Conflitto di interessi in Italia e assegnazione ad interim del Ministero dello Sviluppo Economico a Silvio Berlusconi

28 maggio 2010

Conflitto di interessi in Italia e assegnazione ad interim del Ministero dello Sviluppo Economico a Silvio Berlusconi
Sonia Alfano a: COMMISSIONE

Premesso che:

* in Italia l’attuale Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi è proprietario di numerosi e importanti gruppi societari imprenditoriali, tra i quali Mediaset S.p.a., concessionario di frequenze televisive nazionali;
* la gestione di tali società è effettuata da parenti di primo grado del Presidente del Consiglio italiano;
* il Parlamento europeo il 20 novembre 2002 criticava che “in particolare in Italia, permanga una situazione di concentrazione del potere mediatico nelle mani del presidente del Consiglio, senza che sia stata adottata una normativa sul conflitto d’interessi”;
* la Legge nazionale 215/2004, pur non affrontando adeguatamente la questione del conflitto di interessi, all’articolo 3 precisa che “sussiste situazione di conflitto di interessi ai sensi della presente legge quando il titolare di cariche di governo partecipa all’adozione di un atto […] che ha un’incidenza specifica e preferenziale sul patrimonio del titolare, del coniuge o dei parenti entro il secondo grado, ovvero delle imprese o società da essi controllate [...] con danno per l’interesse pubblico”;
* in data 4 maggio 2010 il Ministro italiano dello Sviluppo Economico Claudio Scajola ha presentato le dimissioni dal suo incarico a causa di un’inchiesta giudiziaria riguardante il pagamento effettuato da terzi con fondi in nero per l’acquisto di un immobile a suo favore;
* a partire dal 5 maggio 2010 tale Ministero è stato assegnato ad interim al Presidente Silvio Berlusconi;
* la Legge 121/2008, assegna al Ministero sopra citato le competenze del Ministero delle Comunicazioni, ivi compresa la gestione delle concessioni delle frequenze televisive e dell’intero settore delle televisioni;

Chiede dunque alla Commissione:

* se è a conoscenza degli eventi sopra citati che aggravano ulteriormente la situazione di conflitto di interessi già più volte riconosciuta dalle istituzioni europee;
* se ritiene che questa situazione non comprometta la concorrenza in un settore già ad elevata concentrazione e con enormi barriere di ingresso;
* se ritiene che così facendo non si pregiudichi ulteriormente il pluralismo in un paese che è 72esimo nella classifica 2010 relativa alla libertà di informazione stilata dalla Freedom House;
* se è nelle sue intenzioni, anche alla luce di tali fatti, di proseguire rapidamente il percorso per una direttiva riguardante la pluralità di informazione.

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