La plenaria di Strasburgo

24 maggio 2010

Durante il primo giorno della seconda sessione plenaria prevista a Strasburgo per il mese di maggio il Parlamento ha discusso (e poi votato il giorno successivo) sei tra raccomandazioni e relazioni di iniziativa.

Oltre alla rifusione della direttiva sul rendimento energetico nell’edilizia, di cui ho già scritto, sono stati dibattuti e approvati due ulteriori provvedimenti. La proposta di regolamento in prima lettura relativo alle denominazioni tessili e all’etichettatura dei prodotti tessili, approvata a grande maggioranza dal Parlamento, prevede l’obbligo, a garanzia di una scelta consapevole del consumatore, dell’indicazione del paese d’origine del manufatto. Un bel passo in avanti considerando che attualmente le etichette “Made in” sono volontarie e la legislazione europea, in confronto a quella vigente negli USA, in Canada o in Giappone è molto meno stringente. Il Parlamento ha inoltre chiesto alla Commissione di valutare entro due anni la possibilità di prevedere un’etichettatura unica anche sulle altre informazioni relative ai tessili; l’armonizzazione dovrebbe riguardare le indicazioni sulla manutenzione del capo, la taglia, le eventuali sostanze pericolose contenute (infiammabilità e possibili elementi allergici). A completare l’informativa per il consumatore, infine, è stata richiesta anche l’introduzione di un’etichettatura sociale e ambientale, per informare i consumatori delle condizioni di lavoro e dell’impatto ambientale con cui il capo è stato fabbricato. Adesso la parola passa al Consiglio, che già nel 2005 ha praticamente ignorato un’indicazione di tale tipo da parte del Parlamento.

La seconda raccomandazione discussa e votata, stavolta in seconda lettura, ha riguardato l’approvazione di una direttiva sulla parità di trattamento tra uomini e donne che esercitano un’attività autonoma, in abrogazione della precedente e non efficace 86/613/CEE. Come spiegato dalla relatrice Lulling gli Stati dell’UE dovrebbero garantire un livello standard di protezione sociale, comprese le indennità di congedo di maternità per almeno 14 settimane, alle lavoratrici autonome e alle “coniugi coadiuvanti” ovvero mogli o conviventi che collaborano fattivamente all’attività del proprio congiunto (specie in agricoltura e PMI). Resta comunque allo Stato membro il compito di decidere se la contribuzione per ottenere tale forma di assicurazione sociale (che copre congedo di maternità, malattia, invalidità e vecchiaia) debba essere obbligatoria oppure se vi possa accedere volontariamente. Su questi punti sembra esserci un accordo politico con il Consiglio che adotterà gli emendamenti il 7 giugno. A partire da quella data gli Stati membri avranno 2 anni per introdurre le necessarie modifiche.

Sono state inoltre discusse tre relazioni di iniziativa delle commissioni parlamentari: nuovi sviluppi in materia di appalti pubblici (vedi mio intervento), coerenza delle politiche europee per lo sviluppo e sanzioni per le infrazioni gravi delle norme in materia sociale nel trasporto stradale.

Mi ha colpito particolarmente la relazione della deputata tedesca Franziska Keller (Verdi): malgrado l’U.E. si proponga di contribuire a combattere la povertà nel mondo,  le sue politiche compromettono gli obiettivi di sviluppo, ad esempio inondando i mercati di tali paesi di prodotti sovvenzionati, imponendo la destinazione di buona parte dei terreni per la produzione di biocarburanti, accedendo ai mercati di tali paesi solo in quanto esportatori di materie prime. E soprattutto l’U.E. “esporta e agevola il commercio di armi attraverso le proprie frontiere”. Secondo la Keller l’U.E. spende circa 70 miliardi l’anno in finanziamenti allo sviluppo, mentre il valore delle esportazioni di armi da parte dell’U.E. si aggira intorno ai 360 miliardi l’anno. Un dato su cui riflettere.

Infine la relazione sulle sanzioni gravi nel trasporto stradale, anch’essa approvata dal Parlamento europeo, invita la Commissione ad impegnarsi affinché vi possa essere un’armonizzazione nelle sanzioni per alcuni tipi di infrazioni. Per la stessa infrazione, infatti, l’ammenda può variare da 58,23 euro di Malta a 5.000 euro per Austria, Cipro, Germania e Irlanda. Queste differenze esistono anche per eventuali pene detentive e per i fermi del veicolo ed influiscono negativamente sulla sicurezza delle strade europee e sulla libera concorrenza del mercato dei trasporti. Ovviamente alcune differenze, specie in termini pecuniari, sono accettabili in quanto riconducibili a condizioni nazionali. Secondo il Parlamento bisogna comunque impegnarsi ad una categorizzazione uniforme e ad un’armonizzazione delle sanzioni.

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Un commento a “La plenaria di Strasburgo”

  1. Franco allegri #

    Fate più attenzione a queste news che mandate, all’inizio pensavo di non aprirla perchè non conoscevo i temi trattati.
    Quelle delle scorse settimane erano fatte meglio.
    Sul tema delle etichette sono contento, è un mio pallino.
    Sulle multe invece mi permetto di rammentare che la vera causa principali delle morti in incidenti mortali automobilistici (con un incidenza media del 24%) è l’auto stessa:
    Lo scoprì Ralph Nader nel 1964.
    Franco allegri di Empolitica e della lista a 5 stelle di Empoli

    25 maggio 2010 at 02:36 Rispondi

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