Si chiama direttiva RoHS ed è la normativa europea sulla restrizione dell’uso di determinate sostanze pericolose nelle apparecchiature elettriche ed elettroniche(AEE). Approvata alla fine del 2002, tale direttiva mette al bando l’utilizzo di determinate sostanze nella produzione delle AEE poiché, secondo un criterio di prudenza e sulla base degli studi scientifici disponibili, è presente un rischio per la salute umana e per l’ambiente. La direttiva segue il principio per cui i danni devono essere prevenuti e trattati alla fonte e non rimandati a valle del processo. Nella lista sono state inserite sostanze quali piombo, mercurio, cadmio, cromo esavalente, PBB e PBDE. L’Italia ha recepito la RoHS con il decreto legislativo 151/2005.
Nel 2005 l’Oko-Institut per conto della Commissione Europea sviluppa uno studiosulle possibili sostanze da inserire in questa black list negli anni a seguire, segnalandone in particolare due: i ritardanti di fiamma alogenati e il PVC. Nel caso dei ritardanti di fiamma il rischio è per la creazione di diossine e furani in fase di smaltimento, salvo che questo non venga effettuato con tecnologie molto avanzate e di cui non tutti i paesi sono dotati (specie quelli in via di sviluppo dove spesso vanno a finire i nostri rifiuti “tecnologici”). Inoltre tali sostanze rappresentano un ostacolo per il riciclo della plastica poiché “a causa del rischio di produzione di diossine e furani, gli impianti di riciclaggio evitano in genere di riciclare materie plastiche contenenti ritardanti di fiamma dei RAEE. Considerata l’assenza di un’adeguata identificazione della plastica contenente ritardanti di fiamma e la difficoltà intrinseca di distinguere la plastica ignifuga da quella ordinaria, la maggior parte degli impianti di riciclaggio non effettua il trattamento della plastica dei RAEE”.
Ben più grave il discorso per il PVC poiché come segnalato da ben 5 studi della Commissione “vi sono prove sostanziali che dimostrano la non idoneità del PVC all’incenerimento, considerate in particolare la quantità e la natura pericolosa dei residui di gas di scarico derivanti da tale processo. Inoltre, le perdite di plastificanti derivanti dalla messa a discarica del PVC sono ampiamente riconosciute e possono avere effetti potenzialmente negativi sulla salute umana e sull’ambiente”.
La Commissione dichiara l’esistenza di alternative al PVC ma solleva questioni legate ai costi per le imprese. Nella rifusione della direttiva RoHS votata mercoledì 24 al Parlamento Europeo, a causa delle forte pressioni di lobby industriali, i riferimenti al PVC e ai ritardanti di fiamma, inizialmente inseriti dalla relazione della verde Jill Evans, sono scomparsi a causa della dichiarata indisponibilità del Consiglio e della maggior parte dei gruppi politici a trattare sulla questione. Per questa ragione ho espresso le mie perplessità in aula.
Se un’impresa scarica i propri costi sulla comunità significa che sta barattando il proprio profitto con il bene collettivo e che dunque non è sostenibile e deve andare fuori mercato. Vogliono farci credere che gli interessi economici confliggono con quelli ambientali e di salute collettiva. Beh, non è così. E lo dimostra il fatto che le stesse multinazionali, sulla scia della crescente sensibilità dei consumatori consapevoli, hanno avviato un programma di riconversione, escludendo tali sostanze dai propri prodotti. Secondo Greenpeace, oggi la quota di mercato di tali prodotti raggiunge il 50% per quanto riguarda i telefoni cellulari (Nokia, Sony Ericsson e Apple) e si prevede che nei prossimi 1-2 anni supererà il 40% nel settore dei PC (Acer e HP).
Dovremo attendere altri tre anni per l’aggiornamento della lista delle sostanze da mettere al bando ed è necessario riflettere sul fatto che ciascuno di noi ha una responsabilità in tal senso. Se nei prossimi tre anni il consumo si orienterà verso i prodotti a minor impatto ambientale, saranno le stesse imprese a orientare la produzione e ad autoregolamentarsi. Come sempre ciò che la politica non è in grado di fare perchè troppo spesso colpevolmente prostrata alle lobby economiche, possono farlo i cittadini.
Per questo, specie in vista delle prossime festività natalizie, invito tutti a fare acquisti “consapevoli”, utilizzando l’eco-guida stilata da Greenpeace. Anche questo un piccolo ma importante passo per diventare il cambiamento che vogliamo vedere.



