Il 6 Maggio a Palermo lavoratori del teatro e sindacati hanno messo in atto una protesta (alla quale ho aderito), contro il decreto Bondi, ennesima legge-vergogna di un Governo che sta facendo di tutto per distruggere la cultura italiana, esattamente come previsto dal famoso piano di rinascita democratica della P2, ideato da Licio Gelli e perfettamente messo in pratica dall’attuale Governo in carica. Non è possibile accettare che la cultura italiana, famosa nel mondo per la sua unicità e grandezza, cada nel dimenticatoio a causa degli attacchi spudorati di questi pseudo-governanti. Non è possibile cancellare decenni di teatro e di meraviglia musicale che hanno fatto la storia di questo Paese e lanciato le carriere di illustri personaggi conosciuti in tutto il mondo. Per questo motivo invito chiunque condivida questi pensieri ad inviare una mail al Ministero dei Beni Culturali per manifestare il proprio dissenso rispetto al decreto sulle fondazioni liriche promulgato il 30 Aprile 2010. Come possa Bondi essere il Ministro dei Beni Culturali, dopo aver definito gli artisti ‘accattoni genuflessi‘, rimane per me un mistero.
Ho ricevuto questa mattina una lettera dal segretario provinciale Fials-Cisal di Palermo proprio a proposito di questo decreto. La pubblico qui di seguito poiché ritengo che il contenuto sia di interesse collettivo e ho la sensazione che l’informazione stia parlando troppo poco di questa vicenda, presa com’è dagli scandali e dagli scontri interni alla maggioranza:
Cara Sonia,
il trambusto provocato dalla crisi economica greca, le incredibili vicende politiche nazionali e la solita cronaca un po’ rosa e un po’ nera che occupano costantemente i TG – se ancora così possiamo chiamarli – stanno oscurando quella che potremmo definire l’eutanasia della cultura nazionale italiana, altrimenti conosciuta come decreto Bondi, che il solito Napolitano ha prontamente firmato il 30 aprile c.a. Dopo i tagli alla scuola, all’ università, alla ricerca, ai musei, ai siti archeologici e persino alle prestigiose scuole di restauro è stato abbattuto l’ultimo baluardo di una delle culture più importanti del mondo, il Teatro d’Opera. Proprio in coincidenza del 150esimo anniversario dell’unità del nostro Paese viene destrutturato un settore che ha notevolmente contribuito alla presa di coscienza dei patrioti italiani infiammando di ardore rivoluzionario i loro cuori, portando a compimento quello che tutti conosciamo come Risorgimento. Tornando ai tristi giorni nostri bisogna dire innanzi tutto che questo decreto risulta difficile da comprendere oltre che da accettare. Il fatto stesso che si voglia riformare un settore così specifico e complesso come il mondo dello spettacolo teatrale, non con un serio e profondo confronto sociale e parlamentare ma bensì con un superficiale quanto inopportuno provvedimento d’urgenza, la dice lunga sulle motivazioni che hanno spinto il Ministro Bondi ad adottare questo abusato strumento legislativo. Entrando nel merito dei contenuti, che dovrebbero intervenire sui presunti sprechi del sistema Opera, non c’è un solo comma che colpisca quegli amministratori che hanno devastato e che continueranno a devastare per incapacità o per malafede i bilanci delle fondazioni lirico-sinfoniche. Chi leggerà il testo del decreto troverà solo un ossessivo accanimento nei confronti dei dipendenti, vilipesi nel ruolo, nel contratto e nelle retribuzioni e, se si considera che i dipendenti dei teatri d’opera non sono solo forza lavoro ma anche il prodotto finito della filiera dello spettacolo, si capisce molto bene che questo decreto – in sfregio a quanto pomposamente dichiarato – colpisce consciamente anche qualità e produttività.
La campagna mediatica che ha preceduto e che sta accompagnando il decreto ricalca lo stesso percorso di tutte quelle leggi-vergogna alle quali questo governo ci ha abituato. Giornalisti, opinionisti e pseudo-intellettuali “genuflessi” al potere politico, snocciolano dati falsi e tendenziosi che offendono chi ascolta e chi legge, ancor prima dei diretti interessati. Mentendo spudoratamente su presunti stipendi da favola dei lavoratori dello spettacolo vengono nascoste le enormità che questo decreto vergogna malcela tra le sue pieghe: spariranno i corpi di ballo, verranno precarizzate diverse centinaia di dipendenti, verranno disincentivati tantissimi giovani ad investire nello studio delle discipline musicali, verrà decurtato sino al 40% degli stipendi e, cosa ancor più grave, verrà privatizzato un settore che per definizione non può rispondere a logiche di profitto come invece avverrà all’indomani della conversione del decreto. Viene persino sovvertita la gerarchia delle fonti, in sfregio alla martoriata Costituzione Italiana. In tutto ciò è difficile non scorgere due obiettivi non dichiarati, uno a breve e l’altro a lungo termine: il primo, a breve termine, è quello di rastrellare fondi da destinare altrove, e basta leggere le vicende di cronaca giudiziaria delle ultime ore per capire in che direzione potrebbero essere dirottate le somme ricavate raschiando il Fondo Unico dello Spettacolo. In verità cifre già irrisorie giacché siamo il fanalino di coda dell’Europa anche in materia di sovvenzioni alla cultura; il secondo obiettivo, previsto e temuto dai grandi pensatori del passato, è una lenta ma inesorabile regressione culturale, sociale e civile della coscienza dei cittadini italiani. Infatti, come diceva il grande giurista Piero Calamandrei, “un popolo ignorante è più facile da governare” e proprio in uno dei monumenti più belli del mondo, sul frontone del Teatro Massimo di Palermo, è scolpita la frase che racchiude il vero motivo di questa politica scellerata del peggior governo degli ultimi 150 anni: “L’arte rinnova i popoli e ne rivela la vita. Vano delle scene il diletto ove non miri a preparare all’avvenire“.
Antonio Barbagallo
segr. provinciale Fials-Cisal Palermo





Io e mio marito abbiamo inviato la mail. Servirà?
Direi non proprio anti beni culturali
ma!!!!!
In una posizione che tutti noi sappiamo senza ripeterci
però!!!!
Se questo ostentare andare contro corrente d’asse un pizzico ai nuovi Uomini che tentano pur avendo studiato regia e n0n essersi piegato verso le classi di famiglie che navigano tuttora nelle acque calme del potere dei vecchi produttori attori …famiglie solo loro e concesso tutto scrivere produrre prevaricare come squali a caccia di prede per propria fame di successo.
Basta date area pulita alle genti sogni di vita e non pacchetti preconfezionati.
Io con un caro mio amico, ci siamo presentati alla loro prepotenza ma ci temono e ci schiacciano o rubano i nostri progetti.
Il mio amico aveva presentato” Il Matador ” DIVENTATO POI PENSATE” IL Gladiatore ” in America.
Ditemi dove è la giustizia !?
L’Uomo in questione a doppia laurea in regia e drammaturgia presa in America
Los Angeles California America con riconoscimenti gloriosi per essere L’unico Italiano in quel che era l’AmerIca in quelle classi da lui frequentate, pur avendo maestri in Italia come Monicelli ed altri che contestano ciò
Vive stando in quel della Tivoli a far fame per poter scrivere per il sogno di arrivare alle genti e Dio come unica causa.
I suoi libri, i suoi copioni, la sua prosa, vivono dentro un armadio.
Ditemi voi cosa deve fare uno cosi in questo nostro tempo, forse morire per essere proclamato al giusto Olimpo per dare al prossimo regista che merita forse la sua Anima, DI VIAGGIATORE DEL TEMPO quale tempo chissa.
Sonia, ho provato a fare un dono sul portale di Radio 100 Passi, ma la funzione Paypal-Carta di credito, non funziona. La casella indica: per adesso non é in grado di ricevere versamenti…
Se qualcuno puo’ verificare, ne sarei grato, e come me anche altre persone, suppongo.
Se vi é possibile rispondere, vi ringrazio in avanzo.
Peccato che non ci sia una lettera pre-formata, in modo da aggiungere solo il proprio nome cognome, ed trasferila.