Catania collusa, nazione infetta

13 agosto 2010

Quando parlo di ‘Caso Catania‘ non mi riferisco a polemiche calcistiche nè a bollette della luce pagate dallo Stato invece che dal Comune, ma a quello ‘scandalo’ politico-giudiziario ‘scoppiato’ (anzi, soffocato sul nascere) alla fine del 2000. Uno scandalo che sembra del tutto dimenticato e del quale nessuno parla più.

Nel 2006 tentarono di riportare alla luce questa storia Marco Travaglio, Flores d’Arcais e Giuseppe Giustolisi, che furono ripagati da uno dei principali protagonisti, il magistrato Giuseppe Gennaro, con una querela per diffamazione a mezzo stampa, da cui è nato un processo tuttora in corso davanti al Tribunale di Roma.
Il Caso Catania assunse dimensione pubblica grazie al coraggio ed alla dirittura morale di Giambattista Scidà, allora presidente del Tribunale per i minorenni di Catania, che ebbe modo anche di riferire al riguardo in Commissione Antimafia nel dicembre del 2000.

I media hanno tentato sempre di ‘insabbiare’ il caso sia a livello locale che a livello nazionale, occultandone del tutto l’esistenza. Forse perchè in questa storia sono coinvolte troppe ‘personalità’ e l’argomento è piuttosto scottante. Si tratta infatti delle vicende di un sistema di potere, quello catanese, quasi perfetto, nel quale hanno parte la più potente lobby giudiziaria d’Italia, esponenti politici, detentori delle leve dell’informazione locale e nazionale, esponenti mafiosi e apparati imprenditoriali.

Coinvolti, chi più chi meno, alcuni potenti personaggi catanesi, ma ad essere particolarmente interessante è la posizione di due di loro: il Dott. Giuseppe Gennaro, eletto in passato a capo dell’Anm dopo essere stato membro del Csm, e la dalemiana capogruppo al Senato del PD Anna Finocchiaro (già magistrato in servizio proprio alla Procura di Catania). Altrettanto interessante è il coinvolgimento dell’appena eletto vice-presidente del Csm Michele Vietti, che faceva parte anche di quel Csm che nel 2001 insabbiò il Caso Catania.

Il dott. Gennaro, oggi leader indiscusso della corrente Unicost, a lungo Procuratore Aggiunto presso il Tribunale di Catania, già membro del Csm (1994-1998), e due volte Presidente dell’Anm (1999 e 2006), nel 1991 acquistò casa da un’impresa legata (ne era socia la moglie) all’imprenditore mafioso Carmelo Rizzo di San Giovanni La Punta, prestanome del clan Laudani. Di lui hanno parlato diversi pentiti, sottolineando gli sconti che l’imprenditore riservava a magistrati e politici cui vendeva villette lussuose in quel di San Giovanni La Punta, paese alle pendici dell’Etna permeato di infiltrazioni mafiose a tutti i livelli, tanto che la sua amministrazione comunale fu due volte sciolta per infiltrazioni mafiose.

Secondo Giambattista Scidà, magistrato la cui levatura morale e intellettuale non è mai stata messa in discussione nemmeno dai suoi avversatori, il silenzio dei media negli ultimi trent’anni è sempre stato funzionale a nascondere le responsabilità delle amministrazioni pubbliche succedutesi nel comprensorio catanese e le responsabilità della mancata repressione della criminalità politica da parte delle Procure della Repubblica. E soprattutto ad occultare il ruolo centrale avuto nello stesso periodo da Catania negli eventi criminali e nel destino della Nazione, fin dagli omicidi di Carlo Alberto Dalla Chiesa e di Giuseppe Fava.

Nell’articolo per cui furono denunciati Travaglio, d’Arcais e Giustolisi, si descrissero i ruoli dei protagonisti della vicenda e si fece anche riferimento alla simulazione dell’atto di vendita a Gennaro (per non far figurare il nome della società legata a Rizzo come venditrice diretta della casa).

I rapporti tra Rizzo e il clan Laudani sono noti fin dai primi anni ottanta, eppure Gennaro, così come il cognato di Anna Finocchiaro (anche lui acquirente di una villa), sembrò non esserne a conoscenza. Così il magistrato acquistò una bifamiliare, nel 1991, ottenendo anche una sanatoria dal Comune di San Giovanni La Punta, poichè parte dell’immobile era abusivo.

Nell’atto di compravendita non risultano i nomi della “Di Stefano” (ditta di cui è azionista la moglie del mafioso Rizzo) nè dello stesso Carmelo Rizzo. Si preferì far comparire come venditore il signor Arcidiacono, che, sentito dagli investigatori, ammise a verbale che si era trattato di un contratto simulato nel quale egli aveva avuto solo la funzione di prestanome, per evitare che venditrice apparisse la società che aveva edificato la villa.

Nel 1993 il Prefetto di Catania ottenne lo scioglimento del Comune per mafia. Responsabile di tali infiltrazioni negli uffici dell’amministrazione fu proprio quel Carmelo Rizzo che costruiva le villette. Nel frattempo, lo stesso, finito nel 1996 sotto processo per mafia, fece sapere di essere in procinto di collaborare con la giustizia. Per questo motivo, nel febbraio 1997, la mafia lo uccise. La Procura di Catania, però, non mostrò alcuna “passione” nelle indagini su questo assassinio.
Di Rizzo si è tornato a parlare nel processo a carico dell’imprenditore Sebastiano Scuto, laddove sono emersi inquietanti particolari sui rapporti tra mafia, politica e imprenditoria in quel di San Giovanni La Punta. Durante questo processo è stato ascoltato un ispettore di Polizia militante dei Ds, che raccontò di aver conosciuto Anna Finocchiaro e di averle segnalato il pericolo che il dott. Gennaro acquistasse una casa da una ditta in odor di mafia. La senatrice, visibilmente sorpresa dalla rivelazione, affermò che avrebbe avvertito il giudice. Sappiamo già tutti come andò a finire: sia il giudice che il cognato dell’onorevole Finocchiaro acquistarono casa da quell’impresa legata al mafioso Rizzo. L’ispettore, invece, ricevette minacce direttamente in Questura, dove lavorava.

Terribile anche l’esperienza del pm Nicolò Marino, che, come Scidà, ha denunciato le nefandezze del Caso Catania, attirandosi le ire della lobby giudiziaria catanese rappresentata dal blocco maggioritario della corrente Unicost guidata da Gennaro. Marino è stato ‘spedito’ due volte davanti al Csm. Una volta per un procedimento disciplinare, l’altra per un trasferimento per pretesa incompatibilità ambientale (indagava troppo e, alle volte, su personaggi troppo vicini, e perfino parenti, rispetto ai colleghi della Procura). La prima voltà sarà assolto, la seconda sarà lui stesso a chiedere di essere trasferito, e andrà a lavorare a Caltanissetta. Le sue dichiarazioni sul caso, però, servirono a smuovere le torbide acque catanesi, e nel 2003 il consigliere del Csm Ronco chiese il trasferimento del dott. Gennaro per incompatibilità ambientale, proprio a seguito della vicenda che lo vide protagonista nel 1991. Peccato che questa presa di coscienza non colpisca altri che Ronco. Gennaro infatti rimase al suo posto, dove tuttora si trova, in trepidante attesa di assumere la guida della Procura, al momento in cui l’attuale Procuratore capo Vincenzo D’Agata andrà in pensione.

Quando Scidà e Marino accusarono Gennaro di aver acquistato casa da un mafioso, Gennaro portò al Csm l’atto notarile in cui il venditore risulta essere quel brav’uomo del sig. Arcidiacono, e quindi i due magistrati finirono per apparire come dei calunniatori. A difendere strenuamente il dott. Gennaro fu, fra gli altri, Michele Vietti, oggi vice-presidente del Csm, dal quale aspetto ancora delle risposte in merito alla sua appartenenza/vicinanza alla massoneria. La Procura di Messina comunque indagò Gennaro e altri magistrati catanesi per concorso esterno in associazione mafiosa e per altri reati. Nel 2004 tutto venne archiviato, ma gli stessi pm messinesi riconobbero che Gennaro avesse mentito negando di conoscere Carmelo Rizzo. Gennaro, infatti, ben conosceva il mafioso Rizzo. In Italia, però, se si è indagati non costituisce reato dire bugie, per cui finì con un nulla di fatto.

Certo, da magistrati che acquistano case da mafiosi e da politicanti che difendono l’indifendibile Salvo Andò, che invitano a dibattiti politici gli avvocati del premier promotori di svariate leggi-vergogna, e che pongono la sua veneranda età come unico ostacolo per l’ascesa di Andreotti ai vertici dello Stato, glissando invece sulle sue vicende giudiziarie di politico-mafioso, non potevamo aspettarci che sostegno a personaggi altrettanto preoccupanti come Michele Vietti, compagno di partito di Salvatore Cuffaro, Saverio Romano e Domenico Miceli.

Il Csm infangò se stesso apprestando protezione all’imbarazzante operato del dott. Gennaro e delegittimando Scidà e Marino, e continua oggi a infangare se stesso con l’elezione di Vietti a vice-presidente, con una linea di continuità che non fa sperare nulla di buono, soprattutto ai cittadini che vorrebbero finalmente scoperchiato il vaso di Pandora del Caso Catania.

Il Consiglio Superiore della Magistratura (CSM) è un organo di rilevanza costituzionale. Esso è l’organo di autogoverno della Magistratura ordinaria. Ha lo scopo di garantire l’autonomia e l’indipendenza della magistratura dagli altri poteri dello Stato, in particolare da quello esecutivo. Sarà vero?

Se la stampa, locale e nazionale, si occupasse del Caso Catania e si preoccupasse di rivolgere a Michele Vietti e Anna Finocchiaro le domande che io stessa ho formulato, forse potremmo iniziare a intravedere una risposta al quesito principe: cos’è il partito unico che domina quella città, in un abbraccio che racchiude potere giudiziario, editoria, esponenti politici del centrosinistra (Anna Finocchiaro, Enzo Bianco, Giovanni Burtone…) e del centrodestra (Giuseppe Firrarello, Giuseppe Castiglione…)?

Insomma, perché Catania ha un ruolo così importante nelle sorti della Nazione?

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10 Commenti a “Catania collusa, nazione infetta”

  1. Giuseppe Fiamingo #

    Purtoppo questi fatti ci ricordano che la giustizia a Catania é stata spesso amministrata favorendo gli interessi dei potenti. Basti pensare alle indagini deviate sull’omicidio del grande giornalista Pippo Fava, che incalzava i Cavalieri del lavoro…

    13 agosto 2010 at 10:53 Rispondi
  2. Adduso #

    Leggo con piacere questo post, perché rivedo una battagliera giornalista che in passato durante una trasmissione sulla Rai trattata da un noto quanto attuale conduttore, al momento che iniziò a denunciare le incomprensibilità di certa magistratura, in quel caso messinese, improvvisamente, le venne tolto l’audio e l’immagine.
    Peraltro qualche secondo prima che ciò accadesse, si vide lo sconcertato viso (forse alle parole della ‘’giornalista’’) di un allora ex Procuratore antimafia (mi pare che non lo fosse più).
    All’epoca scrissi a quella trasmissione chiedendo perché avevano di fatto censurato l’intervento della Alfano. Ovviamente nessuno mi ha mai risposto.
    Ora leggo, da parte di quella coraggiosa giornalista (trattandosi di critica ai Magistrati ci vuole oggi pure un po’ ‘’d’incoscienza’’ in quanto, a mio vedere da trincea, è a detta di molti, sono intellettualmente vendicativi), oggi deputato europeo, che anche la Magistratura catanese ha analoghi inquietanti risvolti. La cosa mi preoccupa non poco visto che dovrei averne a che fare.
    Io sostengo sempre i Magistrati che combattono la Mafia, a costo di ‘’litigare’’ e spesso, ma vorrei che i Magistrati cominciassero oggettivamente a guardarsi dentro. Non fa male, se non all’inizio, anzi lo suggerisco anche e soprattutto al nostro Governo.

    13 agosto 2010 at 11:56 Rispondi
  3. Mario #

    Cara Sonia, come sempre ti distingui per il tuo coraggio e la tua passione nell’informare l’opinione pubblica di fatti sconosciuti o dimenticati dalla maggior parte dei cittadini, per risvegliarne la loro assopita coscienza civica. E’ estremamente inquietante apprendere come la stampa ufficiale abbia dimenticato tali nefandezze, e come personaggi, ahimè del centrosinistra, ne siano invischiati fino al collo. Mai come ora è doveroso prendere le distanze, da parte dei vertici dell’Idv, da certa feccia, con cui invece si vorrebbero addirittura costruire alleanze future per il governo del Paese.

    13 agosto 2010 at 12:04 Rispondi
  4. liberovito #

    Questa ulteriore informazione di come siamo messi in Italia mi convinge sempre di più che corruzione e corrotti ha livelli non più contrastabili in quanto fanno parte di un sistema di governare il Paese. Credo solo una sommossa Popolare potrà porre rimedio e ristabilire volori Costituzionali.

    13 agosto 2010 at 12:59 Rispondi
  5. ANNA #

    complimenti per le denunce……buon sangue non mente!!!!!!!!!!!!!!!

    13 agosto 2010 at 19:03 Rispondi
  6. nicola l'operaio #

    Be, Sonia, questo paese, è quasi interamente infestato dai virus(che sono i vari personaggi che fanno politica al solo scopo di arrivare ad alto livello sul piano personale, fregandosene del bene comune che dovrebbe essere la stella polare della politica).
    IO non ho parole, mi limito a prendere atto che, quando crediamo che uno è il migliore dopo poco si scopre che ha la rogna!
    Mentre scrivo , penso a tutta quella gente che, lavorano come dannati tutto il giorno, tutti i giorni, e ciononostante non riescono a sopravivere!
    Tra quella gente c’è anche il sottoscritto!
    E questo solo perchè crediamo che l’essere onesti, è la cosa giusta da fare!
    Saluti e grazie per tenere alta la bandiera della legalità!

    14 agosto 2010 at 09:28 Rispondi
  7. Luciano #

    Buon giorno Sonia; come Giovanni il battista (citanto la Bibbia) sei “una voce che grida dal deserto”; ciò è solo una consolazione non una speranza, consolazione perchè una persona come te ne è a conoscenza ed ha il coraggio di farsi sentire, non una speranza perchè non potrà mai cambiare nulla a Catania, finchè tra venti o trenta anni quei personaggi saranno passati a diversa vita, e con loro anche chi è stato vittima delle loro nefandezze. Ricordo la vicenda di Nicolò Marino la seguivo dai giornali ed avevo speranza ritenendolo UN GIUSTO. Catania collusa? Catania muove le sorti in tema di giustizia in tutta l’isola. Proprio per le collusioni i cittadini non hanno riscontro delle denuncie, magistrati che invece di difendere i lavoratori li condannano; taluni vengono premiati come nel caso di Gennaro che aspira alla guida della Procura. I “delitti” contro i lavoratori non vengono perseguiti, le aziende le imprese sono forti e si fanno giustizia da se con meccanismi facili da intuire, mentre i lavoratori i “deboli” soccombono, pur avendo denunciato, tra rigetto della domanda e rinvii ad anni. La parte debole non è tutelata, è questa la verità. Quando certi principi sanciti dalla Costituzione, dallo Statuto dei lavoratori, dalle leggi in favore della sicurezza sul lavoro, non vengono applicate, a cosa dobbiamo credere? La mira è solo alle poltrone, il resto va a farsi friggere. La magistratura è al servizio dei poteri forti; può mai il cittadino/lavoratore aver speranza quanto meno di essere giudicato secondo equità? NO! Anche le piccole imprese ne approfittano, sanno come farsi dare ragione. Chi alza la testa è severamente punito, sgomento da ciò che scrivono certi magistrati i quali non fanno istruttoria ed accolgono spesse volte prove false; sgomentati anche gli avvocati che non sanno più da che parte sta la giustizia. Sta dalla parte del più forte, questo ho capito, non dalla parte del diritto, dalla parte lesa. Lo dimostra anche il fatto che ricorrere al giudizio costa molto, le spese per contributi unificati ossia marche da bollo etc. sono raddoppiate. Così va a finire che tra la paura, gli omertosi su cui non si può contare e le spese da sostenere, giustizia non è mai fatta. Cosa insegnare ai miei figli; quali valori proporre; se fuori dalla famiglia la giungla altro suggerisce. Quale società apprezza la fatica di uno studente che agli esami di stato è centista, mentre il baronaggio produce raccomandazioni in barba al merito ed alla professionalità. C’è qualcosa ancora su cui contare?
    Grazie, buon ferragosto!

    14 agosto 2010 at 11:57 Rispondi
  8. nadia #

    sono abbonata a “Il fatto” e ho la sensazione netta che qui ci sia una cricca molto ramificata che pensa quasi solo ai propri interessi di potere..questo istinto così diffuso e forte di arricchirsi ad ogni costo è il male, so che è banale,
    spero in una rinascita forse dai movimenti dei giovani. Mica semplice smetterla e sconfiggere il malcostume, le raccomandazioni, truffe ecc.

    15 agosto 2010 at 00:29 Rispondi

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