L’Ungheria: un test democratico per l’Unione Europea

13 gennaio 2012

La stampa e l’opinione pubblica internazionale sembra se ne siano accorte solo nelle ultime settimane: la nuova Costituzione ungherese, approvata nel 2011 ed entrata in vigore l’1 gennaio 2012, sfida apertamente i principi democratici e i valori fondanti su cui l’Unione Europea è costruita. La campagna politica che il premier ungherese Viktor Orbán sta conducendo da quasi due anni è estremamente pericolosa e antidemocratica.

Già nel luglio del 2010 avevo presentato, insieme ad altri eurodeputati, un’interrogazione alla Commissione Europea sulla minaccia dei primi interventi legislativi del governo ungherese, quelli volti a limitare fortemente la libertà di informazione anche attraverso l’istituzione di veri e propri organi censori. Ma il progetto politico di Orbán ha subito un’accelerazione improvvisa con l’approvazione, nel giro di pochi mesi e coi voti del solo partito di maggioranza, di una profonda riscrittura della carta costituzionale ungherese. Con questa modifica viene stravolto l’assetto istituzionale del Paese, con una forte limitazione dell’indipendenza di alcuni organi importanti (Corte costituzionale, Corte dei Conti, Banca centrale) e compromettendo la stessa terzietà della magistratura, con l’assegnazione ad un unico soggetto (di fatto di nomina governativa) di ampi poteri – paragonabili a quelli del Csm -, ivi compresi quelli di nominare e rimuovere i magistrati.

Non si può sottacere, inoltre, il fatto che la nuova Costituzione ungherese, elaborata sulla base di un mix di populismo, xenofobia e fondamentalismo pseudo-cattolico, esalta e promuove lediscriminazioni sulla base dell’orientamento sessuale, della razza e del credo religioso. Penso che non siano sufficienti poche righe per descrivere quanto sta accadendo in Ungheria. Si tratta di una situazione che, purtroppo, in Parlamento Europeo, denunciamo da molto tempo, chiedendo alla Commissione Europea di intervenire.

Lo scorso dicembre la Commissione, a ridosso dell’entrata in vigore della Costituzione, ha inviato lettere di richiesta di chiarimento all’Ungheria, ma questa volta in molti pensano che la probabile “messa in mora” non sarà sufficiente. Come ho detto ieri in commissione parlamentare Libe in presenza della Commissione Europea, bisogna utilizzare lo strumento dell’art. 7 del Trattato dell’Ue, che consente di sospendere i diritti – ma non i doveri – di uno Stato membro, compreso quello di voto. La Commissione, che tentenna, la prossima settimana verrà a riferire a Strasburgo. Il Parlamento Europeo, nonostante resistenze interne, sembra voler procedere nell’attivazione della procedura “articolo 7”. Sottovalutare ancora la “questione ungherese” significherebbe dare un colpo forse mortale all’Unione Europea; a quell’Unione costruita per difendere e diffondere libertà, diritti e democrazia.

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5 Commenti a “L’Ungheria: un test democratico per l’Unione Europea”

  1. Leonardo Tolone via Facebook #

    L’euro è morto, è nato morto, si muove, agisce, governa, ma è morto. Ciò a cui di più esso assomiglia è la figura dello zombie che come nella migliore delle tradizioni cammina senza essere vivo

    13 gennaio 2012 at 19:22 Rispondi
  2. domenico dragone #

    bravissima Sonia.
    i giudici devono essere ” inflessibili ” .
    grazie per il lavoro che fai.

    13 gennaio 2012 at 19:44 Rispondi
  3. franco galigani #

    La situazione Ungherese, per quanto ho letto sul tuo blog, rassomiglia alla situazione che s’era intravista anche in Italia quando Berlusconi e la Lega volevano accelerare sul Presidenzialismo,revisione e cambiamento della costituzione, Bavaglio alla libera informazione. E poi a me risulta anche che Razzismo, xenofobia, prevaricazione e NON rispetto del diverso, siano attuali anche in Italia, magari in forma meno estesa. ERGO : chiedere sanzioni per l’Ungheria forse puo’ aprire la pista per sanzionare anche NOI? In ogni modo,rischi compresi, NON possiamo accettare che dentro l’Unione ci siano certi comportamenti perlopiu’ esercitati da una Nazione di terza fascia!

    14 gennaio 2012 at 12:25 Rispondi
  4. zorro #

    ma i paesi dell’est , che li hanno fatti entrare a fare? semplice, x favorire la dislocazione delle imprese, mettere in competizioni i lavoratori dell’ovest con più diritti e salari più alti con quelli dell’est, con salari più bassi e meno diritti.
    l’unione europea NON HA VERI PRINCIPI DEMOCRATICI perchè è stata architettata seguendo regole economiche e mettendo in secondo piano i popoli e le loro differenze. tra l’altro lo stesso allargamento enorme e prematuro , è stato effettuato quando gli altri paesi non avevano nulla in comune. solo il mercato, ma le politiche interne no!

    non conosco molto bene la situazione interna dell’ungheria. so però che una delle cause (purtroppo) che ha portato alla svolta nazionalista, è stato il come è stato gestito il problema rom,dato che si è visto che è un tipo di cultura che non si può integrare.(ma questa è solo una delle cause).

    la limitazione dei poteri della banca centrale ungherese, invece, non la vedo come una cosa negativa, dato che le banche centrali sono tutte enti privati. come si può far gestire il denaro di uno stato dai privati? il FMI è come gli avvoltoi, pronto a gettarsi sui cadaveri di nazioni in crisi per far attuare misure di privatizzazione a raffica, a svendere lo stato.

    penso che l’ungheria in caso di eventuali sanzioni, vista la situazione, se ne fregherà.
    il governo ungherese, dato che ha fatto leggi così autoritarie, non penso abbia la minima intenzione di cedere la sovranità nazionale ad organi sovranazionali per gestire la crisi interna….

    14 gennaio 2012 at 18:59 Rispondi
  5. zorro #

    attaccare la perdita di indipendenza della banca centrale ungherese, perchè intaccherebbe i rapporti tra BCE e FMI è della situazione ungherese l’ultimo dei problemi, anzi forse l’unica cosa positiva. L’UE per risollevarsi dalla crisi, sotto la spinta delle sue lobby finanziare e delle banche sta spingendo per misure di austerità che stanno solo aggravando il tutto. non si è imparato nulla dall’argentina e dall’islanda che hanno intrapreso la strada opposto con ottimi risultati.
    poi ci si meraviglia se nascono movimenti nazionalisti contro l’europa . ma se è l’europa stessa che getta benzina sul fuoco!!! come per esempio in un momento così, come si può voler favorire ulteriormente l’immigrazione da stati non dell’unione!

    cmq ormai sono sotto accusa proprio quelle misure di austerità imposte da alcuni governi con il bene placet di Bruxelles, vedasi Grecia, Portogallo, Spagna e Italia. Un’ipotesi che non è più tabù proprio tra gli economisti, tra tutti Joseph Stiglitz, premio Nobel per l’Economia nel 2001, che ha condannato le misure di austerità europee adottate in risposta alla crisi. “Negli anni Novanta, fu proprio l’Fmi a guidare l’Argentina nell’applicazione delle politiche di austerità, con risultati disastrosi. Nell’eurozona non sono riusciti ad imparare questa lezione”. grazie unione europea!

    15 gennaio 2012 at 23:55 Rispondi

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