INTERROGAZIONE SCRITTA E-1152/10 di Sonia Alfano (ALDE) alla Commissione
Oggetto: Le “morti bianche” e la totale insicurezza sul posto di lavoro in Italia
Negli ultimi cinque anni in Italia ben settemila lavoratori hanno perso la vita sul posto di lavoro e, conseguentemente, settemila famiglie italiane sono state toccate dalla perdita di un congiunto, spesso unica risorsa economica per il nucleo familiare.
La relazione nazionale 2008 dell’Istituto Nazionale per l’Assicurazione contro gli Infortuni sul Lavoro (INAIL) presenta numeri da brivido: 1.120 incidenti mortali in un anno e 874.940 infortuni denunciati. A questi numeri vanno aggiunti quelli del grande bacino del lavoro sommerso. Tali cifre non dovrebbero nemmeno avvicinarsi ai dati reali, in una nazione europea che si reputa tra le più industrializzate, ma sono invece spaventosamente reali e attribuiscono all’Italia un macabro primato.
Non siamo di fronte a semplice casualità o a mere coincidenze, ma a una costante e perpetrata violazione delle “prescrizioni minime” della Direttiva 89/391/CEE1 del Consiglio, del 12 giugno 1989, e successive modifiche (Direttiva 2007/30/CE2 del 20 giugno 2007 da trasporre entro il Dicembre 2012), “per garantire un più elevato livello di protezione della sicurezza e della salute dei lavoratori”. Le violazioni sono perpetrate dagli stessi datori di lavoro per economizzare sulle spese di prevenzione.
Ancor più grave è il fatto che il governo attuale, dimostrando poca sensibilità per un problema di così grandi dimensioni, ha introdotto con il decreto legislativo 106/09 una nuova normativa in materia che va in tutt’altra direzione rispetto alle “prescrizioni minime” contenute nelle succitate direttive europee.
Non ritiene la Commissione necessario adoperarsi per una campagna a livello europeo di sensibilizzazione sul tema, rivolta a tutti i cittadini e specialmente ai datori di lavoro e agli imprenditori che, di fronte alla prospettiva di un aumento dei profitti, sono spesso non curanti della vita dei loro stessi lavoratori?
Non ritiene la Commissione necessario intervenire per far sì che le “prescrizioni minime” per una maggiore sicurezza sul posto di lavoro siano pienamente rispettate non solo dai datori di lavoro, ma ancor prima, a livello di legislazione nazionale?
Intravede la Commissione margini di miglioramento per quanto concerne gli obblighi del datore di lavoro in relazione alle misure di attenuazione dei rischi sul posto di lavoro?
1 GU L 183 del 29.6.1989, pag. 1.
2 GU L 165 del 27.6.2007, pag. 21.
Risposta data da László Andor a nome della Commissione Europea (17 giugno 2010)
La Commissione ha constatato che l’interrogazione verte sullo stesso soggetto che è stato oggetto dell’interrogazione scritta P-1144/10(1) dell’onorevole parlamentare. La Commissione invita pertanto l’onorevole parlamentare a riferirsi alla risposta già data all’interrogazione suindicata. La Commissione desidera tuttavia segnalare all’onorevole parlamentare che il decreto legge n. 106/09 è attualmente oggetto di un’analisi giuridica approfondita da parte dei servizi della Commissione per quanto riguarda la sua conformità con il diritto europeo vigente in materia di salute e sicurezza sul lavoro.
Trattandosi di campagne di sensibilizzazione, aspetto non ricordato nell’interrogazione P-1144/10 suindicata, giova sottolineare che tali campagne vengono regolarmente svolte dall’Agenzia europea per la sicurezza e la salute sul lavoro. Dette campagne, riguardanti segnatamente le piccole e medie imprese (PMI), si prefiggono di aumentare la sensibilità nei confronti delle questioni attinenti alla salute e alla sicurezza sul lavoro, nonché di promuovere la gestione integrata della sanità e della sicurezza all’interno delle imprese. Così, ad esempio, alcune campagne europee, vertenti sulla valutazione dei rischi, sulla protezione dei lavoratori contro i disturbi scheletrico-muscolari, sul rumore, sugli agenti chimici, sullo stress e sulla protezione dei giovani lavoratori o dei lavoratori nel settore delle costruzioni, sono state svolte in passato al pari di altre dall’Agenzia di Bilbao. Inoltre, la campagna «Luoghi di lavoro sani» 2010-2011, per la sicurezza nella manutenzione, è stata inaugurata ufficialmente il 28 aprile 2010. Infine, le campagne di sensibilizzazione e di informazione settoriali del Comitato degli alti responsabili dell’ispettorato del lavoro (CARIL)(2) svolgono del pari un ruolo importante nella sensibilizzazione delle imprese nei confronti dei problemi sanitari e della sicurezza sul lavoro, nonché per quanto riguarda le soluzioni disponibili.
Va ricordato che la Commissione non cessa di sensibilizzare l’opinione pubblica sull’importanza della salute e della sicurezza nell’ambiente lavorativo, sottolineando in particolare la dimensione umana del lavoro.
Nella sua strategia comunitaria per la salute e la sicurezza sul lavoro per il periodo 2007-2012(3), la Commissione indica diversi strumenti destinati a favorire la sensibilizzazione all’interno dell’impresa. Viene sottolineata parimenti l’importanza di sviluppare una cultura della prevenzione dei rischi nei programmi di formazione a tutti i livelli di educazione e di formazione e in tutti i settori, ivi comprese la formazione professionale e l’università.
(1) http://www.europarl.europa.eu/QP-WEB/home.jsp
(2) Decisione della Commissione 95/319/CE del 12 luglio 1995 che istituisce un Comitato degli alti responsabili dell’ispettorato del lavoro (GU L 188 del 9.8.1995, pag. 11).
(3) Comunicazione della Commissione al Consiglio e al Parlamento europeo — Migliorare la qualità e la produttività sul lavoro: strategia comunitaria 2007-2012 per la salute e la sicurezza sul lavoro (COM(2007)62 definitivo).




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