Il reinsediamento è il “processo mediante il quale cittadini di paesi terzi o apolidi, su richiesta dell’Alto Commissariato per i rifugiati motivata dal loro bisogno di protezione internazionale, sono trasferiti da un paese terzo a uno Stato membro in cui sono autorizzati a soggiornare in virtù dello status di rifugiati”. Esso rappresenta una delle soluzioni durevoli a favore dei rifugiati la cui protezione non può essere garantita nei paesi di primo asilo. In un momento in cui il Governo italiano attua una politica di “accoglienza” e di integrazione a tratti xenofoba e per certi aspetti lesiva dei fondamentali diritti dell’uomo, il Parlamento Europeo ha riconosciuto che l’U.E. contribuisce in maniera irrisoria al reinsediamento dei rifugiati (nel 2008 solo 4.378 persone accolte, il 6,7 % del totale dei rifugiati reinsediati a livello mondiale). Solo dieci Stati membri hanno aderito a programmi permanenti di reinsediamento. Tra questi, neanche a dirlo, non vi è l’Italia.
Alla luce di questi dati abbastanza imbarazzanti il Parlamento ha proposto una serie di interventi che permettano di incoraggiare gli Stati membri ad aderire a programmi di reinsediamento. In quest’ottica con la modifica della decisione relativa al Fondo europeo per i rifugiati 2008-2013 viene proposto al Consiglio (si tratta di un testo in prima lettura) per ciascuno Stato un finanziamento di € 6.000 per ogni rifugiato accolto per il primo anno, € 5.000 per il secondo anno e € 4.000 per i successivi. Inoltre “l’importo supplementare che i nuovi Stati membri partecipanti ricevono nei primi due anni della loro partecipazione è investito nello sviluppo di un programma di reinsediamento sostenibile”. Il Parlamento Europeo ha proposto di dare priorità ad alcune categorie in particolari: le donne e i bambini esposti allo sfruttamento e alla violenza, persone in gravi condizioni di salute e vittime di tortura. Il Consiglio invece è orientato verso una priorità fissata annualmente sulla base di criteri geografici. Bisognerà lavorare affinché passi l’orientamento proposto dal Parlamento per dare precedenza a categorie di persone più deboli e sofferenti. Inoltre, con una relazione di iniziativa promossa dalla commissione LIBE sono state poste le basi per l’istituzione di un programma comune di reinsediamento da parte dell’Unione Europea. Un programma che sia concreto, che permetta di rispondere efficacemente alle crisi umanitarie e che rappresenti un pilastro nelle politiche U.E. di accoglienza e di sostegno umanitario. Infine, nell’ottica di una piena cooperazione e coordinamento tra gli Stati membri, il Parlamento Europeo ha approvato la creazione dell’Ufficio europeo di sostegno in materia di asilo.
Questo intervento richiama il “Piano strategico per l’asilo”, adottato nel giugno 2008 dalla Commissione al fine di completare la strumentazione del sistema comune europeo di asilo e di pervenire ad una procedura unica armonizzata in linea con i valori e i principi umanitari dell’Unione Europea. L’ufficio, con sede a Malta, fornirà assistenza e sostegno agli Stati membri al fine di allineare le pratiche e le procedure per un trattamento più equo per le persone in cerca di protezione. L’idea iniziale del Parlamento, come affermato dalla relatrice Lambert (Verdi), era quella di assegnare all’ufficio più un ruolo di monitoraggio che di assistenza ma purtroppo su questo punto gli Stati membri (il Consiglio) non hanno voluto cedere. È veramente un peccato perché il controllo delle procedure dei differenti Stati membri relativamente alle domande di asilo da parte di un organismo U.E. avrebbe permesso una migliore capacità di analisi e una maggiore efficacia di intervento. È preoccupante, infatti, che per la stessa persona esistono differenti probabilità di aver accolta la domanda di asilo sulla base dello Stato dell’Unione Europea al quale la stessa viene inoltrata.





bene il controllo da parte dei cittadini sulla destinazione e l’impiego dei fondi pubblici è fondamentale ! Cosi come il controllo dei cittadini sugli atti ed i comportamenti delle Pubbliche Amministrazioni. Esiste la legge n.241/’90 che disciplina l’accesso agli atti,ma in Sicilia pochi la conoscono ed altrettanto pochi la utilizzano. Ocorrerebbe diffonderne la conoscenza e l’utilizzo da parte dei cittadini. Quanto a me l’ho utilizzata in quella realtà gelatinosa che è il Policlinico di Messina-Verminaio che all’indomani dell’omicidio del Prof. Matteo Bottari (rimasto insoluto sino ad oggi) è rimasta realtà immutata ferma nello spazio e nel tempo contro la quale combatto da anni per motivi professionali con scarsi risultati. Ma non demordo!
avv.domenico gangemi da Messina