Le elezioni regionali ed amministrative si sono da poco concluse. I risultati sono stati commentati da moltissimi e in maniera totalmente “personale”: leggendo i quotidiani apprendo che tutti hanno vinto (e quindi tutti hanno perso, giusto?!).
Pochi hanno fatto un’analisi razionale, scegliendo un esame di coscienza e valutando effettivamente il risultato, ammettendo gli errori ed evidenziando i punti di forza, senza scaricare le colpe su altri gruppi politici. Ma il mio commento post elezioni l’ho già fatto nei giorni precedenti; l’argomento da approfondire adesso è l’astensionismo, un "fatto politico" da non sottovalutare.
Le cause di questo fenomeno, ormai utilizzato anche come forma di protesta, sono varie. Primeggia su tutte la delusione circa le scelte delle candidature. Ma avete mai pensato che a volte, per alcuni, non è fisicamente possibile andare a votare?
Ho approfondito la questione quando mi ha contattata il referente di un gruppo di studenti che mi esponeva il loro problema: non poter votare essendo fuori sede.
Attualmente nel nostro Stato l’unica soluzione a questo disagio consiste in un rimborso parziale del biglietto del treno usato per tornare nel proprio comune di residenza (pari a circa il 60% del prezzo totale). Non si tiene conto del fatto che un fuori sede spesso lo è per motivi lavorativi o di studio e per questo impossibilitato a tornare e che, comunque, "un treno" si può anche perdere o la corsa può essere annullata.
Ovviamente, però, in Europa le cose vanno diversamente!
Neanche a dirlo in molti degli Stati membri (Francia, Germania, Spagna, Inghilterra, Irlanda, Svizzera, Belgio, Danimarca e Paesi Bassi, solo per fare alcuni esempi) si è già trovata una soluzione per garantire un’ equità di trattamento. Le soluzioni adottate sono il voto per corrispondenza e il voto per delega.
In cosa consistono queste modalità?
Il voto per corrispondenza consiste nell’espressione del voto mediante la compilazione di un modulo identificativo dell’elettore e, ovviamente, della scheda elettorale. Il tutto viene chiuso, in genere, in una doppia busta con sigillo, e spedito all’ufficio competente. Non viene chiesta alcuna motivazione del perché si preferisca questa modalità di voto.
Il voto per delega è invece un accordo mediante il quale un elettore nomina un altro elettore a votare per suo conto, o presso il seggio assegnato o per posta (proxy postale). A differenza del voto per corrispondenza sul modulo di domanda di delega, viene chiesto di dare una motivazione ed è possibile che venga richiesto che la delega sia sostenuta da una persona qualificata.
Preso atto di tutte queste informazioni, lo scenario che si delinea è quello di un Paese in cui:
- il fenomeno dell’emigrazione, soprattutto dal sud verso il nord, è elevato;
- i trasporti spesso risultano essere il suo punto debole;
- il diritto di voto per i fuori sede viene garantito mediante un rimborso parziale di un biglietto che fa accedere a quegli stessi trasporti che spesso “lasciano a piedi” molti lavoratori pendolari;
- ci si è adoperati per garantire il diritto per i residenti all’estero ma non si fa nulla per chi è “semplicemente” fuori sede;
- è in crescita l’astensionismo;
- i giovani vengono definiti sempre più spesso, in particolare nelle tribune politiche, come il futuro, la nuova classe imprenditoriale e politica… ma poi risultano essere i più colpiti da questa reale negazione di diritto al voto.
Il gruppo di studenti che mi ha segnalato la questione ha indetto una petizione on-line che ha ottenuto buoni risultati, tanto che al Parlamento italiano hanno preso in considerazione l’iniziativa proponendo in Senato e alla Camera progetti legislativi volti ad introdurre anche in Italia metodologie di voto per coloro che vivono lontano dal luogo di residenza. Purtroppo però queste proposte, insieme a tantissime altre, da quasi un anno, "incomprensibilimente" giacciono in Commissione Affari Costituzionali senza essere state neppure calendarizzate!
Vi invito allora a firmare la petizione e riflettere profondamente su un diritto che, ancora un volta, viene negato a moltissimi italiani.




Ciao,
la mia personale riflessione sull’alta percentuale di astensionismo nei confronti delle ultime consultazioni elettorali è fortemente legata ad una cattiva gestione della politica e della cosa pubblica della classe politica che da c.ca 2 anni sta governando l’Italia.
Avendo avuto modo di confrontarmi, nei giorni precedenti il voto, con amici, parenti e conoscenti vari in ognuno di loro ho riscontrato una grande delusione, sconforto e sfiducia inaudita ed alcuni di loro nelle precedenti elezioni avevano votato per il centro destra mentre altri non conoscevano i candidati.
C’è un forte bisogno di resettare le cose e le faccie vecchie e di rifondare un po le cose più importanti,come il lavoro, la famiglia, la democrazia e la giustizia sociale e solidale e senza il contributo di ognuno tutto ciò non è facilmente realizzabile.C’ è un urgente bisogno di CONDIVISIONE.
SARA
Non credo, signora Alfano, che questa sia la soluzione. Lei dovrebbe sapere meglio di me che la mafia con queste deleghe potrebbe lucrarci alla grande… Perchè non si chiede semplicemente l’assegnazione ad un nuovo seggio nella città in cui si studia/lavora?
Sono daccordissimo.L’esigenza di esprimere un voto-più
per corrispondenza che per delega- vede interessate nnon
so quante migliaia di persone.Ma al di là del numero che già di per se è importante ,conta proprio il diritto di esprimersi senza affrontare massacranti e spesso demotivanti tour de force.Aderisco in pieno alla inuiziativa.Grazie.
Ciao Sonia, io ho sempre condiviso molte tue iniziative, sopratutto quelle con De Magistris e Vulpio. Ma sull’astensionismo non condivido gran parte della tua analisi. L’astensione rimane l’unico modo per contrastare la vera tragedia nel nostro Paese, il clientelismo, la corruttela e l’espoliazione di sovranità sul popolo operata dai partiti. Invece di recriminare sugli astensionisti perchè non recrimini sul fatto che, se anche per assurdo andasse a votare un solo italiano su 50 milioni di aventi diritto gli apparati di potere sarebbero ugualmente funzionali come ora? E’ questo il vero motivo che ci ha disaffezionati, perchè la politica è una casta autoritaria ed è tale per interesse. Basti pensare ai rimborsi elettorali, determinati dagli astensionisti, che secondo numerosi appelli giacenti anch’essi in commissione affari costituzionali dovrebbero rimanere nelle casse dello stato, e che invece i partiti RUBANO E SI SPARTISCONO.
Alla faccia del voto (e del non voto) sovrani!