Centrale a biomasse di Russi e pericolo salute dei cittadini

18 novembre 2010

La storia della riconversione dell’ex zuccherificio Eridania di Russi (Ravenna) è paradigmatica di una politica italiana che, senza sostanziali differenze tra destra e sinistra, è distante anni luce dai cittadini e da quello si può definire senza equivoco alcuno “bene comune”. Per fortuna esistono ancora dei cittadini che non hanno voglia di vedere calpestato il loro presente e il futuro dei loro figli e che, con le loro forze, si oppongono alle prevaricanti imposizioni di una classe dirigente dietro la quale stanno interessi economici di pochi.

In breve la storia. Nel 2000 l’allora Comunità Europea liberalizza il mercato dello zucchero, aprendolo ai paesi balcanici e nel 2005 l’Italia rivede l’organizzazione comune di tale settore, adeguandosi alle scelte europee e agendo su prezzi e quantità da produrre nel nostro paese. L’Emilia Romagna, storicamente regione bieticolo-saccarifera (9 impianti su 19 nazionali, il 50% della produzione italiana, oltre 32mila operatori), ha maggiormente risentito e sofferto le conseguenze di questa decisione europea. Per queste ragioni, a partire dal 2005, si è provveduto a ripensare la destinazione di impianti prima utilizzati per tali produzioni, attraverso progetti di riconversione, dotati di relativo sostegno dell’Europa.

Uno di questi progetti riguarda la costruzione di una enorme centrale a combustione di biomassa legnosa da 30MW elettrici a Russi, in sostituzione dello zuccherificio Eridania. L’accordo di riconversione, siglato da Powercrop srl, gli enti locali, i sindacati e la Eridania spa prevede che le 270.000 tonnellate annue necessarie per alimentare siffatto impianto sarebbero reperite entro un raggio di 70 km dalla centrale stessa. Il tutto, evidentemente, irrealizzabile poiché non si tratta di quantità ottenibili da semplici scarti agricoli ma che si dovrebbe procedere ad una piantumazione ad hoc, sconveniente per il territorio locale che vive anche di un’agricoltura di qualità.

Sembra che la società Powercrop voglia far leva su un decreto ministeriale di quest’anno (che maliziosamente potrebbe sembrare scritto ad impresam!) e ampliare il raggio di provenienza del materiale combustibile fino a 300 km, compromettendo la tracciabilità dello stesso e col rischio che l’iniziale centrale a combustione di biomassa legnosa, già fortemente rischiosa per la salute della popolazione vista la dimensione e la vicinanza al centro abitato, si trasformi sostanzialmente in un inceneritore di rifiuti.

Il tutto in una zona in cui la qualità dell’aria è già fortemente compromessa, come dimostrano il piano di risanamento della qualità dell’aria della Provincia di Ravenna e le statistiche epidemiologiche.

Riassumendo si tratta di un impianto che ha un bilancio energetico negativo e che mette a serio rischio la salute delle persone che vivono a Russi e nei territori circostanti, oltre a comprometterne l’economia agricola di qualità ivi presente.

C’è in piedi un ricorso al TAR e la Regione Emilia Romagna ha per due volte negato il via libera alla Powercrop. Dietro segnalazione del Comitato “Articolo 32” e di Paola Miani, cui va il mio ringraziamento per la tenacia e il senso civico con cui stanno difendendo da anni il loro territorio, ho presentato un’interrogazione alla Commissione Europea:

A Russi (provincia di Ravenna, Italia) è attualmente in corso di definizione un progetto di riconversione dell’ex zuccherificio Eridania-Sadam in una centrale a biomasse della potenza di 30 MW. L’accordo di riconversione siglato nel 2007 tra gli enti locali, i sindacati, Eridania-Sadam s.p.a. e la Powercrop s.r.l. prevede che quest’ultima stipuli dei contratti di approvvigionamento delle biomasse ligneo cellulosiche corrispondenti al fabbisogno della centrale in una fase precedente rispetto all’inizio dell’attività dell’impianto. Questi contratti non sono mai stati siglati poiché, vista la quantità necessaria ad alimentare un impianto di tale dimensione (270.000 t/anno), non sono reperibili scarti sufficienti e dunque si dovrebbe procedere alla piantumazione ad hoc per l’incenerimento. In tal senso si riscontra la contrarietà del mondo agricolo locale. Risulta plausibile che una volta avviato l’impianto potrà accogliere come materiale per la combustione anche rifiuti solidi urbani ovvero biomasse provenienti da altri territori, con un bilancio energetico complessivo negativo.

Per ben due volte la Regione Emilia Romagna, in sede di Valutazione di Impatto Ambientale (VIA) ha bocciato il progetto di riconversione.

Si segnala infine la forte opposizione della comunità locale che, ragionevolmente, non concepisce la presenza di un impianto che non produce nel suo complesso alcun valore aggiunto né energetico, né occupazionale e che contemporaneamente arreca un evidente danno ambientale e mette a serio rischio la salute dei cittadini.

Ricordando la priorità che la normativa europea in materia di emissioni di impianti industriali e incenerimento dei rifiuti assegna alla tutela e al benessere dei cittadini si invita la Commissione ad ottenere ulteriori informazioni circa l’iter amministrativo legato alla realizzazione di questo impianto e a valutare la conformità dello stesso rispetto alla legislazione europea.

Si chiede inoltre alla Commissione di verificare e di fornire informazioni circa la regolarità e la conformità nell’utilizzo dei fondi comunitari destinati a tale progetto ai sensi dell’articolo 6 del Regolamento CE 320/06.

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3 Commenti a “Centrale a biomasse di Russi e pericolo salute dei cittadini”

  1. Alessandro #

    Semplicemente GRAZIE. Sono un ragazzo di 20 anni, vivo in un piccolo paese vicinissimo a Russi, e l’idea di avere a poca distanza da casa un tale impianto, pressochè inutile dal punto di vista economico e dannoso dal punto di vista della salute, mi spaventa. A ciò si aggiunge il fatto che un impianto a biomasse dovrebbe essere creato anche a Roncalceci, il paese dove vivo. Ho firmato alcune petizioni, ma oltre a questo non sapevo che fare, in concreto. Perciò sono stato sorpreso positivamente dall’interesse di Sonia per questa faccenda, e sono contento che la questione sia stata presentata alla Commissione europea.
    Ancora Grazie.

    24 novembre 2010 at 10:46
  2. Ci sono finanziamenti e questi progetti nascono come funghi. Anche se volessimo prescindere dalla pericolosità sono falliti in partenza perchè si reggono sugli incentivi. Non tutti sanno che per mantenere il calore possono usare anche gas ecc. e quindi la scusa della sostenibilità vacilla.
    Se c’è eccedenza di legno cippato ( dove ci sono segherie o falegnamerie) sono progetti validi e funzionano…

    18 novembre 2010 at 18:16

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  1. La centrale a biomasse di Russi (Ravenna): energia rinnovabile? | Sonia Alfano - 18 novembre 2010

    [...] tenacia e il senso civico con cui stanno difendendo da anni il loro territorio, ho presentato un’interrogazione alla Commissione Europea. Leggi anche:Borghesi e i candidati istituzionaliBruxelles: Una due giorni indimenticabilePostato da [...]