Il PD e il magistrato che parlava col mafioso

10 giugno 2011

Il Partito democratico, alla presenza del capogruppo alla Camera dei Deputati Dario Franceschini e del Presidente della Regione, Vasco Errani, organizza un incontro pubblico a Forlì per parlare delle infiltrazioni mafiose in Emilia Romagna. Bene, direte voi, dopo il caso Crisafulli (giusto per citarne uno dei tanti) il Pd si schiera apertamente contro la mafia.

Sarebbe davvero molto entusiasmante, se l’ospite d’eccezione non fosse un magistrato che, pur essendo procuratore aggiunto della Direzione Nazionale Antimafia, e pur avendo spesso parlato, per ovvi motivi, di lotta alle mafie, con la criminalità organizzata ha intrattenuto anche rapporti. Con un boss mafioso, il magistrato in questione, Alberto Cisterna, ha parlato ben 78 volte al telefono fra il 2005 e il 2007. Un boss mafioso, Lo Giudice, di Reggio Calabria, cioè della stessa città nella quale per anni Cisterna per ruolo istituzionale avrebbe dovuto combattere la mafia. Non si direbbe che per quelle telefonate possa trattarsi di un errore o di chiamate a sua insaputa. La vicenda è di recente emersa dalle dichiarazioni di un collaboratore di giustizia, Antonino Lo Giudice, che ha raccontato ai magistrati quanto a sua conoscenza dei rapporti di Cisterna con il fratello Luciano. Secondo il pentito, Cisterna avrebbe anche accompagnato il boss Luciano Lo Giudice innanzi ad un esponente  dei servizi segreti, al quale il boss regalò anche due telefoni cellulari.

E quindi, nel momento in cui ci troviamo di fronte ad un’aggressione filocriminale a danno di magistrati come Di Matteo e Ingroia, che si stanno occupando dei più importanti processi di mafia degli ultimi vent’anni, ci sono magistrati altrettanto “celebri”, come Alberto Cisterna, che hanno confessati rapporti con boss mafiosi. Già, perché questi contatti Cisterna non li ha negati, semplicemente ha tentato di farli rientrare nel suo “dovere per conto della Repubblica”. Mi sembra una posizione pericolosamente zoppicante. Di quali doveri parla? Si riferisce forse alla celeberrima “ragion di Stato”? O è un tentativo scivoloso per abborracciare difficili giustificazioni? Per quanto mi riguarda, l’unico modo per officiare la nostra Repubblica e adempiere alla “ragion di Stato”  è evitare ogni contatto con qualunque mafioso, che rappresenta solo l’antiStato.

Viene da chiedersi come sia possibile che un magistrato che fa pubblica ammissione di promiscuità con uomini di mafia non solo non solleciti l’attenzione degli organi cui spetterebbe l’azione disciplinare, non solo non solletichi l’attenzione della stampa nazionale, non solo non riceva le rampogne della politica (di destra e di sinistra) ma addirittura, giusto in questo momento, quando sono pubbliche le sue liaisons dangereuses, viene acclamato quale esponente attivo dell’impegno antimafioso dal Partito Democratico: quel Partito Democratico che si proclama erede di Pio La Torre, vero eroe antimafia. E mi chiedo se per il Pd i magistrati esemplari sono quelli come Cisterna, anziché i pm palermitani o quelli milanesi dei processi a carico di Silvio Berlusconi. Non è il caso che il PD rettifichi pubblicamente il proprio orientamento su Cisterna? Quantomeno per evitare che la sua presa di posizione sia letta come l’intenzione di frapporre ostacoli all’azione di chi su Cisterna necessariamente dovrà indagare per le sue “ipotetiche” contiguità mafiose. Perché oggi sulla mafia non sono più ammesse ambiguità.

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12 Commenti a “Il PD e il magistrato che parlava col mafioso”

  1. Rio Kan via Facebook #

    Il PD è una merda, lo è sempre stato, fa parte di quel bipartitismo a lungo cercato dai P2isti…….

    10 giugno 2011 at 11:40 Rispondi
  2. Antonella Serafini via Facebook #

    uuuuu come ingroia con aiello.. guarda un po’ il caso

    10 giugno 2011 at 12:00 Rispondi
  3. ma perché..!!!accidenti !!

    10 giugno 2011 at 12:04 Rispondi
  4. Non mi pare che Ingroia abbia mai accompagnato il boss a colloqui con uomini dei servizi segreti (a quanto emerso dalle indagini). E occhio ai paragoni, magari Ingroia non gradisce paragoni falsi e tendenziosi.

    10 giugno 2011 at 12:15 Rispondi
  5. Se ogni tanto deste un’occhiata alle carte giudiziarie (le avete? ve le posso passare io se volete) sapreste che fu Ciuro a mettere in contatto Ingroia con Aiello. E fu Ciuro a tradire Ingroia tradendo a favore di Cosa Nostra. Quindi al massimo Ingroia è una vittima, una delle tante, di Ciuro.

    10 giugno 2011 at 12:19 Rispondi
  6. Ce n’erano anche due dell’IDV purtroppo in Piemonte che parlavano con personaggi poco raccomandabili…

    10 giugno 2011 at 12:31 Rispondi
  7. Purtroppo per loro Gabriele! :-)

    10 giugno 2011 at 14:48 Rispondi
  8. Francesco Carbone #

    ….. e quando io denuncio che i procuratori Capo Papalia e Schinaia della Procura di verona favoriscono le attivita mafiose all’interno di poste italiane nessuno mi calcola o magari vengo preso per mitomane pur avendo tutte le prove in mano e posso dimostrarlo in qualsiasi momento. Le denunce non sono solo pubbliche ma con denunce penali non solo presso le procure ma anche presso il csm , tre ministeri e un’interrogazione parlamentare in corso presentata dal senatore di Italia Dei Valori Elio Lannutti.

    10 giugno 2011 at 15:13 Rispondi
  9. Joe Vicario #

    sempre ardentemente acida…?eh dott.ssa Serafini…

    10 giugno 2011 at 19:22 Rispondi
  10. Quante schifezze succedono dietro le quinte di una politica perbenista!

    11 giugno 2011 at 12:49 Rispondi
  11. smooke #

    dove ce politica ce mafia non esiste solo destra o solo sinistra esiste solo mafia in tutta la sua politica!quindi per piacere la vera mafia e solo unicamente lo stato gli altri sono solo delle pedine sopra una scacchiera e loro gestisco il tutto. lo stato e mafia .

    14 giugno 2011 at 01:09 Rispondi
  12. orio #

    http://web.calabriaora.it/cronaca/7794-giudici-corrotti-un-anno-fa-il-nano-non-sapeva-niente.html
    Legga questo articolo poi ci dirà di quale manovra si tratta.

    10 settembre 2011 at 15:20 Rispondi

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