Nel 2003, la perseveranza e la tenacia di chi difende il diritto degli animali a essere rispettati in quanto esseri senzienti ha permesso un importante passo legislativo; la direttiva 2003/15/CE, aggiornando la cosiddetta direttiva “cosmetici” di quasi 30 anni prima, vieta infatti a partire dal marzo 2009 la commercializzazione nell’Unione Europea dei prodotti cosmetici testati su animali. La normativa lasciava invece 10 anni (quindi fino al marzo 2013) per alcune tipologie di test per i quali si riteneva sarebbe stato necessario un numero maggiore di anni prima di giungere a “metodi sostitutivi” (non animali) riconosciuti dall’ECVAM (Centro Europeo per la Convalida dei metodi alternativi). Nella direttiva, inoltre, si afferma che se la Commissione, sulla base di studi scientifici, valuta delle difficoltà tecniche nel rispetto delle scadenze è tenuta ad informarne il Parlamento Europeo con almeno due anni di anticipo (quindi entro il marzo 2011).
Proprio lo scorso luglio la Commissione ha lanciato una singolare consultazione popolare su una bozza di relazione tecnica presentata da un gruppo di esperti che fa riferimento alla possibilità di un rinvio al 2019 della messa al bando di alcune tipologie di test su animali per i cosmetici. Una proposta inaccettabile e paradossale proprio perché da un lato ci si duole del fatto che i metodi alternativi non animali non hanno raggiunto il livello necessario per la validazione dall’ECVAM, dall’altro l’investimento e la ricerca su tali metodi vengono completamente scoraggiati (vedi la celeberrima direttiva approvata l’8 settembre 2010). La Commissione ad oggi afferma di non avere ancora preso una decisione e che presenterà una relazione al Parlamento Europeo quanto prima. A tal proposito ho presentato due interrogazioni. Nella prima domando alla Commissione come intende muoversi per ovviare al rinvio della messa al bando di tutte le tipologie di test su animali per i prodotti cosmetici, richiamando fra l’altro l’ambizioso e civile programma di tossicologia cellulare che è stato avviato negli USA. Nella seconda interrogazione, invece, chiedo maggiori informazioni alla Commissione riguardo la scarsa trasparenza con la quale sono stati selezionati gli esperti per lo svolgimento delle studio su cui si baserà la decisione della Commissione. Decisione che inciderà sulla vita e sul benessere di migliaia di animali.
Approfondendo la questione con associazioni e comitati scientifici, inoltre, sono emersi altri spunti di riflessione che quanto prima proporremo alla Commissione con ulteriori interrogazioni.
Segnalo inoltre l’iniziativa su facebook “2013 STOP Animal Testing for Cosmetics” alla quale aderisco, per fare pressione sulla Commissione affinchè non proponga un rinvio al 2019 e si impegni per far rispettare la data prevista del 2013.
Invito tutti a sostenere tale iniziativa ideata e promossa da diversi gruppi e comitati a tutela degli animali che hanno unito responsabilmente le loro forze per combattere una battaglia comune. Poniamo fine ad inutili test su animali, le alternative esistono, basta volerlo.




Ciao Sonia, grazie per il tuo impegno e per aver segnalato l’iniziativa su Facebook, alla quale ho aderito.
Vorrei però segnalarti, che non si riesce ad inviare la mail al Presidente Barroso, dalla sua pagina tramite il modulo “contattami”. Lo stesso avviene per il Commissario alla salute John Dalli, usando la pagina ufficiale. Avendo l’indirizzo email di Dalli, sono riuscito ad inviargliela.
Potresti darci l’indirizzo email del Presidente Barroso, oppure, dirci a chi inviarla in sua vece?
Ciao e grazie…
Grazie a nome di tutti gli animali, peccato che continueranno a testare su di loro i detersivi
Ciao Sonia,
gli indirizzi e mail di barroso e di Delli (chi è esattamente) non ricevono le mails.
Se vogliamo far arrivare la nostra voce, dobbiamo avere gli indirizzi esatti.
Grazie per l’aiuto.
Cari slauti e tantissimi auguri di buon anno.
Vorrei sottolineare che la Helan che vende cosmetici di ogni tipo assolutamente naturali
quasi privi di componenti animali (quando presenti si tratta di propoli, miele o simili)
fa eseguire dalla clinica dermatologica i patch test (i medesimi utilizzati per le prove allergologiche) su volontari umani che, immagino, vengano retribuiti.
Tutti i cosmetici COOP non sono testati sugli animali ne a prodotto finito e neppure gli ingredienti. Come mai quasi tutti gli altri sentono il dovere di testare sugli animali?
Qual’è la ragione?
Grazie.
Rosanna Tanzini
Forza Sonia, non mollare! Siamo tutti con te per gli animali!
grazie Sonia, dobbiamo essere uniti nel diffondere e firmare la petizione! e’ comunque un grande passo
Ma quando finirà questo purgatorio assurdo e paradossale?
Ci raccontano che i metodi alternativi devono essere ancora “vagliati e convalidati” (e il tempo scorre…); ora mi chiedo: è mai stata fatta la stessa cosa a proposito dei vari test che usano animali? No! Se questi stramaledetti esperimenti fossero sottoposti agli stessi cavilli e musi storti, sono quasi sicura che sarebbero i primi a essere dichiarati non attendibili e scientificamente inaffidabili.
Al di là di ciò, non esiste ideale o urgenza suprema che giustifichi questa carneficina perpetrata da sadici adepti di sua maestà il denaro.
Quanti sporchi interessi di mezzo, da parte di questi aguzzini dal cuore a forma di codice a barre! Tutto prostituito all’interesse economico: non c’è vita o sofferenza che valga, non c’è pietà nè umanità, e noi indirettamente costretti ad accettare ciò che i maledetti ci scodellano in faccia… Che tristezza!
Se si deve sputare tutto questo sangue per la questione dei cosmetici, non oso pensare a quando si potrà (e *se* si potrà) giungere a una soluzione concreta a proposito dei test animali per i farmaci. Che dire, speriamo di non ammalarci, e che al posto nostro si ammalino le adorabili creature che testano e/o commissionano.
Temo che una delle poche scappatoie, nell’immediato, resti boicottare le “grandi marche” che testano o finanziano gli esperimenti sugli animali. Non acquistandoli.
Ancora grazie a Sonia per l’impegno profuso per i nostri piccoli amici.^^
Ps: come marca di prodotti che non testa, oltre alla Helan, facilmente reperibile (spero… se si trova nel mio paesino, penso/spero si trovi un po’ ovunque), consiglio anche Floralia e I Provenzali di Saponificio Gianasso; oltre, naturalmente, alla Yves Rocher: prodotti ottimi acquistabili attraverso catalogo, oppure diventando clienti.
Maggiorni informazioni sui prodotti cruelty-free qua ==> http://www.lavocedeiconigli.it/lista_%20nocruelty.htm
Cara Sonia, come te adoro gli animali, ma ciò che mi spinge a seguirti è che odio i maltrattamenti verso qualsiasi specie vivente… e qui veramente esagerano. Personalmente avessi bisogno di medicine non vorrei mai prendere qualcosa per cui hanno dovuto squartare e seviziare un altro essere vivente.. Una volta , nella mia ignoranza e ingenuità, credevo che testare su un animale volesse dire somministrare la pastiglietta ….quanto ero lontana dalla realtà. Sei grande e con te tutto il tuo staff. Non è comprensibile il motivo per cui uno Stato civile permetta delle mostruosità su esseri viventi proteggendo chi fa quelle porcherie con tanto di legge.
Con affetto , Ines Pillon