PM non svolgono bene il proprio lavoro il rimedio c’è. Si fa un bell’esposto al CSM e questi dovrebbero intervenire, ma pare che ultimamente siano a caccia di partigiani della costituzione

    26 febbraio 2012 at 00:20 Rispondi
    • Elena #

      Per Marcello..

      Hai scritto “.. E d’altronde come hai detto tu può capitare d’imbattersi a propria insaputa..” CERTO CHE PUO’ CAPITARE E SE LEGGI BENE, NELL’ARTICOLO CHE E’ STATO RIPRESO, SI CAPISCE CHE IL DOTT INGROIA SI E’ SALVATO PERCHE’ PERSONA PER BENE E CONOSCIUTO. NELL’ARTICOLO FA CAPIRE CHE LUI E’ STATO VITTIMA.

      Poi hai scritto “..Come non succede nulla se si è accusati da “infami” come li chiami tu senza nessun riscontro oggettivo (il codice di procedura penale almeno dice così)..” ma non mi pare che stia accadendo questo a Palermo o mi sbaglio?

      A me pare che Ciancimino sia diventato una star anzi una grande star. Ma ha capito il Signor Ciancimino che l’Italia non gli crede? Scusa, perdonami ma non mi ricordo il periodo se l’anno scorso o 1 anno e mezzo fa, ma non era al Signor Cianciminio che gli confiscarono tutto o quasi tutto il suo patrimonio?

      Scusami ancora ma non e’ lo stesso soggetto che ha accusato anche il Prefetto De Gennaro (che ha lavorato anche con il Giudice Falcone) di un qualcosa?? e poi denunciato per CALUNNIA dallo stesso Prefetto De Gennaro?
      Io credo che se non era per il Prefetto De Gennaro neanche gli arresti domicialiari gli davano.

      Sta a vedere che fra qualche mese accusera’ il Papa:-)))

      RICORDATI CHE INTERNET, TG, GIORNALI ECC SONO INFORMAZIONE ED ESISTE ANCHE LA LIBERTA’ D’INFORMAZIONE COME ESISTE ANCHE L’ARTICOLO 21 DELLA COSTITUZIONE.

      Esposto? secondo me e’ meglio aspettare la responsabilita’ civile dei magistrati. Si meglio.

      27 febbraio 2012 at 00:30 Rispondi
  8. Marcello #

    Sbagli… Ciancimino non è neanche stato sentito al processo d’appello di Marcello Dell’Utri. Un documento in suo possesso è stato escluso dalle prove a carico contro l’ideologo di Forza Italia e la testimonianza di Spatuzza non è stata ritenuta rilevante in quanto non riscontrata.

    Come vedi senza riscontro le testimonioanze degli “infami” sono insufficienti. Se poi sono più di una e concordanti il discorso cambia (questo di fatto rappresenta un riscontro).

    E’ questo quando era considerato attendibile Ciancimino. Quando ha cominciato a rifililare patacche per incolpare De Gennaro sotto indagine c’è finito lui… altro che rovinare la vita della gente

    27 febbraio 2012 at 15:41 Rispondi
    • Elena #

      ciao Marcello..

      sul fatto che Ciancimino non sia stato sentito al processo d’appello di dell’Utri hai ragione. Io mi riferivo al Processo che da parecchio si tiene a Palermo nei confronti di 2 ufficiali dell’Arma; Gen. Mori e Col Obinu. Se ricordo bene tutto e’ cominciato con le dichiarazioni di Ciancimino. Secondo me ha giocato veramente sporco e se tu fai una ricerca su internet troverai le intercettazioni (gia’ da me messe su questo blog) tra lui ed il suo commercialista. Da li capisci che tipo e’.. un fanatico.
      Comunque carino il gergo che usi di rifilare patacche, te lo dico sul serio..

      Per quanto riguarda Spatuzza, almeno dalla Procura di Firenze, e’ considerato attendibile, magari posso essermi persa qualcosa in questi ultimi mesi ma non credo.
      E se ricordo bene Spatuzza ando’ anche a Caltanissetta per riconoscere l’uomo che era presente al momento che imbottivano la 126 di tritolo. Nel riconoscimento Spatuzza disse che non era lui.

      Mi piace invece come si sta comportando il dott Lumia.. ti riporto il seguente articolo tratto dall’Ansa:

      “Spero che, alle condanne gia’ emesse per le stragi del 1992 il mio Ufficio possa, nel corso dell’anno, aggiungere altri provvedimenti ma di piu’ non posso dire”. Cosi il procuratore di Caltanissetta, Sergio Lari, intervenendo alla facolta’ di architettura, a Palermo, in occasione del seminario su Le stragi del 1992 e la cosiddetta trattativa Stato-Mafia.
      “Sul termine trattativa ci sono due interpretazioni diverse – ha precisato -: quella riferita da Massimo Ciancimino, per il quale vera trattativa ci fu e riguardo’ soggetti delle Istituzioni; e una diversa, secondo la quale e’ improprio parlare di trattativa, ma di contatti a scopi investigativi per fermare in maniera lecita lo stragismo. Da quanto finora accertato dal mio ufficio, pero’, le responsabilita’ di quelle stragi sono da imputare escusivamente a Cosa Nostra. E’ CHIARO CHE, RISPETTO A QUANTO RIFERITO DA TOTO’ RIINA ANCHE ATTRAVERSO IL SUO LEGALE, CI TROVIAMO DI FRONTE UN SOGGETTO CHE MENTE, SAPENDO DI MENTIRE, DANDO DICHIARAZIONI CALUNNIATORIE E DEPISTANTI A SCOPO DIFENSIVO”.
      “Quando nel luglio 2008 fu stata scoperta la montatura sulle stragi di via d’Amelio – ha fatto notare – il mio ufficio e’ stato messo a dura prova; oltre al dovere morale di accertare la verita’, infatti, abbiamo il compito di restituire la liberta’ a chi e’ stato ingiustamente condannato, come ha recentemente riconosciuto la corte d’appello di Catania.
      Va detto che, a differenza delle nuove indagini su via d’Amelio, quelle sulla strage di Capaci non scagionano nessuno dei 35 personaggi di spicco di Cosa nostra implicati”.
      E’ una lunga ricostruzione, quella fatta da Lari, che ha ricordato come fosse cambiata la figura del giudice dopo il pool fondato da Chinnici e dopo la sentenza del maxiprocesso. “Una figura fina a quel momento appiattita sulle indagini di polizia e poi sempre piu’ arguta e pericolosa per la mafia”, ha concluso.

      Secondo me le due Procure, quella di Palermo e quella di Caltanisseta, non vanno in parallelo con le indagini.. una e’ opposta all’altra.
      Comunque personalmente penso che il Procuratore Lari stia lavorando bene.

      27 febbraio 2012 at 22:57 Rispondi
      • Elena #

        volevo scrivere Lari e non Lumia.. meglio che vada a cenare altrimenti le visioni arrivano:-) ciao

        27 febbraio 2012 at 23:02 Rispondi
  9. Robin Hood #

    Elena, non dimenticarti il tranquillante … ;-)

    28 febbraio 2012 at 18:37 Rispondi
    • Elena #

      prrrrrrrrrr:-))))

      28 febbraio 2012 at 22:27 Rispondi
  10. Elena #

    dimmi un po’, cosa e’ accaduto? mi riferisco a quello che hanno scritto sulla campagna elettorale di Rita Borsellino? ma e’ vero dei 40.000 euro?? certo se fosse vero:-) altro che Robin Hodd:-))))

    ciao Robin

    28 febbraio 2012 at 22:29 Rispondi
  11. Robin Hood #

    Elena, trovo psicologicamente interessante il tuo “accanimento” contro Sonia. Su Facebook sei registrata come “Elena Rossi”?

    5 marzo 2012 at 13:16 Rispondi
  12. FRANCESCO BUFFA DESIGNER #

    “…nessun imputato deve avere più diritti degli altri ma nessun imputato deve avere meno diritti degli altri…..” ma questo insegnamento di “diritto” perché? Ha il sapore di una scusante sul “giudicato”, ma qualunque buon cittadino italiano sa benissimo che non vanno commentati i giudizi della corte suprema di cassazione, inutile dunque questa premessa! – “Finalmente ho trovato una magistratura che mi ha giudicato in maniera serena” ha ovviamente commentato l’interessato, ma questo commento ovviamente è giustificato e legittimo, praticamente si ha la sensazione che sono stati condannati i giudici di Palermo! E se non va commentato il giudizio della cassazione spero sia lecito, anche se rischioso stante la splendente realtà che viviamo, esprimere solidarietà ai giudici palermitani, quelli che vengono ancora una volta lasciati soli, quelli della “lacunosa motivazione” che continuano a rischiare la vita per confermare l’affermazione della verità e il loro onore, quell’onore che costò la vita al giudice Falcone assassinato dalla mafia, quello che aveva spiegato a chiare lettere cosa fosse il concorso esterno in associazione mafiosa, quello praticamente che più non esiste e se qualcuno ci crede, non deve commentare! C’è chi ha titolo indiscusso di parlare in nome del popolo italiano, per non parlare di Borsellino! Che il titolo lo possedeva, ma stranamente è stato messo a tacere! E siccome il senato è pieno di senatori innocenti, tanto innocenti che per garantire la loro innocenza sono addirittura costretti a farsi le leggi, poi la prescrizione sappiamo tutti a cosa serve e a chi serve, basta pilotare i procedimenti, perché meravigliarci dunque quando l’Europa ride a telecamere aperte quando parla dell’Italia o indignarsi perché i servizi segreti inglesi fanno un blitz senza neanche avvisarci, è ovviamente normale pure questo! – quante generazioni dovranno passare perché tanto fango possa essere definitivamente cancellato?

    11 marzo 2012 at 18:23 Rispondi

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  1. Csm, due pesi e due misure: Ingroia vs Cassata « Su Seddoresu - 8 marzo 2012

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