Ricevo dall’Avv. Fabio Repici, e pubblico con piacere. Ovviamente condivido profondamente la sua posizione e tutte le riflessioni espresse in questa nota:
Da oltre un decennio, il mio impegno professionale e civico è spesso dedicato all’analisi ed alla denuncia del degrado mafioso del circondario di Barcellona Pozzo di Gotto. Cominciai ad occuparmene allorché iniziai ad assistere Piero Campagna e gli altri familiari di Graziella, nel processo a carico di Gerlando Alberti junior e Giovanni Sutera, definitosi con la condanna degli imputati solo un anno fa. Approfondii l’impegno, fisiologicamente, assumendo la difesa di Sonia Alfano, dei suoi fratelli e di sua mamma nel processo per l’assassinio del più coraggioso giornalista mai capitato in provincia di Messina. Da cosa nasce cosa, in materia di mafia, come ci insegna Alfio Caruso, ma anche in materia di antimafia. È la vita ad essere così: ed ecco, allora, che dopo la famiglia Campagna e la famiglia Alfano, spesi e continuo a spendere le mie energie per i familiari di Attilio Manca, così come feci per il padre di Roberto Amato e come feci in altre vicende giudiziarie. Nel denunciare il sistema mafioso barcellonese e le sue impressionanti protezioni istituzionali non incontrai troppi volenterosi: qualcuno esterno al territorio barcellonese, primo fra tutti il sen. Giuseppe Lumia; pochissimi, fatta eccezione per i familiari delle vittime, nell’area barcellonese, primo fra tutti Adolfo Parmaliana. Anni di impegno ma anche di solitudine: a questo pensavo la settimana scorsa assistendo, proprio a Barcellona Pozzo di Gotto, proprio insieme ai familiari di Graziella Campagna, di Beppe Alfano, di Attilio Manca e di Adolfo Parmaliana, alla rappresentazione teatrale di (P)resa di coscienza, una sorta di autobiografia collettiva di un territorio che finalmente urla la ribellione al Tiranno. Vedere per la prima volta il consenso sociale e direi quasi l’affetto per i familiari delle vittime a Barcellona Pozzo di Gotto, con la presenza perfino del nuovo Procuratore della Repubblica e dei suoi due pregevoli sostituti, mi aveva fatto sentire più lieve il peso di un decennio di solitudine.
Sono passati pochi giorni e le vicende di Barcellona Pozzo di Gotto mi si sono presentate di nuovo con sfumature non troppo gradevoli, che forse è bene non confinare alla dimensione della mia vita privata. Il prossimo 19 aprile comparirò davanti al Gip presso il Tribunale di Barcellona P.G. come indagato per diffamazione. A querelarmi era stato niente meno che un frate, tale Salvatore Massimo Ferro – figlio, nipote e fratello di mafiosi legati a Bernardo Provenzano – il quale, assistito dall’avv. Fausto Maria Amato, si è sentito leso da mie dichiarazioni sul fatto che alcuni anni fa, a causa sua, il convento dei Frati Minori di Barcellona P.G. fosse stato oggetto delle attenzioni investigative dei carabinieri del R.o.s.. La Procura di Barcellona P.G., accertato che effettivamente il R.o.s. aveva svolto indagini su quel convento e che il frate Ferro è figlio, nipote e fratello di mafiosi provenzaniani, aveva richiesto l’archiviazione. Sennonché Salvatore Massimo Ferro, sempre assistito dall’avv. Fausto Maria Amato, si è opposto alla richiesta di archiviazione. E quindi il prossimo 19 aprile innanzi al Gip di Barcellona io (che della presenza nel barcellonese di Provenzano mi sono occupato soprattutto nell’interesse dei familiari di Attilio Manca) comparirò in veste di indagato e frate Ferro (il parente stretto, strettissimo, di tutti quei mafiosi provenzaniani) comparirà in veste di persona offesa dal reato. Pazienza, supererò anche questa. Anzi, me l’appunterò moralmente al petto come una medaglia al valore.
Alcuni giorni fa, poi, ho scoperto che in realtà a Barcellona Pozzo di Gotto sono un pluriindagato. Ho infatti appreso di una querela, sempre per diffamazione, sporta contro di me da un imprenditore di Terme Vigliatore, tale Sebastiano Buglisi, per alcune affermazioni che ho fatto il 2 ottobre scorso, in risposta ad alcuni disturbatori della manifestazione in ricordo di Adolfo Parmaliana nel primo anniversario della sua morte. Evito di farne un’interpretazione soggettiva e trascrivo invece alla lettera la contestazione del reato di diffamazione riportata nel documento notificatomi: “perché nel corso di un intervento pubblico, successivamente pubblicato sul sito internet www.illume.it offendeva la reputazione di Buglisi Sebastiano, proferendo le seguenti frasi: ‘Quando ero bambino mi fu insegnato un detto, che tradotto in italiano più o meno fa <quando piove alle lumache spuntano le corna>, oggi è giornata di pioggia e a molte lumache sono spuntate le corna’; ‘Io ho buona memoria e sicuramente ho memoria migliore di certi imprenditori che sono pronti a denunciare gli estortori di Tortorici, ma non fanno la stessa cosa quando gli estortori si chiamano Lo Piccolo’. Fatto aggravato perché consistito nell’attribuzione di un fatto determinato e mediante mezzo di pubblicità”. Pazienza, ho pensato, supererò anche questa ed anche in questo caso mi è venuta voglia di appuntarmi moralmente al petto una medaglia.
Sennonché, dal sito ufficiale del Ministero dell’Interno ho appreso che il prossimo 12 aprile 2010 Barcellona Pozzo di Gotto ospiterà un’importante manifestazione alla quale parteciperà niente di meno che un sottosegretario del governo più antimafioso degli ultimi 150 anni (e forse più), l’on. Alfredo Mantovano, per la (riprendo testualmente dal sito ministeriale) “presentazione della locale associazione antiracket”. Magari ci sarà il mio querelante, l’imprenditore Buglisi. E magari ci sarà un altro imprenditore dell’antiracket barcellonese (o forse sarebbe meglio dire “alla barcellonese”), Maurizio Marchetta, tanto più che egli ormai è libero dagli impegni che lo affliggevano anni fa come vicepresidente del consiglio comunale di Barcellona P.G. (quello che il ministro Amato graziò dallo scioglimento per mafia) e come quotidiano frequentatore (perfino in crociera insieme ai propri pargoli) del capomafia barcellonese Salvatore Di Salvo.
Ecco, ho pensato, che il gattopardo barcellonese tenta di inghiottire il risveglio sociale fin dai suoi primi vagiti in culla.
Fabio Repici





L’Avvocato Repici lo leggo da diversi anni.
Leggo delle sue battaglie e soprattutto dei suoi momenti di sconforto, misto a volgia di ripresa, oltre che a parecchio coraggio, perché l’angoscia e la paura, per se e la propria famiglia, in queste situazioni sono sempre presenti.
Avendo tuttavia una piccola esperienza, purtroppo, in materia politico-istituzionale, a mio vedere, mafiosa, mi sento solo di aggiungere che non solo di un politico, nel Meridione in generale, ma soprattutto in Sicilia, bisognerebbe sempre chiedersi come ha preso e da chi i voti, ma quello che, per soggettiva documentabile esperienza, comincia ad apparirmi inquietante, è che bisogna iniziare oggettivamente pure a domandarsi, se le Istituzioni, certa Magistratura distrettuale compresa, sempre senza mai con questo volere generalizzare, non siano, anche solo per opportunismo, allineate.
Ci sono troppe logge, congregazioni, associazioni e ordini, in giro, e alla fine siamo tutti esseri umani, in quanto gli inviati di dio esistono solo nei deliri d’onnipotenza dei nostri politici ed istituzionali e della gente che non riesce ad andare oltre i propri bisogni primari, come i nostri cugini primati.
Sotto questo profilo il centro-sinistra sbaglia a non volere vedere, ed è anche per questo che, a mio mero vedere, perde, perché poi molte persone seppure non hanno la (difficile) capacità di decodificare ciò che intuiscono, certamente sanno però esprimerla in gesti più semplici quando votano.
Soltanto da poco tempo leggo e mi informo realmente. Grazie anche al blog di Sonia Alfano finalmente riesco a percepire la verità. Già, percepire. Perchè sono così tanti gli eventi oscurati dalla tv. Perchè sono così tanti gli eroi come Fabio Repici lasciati in balia del loro destino. Politica, istituzioni, società civile, massoneria e mafia interagiscono da più di mezzo secolo o forse più in una matassa fitta e aggrovigliata, sulla quale e in nome della quale si sono perpetuati indicibili crimini. Pare impossibile venirne a capo e lo scoramento mi assale, un senso di impotenza prevale sullo spirito. Sento il bisogno di vincere le debolezze dell’anima, sento il bisogno di ribellarmi perchè io sono Repici, io sono Genchi, io sono Alfano!
Nella vita, in questa vita ho imparato che è più facile essere disonesti e delinquenti che essere onesti e rispettare la legge, te ne viene chiesto meno conto dalla legge stessa. Ho anche imparato che come onesto ti difendi e come disonesto attacchi. Che nella vita in tutti i sensi, in questa vita intendo è più facile per i delinquenti e molto più difficile per gli onesti. Ma ho anche imparato che tu non diventi un delinquente ma lo sei già dentro di te e non diventi onesto perchè lo sei già dentro di te. Che gli onesti hanno molto più coraggio dei disonesti perchè affrontano sempre a viso aperto e faccia a faccia il proprio nemico forti del diritto e della verità, mentre i disonesti attaccano sempre alle spalle, da infami e da vigliacchi. Ho poi imparato che la menzogna corre, la verità cammina ma proprio per questo arriva molto più lontano. Coraggio che tutto cambierà, i disonesti non hanno futuro, gli onesti si!!!
Caro Fabio: Persona di grande Coraggio e Amante della Giustizia.Al tempo di Gesù quando questi fu fatto arrestare da Ponzio Pilalto perchè accusato di calunnia nei confronti di quel potere Politico Religioso in quanto predicava con Verità, amore e giustizia (Operatore della Legalità), messo sotto processo d’innanzi al Popolo pur riconoscendolo innocente e persona giusta.Quel popolo doveva scegliere se liberarè Gesù o Barabba quest’ultimo ladro e operatore dell’illegalità. Il Popolo ha scelto come persona libera Barabba, condannando Gesù(l’operatore della legalità) è dopo che questi è stato Ucciso in modo Orribile, quel popolo si era reso conto di aver sbagliato. Oggi il messaggio di Gesù ci è ben chiaro:chi Opera la legalità viene perseguitato, ma non dobbiamo dimenticare che il Popolo di oggi visto di quanto è accaduto ha quel tempo, prima di Giudicare verifichi: chi e la presona che oggi opera la Giustizia condannando l’ingiustizia con coraggio tenacia e verità? Circolando in giro disarmato e senza protezione, come lo era a suo tempo Gesù?
Questi ha un nome:Persona di Grande coraggio.
Piero Campagna.
Piena solidarietà a Lei che coraggiosamente fa quello che pochi oggi osano fare.Ammiro molto le persone che come Lei mi danno la speranza di credere in una giustizia vera.Proprio in questi giorni sto leggendo il libro di Gioacchino Genchi e ad ogni pagina, ad ogni parola mi indigno per come risulti sempre così difficile fare pulizia del marcio che avvolge quest’Italia, dove persone che svolgono bene il loro lavoro vengano umiliate e additate proprio da chi dovrebbe invece sostenerle e ringraziarle per ciò che fanno.Questa politica mi fa sempre più paura perchè ammazza sempre più i valori in cui credo come l’onestà e la legalità e lascia sole le persone che tentano in tutti i modi di portare verità e giustizia.Siamo in un mondo in cui si elogiano i furbi e si puniscono gli onesti.Ma io sono e sarò sempre dalla parte delle persone come Lei.Auguri e grazie.