I processi per reati con pena massima inferiore ai dieci anni si estinguono in primo grado dopo tre anni dall’inizio dell’azione penale, dopo due anni in appello e dopo un anno e mezzo in Cassazione. Questo prevede in Italia la legge sul «processo breve», già approvata in Senato il 21 gennaio 2010. La norma transitoria ne prevede l’applicazione ai processi in corso, violando il principio di retroattività della legge processuale. E’ chiaro che tale norma non servirà per sveltire i tempi dei processi, come il presidente del Consiglio millanta a reti unificate, ma solo a evitare che i processi in cui Berlusconi è imputato arrivino a sentenza di probabile condanna. Secondo i dati diffusi dall’ANM moltissimi dei procedimenti penali già avviati si estingueranno: dal 20 al 30 % a Firenze, Napoli e Palermo; oltre il 50 % a Roma, Bologna e Torino. Moriranno tutti i processi con accertamento probatorio complesso: colpe mediche, corruzione, truffe finanziarie, falso in bilancio di società in borsa (si pensi al caso Parmalat!). Anche il processo alla Thyssen Krupp, all’Umbria Oil e quello per il crollo della Casa dello studente a L’Aquila non vedranno la fine. Metà dei processi per mafia già avviati, per cui al primo grado è stabilito un massimo di 5 anni, indagini incluse, s’interromperà definitivamente.
Le vittime di reato non otterranno giustizia perché in molti casi non vedranno inflitta alcuna condanna al reo. Evidente è la violazione delle norme comunitarie che pongono particolare attenzione a «i diritti della persona nella procedura penale» e «i diritti delle vittime della criminalità». Sono violati anche i principi di certezza del processo e certezza della sentenza: essi impongono lo svolgimento di un processo giusto ed equo, che abbia una ragionevole durata, che rispetti la parità delle parti e i diritti sia degli imputati sia delle parti lese e che si concluda con una pronuncia che faccia giustizia sulla fattispecie concreta accertando la verità dei fatti.
Non ritiene la Commissione che siamo di fronte ad una compressione dei diritti? Ritiene la Commissione di dover intervenire? Quali, in concreto, saranno le azioni e i provvedimenti che la Commissione porrà in essere affinché anche in Italia, come negli altri Stati membri continui a essere rispettato lo Stato di diritto, uno dei principi fondamentali su cui si basa la costruzione dell’Europa?



