Qualche domanda all’Alto Commissario ONU per i rifugiati

Ieri abbiamo accolto in Commissione LIBE, a Bruxelles, l’Alto Commissario Onu per i rifugiati (UNHCR), Antonio Gutierrez, al quale, esprimendo la mia preoccupazione, ho posto alcune domande sul tema dell’immigrazione e dell’accordo Italia-Libia:

 

Grazie.
Anch’io porgo il benvenuto all’Alto Commissario Gutierrez e sono veramente contenta della sua presenza qui, che è per me, in maniera particolare, di conforto. Io vorrei sottoporre alla sua preziosissima attenzione una serie di interrogativi, di domande.

In questa Commissione, e soprattutto all’interno di questo Parlamento, già nel mese di Settembre ci siamo interessati di una piaga, che è quella dei rimpatri. Ricordiamo benissimo quello che è accaduto nella notte tra il 29 e il 30 Agosto proprio in Italia, quando 75 immigrati sono stati rimpatriati da una motovedetta italiana senza che venissero identificati e senza che venisse chiesto loro se intendevano chiedere asilo e dichiararsi rifugiati politici.
Proprio nei giorni scorsi la Procura delle Repubblica di Siracusa, ha disposto giudizio in concorso per violenza privata del Direttore della direzione centrale dell’immigrazione e Polizia alle frontiere Ronconi, e del Generale della Guardia di Finanza, Carrozzini, per la mancata applicazione delle leggi italiane e violenza, per aver ricondotto in Libia contro la loro volontà appunto quei 75 stranieri.
Quelle persone sono state rimpatriate in base ad un accordo scellerato, a mio parere, firmato dal Governo italiano con la Libia, che non ha mai ratificato la Convenzione di Ginevra.

Io ricordo che proprio l’Unione Europea sta cercando di condurre, portando avanti degli incontri informali, un accordo quadro con la Libia. La stessa cosa sta avvenendo con il Pakistan. Anche il Pakistan non ha mai firmato la convenzione di Ginevra; ora io mi chiedo, questi non sono elementi critici per condurre degli accordi, se a questo aggiungiamo anche il fatto che personalmente ho spesso chiesto alla precedente Presidenza del Consiglio che cosa potevano dirci rispetto a quegli accordi, che cosa veniva detto tra i rappresentanti del Consiglio – svedese ai tempi – e la Libia?
Non c’è mai stato detto nulla, ogni volta che abbiamo chiesto informazioni sembrava che questi fossero tabù.
Ora, ad aggravare questo, nei mesi passati, il suo portavoce in Italia, la dottoressa Laura Boldrini – persona straordinaria che ammiro per la determinazione, la competenza e la professionalità – ha più volte denunciato non solo quello che è accaduto e che accade nel carcere di Ganfuda in Libia, dove vengono portati appunto questi poveri disgraziati che, come Lei ha ricordato, spesso fuggono da persecuzioni civili, da persecuzioni religiose e da governi dittatoriali; ma la Dott.ssa Boldrini ha anche denunciato che a queste persone spesso viene impedito di entrare in contatto e di parlare con i funzionari dell’ONU.

Io mi chiedo, tutto questo non è un’aggravante per l’Unione Europea? Voler continuare ad ostinarsi a portare avanti degli accordi quadro con dei Paesi che non solo non hanno ratificato la Convenzione di Ginevra, ma che non manifestano alcun passo avanti rispetto a queste vicende che sono di fondamentale importanza; Lei ha parlato del reato di riduzione in schiavitù, proprio ieri mattina in questa Commissione abbiamo parlato di questi aspetti importantissimi e fondamentali.

Quindi io vorrei sapere cosa pensa Lei rispetto a questi accordi quadro che vengono portati avanti, e dei quali non abbiamo, ancora oggi, nessuna certezza e di cui non sappiamo assolutamente nulla.  Non sappiamo di che cosa si discute.
La ringrazio ancora per la sua presenza.

L’Alto Commissario Gutierrez ha risposto così:

 

Grazie.
Mi spiace di non poter parlare italiano e quindi risponderò in inglese all’On. Alfano. La questione che Lei ha sollevato è un aspetto fondamentale della protezione in Europa.

Non esistono informazioni ufficiali sugli accordi in fase di negoziazione, ma siamo stati molto chiari su questi aspetti: è essenziale che qualsiasi accordo con terzi ottemperi al diritto internazionale ed in particolare la Convenzione di Ginevra perché, nella situazione attuale, soprattutto per il rapporto con la Libia, non ci sono garanzie per il rispetto dei diritti dei rifugiati.
Lo vorrei dire chiaramente, il fatto che l’UNHCR non sia presente in Libia è dato come motivazione al fatto che non ci siamo problemi nel rimpatriare persone verso la Libia.

La nostra presenza non è riconosciuta legalmente: la Libia non ha ratificato la Convenzione e il nostro accesso ai centri di detenzione è irregolare, a volte concesso a volte meno, e la nostra capacità di impedire il rimpatrio non è garantita; a volte lavoriamo con delle ONG per impedire, ad esempio, il rimpatrio degli eritrei: in altri casi sappiamo che i rimpatri sono stati eseguiti contro la nostra volontà. Quindi, non si può dire che non ci siano problemi nel rimpatrio delle persone verso la Libia perché là vengono offerte delle garanzie, perchè non ci sono.

Ovviamente i contesti cambiamo a seconda del Paese; tuttavia questo punto va chiarito: in qualsiasi accordo siglato tra l’Unione Europea e la Libia – e mi rendo conto quanto siano complessi i negoziati – è importante la questione della protezione delle persone.

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Un commento a “Qualche domanda all’Alto Commissario ONU per i rifugiati”

  1. GiulioPerticari #

    Grande Sonia!

    29 aprile 2010 at 19:48 Rispondi

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