Radio 100 passi e i giornalisti-giornalisti

5 gennaio 2012

5 gennaio: Peppino Impastato nasce, Pippo Fava muore. Radio 100 Passi, in occasione dei due anni di attività, e in concomitanza con la nascita della web-tv, li ricorda con una giornata a loro interamente dedicata.

Impastato e Fava erano due persone diverse, nate e cresciute in contesti differenti, ma simili per altri versi. Entrambi giornalisti, sono morti assassinati; entrambi, come la maggior parte delle vittime innocenti della mafia, hanno subìto l’onta della diffamazione post-mortem. Peppino era morto nel tentativo di compiere un attentato dinamitardo; era un terrorista, quel ragazzo che urlava la sua voglia di giustizia e di equità. Pippo Fava, come mio padre, era un farfallone, forse doveva anche dei soldi a qualcuno. Quello dell’insulto e della delegittimazione dei morti ammazzati è un metodo che i familiari delle vittime di mafia conoscono bene.

Oggi la storia giudiziaria dell’omicidio Impastato potrebbe essere ricostruita fedelmente: tutti i cittadini onesti aspettano che si faccia chiarezza sugli evidenti depistaggi seguiti a quel terribile 9 maggio. Aspettiamo che si faccia chiarezza sull’operato dell’allora maggiore dei Carabinieri Subranni, che nel rapporto sul decesso di Impastato scrisse “in conseguenza di un attentato terroristico compiuto dallo stesso”.

Io ho un concetto etico del giornalismo. Un giornalismo fatto di verità impedisce molte corruzioni, frena la violenza, accelera le opere pubbliche, pretende il funzionamento dei servizi sociali, sollecita la costante attuazione della giustizia, impone ai politici il buon governo. Se un giornale non è capace di questo si fa carico di vite umane”. Giuseppe Fava

Questo è ciò che Pippo Fava ci ha lasciato: un’idea che ancora oggi, a distanza di ventotto anni dal suo assassinio, appare rivoluzionaria, quasi utopistica. Anche perché ancora oggi, nonostante l’exploit dell’informazione sul web, esiste quella folle realtà chiamata “Ordine dei giornalisti”, che a qualche giornalista vero, che rispondeva a quel “concetto etico”, ha “donato” il tesserino solo dopo la morte per mano mafiosa.

In Italia centinaia, migliaia, sono i giornalisti-giornalisti non iscritti all’albo che raccontano verità scomode, e migliaia sono i giornalisti-impiegati iscritti all’albo che raccontano la verità che piace al padrone. Alla prima categoria appartiene chi fa informazione per mezzo di Radio 100 Passi e chi quotidianamente si spende per mantenerla viva. Ognuno di noi può fare parte della prima categoria se lo vuole. Informiamoci ed informiamo.

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4 Commenti a “Radio 100 passi e i giornalisti-giornalisti”

  1. Edo Tesla Hahahel Mahatma via Facebook #

    la mafia è una montagna di merda… ma non è lei a farmi paura quanto invece temo un elettore plagiato o semplicemente amorfo.

    6 gennaio 2012 at 01:46 Rispondi
  2. Francesco #

    Per sconfiggere la MAFIA dovremmo chiederci quale sia l’arma più efficace ? Non voglio polemizzare con questo BLOG ma noto che qui si predica bene ma poi si razzola male, nel senso che gli obbiettivi spesso sono NOBILI e INDISCUTIBILI, ma non si capisce che la vera libertà e che è quella che può sconfiggere la mafia viene da un indipendenza economica, il popolo siciliano da sempre è stato suddito di favori e favoritismi, che rendono il lavoro una chimera di logiche padronali e mafiose.
    Adesso mi chiedo e vi chiedo che logica c’è nell’attaccare con un accanimento quasi spregevole e senza senso quelle attività produttive che danno lavoro e quindi libertà ?
    Spero che si capisca che senza lavoro “VERO” la Sicilia sarà sempre e per sempre in mano alla MAFIA e ad attività illecite, quindi sempre senza fare polemica credo sia giusto prima di fare delle interrogazioni parlamentari chiedersi che tipo di sviluppo si vuole dare alla nostra bella terra. E’ vero il turismo è una bella prospettiva ma deve nascere da quell’indipendenza economica e non dal riciclo di denaro sporco, inoltre vi esorto a guardare quello che sta succedendo nel mondo, perchè ogni discorso fatto senza tenere conto dell’economia mondiale è destinato ad alimentare quelle logiche mafiose che qui si dice di combattere.
    La mafia va combattuta togliendogli possibilità di infiltrarsi in logiche produttive sane, forse mi ripeto ma credo che il turismo può svilupparsi solo da logiche produttive capaci di alimentarlo, industria e turismo possono convivere, anzi la prima può essere un sostegno legale allo sviluppo dell’altra, in Italia e nel Mondo ci sono tanti esempi di questo tipo, non bisogna essere miopi e prevenuti, chi oggi dice che chiudere delle industrie sane per creare ipotesi di sviluppo, sottolineo ipotesi, sta facendo del male alla comunità .
    Mi scuserete per queste riflessioni, ma credo fortemente che quando si parla di mafia sia giusto fare dei ragionamenti goblali.

    Buona Vita Francesco

    7 gennaio 2012 at 09:17 Rispondi
    • Elena #

      Ciao Francesco… quello che tu hai scritto e’ vero. Purtroppo a quanto pare tutti sono bravi con le parole e con le chiacciere.. con i fatti in pochi hanno realmente fatto. Chi aveva realmente capito che cosa nostra si era infiltrata nell’economia siciliana, facendo indagini (si evince anche dalle testimoninaze fatte nei tribunali) oggi e’ accusato di trattative tra Stato e Mafia.. accusati da chi gli fa comodo solo per il loro dovere.. La Criminalita’ organizzata in generale non si sconfigge con le chiacchiere ma sradicandola dalla radice..

      buona vita anche a te Elena

      7 gennaio 2012 at 14:14 Rispondi
  3. PINO MANIACI E’ UNO DI QUESTI E ORA CON L’ARRIVO DEL DIGITALE TERRESTRE IN GIUGNO , LA SUA TELEJATO RISCHIA DI CHIUDERE I BATTENTI.

    9 gennaio 2012 at 19:40 Rispondi

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