E' opera di Mancino. Forleo continua ad essere vittima di rappresaglia istituzionale

"Mi auguro che il Consiglio di Stato rigetti il ricorso del CSM contro la precedente decisione del Tribunale Amministrativo del Lazio con la quale si riteneva illegittimo il trasferimento d’ufficio della Dott. Forleo, in modo da creare un precedente e togliere dalle mani di un CSM che è ormai un teatrino di uomini di partito e correnti, il potere di cacciare i magistrati rei d’aver fatto il proprio dovere". Così Sonia Alfano, candidata indipendente nelle liste dell’Italia dei Valori al Parlamento Europeo, che si è espressa in merito all’ultimo epilogo del "caso Forleo". "Avocazioni e trasferimenti d’ufficio altro non sono che strumenti tesi a limitare l’autonomia del magistrato e che sempre più spesso vengono usati dal CSM come arma per insabbiare inchieste scomode e "punire", con la logica fascista del punirne uno per educarne cento, i magistrati che lavorano in piena autonomia senza rispondere a nessun altro potere se non all’adempimento del proprio dovere secondo le leggi. E’ chiaro a tutti che l’indicazione di voto sull’ impugnazione da parte del CSM – ha affermato Alfano – parta da Nicola Mancino che con la farsa dell’astenzione sta attuando l’ennesima mossa ai danni di Clementina Forleo. Sono certa – conclude – che se la Dottoressa Forleo si fosse piegata ad una delle tante correnti della magistratura oggi avrebbe goduto di maggior protezione e di minori atti di rappresaglia istituzionale".

3 Commenti a “E' opera di Mancino. Forleo continua ad essere vittima di rappresaglia istituzionale”

  1. Salvatore #

    ho letto per intero la sentenza del TAR del Lazio e mi pare sia diffficilmente attaccabile, a meno che anche il Consiglio di Stato non sia composto da giudici che, pur di colpire un magistrato scomodo, preferiscano ignorare le leggi.

    28 maggio 2009 at 21:14 Rispondi
  2. Brusca al processo MORI: “Riina mi disse il nome del terminale politico della trattativa Stato-Mafia del 1992″ .

    Dichiarazioni scottanti del collaboratore di giustizia Giovanni Brusca:
    “Riina mi disse il nome delluomo delle istituzioni con il quale venne avviata, attraverso uomini delle forze dellordine, la trattativa con Cosa nostra. [...].
    Brusca racconta che tra la strage di Falcone e quella di Borsellino «persone dello Stato o delle istituzioni» si erano «fatti sotto» con Riina, il quale aveva loro consegnato un «papello» di richieste per mettere fine agli attentati. Per la prima volta in un pubblico dibattimento, Brusca afferma di aver saputo da Riina il nome della persona a cui era rivolta la trattativa. Ma, quando il pm Nino Di Matteo gli chiede di farlo davanti ai giudici quel nome, Brusca si ferma e dice: «Mi avvalgo della facoltà di non rispondere, perché su questa vicenda vi sono indagini in corso e non posso rivelare nulla»
    FONTE: http://www.agoravox.it/Lo-stato-tratto-con-la-mafia.html

    Sentite l’audio:
    http://www.youtube.com/watch?v=bIRgRv2lBbk#

    28 maggio 2009 at 21:29 Rispondi
  3. Valeria Bonanno #

    Chiaramente se l’hai scritto qui, sotto questo comunicato, c’è un motivo…. ;)
    Il 19 luglio tutti a Palermo a rinfrescare la memoria a chi ha dimenticato chi era Paolo Borsellino…
    Tutti insieme a Salvatore.

    28 maggio 2009 at 21:43 Rispondi

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