Testo:

Buongiorno a tutti, se leggete i giornali domani, dubito che i telegiornali ne diano gran conto, parleranno dei commenti alla notizia, ma non parleranno della notizia, avete la possibilità oggi di mettere insieme un po’ di tessere del mosaico degli ultimi giorni, del mosaico politico – mediatico degli ultimi giorni, perché magari qualcuno si domandava, ma perché certi giornali, Il Corriere della Sera, che in certe pagine, grazie a certe firme sembra la succursale di Libero o del giornale, si è dedicato con tanta passione e con tanto spazio a una foto di 16, 18 anni fa che ritrae Di Pietro a tavola con dei Carabinieri, un investigatore americano e Bruno Contrada?

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Testo:

Questo è il primo congresso del partito ed è il primo congresso anche per me, sono molto emozionata. Sono emozionata perchè come diceva Ivan è un percorso che ho vissuto con tantissima emozione e devo dire grazie ad Antonio Di Pietro, devo dire grazie all'Italia dei Valori, e se io oggi sono qui a parlare è il segnale più evidente che questo è probabilmente l'unico partito che si è davvero aperto alla società civile.

E vorrei fare una piccolissima premessa. Non vuole essere assolutamente una polemica con nessuno, devo fare una premessa doverosa e la faccio svestendo i panni di parlamentare, la faccio parlando da Presidente dell'Associazione Nazionale Familiari Vittime di Mafia. Ringrazio il partito perchè quando le più alte cariche dello Stato, due settimane fa, compreso il Presidente della Repubblica, hanno preferito beatificare e osannare un pregiudicato, delinquente, morto da latitante ad Hammamet, questo partito e il suo Presidente Antonio Di Pietro, hanno preferito ricordare non solo mio padre, ma tutte le vittime della mafia e le vittime del terrorismo, i veri eroi di questo Paese. E non è una polemica, lo ripeto, perchè qualcuno di voi saprà che c'è stata una corrispondenza fitta tra me e il Capo dello Stato, a volte tramite il suo consigliere Cascella. Era la prima volta che un consigliere senza carta intestata scriveva ad un parlamentare, per dire che le parole di quel parlamentare erano sconcertanti. Mi è stato anche detto che mi devo assumere le responsabilità per quello che ho detto; probabilmente ci sarà, non so, vilipendio al Capo dello Stato? Beh, se questo dovesse accadere io mi prenderò le mie responsabilità con estremo onore, perchè io credo che ci sia stato vilipendio nei confronti dello Stato, ricevendo, beatificando e mandando lettere alla moglie di un delinquente. Perchè se qualcuno ha subito un torto sono tutti gli italiani onesti che non sono mai andati a rubare, che continuano a faticare, e sono soprattutto quelle vittime che hanno difeso questo Paese, e hanno difeso la Carta Costituzionale di questo Paese.

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"Sconfiggeremo la mafia entro la fine della legislatura"- Silvio Berlusconi, 24 Dicembre 2009.

Ne siamo certi: lodo Alfano da rivedere, scudo fiscale, processo breve, stop alle intercettazioni, vendita all'asta dei beni confiscati alla mafia, legittimo impedimento in corso d'opera …la mafia TREMA di fronte a questi provvedimenti!
 
L'ultima geniale trovata del PDL è la legge anti-pentiti, grazie alla quale si vorrebbe neutralizzare il contributo dei collaboratori di giustizia, che negli ultimi 15 anni sono stati fondamentali per la risoluzione di innumerevoli misteri legati alla criminalità organizzata.
 
Ma andiamo ad esaminare tecnicamente questa proposta del Senatore Valentino, già coinvolto in vicende legate al voto di scambio con la 'ndrangheta (guarda caso!)
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Sonia Alfano (Idv): «Ci troveremmo di fronte a un azzeramento di tutti i processi di mafia»

Il mondo politico sembra essere d'accordo sul «no» alle modifiche proposte dal senatore Valentino di alcune norme del codice di procedura penale che regolamentano l'utilizzo dei pentiti al processo. Tuttavia, nonostante i ministri Alfano e Maroni abbiano subito chiarito di essere contrari e che si tratta di un'iniziativa personale, la cosiddetta legge anti-pentiti ha suscitato forti polemiche. Secondo Sonia Alfano, presidente dell'Associazione nazionale familiari delle vittime della mafia (in audio), «Di fatto ci troveremmo veramente di fronte a un azzeramento di tutti i processi di mafia, anche in presenza di condanne di primo e secondo grado perchè andrebbero ad interrompere le collaborazioni dei pentiti».

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di Antonio Mazzeo

Maurizio Marchetta era l’enfant prodige della politica e dell’imprenditoria locale, perlomeno sino alla deflagrazione dell’inchiesta “Omega”, nel luglio 2003, quella sullo strapotere della criminalità organizzata nella realizzazione delle opere pubbliche nella provincia di Messina. Architetto, titolare dell’impresa di costruzioni Cogemar, nel 2001 Marchetta ascese alla vicepresidenza del Consiglio comunale di Barcellona Pozzo di Gotto in rappresentanza di Alleanza Nazionale, il partito del senatore Domenico Nania, barcellonese. Due anni dopo la tempesta giudiziaria e un’accusa per l’imprenditore-consigliere di «aver fatto parte di un’associazione a delinquere finalizzata alle turbative d’asta». Il profilo tutt’altro che lusinghiero su Marchetta sarà tracciato nel 2006 dai componenti della Commissione incaricata dalla Prefettura di Messina di verificare eventuali infiltrazioni mafiose nella gestione del Comune di Barcellona. I commissari, in particolare, oltre ai procedimenti penali che lo vedevano coinvolto, segnalarono «gli stretti rapporti di cointeressenza esistenti» con Salvatore “Sem” Di Salvo, pluripregiudicato ai vertici dell’organizzazione mafiosa del Longano, e le «documentate condotte agevolatrici volte ad introdurlo nella casa comunale per permettergli di sbrigare con facilità e speditezza qualunque tipo di pratica amministrativa». Del politico-imprenditore furono inoltre evidenziate le frequentazioni con altri due personaggi di spicco della criminalità barcellonese, Giovanni Rao e l’avvocato Rosario Pio Cattafi, tessitore quest’ultimo oggi di una imponente operazione speculativa, la realizzazione di un Parco commerciale di 18,4 ettari alla periferia di Barcellona P.G..

Da un anno a questa parte Maurizio Marchetta ha deciso di rispondere alle domande degli inquirenti. La Procura preferisce definirlo un “dichiarante”, ma i suoi racconti hanno scatenato un vero e proprio terremoto tra la classe politica dirigente, gli imprenditori e i vecchi e nuovi reggenti delle cosche. Grazie a Marchetta è scaturita l’indagine denominata “Sistema”, che all’inizio del 2009 ha portato all’arresto di Giuseppe D'Amico (boss emergente della famiglia barcellonese), Pietro Nicola Mazzagatti (a capo della famiglia di Santa Lucia del Mela) e Carmelo Bisognano (Mazzarrà Sant’Andrea). Marchetta ha pure spiegato con dovizia di particolari il cosiddetto meccanismo regolatore del “3 per cento”, quanto cioè si deve pagare alla mafia per continuare a lavorare nella provincia di Messina. E si è soffermato sulle modalità di conduzione delle turbative d’asta nei pubblici appalti, illeciti resi possibili dall’esistenza di «un gruppo di imprenditori che adotta tale sistema su scala regionale e che fruisce sia di collegamenti con pubblici amministratori, sia con soggetti politici che svolgono una vera e propria funzione di referenti, sia con soggetti appartenenti alla criminalità organizzata». Maurizio Marchetta non ha risparmiato parole di fuoco contro uno dei sui principali referenti politici, il dottor Candeloro Nania (ex Msi, ex An, oggi Pdl), da una decade a capo dell’amministrazione comunale di Barcellona, cugino di primo grado del senatore Domenico Nania. A proposito del sindaco del Longano, Marchetta avrebbe raccontato «le forme di condizionamento determinate per imporre a privati proprietari terrieri, che hanno ottenuto grazie a lui l’aumento dell’indice di cubatura, le progettazioni e le successive costruzioni con professionisti ed imprenditori da lui stesso imposti».

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Testo:

Buongiorno a tutti e scusate il ritardo, ma sono rientrato in aereo da qualche minuto e mi avete beccato con il caffè. Sono successe un po’ di cose in queste ultime ore, dico subito che Massimo Ciancimino sta facendo delle dichiarazioni estremamente importanti a Palermo, al processo per la mancata cattura di Bernardo Provenzano nel 1995: sta descrivendo Provenzano come un intoccabile, come un uomo protetto da una parte deviata dei Carabinieri, con i quali aveva fatto un accordo addirittura prima della strage di Capaci, ma le dichiarazioni più importanti dal punto di vista politico sono quelle che molti giornali domani nasconderanno, ma di questo parleremo lunedì, quando la polvere si sarà depositata e quando avremo tutte le bocce ferme e tutti gli elementi per parlarne.

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Sono al corrente del fatto che il mio ex <<Responsabile area comunicazione e pubbliche relazioni>> (questa è la qualifica prevista dal contratto siglato, e non quella di <<portavoce>>), Davide Romano, ha inviato alle testate ed alle agenzie con le quali "collaborava", questa nota:

 

<<Gentili colleghi e gentili colleghe, per motivi che ancora non mi sono stati comunicati dalla diretta interessata e assai prima del tempo concordato fra entrambe le parti, a partire da oggi non sono più il responsabile dell'ufficio stampa e il portavoce del deputato europeo dell'Italia dei Valori e presidente dell'Associazione nazionale familiari vittime di mafia, Sonia Alfano. Vi invito, pertanto, a rivolgervi per ogni richiesta alla diretta interessata e alla sua segreteria. Vi ringrazio per la preziosa collaborazione fornitami in questi mesi e vi auguro un buon lavoro>>.

Ritengo che un tale danno di immagine, visto il mio atteggiamento fin troppo remissivo nei confronti del sig. Romano, non sia assolutamente accettabile e sono costretta a replicare con lo stesso mezzo, e a precisare che questa nota è infamante e ricca di inesattezze. Diffido pertanto il Sig. Romano Davide dal calunniarmi ulteriormente, e confermo che ho già dato mandato ai miei avvocati di procedere per vie legali. Sono stata costretta a regire a questo modo per tutelare la mia immagine e per il grave danno economico e lavorativo causatomi dalla condotta del sig. Romano. Ho cercato, attraverso il mio staff, di contattarlo con raccomandate a mezzo posta e a mezzo fax, email, telefonate ed sms, e non ho ricevuto alcun riscontro. L'unica volta che siamo riusciti a contattarlo abbiamo registrato la telefonata proprio in previsione di un atteggiamento come quello odierno. Sono inqualificabili sue esternazioni quali "voi non siete nessuno" o "io non devo raccontare niente a voi, mi avete rotto le scatole".

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AAA giovani italiani onesti che vogliono lottare per i loro diritti e per la loro terra, in maniera forte ma pulita, cercasi (astenersi perditempo)”.

31 Gennaio 2010: poteva essere una giornata come tante, una tranquilla domenica da passare in famiglia, invece, per me e per tanti altri, oggi è una giornata particolare perchè è il primo anniversario della morte di Giuseppe Gatì.

Ho conosciuto Giuseppe nel gennaio del 2008, a Palermo, alla presentazione di un libro di Marco Travaglio e da quel giorno siamo rimasti in contatto. Sono rimasta subito colpita dal suo aspetto pulito e dai suoi occhi sinceri, occhi che sempre più spesso diventa una rarità incrociare.

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Ho riletto la mail degli organizzatori di alcune manifestazioni tenutesi a Sciacca il 12 ed il 18 dicembre 2009 presso l'aula magna del Liceo Classico “T. Fazello”, svoltesi all'interno di un'iniziativa dal titolo “Informazione libera contro tutte le mafie” che ha previsto diversi incontri in città. Ripeto ho dovuto rileggerla perché mi sembrava incredibile.

Veniamo ai fatti, il deputato nazionale del PDL Giuseppe Marinello è riuscito a leggere in queste manifestazioni un'attività contraria al Governo Berlusconi, giustificando il suo gesto, certamente inconsueto per un membro della commissione parlamentare antimafia, come una difesa agli attacchi che sarebbero stati fatti contro l'attuale Governo. Di conseguenza ha presentato un'interrogazione parlamentare in cui, ha inoltre, chiesto l'interessamento anche degli uffici di controllo della Regione Siciliana, definendolo come atto “quasi dovuto” per difendere il Governo Berlusconi dai ripetuti attacchi perpetrati dagli intervenuti agli incontri della manifestazione antimafia “Informazione libera contro tutte le mafie”.

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Auschwitz, 27 gen. "Ho accettato l'invito del Presidente Buzek ad Auschwitz nel giorno della memoria perchè credo profondamente nei valori dell'antiviolenza" scrive in una nota il deputato europeo dell'IdV Sonia Alfano.

"Ho conosciuto la barbarie cui può arrivare l'essere umano sulla pelle mia e della mia famiglia ed essere qui, oggi, in un luogo teatro di terribili ed insensate torture – prosegue – è fondamentale per dare un segnale forte a chi ancora oggi si macchia di crimini contro l'umanità, e per trasmettere ai giovani i valori della pacifica convivenza. Sono membro della Commissione LIBE, mi occupo di libertà civili e immigrazione e sono testimone del fatto che nel mondo esistono ancora troppe realtà difficili e gli interessi dei più ricchi sono difesi spesso in modo disumano. Nonostante il ricordo della Shoah, infatti, in alcuni Paesi dell'Unione Europea, si praticano razzismo e xenofobia come fossero le uniche loro priorità. Non è tollerabile – conclude Sonia Alfano – che si rimanga indifferenti a tutto questo, bisogna impegnarsi per evitare il ripetersi di eventi catastrofici come la Shoah".

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Il mio Lavoro in Europa

 




Io sostengo Sonia ALFANO!!!

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