Il 30 giugno ho presentato a Bruxelles, insieme all’autore Gabriele Del Grande, il libro “Il mare di mezzo. Al tempo dei respingimenti”. Durante quell’occasione ho avuto notizia da Gabriele, fondatore di Fortress Europe, di quanto sta accadendo a oltre 200 esseri umani nel deserto del Sahara. Da quel momento non riesco a pensare ad altro. Mi sono attivata immediatamente, presentando un’interrogazione scritta alla Commissione. Martedì, alla prima occasione disponibile in plenaria ho attirato l’attenzione dell’ufficio di presidenza e ho ottenuto un tempo di parola per informare il Parlamento Europeo su questa tragedia umanitaria.
Devo essere sincera, l’indifferenza della maggioranza dei miei colleghi di fronte alle mie affermazioni mi ha lasciata basita. Come se fare politica significhi abituarsi a non provare più sentimenti di solidarietà e di umanità. Mi dispiace ma non ci sto. E così stamattina, mentre leggevo gli ultimi agghiaccianti aggiornamenti, con determinazione ho ottenuto nuovamente la parola, sfruttando un’importante occasione quale l’insediamento della presidenza belga al Consiglio. Erano presenti in aula Leterme, primo ministro belga, e il presidente della Commissione Barroso.
Leterme ha presentato il suo programma per il semestre di presidenza belga, dichiarando che l’Unione Europea deve giocare un ruolo decisivo a livello internazionale in difesa dei diritti umani e dei principi democratici. Ho messo subito alla prova i suoi buoni propositi chiedendo un interessamento tempestivo per questi rifugiati che, ad ogni minuto che passa, vedono spegnere la propria speranza di sopravvivere. Subito dopo ho incontrato il commissario Cecilia Malmstrom e ho ribadito le mie richieste di un intervento UE deciso e immediato.
Proprio poco fa ho letto la dichiarazione del sottosegretario agli Esteri Stefania Craxi nella quale si afferma che il Governo italiano ha trovato un accordo con la Libia per la liberazione dei profughi rinchiusi nelle carceri in pieno deserto. Ma per quel che mi riguarda questo per il momento rimane solo un annuncio. Si parla di liberazione in cambio di lavoro socialmente utile in Libia, forse qualcuno verrà accolto in Italia. Chi ci garantisce che tutte queste persone, quando i riflettori si spegneranno, non spariranno nel silenzio?
Mi batterò con tutte le mie forze finché non saprò quelle persone libere e al sicuro, solo allora tirerò un sospiro di sollievo. Ma sarà solo un istante di gioia perché immediatamente dopo continuerò la mia azione insistente sulla “questione libica”, sulla disumanità dei respingimenti che ormai caratterizza l’azione italiana. Se Berlusconi, per come sembra, ha tutta questa influenza nei confronti del suo “amico” Gheddafi, allora lo convinca ad imporre una svolta democratica nel suo paese. Lo convinca a lasciar lavorare l’UNHCR e tutte le ONG che si occupano di diritti umani. Lo persuada a ratificare immediatamente le principali convenzioni ONU in materia di diritti umani. Questo non è un gioco politico o elettorale, c’è di mezzo la vita delle persone.
Vi invito a firmare e diffondere la petizione di Amnesty International che chiede la liberazione di questi rifugiati.
Di seguito il testo del mio intervento in aula.
“Presidente, concordo con lei sul fatto che l’Unione Europea ha il dovere di giocare un ruolo fondamentale rispetto alle questioni internazionali, che dobbiamo avere una voce forte e unitaria. Di certo la nostra responsabilità è quella di intervenire in maniera decisa e tempestiva ogniqualvolta in cui il rispetto dei diritti umani viene calpestato, in qualsiasi parte del mondo questo accada. Mi auguro che questo semestre della presidenza belga sia caratterizzato da un costante impegno su tali tematiche e a dimostrazione di questo impegno chiedo di porre l’attenzione immediatamente su quanto sta accadendo in alcune carceri libiche nel deserto del Sahara: 250 cittadini di origine eritrea, tra cui donne e bambini, sono rinchiusi da giorni in condizioni disumane, in violazione di qualsiasi normativa internazionale in materia di diritti umani e asilo. Molti di questi cittadini sono stati respinti nonostante avessero tutti i requisiti per essere accolti come rifugiati politici. Il ministro degli esteri italiano Frattini addirittura accusa l’UE di non avere neanche fatto un comunicato stampa. Penso proprio che questo sia il momento per fare sentire la voce forte e unitaria dell’Unione Europea. Non possiamo girare la testa dall’altra parte, perché 250 persone chiedono a noi di non morire”.




Sempre più soddisfatto di averle dato il mio voto. Per fortuna qualche buon politico ancora esiste, ma forse sarebbe meglio riportarseli in Italia dove ce n’è una grossa penuria! grazie
Cara Sonia ho mandato su fabook tanti di quei link sulla faccenda profughi eritrei spero di esserti stato utile al tuo grande lavoro come posso collabboro alla causa ho una grande stima per tutto cio che sei e come ci rappresenti egregiamente al parlamento europeo. ti invio i miei affettuosi saluti Aldo Italia dei valori Palermo
grazie per la sua umanità
esiste un gruppo su fb “Per la liberazione dei prigionieri nel Sinai”" Forse solo don Zerai, everyone e noi parliamo, e cerchiamo di far parlare di LORO. Il mondo ormai li ha dimenticati. Grazie per la sua testimonianza.
Buona giornata !