La Mafia non esiste! A Milazzo….

24 agosto 2011

Il pezzo scritto e interpretato dal giornalista Antonio Mazzeo in occasione della manifestazione “La mafia non esiste!” tenutasi ieri sera, 23 agosto 2011, a Milazzo (Messina).

“Sindaco, non mollare, questo paese ha ancora molto bisogno di voci libere che sappiano anche pensare… Forza, c’è tanta gente come me che ti stima e ti vuole bene…”. Mittente: Salvatore Cuffaro, Casa Circondariale di Rebibbia, via Raffaele Maietti, Roma.
Il Sindaco, quello di Salemi, ha prontamente risposto al detenuto che sconta una condanna definitiva a sette anni per favoreggiamento aggravato di Cosa Nostra e rivelazione di segreto istruttorio. “Totò, lo considero un amico…”, spiega ai giornalisti. “Per me è innocente. C’è una certa tendenza da parte della magistratura a considerare mafia anche ciò che non lo è”. La mafia non esiste!

A Milazzo, perlomeno. Così, nel maggio 2006, Totò Cuffaro, governatore di Sicilia plurindagato, candidato alle elezioni regionali, giunge in città per partecipare accanto a prelati, frati, amministratori e consiglieri comunali alla processione del compatrono San Francesco di Paola. Poi in posa, sorridenti, per la foto di rito. Dopo la benedizione, i sacerdoti gli affidano il saluto ai fedeli e la preghiera al Santo dei marinai e dei naviganti. Cuffaro fa richiesta di intercessione per la città e la regione. Vince le elezioni ma non può evitare il doloroso cammino che lo ha condotto sino ai portoni di Rebibbia. Ma la mafia non esiste.

In quegli stessi mesi, dei temerari dipingono lo sprovveduto centro tirrenico come “importante snodo” e “possibile terminale d’investimento in attività commerciali dei proventi dei traffici illeciti della mafia barcellonese”. La Relazione di minoranza della Commissione parlamentare antimafia traccia l’impietosa immagine di Milazzo cassaforte finanziaria delle cosche stragiste, riserva di caccia di riciclatori affamati di negozi, bar, pub, porticcioli, lidi balneari, discoteche, sale gioco e bische più o meno clandestine. Milazzo feudo post-coloniale di una borghesia scaltra, dinamica, imprenditrice, mafiosa. Generatrice di un’insperata mobilità sociale: i pescivendoli che diventano imprenditori, industriali e operatori turistici; gli spacciatori ristoratori; i sorvegliati speciali costruttori e pasticceri; i muratori con il grembiulino architetti, primari o manager sanitari; i paramedici consigliori e capo-consiglieri a vita; gli sponsor dei vecchi boss onorevoli regionali. E il suo ospedale, inossidabile centro di potere, dispensatore di carriere, denaro e pacchetti di voti. Ma la mafia non esiste.

Sin dalla metà degli anni ’90 gli inquirenti avevano identificato l’esistenza a Milazzo di una “base” operativa del boss dei boss Bernardo Provenzano. La cellula mamertina, in stretto contatto con le famiglie barcellonesi e catanesi, era stata creata per gestire traffici di droga ed estorsioni da Gino Ilardo, corriere di fiducia del fantasma di Corleone sino al suo assassinio a Catania il 10 maggio ‘96, qualche giorno prima dell’ufficiale inizio della sua collaborazione con l’Autorità giudiziaria. Gino era figlio di Calogero Ilardo, uomo d’onore di Vallelunga, e cugino del boss nisseno Giuseppe Madonia. Al tempo, un cognato del Madonia era il gestore dei bar situati all’interno delle nuove stazioni ferroviarie di Milazzo e Barcellona. Ma la mafia non esiste.

La città del Capo zona franca per le latitanze dorate di padrini, spietati killer, narcotrafficanti e gregari di mafia. Primo fra tutti, ovviamente, frà Bitto della Cattiva Morte, come potremmo in fondo chiamare Provenzano che preferiva celarsi dentro a un saio durante i suoi pellegrinaggi ai santuari del malaffare della provincia di Messina. O tali Pietro Aglieri e Benedetto Santapaola. Don Nitto, il catanese, fu arrestato in conseguenza di una soffiata partita da Milazzo nei giorni in cui, in un prestigioso hotel cittadino, alloggiavano i suoi congiunti. Ma la mafia non esiste.

Quando Santapaola latitava in uno stabile di Barcellona a due passi dall’abitazione del giornalista Beppe Alfano, erano frequenti i tour siciliani del Gran Maestro della P3, l’amico-socio di Silvio B., pregiudicato per mafia e co-indagato per le stragi di Stato che sancirono la fine della prima Repubblica italiana. Gli inquirenti hanno accertato che tra il 1990 e il ‘93, Marcello Dell’Utri realizzò 58 viaggi aerei tra Roma e la Sicilia, di cui ben 34 da e per Catania. Un collaboratore di giustizia, Maurizio Avola, ha riferito di avere accompagnato nel ‘92 a Barcellona il boss etneo Marcello D’Agata per un appuntamento con Dell’Utri. Avola ha pure accennato ad un incontro, sempre a Barcellona, tra Marcello P3, Aldo Ercolano e Nitto Santapaola. “Si era creata una grande amicizia tra l’imprenditore Michelangelo Alfano, rappresentante di Cosa nostra nel messinese e il Dell’Utri, tramite Vittorio Mangano”, ha spiegato un altro collaboratore, Luigi Sparacio. “Una sera mi trovavo a casa Alfano e passò da lì Dell’Utri. Loro si appartarono e fu stappata una bottiglia di champagne. Si festeggiavano gli attentati a Falcone e Borsellino”.
Ma la mafia non esiste, come non esistono le stragi di Stato.

Un grosso affare stava tanto a cuore al clan Berlusconi: realizzare un ipermercato nell’ex stabilimento Montecatini di Milazzo, un investimento di 24 miliardi di vecchie lire. La trattativa venne avviata nell’estate del ‘92 e il contratto preliminare fu sottoscritto il 30 aprile dell’anno dopo. Poi il progetto si arenò per le resistenze degli amministratori. Oggi quell’area è nelle mani dei Franzantonio. All’orizzonte c’è l’ennesimo centro commerciale con tanto di parcheggi, multisala cinematografica e chi più ne ha più ne metta. Il business è seguito passo dopo passo da un legale della santissima trinità (padre, figlio e spirito santo): factotum dei traghettatori a Milazzo; assessore ai lavori pubblici a Messina; portavoce di chi sogna di trasformare Lipari in un immenso porto turistico, fra tutte una società romana, co-contraente generale del Ponte sullo Stretto, a cui un ministro-sceriffo ebbe l’ardire di sospendere il certificato antimafia per sospette contiguità con le ‘ndrine calabresi. Polo commerciale anomalo quello dell’ex Montecatini, al confine con un’area di due ettari e mezzo sotto sequestro perché c’è chi l’ha trasformata in discarica di rifiuti speciali pericolosi e un occhio puntato all’autoporto e al preannunciato “cantiere remoto” del Ponte di Messina, padre di tutte le Grandi Opere criminali e criminogene. Più che un cantiere, un’immensa pattumiera per milioni di metri cubi di inerti e di scarti dei lavori che devasteranno i profili di Scilla e di Cariddi.  Destinazione finale le antiche cave d’argilla di Venetico e Valdina. Milazzo capitale dei padrini del Ponte senza ponte. Ma la mafia non esiste.

Al punto che nessuno ha il coraggio di chiamare col suo nome completo – al massimo un sospiro, “Saro C” – l’avvocato onnipresente a Milazzo sin dal suo rientro in Sicilia, a fine anni ’90, dopo un soggiorno in un carcere di Milano per una pesante condanna per traffico di droga poi annullata. L’innominabile, origini barcellonesi e neofasciste, solo nel luglio 2005 ha finito di scontare la misura di prevenzione antimafia della sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno, irrogatagli nel massimo (5 anni), “per la sua pericolosità, comprovata dai costanti contatti, particolarmente intensi proprio nella stagione delle stragi, con personaggi del calibro di Santapaola, Pietro Rampulla (l’artificiere di Capaci) e Giuseppe Gullotti (capomafia barcellonese condannato definitivamente per l’omicidio Alfano)”. Un personaggio in odor di servizi e massoneria. Il Gico della Guardia di finanza di Firenze ha tracciato l’identikit di alcuni buoni conoscenti di Saro C.: un ex sottosegretario alla difesa con delega all’Arma dei carabinieri, noti politici regionali, amministratori, un prefetto, funzionari di questura, alti magistrati compreso l’odierno procuratore generale di Messina, i soci di un sodalizio culturale che ha raccolto a sé boss, parlamentari, generali, un piduista e un ex capo dei servizi segreti militari.
Ma la mafia non esiste.
Saro C. è l’anima grigia di quella che è la peggiore speculazione nel messinese degli ultimi anni, la realizzazione nella contrada frontiera tra Barcellona e Milazzo di un Parco commerciale di 18 ettari e quasi 400.000 metri cubi di cemento. Un ecomostro votato all’unanimità (e un’astensione) dal consiglio comunale del Longano, insabbiatosi dopo le denunce delle assoziazioni antimafia e il sequestro preventivo dei beni (7 milioni di euro) dei più stretti congiunti dell’avvocato. Ma cambi di destinazione d’uso e concessioni non sono stati ancora revocati. Né ci pare sia stata avviata un’indagine contro gli amministratori e i consiglieri consenzienti. La auspichiamo. E consentiteci di dire che sarebbe stato pure opportuno (ri)avviare l’iter per lo scioglimento del consiglio comunale di Barcellona per infiltrazione mafiosa.
Ma la mafia non esiste.

C’è un nuovo collaboratore di giustizia, Carmelo Bisognano, già a capo della cosca dei “mazzarroti”, che ha riconosciuto in don Saro C. il “capo dei capi” di Cosa nostra messinese. Bisognano tesseva un sistema impositivo del 3%, quanto le imprese dovevano versare nelle casse criminali per la pax sociale nei cantieri. Meglio ancora se gli si affidava la fornitura di cemento e calcestruzzo. Il pozzo di san Patrizio dei clan e dei politici sodali era però la mega-discarica di Mazzarrà Sant’Andrea, dove continuano a giungere impunemente da mezza Italia rifiuti di tutti i tipi. Una bomba ecologica a cielo aperto che espande miasmi e liquami sino al residence di Portorosa. “Ad aggiudicarsi l’appalto nel 2000 per la discarica è stata la Ca.Ti.Fra. di Tindaro Calabrese, ma la gara è stata pilota”, ha raccontato il Bisognano. “Io stesso mi recai da chi voleva presentare ricorso e dissi: Non ce n’è bisogno, questa cosa ci interessa come rappresentanti barcellonesi di Cosa Nostra…”. Azienda piglia tutto la Ca.Ti.Fra. di Barcellona PG. Meno di due mesi fa, il ministero delle Infrastrutture e l’Autorità portuale le hanno affidato i lavori di costruzione del nuovo pontile di attracco per natanti veloci di Milazzo. Settecentomila euro d’incasso. Una boccata d’ossigeno in un periodo di profonda crisi economica.
Ma la mafia non esiste.

Specie a Milazzo, dove nulla sembra turbare o scandalizzare e dove può accadere che a riqualificare la riviera di Ponente sia chiamato un costruttore che sei anni prima aveva patteggiato a Palermo una condanna per associazione mafiosa. Una presenza ingombrante che non ha però spaventato gli estortori che hanno festeggiato l’avvio dei cantieri con attentati incendiari. Un’inchiesta ha voluto far luce sull’affare, ponendo più di un interrogativo sulla professionalità di ex amministratori e anchorman televisivi. Come sia andata a finire non lo sappiamo ancora. Scorci di Ponente hanno sempre più l’aspetto dei vicoli di letame di certe favelas brasiliane; sgomitano per farsi intervistare da un indagato deputati, senatori, sindaci e pubblici funzionari.
Ma la mafia non esiste.

Corpi torturati, straziati, mutilati, macellati, sgozzati, scannati, cremati, ceneri disperse nel fango dei torrenti, ossa tritate e mescolate nell’immondizia. Le discariche cimiteri senza croci e senza fiori, dove privare del lutto madri, padri, spose, figli. Dal 1983 al ‘92 tra Barcellona, Falcone e Milazzo si sono contati più di un centinaio di omicidi ed una ventina di sparizioni forzate. Una guerra di mafia scatenata dall’avvio dei lavori del raddoppio ferroviario, un morto a chilometro, 100 chilometri 100 morti. Un’interminabile sequela di stragi, omicidi eccellenti, lupare bianche, attentati per accaparrarsi subappalti e commesse, le complicità di alcuni settori istituzionali, l’oblio della memoria e della ragione, l’ipocrita indignazione dei politici, dei media, della chiesa, della borghesia rampante e parassitaria. Perché la mafia non esiste. Anche quando recide le vite degli innocenti, dei bimbi, degli adolescenti.

E se la mafia non esiste non sono mai morti Giuseppe, Graziella, Rosario, Ignazio, Giovanni, Francesca, Rocco, Antonino, Vito, Paolo, Agostino, Eddie, Emanuela, Vincenzo, Claudio, Rita, Beppe, Pino, Attilio, Adolfo.

E se non sono morti, vuol pure dire, forse, che non sono mai esistiti. Che vaghino allora nel limbo, che si oscurino le apparizioni dei congiunti, che si serrino le nostre coscienze nell’ambiguità, nelle incertezze, nell’omertà, nella paura. Ma se ancora avvertiamo un’energia interiore, se vogliamo vivere, respirare, sperare, resistere, allora indigniamoci, ribelliamoci, invochiamo memoria e giustizia, urliamo che la “mafia esiste, esiste, esiste”. E giuriamoci che sino a quando la mafia esisterà non avremo pace e continueremo a lottare, ad opporci. A difesa della libertà e della dignità, la libertà e la dignità nostra e delle nostre sorelle e fratelli barbaramente assassinati.

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15 Commenti a “La Mafia non esiste! A Milazzo….”

  1. Max #

    La mafia esiste e si sa,sui giornali si legge spesso di indagati per mafia,quella che sembra non esistere semmai e’ la massoneria di cui mai si parla ma che sappiamo esserci e avere molto potere nella provincia messinese.Del resto mi sembra ridicolo sospettare di mafia ogni imprenditore siciliano.

    14 febbraio 2012 at 02:22
  2. VINCENZO #

    LA MAFIA ESISTERA’ SEMPRE, LA POPOLAZIONE MONDIALE E’ ARROGANTE INCIVILE INVIDIOSA DISPETTOSA E PENSA SEMPRE A SE STESSA. E’ IL MONDO CHE DEVE CAMBIARE E SE NON CAMBIA SARA’ SEMPRE PEGGIO.
    UN EX MAFIOSO PARATORE VINCENZO

    11 dicembre 2011 at 10:42
  3. VITTORIO BANDA #

    MAFIA

    - Signor Giudice cosa dirò ai miei tre figli che sono in attesa del
    loro padre che non vedranno più ?

    - Dirà che il loro padre è morto nel compimento del suo dovere
    e che noi siamo già sulle tracce dei suoi esecutori che speriamo
    di assicurare al più presto alla giustizia.

    - Signor Giudice voi dite che assicurate alla giustizia gli esecu-
    tori della strage, ma come al solito andate solo ai germogli
    della mala pianta e mai alle sue radici che sono forti e radi-
    cate e voi tagliate solo i germogli.

    - Signora lei lo sa che quando si tratta di fatti di mafia è dif-
    ficile potere arrivare alle radici ma noi ci stiamo mettendo
    tutto l’impegno per arrivarci.

    - Mi fate ridere con le vostre affermazioni e mi fate ridere
    quando scrivete libri su qualche cosa che non conoscete
    e sprecate fiumi di inchiostro su cose che nemmeno voi
    capite !
    La mafia è una mala pianta nata sotto la nobiltà e sotto
    lo sfruttamento che questa faceva nei confronti della po-
    vera gente nei campi e nelle miniere di zolfo costringeva
    per miseria a vendere la carne della propria carne ai
    picconieri e questi sfruttavano i carusi nelle viscere della
    terra !
    Finiti i nobili sono subentrati gli imprenditori e gli industriali,
    da un secolo la mafia è diventata essa stessa impresa ed industria che sfrutta e recluta la sua manovalanza tra i miseri
    e tra coloro che non trovano uno straccio di lavoro.
    Provate a dare lavoro a tutti e vedrete che la mafia scompare
    e muore di consunzione.
    I mafiosi si reggono : sugli affiliati, sui simpatizzanti, sugli
    “usa e getta” e sui nemici.
    Gli affiliati sono quelli che hanno prestato giuramento se-
    condo il rito mafioso e che conoscono tutto dì tutti gli altri
    affiliati e che si spartiscono gli interessi badando a non pestarsi
    i piedi gli uni con gli altri.
    I simpatizzanti sono quelli che conoscono i vari affiliati di zona e che gettano una coltre di legalità su tutte le azioni illegali condotte dagli affiliati. Sono loro che riciclano i soldi e che li
    rendono puliti, sono loro che godono degli utili che gli affiliati
    gli riconoscono.
    Gli “usa e getta” sono categorie di persone che vengono usate e gettate dagli affiliati a mezzo dei simpatizzanti e questa categoria
    è composta da persone che non sanno nemmeno che stanno favorendo la mafia, ma agiscono per rispetto dei simpatizzanti
    che spesso sono dei professionisti o persone di tutto riguardo.
    Poi ci sono i nemici che il mafioso sa di avere e quando si accorge che non li può trasformare in simpatizzanti o in usa e getta li elimina servendosi dei picciotti.
    Gli unici che hanno parlato con cognizione di questa mala pianta sono stati Sciascia, Falcone e Borsellino, tutti gli altri,
    mi perdoni Signor Giudice, hanno raccontato solo stronzate,
    non possono capire perchè non respirano questa aria e non sanno quello che dicono.
    Lo Stato stesso non ha capito o non vuole capire la vera essenza
    delle cose che per combattere veramente la mafia ci vogliono
    le industrie, le infrastrutture e il lavoro, se c’è questo allora la
    mafia sarà sconfitta.
    Lo aveva capito bene Enrico Mattei che ha fatto scoppiare il boom in Italia ed i mafiosi siciliani per fare un favore a quelli
    americani ed alle sette sorelle del petrolio lo hanno fatto saltare
    in aria.
    Non hanno capito che si sono comportati come quello che per fare dispetto alla propria moglie si taglia i coglioni!
    Hanno ucciso con lui anche i sogni e le speranze dei propri figli e sacrificato l’avvenire di tanti giovani.
    Adesso lei mi dice che devo dire ai miei figli che il loro padre
    è morto per lo Stato ma quale Stato ?………

    7 ottobre 2011 at 06:39
  4. grandpier 1938 #

    hai visto mai un ladro preso conle mani nel sacco ammettere di essere ladro?abbiamo un classe di luminari a fare leggi per togliere la liberta hai ladri di galline,che fanno piu danno perche colpiscono gli umili, e lasciare liberi di fuggire con cartelle piene di transazioni fasulle e portarsi via centinai a di miliardi euro,e la lega che dà addosso agli estracomunitari,come giustamente il nostro lider massimo quando andra via con un corbello di miliardi di euro potra dire che l’avevo detto in un paese di merda non si puo vivere.Cuffar,dellutri provenzano riina sono le facce di una stessa medaglia,SONIA non demordere dovessimo fare un pò si casino ci servi per ricreare una classe meno abbietta.

    3 settembre 2011 at 16:42
  5. Nino Bucalo #

    La storia politica dell’onorevole Sonia Alfano offende la coscienza di tutti coloro hanno conosciuto suo padre Beppe Alfano. VERGOGNA la vostra arrogante ipocrisia alimenta solo la sfiducia socio-politico-culturale nei cittadini onesti e di buona volontà procurando danni irreversibili alle Istituzioni e alla Morale comune.
    VIA gli sciacalli dall’anti mafia prima o poi la realtà vi seppellirà.

    3 settembre 2011 at 11:45
    • grandpier 1938 #

      oooh nino ma sei sicuro dicche tu dici il berlusca ha dato di coglioni a chi è di sinistra ma te non c’è bisogno di dirtelo,basta leggere le bischerate a gogo,vedi prima di sentirti offesa dala politica di Sonia valuta bene quelle del mafioso che vuol fare il partito della gnocca per le teste di cazzo.piglia pesa e porta acasa mafioso di un nino.naturalmente scusandomi col cazzo.

      7 ottobre 2011 at 22:02
  6. Vito Salvatore via Facebook #

    @bioo ti riferisci a me? Guarda che stavo scherzando e la padrona di casa lo capisce…. Del resto se avesse pensato solo x un attimo ke parlavo sul serio dopo avermi coperto di critiche m’avrebbe anche cacciato via sicuramente. Ancora un salutino alla nostra Cappuccetto che ora che si é “riposata” (nn so se pulire ogni giorno casa sia da considerare villeggiatura) é pronta x riprendere la sua attivitá con rinnovato entusiasmo e ….. eroismo (+incoscienza + un sacco di altre cose tra cui la preoccupazione di chi l’ammira). Ciao.

    25 agosto 2011 at 03:15
  7. domenico gangemi #

    La società italiana è afetta dalla corruzione,la mafia siede negli scranni del Parlamento e si fa legislatore emanado leggi corrotte,si trova nelle aule dei tribunali tra gli organi inquirenti e quelli giudicanti,si trova nella Sanità ed occupa posti dirigenziali,le Istituzioni sono marce e fatiscenti presiedute ed occupate da Ministri corrotti. Piscis fetit a capite! Chi dovrebbe combatterla e come ? La guardia di finanza è corrotta. L’Italia la nostra bella e beneamata Repubblica democratica fondata sul lavoro dopo avere emanato la Carta Costituzionale ha esalato il suo ultimo respiro. Esistono però magistrati onesti e coraggiosi,medici seri ed efficienti ma sono emerginati dal sitema socio mafioso che ha sprofondato il nostro Paese in un mare di cemeto e rifiuti dissipado e rapinando il pubblico erario .Le istituzioni vengono occupate al solo scopo di rapina ed i Citalisti di rapina investono e ricilano danaro sporco. Un quadro drammatico e devastante . Occorre una vera rivoluzione anche violenta per abbattere questo sistema per rovesciare i disvalori imperanti che affogano la popolazione e ne succhiano il sangue. Non esitono rivoluzioni pacifiche le vere rivoluzioni si svolgono nel sangue com’è avvenuto nella storia ,com’è stato per la rivoluzione francese Soltanto a seguito di un evento traumatico può aversi quel ripensamento che ha generato la nostra Carte Costituzionale fatta col sague,la soffernaz e la prigionia dei nostri Padri costituenti. Soltanto da un profondo dolore può nascere la riflessione ed il ripensamento ed il pentimento per gli errori e gli orrori commessi e che quotidianamente si commettono e si consumano soto i nostri occhi.
    Forza Sonia! Il tuo impegno ed il tuo dolore è una grande speranza ed una risorsa per chi crede che una vera rivoluzione sia ancora possibile.

    24 agosto 2011 at 23:55
  8. SIAMO ALLA FRUTTA!!!! LA GENTE CHE SOSTIENE QUESTO E’ LA MAFIA!!!

    24 agosto 2011 at 12:35
  9. Vito Salvatore via Facebook #

    Sonia uffa la mafia non esiste lo sai… è solo una tua invenzione… tu vedi mafia e mafiosi dappertutto… :-) tutti quelli citati sono galantuomini che hanno dato lustro alle istituzioni eccheccavolo… e fatte le vacanze un pò. …………. Grazie Soniù per il tuo impegno…però mannaggia a te stai attenta… bbah… è gente che se la segna quella li… e tu sei solo una dolce mammina indifesa… non voglio doverti dedicare una via un giorno… chiaro!!!!

    24 agosto 2011 at 12:25
  10. cogitoergosum #

    Infatti i SENATORI della REPUBBLICA ITALIANA CUFFARO, DI GREGORIO, DELLUTRI e compagnia bella, stanno in GALERA i primi due, e speriamo ci vada presto il terzo, senza nessun motivo, visto che LA MAFIA NON ESISTE.
    Ancora non abbiamo capito che se vogliamo sconfiggere LE MAFIE, dobbiamo togliere di mezzo i nostri POLITICI MAFIOSI; magari con una RIVOLUZIONE anche ARMATA, per far CAPIRE a questi DELINQUENTI e MAFIOSI che E’ FINITA per davvero, che i CITTADINI ONESTI sono STANCHI e INCAZZATI.

    24 agosto 2011 at 11:06
  11. Curci Adriano via Facebook #

    ………..LA MAFIA E’ UNA MONTAGNA DI MERDA!!!! E’ OVUNQUE SONIA, NON SOLO IN SICILIA, E’ UN CANCRO CHE HA ESTESO LE SUE METASTASI, I SUOI TENTACOLI OVUNQUE. è triste sonia, ma è così.

    24 agosto 2011 at 11:05
  12. stato connivente

    24 agosto 2011 at 10:58
  13. vito #

    Bisogna essere cerebro lesi x sostenere la tesi di cuffaro.

    24 agosto 2011 at 10:54
  14. Giovanni Gualtieri via Facebook #

    no…esistono solo i corotti

    24 agosto 2011 at 10:52
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