La Procura della Repubblica di Catania si appresta ad affrontare un cambio di guardia che sta destando in me, e purtroppo pare in nessun altro dei rappresentanti delle istituzioni, molta preoccupazione. I favoriti per la “poltrona” di procuratore capo sono infatti due magistrati per i quali non posso nutrire alcuna stima: per ragioni obiettive, purtroppo, e non invece per mie considerazioni personali.
Uno di essi è Giuseppe Gennaro, del quale ho già parlato diverse volte in relazione al “Caso Catania”, del quale è tristemente protagonista. L’altro è Giovanni Tinebra, ricordato perlopiù per i suoi anomali rapporti con i servizi segreti, il suo assenso da Procuratore della Repubblica di Caltanissetta ai depistaggi di Stato su via D’Amelio, i suoi rapporti di favore con Berlusconi, al quale rivelò particolari relativi alle indagini a suo carico quale presunto mandante esterno delle stragi mafiose, venendone poco dopo ricompensato con la guida del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria, incarico pubblico dallo stipendio vertiginosamente elevato. Si tratta dei due magistrati ai quali, in assoluto, sarebbe più sconveniente affidare il ruolo di procuratore capo in una città come Catania.
Lì, nella città etnea, intorno al Palazzo di piazza Verga, l’odore della collusione e del compromesso sono forti, e uno scandalo politico-giudiziario emerso alla fine del duemila è stato abilmente soffocato sul nascere grazie al puntiglioso lavoro di un network giudiziario, politico e giornalistico cui pochissimi hanno avuto il coraggio di opporsi. Uno dei pochi fu l’allora presidente del Tribunale per i minorenni di Catania Giambattista Scidà, che per primo riferì lo scenario miserevole della Procura della Repubblica catanese in Commissione Antimafia il 7 dicembre 2000. Un uomo retto e probo che è nel cuore dei catanesi onesti. L’unico in grado di far riaffiorare puntualmente la verità, in una città che sembra fatalmente infettata dalla collusione o dall’ignavia.
Cosa dire di Tinebra, poi? C’è da fare una premessa: Giovanni Tinebra è oggi procuratore generale nella città etnea, e quindi è a tutti incomprensibile la sua aspirazione a diventare procuratore capo: non si tratterebbe certo di un avanzamento di carriera. Questo suscita in me il sospetto che la manovra a piazzare Tinebra su quella famigerata poltrona, nel caso diventasse impraticabile la nomina di Gennaro, sia fondata su interessi inconfessati. E comunque, quel che Tinebra ha fatto in passato da procuratore della Repubblica di Caltanissetta, sponda di ogni iniziativa delle difese di Dell’Utri e Berlusconi contro la Procura di Palermo, e da capo del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria fa dire che egli è davvero inadeguato al ruolo.
La procura di Catania è una delle più delicate del nostro Paese, e necessiterebbe di una guida al di fuori da ogni sospetto, assolutamente slegata da quei poteri che soffocano la città. Purtroppo, però, a Catania vige il predominio della più potente lobby giudiziaria di tutti i tempi, quindi è meglio non farsi illusioni.





cara sonia vedo che il caro barroso se ne lava le mani in quanto non vuole esprimere commenti di sorta non so perche’ e’ forse anche lui della cricca o vuol farsi credere sopra le parti ??? i don’t know
Grazie Sonia di mantenere viva l’attenzione sul distretto giudiziario di Catania!
Da catanese, ricordo come la procura di Catania (impersonata negli anni 70 e fino al 1984 nelle figure del procuratore generale Di Cataldo, del procuratore aggiunto Giulio Cesare Di Natale del giudice Aldo Grassi) fu tristemente famosa per i favoritismi in favore dei cavalieri del lavoro di Catania e dei depistaggi effettuati sull’inchiesta dell’omicidio del grande giornalista Pippo Fava.
Oggi ci sono altri cavalieri del lavoro a Catania ma sempre lo stesso potentissimo editore (Mario Ciancio) che riesce a schivare tutte le inchieste giudiziare che lo coinvolgono , per ultima quella degli abusi edilizi del centro commerciale e parcheggio a Piazza Europa
Cara Signora,
l’ammiro e non la invidio vedendola sempre immersa nei miasmi di questo piccolo marcio mondo.
E rimpiango che Lei (e chi altri come Lei) non possiate spendere le Vostre qualità al servizio e per il futuro di una società, che, per com’è, non vi merita. Con stima Valeria Bellinaso
Purtroppo anche il terzo potere dello Stato è gravemente inquinato e costiutisce una casta che tende alla conservazione si sè stessa e dei privilegi acquisiti. L’unica speranza è che all’interno di questo potere si apra una questione morale che lo porti ad un’autocritica costruttiva. La questione morale impegna ed attraversa tutte le istituzioni e le corporazioni. Se non si crea una revisione interna che conduca all’assinzione delle proprie colpe e responsabilità non si esce dal pantano. Un dato è certo se ha potuto svilipparsi Berlusconi ed il berlusconismo la colpa grave è senza dubbio anche nella magistratura o meglio in quella parte della magistratura corrotta e collusa.
domenico gangemi da Messina.
Vuoi mettere qualche amico di Russo e dunque di Pistorio, cosi si può ancora salvare Lombardo dall’indagine affossata ad arte da D’Agata?