Mediterraneo: cimitero a cielo aperto

Secondo l’Istat la stima delle presenze di immigrati in Italia nel 2010 è di poco più del 7,0%, anziché del 23% percepito dalla popolazione. Nel 2009 c’erano quasi 5 milioni di immigrati, di cui circa 400mila irregolari. Quello che il Governo italiano finge di non sapere è che moltissimi immigrati iniziano da regolari la loro storia migratoria e finiscono per diventare irregolari a causa della complessità e della contraddittorietà di diversi aspetti della normativa.

Facciamo un esempio:
Se un lavoratore ha un incidente sul lavoro, lo denuncia all’INAIL ed è dichiarato inabile al lavoro, non ha più un contratto e di conseguenza, non potendo rinnovare il permesso di soggiorno, diventa irregolare. Come ha agito fino ad ora l’Italia in tal senso? In nessun modo.

Il nostro Paese si distingue poi da diversi altri Paesi membri per la moratoria che stabilisce che i romeni e i bulgari non possono accedere liberamente a tutte le occupazioni (la circolare n. 7881 del 3 dicembre 2009 del Ministero proroga il regime vincolistico anche per il 2010, nonostante le assicurazioni circa il suo superamento fornite dal Governo italiano alla Comunità Europea). Questa è un’altra dimostrazione del fatto che il Governo italiano non vuole in alcun modo favorire l’integrazione degli immigrati, nè tantomeno vuole difendere l’economia del Paese, dato che la proroga della moratoria non fa altro che ingrassare le fila dei lavoratori in nero.

Si apprende oggi dalle testate giornalistiche nazionali che il Governo Italiano metterà a punto un progetto denominato "Sahamed": in sostanza l’Italia stringerà accordi bilaterali con altri 10 Paesi africani sulla scia di quello Italia-Libia. L’accordo tra Berlusconi e il dittatore suo amico Gheddafi prevede i respingimenti in mare dei migranti provenienti dal Paese africano (anche se di nazionalità marocchina, tunisina, senegalese e così via). Questa politica scellerata sta certamente diminuendo il numero di sbarchi sulle coste siciliane, ma sta trasformando il Mediterraneo in un cimitero a cielo aperto, in barba a qualsiasi sentimento di tolleranza e solidarietà. In sostanza, si tratta di "cacciare" gli immigrati ancora prima che raggiungano i nostri territori, così da evitare "seccature" al nostro Governo.

E così l’Italia non è più tenuta, in pratica, a valutare le esigenze ed emergenze di questi poveri migranti, i quali potrebbero anche avere diritto allo status di rifugiati. Come si può permettere che il Governo italiano contribuisca ulteriormente all’imbarbarimento delle politiche di immigrazione, che già di per sè andrebbero riviste e migliorate in favore dei migranti? Secondo uno studio dell’UNHCR (Agenzia Onu per i rifugiati), anziché contrastare l’immigrazione irregolare, si nega l’ingresso a chi è tutelato dalle convenzioni internazionali. Leggendo i dati del Ministero dell’Interno, infatti, ci si accorge che le domande di asilo alle autorità italiane sono diminuite drasticamente nell’ultimo periodo: a fronte delle 30.492 richieste avanzate nel 2008, il 2009 ne ha conosciute poco più della metà. Se esiste un collegamento diretto tra gestione degli sbarchi e le richieste di protezione, la diminuzione del 90% degli arrivi dal Mediterraneo nel 2009 si è trasformata per forza di cose nella negazione del diritto all’asilo.

Il 15 Settembre del 2009 avevo palesato la mia preoccupazione ed il mio sdegno per la politica dei respingimenti adottata dal Governo Italiano durante la plenaria di Strasburgo, specificando che l’Italia adottando questo tipo di politica viola numerose convenzioni internazionali, ed in particolare il Trattato di Ginevra. I centri di detenzione nei quali vengono riaccompagnati i migranti, in Libia, secondo quanto riportato da organi di stampa anche attraverso fotografie (per esempio le fotografie che ritraggono molti di questi immigrati nel carcere di Ganfuda, a 10 Km da Bengasi), sono luoghi di tortura che credo non trovino nessuna giustificazione, in nessun patto di amicizia o patto istituzionale, o forse vogliamo giustificare tutto questo perchè serve ai soliti noti per speculare sull’immane sofferenza della povera gente? L’accordo tra Italia e Libia sul controllo delle frontiere non è affatto un risarcimento per il popolo libico come vorrebbero farci credere, bensì il modo per legittimare un regime che dura da quarant’anni.

L’Human Rights Watch, organizzazione non governativa internazionale, che produce ricerche e studi sulle violazioni delle norme internazionali sui diritti umani sanciti dalla Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo, continua a denunciare abusi e maltrattamenti nei confronti dei profughi eritrei in Libia. Sempre secondo HRW in Libia esistono "centri di riabilitazione sociale" per dare rifugio alle donne in cerca di protezione, centri che in realtà sono prigioni, luoghi di segregazione nei quali si aggiungono ulteriori sofferenze e violenze. Si legge nel rapporto: "Non c’è una legge sulla violenza domestica in Libia e le leggi che puniscono la violenza sessuale sono inadeguate. Il governo persegue soltanto i casi di violenza più cruenti ed i giudici hanno l’autorità per proporre l’unione fra lo stupratore e la vittima come "rimedio sociale al crimine". Le vittime di stupro rischiano il processo per l’adulterio o la fornicazione. Famiglie di molte vittime costringono le donne vittime di violenza all’unione con lo stupratore per evitare lo scandalo pubblico, perché quando in Libia una donna è vittima di violenza sessuale subisce l’ostracismo della famiglia e della comunità. E l’Italia, invece di favorire l’integrazione e di seguire le normative europee, cosa fa? Stipula accordi che violano palesemente tutte le norme internazionali sui diritti umani. L’Europa non può e non deve permettere al Governo Italiano di continuare nell’utilizzo dei migranti quali merce di scambio tra un Paese e l’altro.

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