Violenza sulle donne; fattore culturale e improrogabilità di una normativa europea di repressione e prevenzione del fenomeno

INTERROGAZIONE SCRITTA E-3406/10
di Sonia Alfano (ALDE) alla Commissione

Durante la Giornata internazionale contro la violenza alle donne dello scorso 25 dicembre, i movimenti femminili hanno pubblicamente denunciato l’esistenza in Italia di un vero e proprio “femminicidio”, neologismo che pone l’accento sull’assiduità, la premeditazione e la serialità degli atti di violenza perpetrati sulle donne da uomini. In tutto il 2008, un milione di donne ha subito una forma di violenza maschile fisica e/o sessuale, come risulta dai dati ISTAT. Nei primi sei mesi del 2007, sono state 1.805 le donne che hanno subito violenza sessuale; 10.383 quelle vittime di pugni, botte, bruciature e ossa rotte, 141 le donne oggetto di tentato omicidio mentre, ben 62 donne in sei mesi sono state uccise. Il 74% dei casi di violenza sessuale è consumato in famiglia e l’autore della violenza è spesso lo stesso partner della vittima. Di questi casi, tuttavia, solo il 3,4% è denunciato! La vergogna, eredità di un certo retaggio culturale, spesso impedisce alla donna di denunciare, ancor prima della paura. Lo scorso ottobre in provincia di Viterbo, una quindicenne che trova il coraggio di denunciare lo stupro ai suoi danni da parte di ben otto coetanei dello stesso paese, si ritrova ed essere definita “ragazza facile”! In paese non si credeva che quei “bravi ragazzi” avessero compiuto il delitto e il sindaco stesso, zio di uno dei “bravi ragazzi”, trasformando la vittima in carnefice, adotta una delibera autorizzando il prestito di 5.000 euro di soldi pubblici a tre dei presunti stupratori, secondo lui appartenenti a famiglie bisognose. Per far ciò si appella alla legge sui servizi sociali n. 328 del 2000. Dimenticando però, che tra questi servizi sono esclusi quelli sull’amministrazione della giustizia, come la stessa legge, richiamando l’art. 128 del dl 31 marzo 1998, n. 112, stabilisce. Lo Stato ha già previsto in questi casi l’istituto del gratuito patrocinio.

Tenuto conto del condizionamento culturale, non pensa la Commissione che nel quadro del programma DAPHNE, specifico per prevenire e combattere la violenza e proteggere le vittime e i gruppi a rischio, sia importantissimo esercitare un controllo sui governi nazionali affinché mettano realmente in atto campagne di sensibilizzazione, così come previsto dal programma, per il recupero il senso di rispetto nei confronti della figura femminile nella società, in contrasto con volgari visioni di stampo meramente consumistico che la riducono ad oggetto?

Non ritiene la Commissione imperativa e improrogabile la proposta di direttiva europea sulla prevenzione e il contrasto del fenomeno che, in varia misura, tocca tutti gli Stati membri? E in quest’ambito, non considera necessarie e urgenti due misure specifiche di sicura efficacia processuale quali l’assistenza legale gratuita alle donne vittime di tali reati e la perseguibilità d’ufficio della violenza se commessa in ambito familiare?

Risposta di Viviane Reding a nome della Commissione
(17.6.2010)

La violenza sulle donne è un reale problema in Europa, dove il numero delle vittime è allarmante. Il Consiglio d’Europa ha stimato che, in Europa, il 20-25% delle donne ha subito atti di violenza fisica almeno una volta nel corso della vita adulta, e più del 10% delle donne ha subito violenza sessuale. È assai probabile che queste cifre siano inferiori ai dati reali, poiché soprattutto la violenza tra le mura domestiche è un fenomeno che rimane in gran parte sommerso e poche donne denunciano di esserne state vittime.

Negli ultimi anni l’UE ha compiuto considerevoli passi avanti in questo settore. La Commissione è stata molto attiva nella lotta contro la violenza sulle donne e, in vari settori di sua competenza sia nell’ambito dell’UE che delle relazioni esterne, sta attuando una serie di azioni e programmi, anche di natura legislativa, per contrastarne le varie forme. I settori interessati comprendono la giustizia e la sicurezza (tratta e sfruttamento sessuale di donne e bambini, cooperazione giudiziaria in ambito civile e penale e cooperazione tra forze di polizia, protezione dei diritti delle vittime di reati, immigrazione e asilo), l’uguaglianza di genere e la non discriminazione, i diritti fondamentali/dell’uomo, la cooperazione allo sviluppo e la sanità pubblica. Tutti questi settori comprendono aspetti relativi alla prevenzione e al contrasto della violenza contro le donne e il sostegno, diretto o indiretto, alle vittime.

La Commissione sostiene finanziariamente la lotta alla violenza contro i bambini, i giovani e le donne, e la tutela delle vittime e delle categorie a rischio attraverso il programma Daphne III. Il programma Daphne sostiene i partenariati europei e le reti di organizzazioni non governative (ONG) ed enti pubblici locali che lavorano per l’eliminazione della violenza contro i bambini, i giovani e le donne. Da quando è stato varato, nel 1997, il programma ha finanziato più di 500 progetti; è ora nella terza fase (2007-2013) e ha un bilancio totale di 116,85 milioni di euro.

Il programma di Stoccolma, inoltre, che enuclea le priorità per lo sviluppo di uno spazio europeo di libertà, sicurezza e giustizia nei prossimi cinque anni, implica un approccio alle vittime integrato e coordinato, in linea con le conclusioni del Consiglio su una strategia per garantire il rispetto dei diritti delle vittime e per migliorare il sostegno loro fornito. Il piano d’azione per l’attuazione del programma di Stoccolma, adottato dalla Commissione il 10 aprile  2010, prevede l’elaborazione di una strategia per combattere la violenza nei confronti delle donne, di cui la Commissione sta ora preparando la prima fase. Fra le altre azioni figurano una proposta legislativa in materia di consulenza e assistenza legale gratuita e una proposta legislativa per uno strumento complessivo di tutela delle vittime.

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  1. La Lega fa paura | lucacarabetta.it - 5 ottobre 2010

    [...] La donna oggi ha paura di uscire di casa perchè lo stalking e la violenza sono diventati quotidiano ma siete voi a conoscienza del fatto che in 4 casi su 5 chi commette il reato è uno stretto conosciente della vittima o addirittura la violenza…? [...]

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