In Europa per i lavoratori ex Alitalia

10 dicembre 2010

Nel luglio scorso ho presentato un’interrogazione scritta alla Commissione in merito alla violazione della direttiva n. 2006/54/CE da parte di CAI (Compagnia aerea italiana).

La storia è questa: il 31 ottobre 2008, la CAI si impegnò ad assumere il personale cassintegrato dalla società Alitalia Spa, nel rispetto dei criteri di assunzione stabiliti dall’accordo con i sindacati. Alla firma dei contratti, però, i lavoratori hanno denunciato la violazione del Testo unico delle disposizioni legislative in materia di tutela e sostegno della maternità e della paternità (D.L. 151/2001, articolo 53, commi 2 e 3), in cui si stabilisce che il genitore in coppia con un figlio minore di tre anni e/o il genitore single con un figlio convivente di dodici anni (secondo comma) e/o il lavoratore o la lavoratrice con a carico un soggetto disabile (terzo comma) non possono essere obbligati a prestare lavoro notturno, ossia dalle 24.00 alle 6.00.

La CAI rispose alle accuse affermando che l’articolo 53 è stato oggetto di una procedura d’infrazione da parte della Commissione europea e che, pertanto, non era più valido poiché violava la parità di accesso al lavoro tra uomo e donna in forza di una sentenza della Corte di giustizia dell’Unione europea (C345/89). In realtà, come scrissi nell’interrogazione alla Commissione, la decisione della Corte e la susseguente messa in mora del governo italiano riguardano solo il primo comma dell’articolo 53 che imponeva un divieto assoluto alle donne in gravidanza e/o con un figlio minore di un anno di prestare lavoro notturno, laddove con la corretta interpretazione la donna ha facoltà di scelta.

Pertanto, nei casi enunciati dai commi 2 e 3, il diritto di chiedere ed ottenere l’esonero dal lavoro notturno è ancora pienamente riconosciuto in ossequio, tra l’altro, alla piena attuazione del principio di uguaglianza sostanziale, sancito all’articolo 3, comma 2, della Carta costituzionale. La disposizione capestro presente nei contratti stipulati da CAI, al contrario, viola la direttiva 2002/73/CEE, secondo cui è vietata qualunque discriminazione, diretta o indiretta, fondata sul sesso. Chiesi quindi alla Commissione se era consapevole di tale situazione e se non ritenesse che fosse stato fatto un uso strumentale delle norme comunitarie, violando la direttiva 2002/73/CEE. Chiesi inoltre in che modo intendesse intervenire affinchè i diritti dei lavoratori potessero essere ripristinati. La risposta di Viviane Reding a nome della Commissione è arrivata il 17 agosto. La Commissaria conferma che il famoso articolo 53, comma 2 e 3 cui si appiglia CAI per violare i diritti dei lavoratori non è soggetto ad alcuna procedura di infrazione ed è perfettamente legittimo e conforme alla normativa comunitaria. Questo significa che il “cavillo legale” su cui è basato l’agire di CAI è saltato. Anche la famosa interpretazione ad personam fatta dal Ministero del Lavoro riguardo la non validità dell’articolo 53 per chi lavora nel comparto aereo viene smontata in una successiva interrogazione nella quale la Commissaria dichiara che “la legislazione UE sulla parità di trattamento fra uomini e donne non prevede differenze fra tipi di lavoratrici, a seconda del fatto se lavorano nel trasporto aereo o meno”.

Resta l’amaro in bocca per il fatto che la Commissione Europea, piuttosto che intervenire decisa sull’argomento, risponde tra le righe senza esporsi, come invece il suo ruolo di custode della normativa comunitaria le impone in questi gravi casi. Adesso spetterà all’autorità giudiziaria nazionale far rispettare la normativa e ripristinare i diritti dei lavoratori. Ciò non toglie che continuerò a insistere dall’Europa affinchè non si volti la testa dall’altra parte.

Ringrazio inoltre l’associazione Familyway per la lettera che ho ricevuto e che di seguito pubblico. Il ringraziamento va a loro per avermi permesso di essere strumento per la difesa dei diritti dei lavoratori ed in particolare di quelli dell’ex Alitalia, vittime di una storia di malagestione tutta nostrana. Non è sulla pelle dei lavoratori che si risanano le società, ma mettendo le mani nelle tasche dei manager e della classe politica che per decenni vi hanno mangiato sopra.

Gentili Associati,

con la presente Newsletter desideriamo ringraziare gli europarlamentari IdV Sonia Alfano e Niccolò Rinaldi per quanto hanno fatto, e stanno ancora facendo, per la causa della mancata applicazione dell’art. 53 D.Lgs. 151/2001 in Alitalia/CAI.

Il Ministero del Lavoro continua a ritenere che le suddette tutele di maternità e paternità, nonchè di assistenza ai disabili, non si applichino al personale navigante delle compagnie aeree.

Facendosi scudo di questa interpretazione, anche il Ministero per le Pari Opportunità declina ogni responsabilità, fingendo di non vedere che Alitalia/CAI continua a discriminare parte dei propri dipendenti.

Il recepimento da parte dell&rs quo;Italia della Direttiva 2006/54/CE attraverso il D.Lgs. 5/2010, ha ulteriormente aggravato la situazione. Il legislatore, difatti, oltre alle varie modifiche che la Direttiva Europea ci chiedeva, ha intenzionalmente modificato anche l’art. 38 D.lgs 198/2006, prendendo come riferimento l’ art. 11 D.lgs 66/2003  e non già all’art. 53 D.lgs 151/2001, escludendo, perciò, la sola categoria del personale navigante.

Proprio su questi temi, ovvero sulla disinvoltura con cui il governo italiano affronta il tema delle discriminazioni di genere, sono intervenuti in sede comunitaria i due europarlamentari dell’Italia dei Valori.

Cogliamo l’occasione per tornare a ringraziare la Sen. Giuliana Carlino (IdV), che ha contattato sua sponte l’on. Alfano, mettendola a conoscenza del tema delle discriminazioni Alitalia/CAI.

Potrete trovare approfondimenti e i testi delle interrogazioni, con relative risposte della Commissione, sul nostro sito.

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4 Commenti a “In Europa per i lavoratori ex Alitalia”

  1. Franco #

    Caso esplicito di coniugare gli interessi dei Dirigenti con la soppressione delle regole in atto nella Comunità Europea. Adesso serviranno anni per avere una sentenza chi annoveri la legittimità di quanto esposto, nel frattempo le angherie dei Dirigenti del Personale perpetueranno nel tempo. Si attaccano ai cavilli per “rubare” ai lavoratori mentre nessuno vuole accorgersi di ciò che sparisce sotto tutte le forme.

    11 dicembre 2010 at 21:10
  2. Cara Sonia, i nostri Governanti (specie gli ultimi!) non hanno nulla da invidiare a Hitler. Trattati e direttive Europee ecc. per Loro è sempre carta straccia! Magari da utilizzare soloin caso di loro convenienza e la a grande impresa riconosce lo Stato e le sue leggi solo se può arraffare finanziamenti, agevolazioni fiscali ed incentivi vari.

    11 dicembre 2010 at 18:00
  3. hanno risposto?

    11 dicembre 2010 at 10:09
  4. Hai avuto risposta?

    10 dicembre 2010 at 22:29