Il 13 settembre scorso si è ucciso a Palermo Norman Zarcone, il dottorando che si è lanciato dal settimo piano della Facoltà di Lettere. Io credo che Norman sia stato “suicidato” dal sistema universitario siciliano. Il suo gesto estremo è stato un devastante urlo di dolore che non può essere dimenticato o rubricato a “gesto insano”. Ho chiesto al Presidente dell’Assemblea Regionale Siciliana, Francesco Cascio e al Presidente della Regione Sicilia, Raffaele Lombardo, di dedicare una fondazione culturale alla memoria di Norman.
Questo il testo della mia lettera:
Gentile Presidente dell’Ars,
Gentile Presidente della Regione,
vi scrivo in merito alla triste vicenda che ha avuto come protagonista un giovane siciliano, una delle perle rare in questo clima di desolazione in cui molti sono disposti a vendersi al miglior offerente pur di trovare un posto di lavoro o una carriera accademica.
Norman era un giovane puro, uno studioso di primo livello, un dottorando in Filosofia del linguaggio presso l’università di Palermo, un laureato con lode. Era un cervello siciliano, uno di quelli che aveva scelto di rimanere e lottare qui anziché cogliere una facile carriera accademica nel nord Italia, visto il suo notevole bagaglio culturale che fa gola oltre lo Stretto e nel resto d’Europa. Non qui purtroppo.
Il 13 settembre scorso Norman si è ucciso buttandosi dal terrazzo del settimo piano della sua Facoltà. Ma come giustamente dice il padre Claudio, quello di Norman non è un suicidio, ma un omicidio compiuto da un sistema universitario familistico e baronale che non premia i meritevoli ma spalanca le porte a coloro che si distinguono per parentele o amicizie. Come ricorda ancora suo padre, “Norman non voleva guadagnare stipendi esorbitanti o diventare a sua volta un barone universitario, ma voleva dedicarsi agli altri nel nome della filosofia e della verità”.
Chiedo a voi, massimi rappresentanti della Regione Sicilia, di avviare le procedure per dedicare una fondazione culturale alla memoria di Norman Zarcone, una fondazione per filosofi, ricercatori, giornalisti, musicisti, liberi cervelli. Perchè il gesto estremo di protesta contro l’attuale sistema universitario siciliano non venga cancellato dalle belle parole e dell’oblio di un sistema autoconservativo.
Certa della vostra sensibilità e comprensione
rimango in attesa di un vostro gentile riscontro,
Cordialmente
On. Sonia Alfano
Parlamentare Europeo
Responsabile dipartimento Antimafia dell’Italia dei Valori





Questa notizia mi ha molto sconvolta quando la setii…come mamma il pensiero che mia figlia possa non aver futuro e che possa essere lasciata a se stessa in una società che distrugge i sogni di chi si impegna seriamente mi fa star male!!! Anche noi genitori abbiamo il dovere di combattere accanto a questi ragazzi perchè qui stanno giocando sulla pelle dei nostri figli!!!
Spero arrivino presto qui gli amici di Norman a difenderlo da questa strumentale e cinica politicizzazione della disgrazia. Le 4 righe spiccicate qui sopra hanno reso banale un gesto molto più profondo e complesso, come era la sua brillante mente.
sconvolgente
….POVERO FIGLIO…..E QUESTA E’ SOLO la puntaDELL’HICEBERG…..A QUANTI,E QUANTI GIOVANI, E’ STATO NEGATO TUTTO…!!!!!
Norman grava sulla coscienza della Gelmini, Tremonti, Berlusconi, Brunetta e di quelli che li hanno votati.
QUANDO I “BARONI” TENTANO DI AUTOASSOLVERSI COL TRIONFO DELLA RETORICA
LA BATTAGLIA PER NORMAN DEVE ESSERE BIPARTISAN
La morte di Norman Zarcone, mio figlio, finora non è stata strumentalizzata da nessuno, poiché il gesto simbolico del mio giovane ricercatore e la lotta che ne consegue non sono né di destra, né di sinistra: essa è una battaglia che tutti gli studenti dell’Ateneo palermitano devono combattere contro le baronie familistiche, a prescindere dall’orientamento politico di appartenenza. Questa è la lezione che ci ha lasciato Norman.
Eppure dalle pagine del Giornale di Sicilia qualche “barone”, anzi uno solo (il prof. Lo Piparo), cerca improbabili autoassoluzioni e più improbabili autogiustificazioni.
Quando io ho parlato di “omicidio di Stato” non mi riferivo (almeno non solo) al Governo e al Parlamento, bensì proprio alle baronie feudali che oggi un “barone” ha tentato (vanamente e pacchianamente) di difendere.
No, non vi sono astrazioni, come da lui sostenuto, in quell’accusa da me formulata, né generalizzazioni: vi è un contesto preciso del quale fa parte anche colui che, maldestramente, invita a non generalizzare e strumentalizzare.
Il “barone” chiede retoricamente (e con buona dose di faccia tosta): “Ho forse mai promesso qualcosa a Norman? Avrei dovuto forse illuderlo?”.
Certo, a Norman non ha promesso nulla. A Norman, però…
Poi continua: “Risulta che io e qualche altro docente abbiamo avuto qualche pregiudizio o abbiamo emarginato Norman”?
La risposta è sì: Norman – e sono io, suo padre a gridarlo – è stato emarginato, gli si smarriva per ben tre volte la dispensa da correggere per la tesi di dottorato, era costretto a parlare con i professori (inseguendoli) nei corridoi, un paio di volte non è stato nemmeno invitato alle riunioni di dottorato, i professori gli davano appuntamento e poi non si presentavano. Caro “barone”, la risposta è sì, Norman è stato emarginato, isolato come un corpo estraneo, trattato come una metastasi da estirpare, e forse per salvarlo gli sarebbe bastata una pacca sulle spalle, un gesto d’umanità, cosa, che nessuno di voi ha fatto. Caro “barone”, la retorica la si insegni all’università non la si professi sui quotidiani per autoassolversi, ma i fatti nudi e crudi restano in quel grido disperato di aiuto che Norman non ha saputo emettere, se non con il suo gesto simbolico ed estremo che dovrà diventare un gesto bipartisan, non strumentalizzabile (e se tentativo di strumentalizzazione c’è, è da parte sua caro il mio professore). Le sue parole, caro “barone” sono l’essenza più intima del tentativo di strumentalizzazione, per tentare di salvare la faccia alla sua casta di appartenenza.
Ma di che stiamo parlano? Vogliamo prenderci per il “cool”?
Claudio Zarcone
P.S. Per voi, cari “baroni” valgono le parole della “Canzone del Maggio” di De André: “Per quanto voi vi crediate assolti, siete per sempre coinvolti”.
Apprendo solo ora questa triste notizia. Mi ci sono imbattuta perchè come Norman mi trovo in una situazione simile, e non mi vergogno ad ammettere che ho pensato anche io al suicidio. Non so se è stata una mancanza di coraggio o altro ma io sono ancora qui a raccontare la mia esperienza, a combattere contro la baronia universitaria che non mi permette di laurearmi per i capricci dei “potenti”. La situazione universitaria, credo maggiormente al sud, è davvero squallida e demoralizzante e la sto vivendo in prima persona. Io non sono mai stata una studentessa di primo livello, ma sono sempre andata avanti con le mie capacità e i miei limiti e, trovarsi ad avere a che fare con gente senza sensibilità e attorniata da altra gente che sa solo annuire e dare forza a tale baronia, ti fa davvero capire quanto la società sia uno schifo totale.
Istituire una fondazione culurale in memoria di Norman credo sia una cosa utile, ma se non cambia la mentalità di chi attornia i baroni e se non si fa nulla di pratico, bè allora il gesto di Norman passerà davvero come un semplice suicidio e non come un omicidio compiuto dalle istituzioni. Mi rattrista ancora di più che la notizia sia passata in second’ordine rispetto alle tante notizia squallide quotidiane che sentiamo. Mi auguro comunque che l’omicida di Norman si metta una mano sulla coscienza e capisca i suoi errori, ma soprattutto li paghi!
“Per quanto voi vi crediate assolti, siete per sempre coinvolti”.