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Sonia Alfano responsabile nazionale “Antimafia” di IdV: grande orgoglio, IdV unica opposizione

Palermo, 29 Lug. “Ho appreso con soddisfazione ed orgoglio della mia nomina a responsabile nazionale del dipartimento ‘Antimafia’ di Italia dei Valori, che si conferma ancora una volta unica forza di opposizione ad un governo piduista e criminogeno che somiglia sempre più ad una succursale romana della sezione 41bis del carcere di Opera. Italia dei Valori infatti e’ l’unico partito ad aver ritenuto opportuno istituire un dipartimento cosi strategico e importante nel momento più critico della storia repubblicana e l’unico partito a riconoscere realmente gli interessi ed il ruolo fondamentale dei cittadini e della società civile, con il coinvolgimento al dibattito e all’azione politica”.

Lo ha detto Sonia Alfano, europarlamentare di Italia dei Valori e Presidente dell’Associazione Nazionale Familiari Vittime di Mafia, annunciando il suo nuovo incarico in seno al partito con il quale e’ stata eletta da indipendente nel giugno 2009.

“Mi preme ringraziare il Presidente Di Pietro e tutti coloro che hanno reso possibile la nascita di un nuovo percorso che mi entusiasma -conclude- e che intendo costruire giorno per giorno con impegno e passione”.

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Postato da Sonia Alfano in Politica il 29 luglio 2010 alle 17:14 2 commenti Invia a un amico Invia a un amico Stampa Stampa Scrivimi Iscriviti alla newsletter

No a Vietti al CSM

In seguito all’appello lanciato sul mio sito alle forze sane del centrosinistra per scongiurare la nomina di Michele Vietti al CSM e la sua elezione a vicepresidente dell’organismo, diversi lettori hanno deciso, da buoni utilizzatori della rete, di mettere in pratica un principio democratico, quello di esprimere la propria opinione ed esponendola via mail, scrivendo al CSM e ai parlamentari del PD, con particolare attenzione al segretario Pierluigi Bersani.

Abbiamo poco tempo per far arrivare la nostra opinione. Io ho già inviato la mia mail!

E’ stato creato anche un evento facebook per rendere partecipi anche i nostri amici.

E’ STATA CREATA UNA BOZZA DI MAIL DA INVIARE A QUESTI INDIRIZZI E-MAIL:

prima@cosmag.it, terza@cosmag.it, quarta@cosmag.it, direttivi@cosmag.it, sesta@cosmag.it, settima@cosmag.it, ottava@cosmag.it, nona@cosmag.it, webmaster@cosmag.it, pd.comunicazione@camera.it, maurizio.belfiore@senato.it, gloria.passa@senato.it, maria.francese@senato.it, anna.finocchiaro@senato.it, zanda_l@posta.senato.it, casson_f@posta.senato.it, segr.bersani@partitodemocratico.it, pd.segreteriapresidente@camera.it

ECCO LA MAIL:

Oggetto: “NO A VIETTI AL CSM!!!”

Testo:

NON TAPPATEVI GLI OCCHI E LE ORECCHIE, I CITTADINI NON VOGLIONO VIETTI AL CSM!!!! Leggete l’appello di Sonia Alfano (http://www.soniaalfano.it/blog/2010/07/24/vietti-e-il-csm-appello-alle-forze-sane-del-centrosinistra/). Al suo interno troverete alcune delle motivazioni che impediscono a VIETTI di essere stimato dal popolo italiano!!!

NO ALL’INCIUCIO!!!

Il vostro compito e’ ascoltare la voce del cittadino e farla vostra!

Il CSM, organo di GOVERNO AUTONOMO della magistratura, non può e non deve accogliere esponenti politici (soprattutto se hanno un discutibile senso dello Stato e della giustizia o un passato ombroso, magari vissuto proprio all’interno del Csm)

L’ITALIA PRETENDE GIUSTIZIA!

NO A VIETTI AL CSM!!!!

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Postato da Sonia Alfano in Politica il 28 luglio 2010 alle 11:01 3 commenti Invia a un amico Invia a un amico Stampa Stampa Scrivimi Iscriviti alla newsletter

C’era una volta l’art. 34

L’articolo 34 dice “I capaci e i meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi”. Eh! E se non hanno i mezzi? Allora nella nostra Costituzione c’è un articolo che è il più importante, il più importante di tutta la Costituzione, il più impegnativo, impegnativo per noi che siamo al declinare, ma soprattutto per voi giovani che avete l’avvenire davanti a voi. Dice così: “è compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’uguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del paese”. E’ compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli che impediscono il pieno sviluppo della persona umana.
(Piero Calamandrei)

Pochi giorni fa è stata diffusa dal Censis la speciale classifica 2010-2011 sulle migliori offerte formative delle università italiane. Gli atenei più grandi, cioè quelli che accolgono più di 40.000 studenti iscritti sono 11, e l’Università di Palermo, che fa parte di queste, è solo all’8° posto.
Pessima posizione? Si può fare di meglio! Sembra essersi scatenata, non volendo, la corsa alla maglia nera.
La situazione peggiora di giorno in giorno e nessuno, o quasi, sembra volerne parlare.

Chi ha deciso di augurare “buone vacanze“, informando i propri studenti della situazione aberrante in cui verte il mondo universitario italiano in questo momento, è il Prof. La Mantia, Preside pro tempore della facoltà di Ingegneria dell’Università di Palermo.

Vi lascio alle sue parole:

Cari studenti Buongiorno.

Sono Franco La Mantia, sono Preside pro tempore della Facoltà di Ingegneria.
D’accordo con i vostri rappresentanti in Consiglio di Facoltà, abbiamo deciso di mandarvi questo messaggio per spiegare meglio qual è lo stato di profondo disagio, cui è soggetta non solo la nostra Facoltà e l’ateneo di Palermo, ma tutte le università italiane.
Uno stato di disagio ed agitazione che state cominciando a percepire, che dipende da molte ragioni. La ragione più importante è certamente che ormai da 4 anni, con la legge finanziaria del 2008, il fondo del finanziamento ordinario, ovvero i fondi che il Governo attraverso il ministero manda alle università italiane, il loro sostentamento per le loro attività didattiche, attività di ricerca, per tutti i servizi che erogano agli studenti, va drammaticamente diminuendo. Alla fine del 2013 questo fondo sarà diminuito di quasi il 20%.
E’ ovvio che una diminuizione dei fondi trasferiti all’università non può che significare una diminuizione del personale, sia docente che tecnico-amministrativo, e questo comporterà minori servizi, minori corsi di laurea, minore attività di laboratorio e meno biblioteche.
Ma se insieme alla diminuizione del fondo di finanziamento consideriamo altre leggi, altre norme e regolamenti, che sono stati imposti nell’Università negli ultimi anni, vi accorgerete che questa situazione diventerà molto più drammatica.
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Postato da Sonia Alfano in Notizie, Politica il 27 luglio 2010 alle 15:42 4 commenti Tag: , , , , , , Invia a un amico Invia a un amico Stampa Stampa Scrivimi Iscriviti alla newsletter

Come posso accettare tutto questo?

Dopo la sentenza di condanna in appello per Dell’Utri, ho ricevuto la lettera di un cittadino indignato per la situazione grottesca in cui versa il nostro Paese. Carlo si è soffermato in particolare sulle parole di un esponente del PdL in merito alla decisione dei giudici di Palermo. Secondo l’On. Laboccetta, i giudici non avrebbero avuto il coraggio di assolvere il senatore dall’accusa di concorso esterno in associazione mafiosa e, sempre a suo dire, gli italiani onesti sarebbero “tutti con Dell’Utri”. Ovviamente non stupisce l’attacco denigratorio ai magistrati, caratteristico del partito “dell’amore”, ma risulta comunque impossibile non reagire con forte disgusto.

Di seguito la lettera ricevuta e la mia risposta:

Buongiorno Sig.ra Sonia Alfano, perchè prima di tutto Sig.ra e poi attivista politica è quello che mi preme sottolineare; mi preme scriverle perchè non ce la faccio proprio più, è anni che sopporto, guardo, sbircio e vengo a conoscenza ogni giorno di tutte le orrende vicende che in questo paese provengono dalla politica e che non fanno altro che infangare e sbeffeggiare la vita di tutti noi liberi cittadini che ogni giorno dobbiamo preoccuparci di fare del nostro meglio per andare avanti, per essere retti e leali nonstante gli stenti economici, per cercare di costruirci un futuro più o meno decente per i ns (si spera) figli che verranno, se verrano; facendola breve e poco sentimentale mi urge chiederele direttamente se c’è ancora uno spiraglio, un barlume di decenza o pretesa della stessa in questa nazione che tanto amo e tanto odio contemporaneamente (sentimenti così contradditori da non poter essere altro che sinceri, umanamente parlando).

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Postato da Sonia Alfano in Pensieri e parole il 26 luglio 2010 alle 20:04 7 commenti Tag: , , , , , , , , Invia a un amico Invia a un amico Stampa Stampa Scrivimi Iscriviti alla newsletter

Vietti e il Csm: appello alle forze sane del centrosinistra

Le manovre lobbistiche attualmente in corso per la designazione, ad opera delle Camere riunite, dei componenti laici del nuovo Consiglio superiore della magistratura hanno raggiunto inedita sfrontatezza. Alla luce delle notizie ulteriori che vorrebbero raggiunto un accordo fra Pd e Udc per la designazione dell’on. Michele Vietti, nella prospettiva che questi venga poi eletto vicepresidente del Csm, ritengo sia necessaria una profonda riflessione da parte delle forze sane del centrosinistra, tutte quelle forze che asseriscono di voler combattere lobbies di ogni genere.

Sappiamo che l’art. 104 comma 4 della Costituzione prevede che il Parlamento scelga i membri laici del Csm “tra professori ordinari di università in materie giuridiche ed avvocati dopo quindici anni di esercizio”. Già questo conferma che i Costituenti non previdero la nomina al Csm di esponenti della politica ma di autorevoli giuristi. Qualità che, naturalmente, non può riconoscersi ad uno che, come Vietti, è stato perfino sottosegretario dell’indimenticato (per scelleratezza nel proprio operato) ministro della giustizia Roberto Castelli.

Sono in pochi, tuttavia, a ricordare che Michele Vietti già nel 1998 venne designato come componente laico del Csm dal Parlamento, in quota della destra in quella legislatura all’opposizione. Non si ricordano altri casi di politici nominati più di una volta in seno al Csm. Non si vede per quali oscure ragioni ciò dovrebbe avvenire per Vietti.

Del quale, poi, l’operato in quel Csm dovrebbe impedire di riservargli alcuna fiducia come garante dell’autonomia e dell’indipendenza della magistratura e della funzione giurisdizionale. In quel Csm, infatti, Vietti si mise in mostra come tutore di interessi inconfessabili. Al riguardo, occorre ripensare a cosa fece quel Csm nel 2001 sul cosiddetto “Caso Catania”, per capire quali possano essere le ragioni concrete del sostegno fervido mostrato dalla senatrice Anna Finocchiaro alla designazione di Vietti.

Accadde, infatti, che al Csm giunsero le dichiarazioni rese alla Commissione antimafia da Giambattista Scidà, il magistrato più autorevole della storia di Catania. Scidà aveva detto una cosa che tutti sapevano ma che doveva rimanere nascosta: che il magistrato catanese Giuseppe Gennaro (allora addirittura nientemeno che Presidente dell’Associazione nazionale magistrati e oggi leader nazionale indiscusso della tanto discussa corrente Unicost) aveva acquistato casa (e lo stesso aveva fatto il cognato di Anna Finocchiaro) da un’impresa di cui era socia la moglie (evidente prestanome) di un riconosciuto mafioso. Il Csm, con l’apporto attivo dell’on. Vietti, riuscì a rovesciare la realtà e si produsse in un indecente documento a difesa del dr. Gennaro, sulla scorta dell’atto di compravendita prodotto da quel magistrato, da cui risultava come venditore un onest’uomo, già proprietario dell’area su cui era stato realizzato il complesso comprensivo della villa di Gennaro. Sennonché quello stesso onest’uomo, sentito dai carabinieri, ammise a verbale che si era trattato di un contratto simulato nel quale egli aveva avuto solo la funzione di prestanome per evitare che venditrice apparisse la società che aveva edificato la villa. Naturalmente, mai il Csm ammise la sconsideratezza di quel pronunciamento, con cui, oltre a prestare immeritata e inveritiera difesa all’imbarazzante operato del magistrato Gennaro, infangò il proprio ruolo di organo di rilevanza costituzionale.

Quella vicenda, però, ci insegna cosa può avvenire al Csm quando si muovono forze lobbistiche intranee all’ordine giudiziario (di natura correntizia, quindi) o espressione del mondo politico. In fondo, è anche ciò che abbiamo letto nella cronaca giudiziaria recente sulle risultanze dell’indagine romana sulla lobby guidata dal faccendiere pregiudicato Flavio Carboni, da cui risulta cos’è stato fino ad oggi il mercanteggiamento delle nomine al Csm (con il decisivo apporto di esponenti del centrosinistra come Nicola Mancino e Celestina Tinelli).

Sulla nomina di Vietti a Catania si è creato il consenso di Anna Finocchiaro, Enzo Bianco (indimenticato ministro dell’Interno delle brutali aggressioni della Polizia contro i manifestanti di Napoli nel 2001), Pino Firrarello (di recente graziato con una richiesta di prescrizione da parte del procuratore aggiunto di Catania nel processo per l’appalto dell’ospedale Garibaldi) ed il gruppo catanese di Unicost (che decide le scelte nazionali di Unicost).

Se Vietti dovesse essere designato sappiamo già cosa sarà il nuovo Csm: la prosecuzione di quelli che abbiamo visto all’opera in modo spesso indecente nell’ultimo decennio.

Per questo ritengo che prima che ciò avvenga bisogna fare di tutto per sventare una manovra che offende lo spirito della Costituzione e la coscienza degli italiani onesti.

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Postato da Sonia Alfano in Antimafia, Notizie, Pensieri e parole, Politica il 24 luglio 2010 alle 14:40 2 commenti Invia a un amico Invia a un amico Stampa Stampa Scrivimi Iscriviti alla newsletter

La risposta della Commissione sulla vicenda di Rosarno

Subito dopo la rivolta di Rosarno ho presentato un’interrogazione scritta alla Commissione Europea nella quale ho segnalato la sconcertante reazione del Governo alla guerriglia urbana di quei giorni. Piuttosto che rilevare l’ennesimo caso eclatante in cui emerge la resa dello Stato italiano di fronte alle organizzazioni criminali in una parte del Paese, il ministro Maroni dichiarava che i fatti di Rosarno erano dovuti all’eccessiva tolleranza degli italiani verso gli immigrati; negando invece che in Calabria si perpetra da anni, nel silenzio delle istituzioni, il reato di schiavitù e si viola la dignità umana di esseri umani disperati e sfruttati.

Ho chiesto alla Commissione di intervenire e ho ricevuto una risposta che ritengo importante. Innanzitutto la Commissione, al contrario di Maroni, riconosce che i “riprovevoli fatti di Rosarno dimostrano la necessità di rafforzare ulteriormente la lotta contro la criminalità organizzata e la tratta degli esseri umani”. L’intervento dell’UE si svilupperà coi seguenti interventi:

- una proposta di direttiva, già presentata, concernente la prevenzione e la repressione della tratta degli esseri umani e la protezione delle vittime;

- un intervento normativo per la gestione della migrazione legale ed in particolare la tutela dei lavoratori stagionali provenienti da paesi terzi.

Inoltre la Commissione, richiamando indirettamente l’Italia, “continuerà a fare tutto il possibile per garantire che gli Stati membri attuino la legislazione dell’Unione in osservanza della Carta dei diritti fondamentali, che include il rispetto della dignità umana e la proibizione della schiavitù e del lavoro forzato”.

Ho infine chiesto alla Commissione se è possibile realizzare una particolare tutela per i lavoratori immigrati che denunciano maltrattamenti e pratiche disumane da parte dei datori di lavori. Dalla risposta è emerso che già esiste una normativa europea non recepita dagli Stati membri. La Commissione utilizzerà i poteri a propria disposizione per far recepire e attuare le disposizioni.

Domanderò ulteriori approfondimenti e monitorerò nei prossimi mesi questi interventi promessi dalla Commissione. L’Italia non può calpestare i diritti umani, non può ignorare come si vive in determinate zone del proprio territorio.

Di seguito il testo dell’interrogazione e la risposta del Commissario Cecilia Malmstrom

Gli eventi della cittadina calabrese di Rosarno del febbraio scorso hanno fatto emergere le inumane condizioni in cui vivono gli immigrati in alcune parti d’Italia. E’ intollerabile che una tale violazione della libertà individuale e della dignità umana sia perpetrata nel nostro paese in maniera così evidente, e senza che questo spinga alla seppur minima reazione ufficiale d’indignazione, salvo quando si arrivi a eventi estremi come la guerriglia urbana cui abbiamo assistito. Il ministro dell’interno Roberto Maroni, della Lega Nord (partito notoriamente intollerante nei confronti degli immigrati, specialmente se di pelle nera come dimostra l’appello al “White Christmas” – Natale senza neri – lanciato da un sindaco leghista), piuttosto che rilevare la consumazione del reato di riduzione in schiavitù, sanzionato dall’art. 600 del codice penale, non ha trovato nulla di meglio da dire se non che questi disordini sarebbero da attribuire all’eccessiva tolleranza dell’Italia nei confronti degli immigrati. L’affermazione cavalca i più bassi istinti razzisti del suo elettorato ed è resa ancor più grave dal fatto che, le condizioni di “non-vita” cui sono soggetti questi disperati sono conseguenza della gestione indisturbata del mercato del lavoro degli immigrati da parte della “Ndrangheta”. Gestione che, ovviamente, comprende anche la fase iniziale della tratta e dell’ingresso illegale nel territorio italiano. Anche questo, tuttavia, è stato taciuto dal nostro Ministro dell’Interno.

1. Come ritiene la Commissione di dover agire per assicurare che pratiche schiaviste siano realmente eliminate in ogni Stato membro, soprattutto in considerazione della Carta dei diritti fondamentali dell’UE che sancisce al suo articolo 1 l’inviolabilità della dignità umana, e all’articolo 5 proibisce espressamente le “condizioni di schiavitù e servitù”, il “lavoro forzato o obbligatorio” e la “tratta degli esseri umani”?

2. Nell’ambito della direttiva COM(2007)0249, che introduce sanzioni contro i datori di lavoro che impiegano cittadini di paesi terzi soggiornanti illegalmente, non ritiene necessario la Commissione, proporre un sistema di protezione, mutuato da quello dei testimoni di giustizia, per l’immigrato (con o senza permesso di soggiorno) che denuncia i maltrattamenti e le pratiche schiaviste messe in atto dal proprio datore di lavoro?

Risposta di Cecilia Malmström a nome della Commissione

1. I riprovevoli fatti di Rosarno dimostrano la necessità di rafforzare ulteriormente la lotta contro la criminalità organizzata e la tratta degli esseri umani. In merito a quest’ultima questione, la Commissione ha presentato, il 29 marzo 2010, una proposta di direttiva concernente la prevenzione e la repressione della tratta degli esseri umani e la protezione delle vittime, che abroga la decisione quadro 2002/629/GAI1. La proposta, che rielabora e sostituisce una proposta del 2009, prevede un potenziamento del sistema di perseguimento della tratta degli esseri umani, mediante sanzioni più severe, una migliore tutela dei diritti delle vittime, misure di prevenzione più rigide e l’istituzione di efficaci sistemi di monitoraggio.

La Commissione si impegnerà, inoltre, per sviluppare ulteriormente un quadro giuridico appropriato per quanto concerne la gestione della migrazione legale, in particolare nell’ambito del lavoro stagionale, in modo tale da contribuire a compensare la carenza di manodopera e a prevenire condizioni di lavoro inadeguate e lo sfruttamento dei lavoratori stagionali di paesi terzi.

La Commissione continuerà a fare tutto il possibile per garantire che gli Stati membri attuino la legislazione dell’Unione in osservanza della Carta dei diritti fondamentali, che include il rispetto della dignità umana e la proibizione della schiavitù e del lavoro forzato. Allo stesso tempo è dovere delle autorità nazionali effettuare le indagini necessarie nel modo più efficace, al fine di garantire il pieno rispetto dei diritti fondamentali, in conformità con il rispettivo ordinamento giuridico interno e gli obblighi internazionali.

2. La direttiva 2009/52/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 18 giugno 2009, che introduce norme minime relative a sanzioni e a provvedimenti nei confronti di datori di lavoro che impiegano cittadini di paesi terzi il cui soggiorno è irregolare, prevede una serie di misure a favore di questi ultimi.

L’articolo 13, paragrafo 4, prevede l’istituzione di un sistema paragonabile a quello già in vigore per le vittime della tratta degli esseri umani rientranti nell’ambito di applicazione della direttiva 2004/81/CE. A norma di tale disposizione, gli Stati membri definiscono ai sensi della legislazione nazionale le condizioni alle quali possono essere concessi permessi di soggiorno a cittadini di paesi terzi coinvolti in procedimenti penali relativi a condizioni lavorative di particolare sfruttamento o all’assunzione illegale di minori.

La Commissione utilizzerà i poteri di cui dispone per garantire che gli Stati membri si avvalgano appieno delle possibilità offerte dal suddetto articolo. È inoltre fondamentale che gli Stati membri predispongano, ai sensi dell’articolo 13, paragrafi 1-3, meccanismi efficaci per consentire ai cittadini di paesi terzi di presentare denuncia, sia direttamente sia tramite terzi, quali i sindacati o altre associazioni.

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Postato da Sonia Alfano in Europa, Notizie il 22 luglio 2010 alle 13:30 3 commenti Tag: Invia a un amico Invia a un amico Stampa Stampa Scrivimi Iscriviti alla newsletter

Rifiuti: l’UE deve essere più ambiziosa

Durante la plenaria di Strasburgo del mese di luglio è stata discussa la relazione di iniziativa con la quale il Parlamento Europeo ha fornito le indicazioni alla Commissione per presentare entro la fine dell’anno una proposta di direttiva relativa al riciclaggio dei materiali biodegradabili.

La necessità di una direttiva ad hoc è motivata dal fatto che la quasi totalità dei rifiuti organici vengono bruciati o riempiono le già sature discariche e solo pochi paesi differenziano l’umido e applicano il compostaggio. L’Italia, in particolare il Mezzogiorno, è relegata agli ultimi posti europei nella gestione dei rifiuti per il semplice ed evidente motivo che tale business, come dimostrano inchieste, processi e condanne, è nelle mani delle organizzazioni mafiose.

L’UE, come afferma il Trattato istitutivo, deve intervenire secondo il principio di sussidiarietà laddove l’azione dei singoli Stati non riesce a produrre i risultati sperati. La direttiva quadro sui rifiuti propone delle linee-guida senza imporre impegni precisi ai vari Stati membri e questo, dati alla mano, è uno dei principali limiti di una normativa poco coraggiosa che di fatto assume il valore di un suggerimento. Ritengo che in questa maniera non si risolvano problematiche così delicate e di fondamentale importanza per il cittadino. Per queste ragioni, in occasione del dibattito, sono intervenuta chiedendo al Parlamento Europeo più ambizione, più coraggio, perché ritengo inutile che si parli del futuro dell’UE come società del riciclaggio se poi non si impone agli Stati membri il raggiungimento inderogabile di risultati, se non si guarda alle esperienze di successo e ambiziose come quella “rifiuti zero”. Quella dei rifiuti è una tematica che incide direttamente sulla qualità della vita e sulla salute delle persone e dell’ambiente. L’Unione Europea deve esserne consapevole e agire di conseguenza.

Di seguito il testo dell’intervento:

Questa relazione è senza dubbio un lavoro ben fatto e di questo mi complimento con il relatore. Mi ha colpito positivamente una delle prime frasi della motivazione che cito testualmente:  “la politica di gestione dei rifiuti deve riguardare la trasformazione dell’UE in una società del riciclaggio”.

Trovo però delle contraddizioni. Per esempio il fatto che la differenziata debba essere obbligatoria, purché sia l’opzione migliore da un punto di vista non solo ambientale ma anche economico. Ovvero che gli investimenti degli Stati, pur se in direzione opposta alle indicazioni europee, non vanno messi in discussione.

Con questo spirito, come già accaduto con la direttiva quadro sui rifiuti, l’Unione Europea fornirà poco più di un suggerimento. E ci scordiamo che al problema rifiuti, proprio in virtù del principio di sussidiarietà dietro il quale troppo spesso le istituzioni europee si nascondono, è nostro dovere fornire risposte ambiziose e incisive.

Fissiamo degli obiettivi di differenziata e imponiamo il raggiungimento degli stessi. Prendiamo le migliori pratiche, come le politiche “rifiuti zero” già realizzate in alcune parti degli USA, e rendiamole vincolanti a livello di tutti gli Stati membri.

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Postato da Sonia Alfano in Europa il 20 luglio 2010 alle 19:43 2 commenti Invia a un amico Invia a un amico Stampa Stampa Scrivimi Iscriviti alla newsletter

Non è un Paese per gay

Come rivelato oggi dagli organi di stampa, alcune strutture pubbliche rifiutano le donazioni di sangue degli omosessuali, disattendendo le norme italiane ed internazionali. Per questo motivo ho deciso di procedere con un’interrogazione parlamentare per segnalare alla Commissione Ue la violazione delle direttive europee, e con una lettera aperta al Primario del Centro di Medicina Trasfusionale del Policlinico di Milano, che appartiene a quella schiera di strutture che esclude gli omosessuali aprioristicamente:

Gentile Prof. Rebulla,

Le scrivo in merito alle notizie che da anni circolano sulla stampa e per le quali Lei non ha mai dato spiegazioni plausibili.

Quando nel 2005 il Suo reparto fu travolto dalle critiche, anche in campo internazionale, per l’esclusione dei gay dalla lista dei donatori di sangue, lei chiosò:

Il Policlinico assume le sue decisioni ispirandole ad un forte criterio di prudenza‘.

Oggi scoppia di nuovo la polemica, poichè un giovane omosessuale si è visto sbattere la porta in faccia al ‘Gaetano Pini’, dopo 8 anni da donatore. La responsabile lo ha avvertito che, avendo quella struttura scelto di unirsi al Policlinico, ne ha dovuto adottare le direttive, rifiutando donazioni da parte degli omosessuali.

Potrebbe cortesemente spiegare il fondamento scientifico di questa scelta?

La norma che vietava agli omosessuali di donare il sangue fu istituita nel 1992 dall’allora Ministro De Lorenzo e destituita dal decreto Veronesi, tramite il quale è stata eliminata dalla modulistica la voce relativa all’orientamento sessuale. Eppure, Voi, chiedete l’orientamento sessuale ed escludete i gay. Il divieto di donare può essere semmai riferito a chi assume “comportamenti a rischio”.

Il concetto di categoria a rischio legata all’orientamento sessuale è evidentemente discriminatorio. Il Vostro atteggiamento, se vogliamo guardare ai fatti, non ha alcun fondamento scientifico e legale visto che un ministro della Sanità ha provveduto già diversi anni fa ad eliminare le norme considerate discriminatorie (l’Italia è stata anche denunciata alla Corte di Giustizia Europea, che ha fatto decadere la denuncia proprio all’indomani del decreto Veronesi).

Potrebbe spiegarmi perchè non ritiene che, eventualmente, questa sua riflessione e assunzione di responsabilità siano insufficienti, dato che non solo violano la legge, ma non fanno riferimento, per esempio, a chi va a prostitute (e sappiamo che in Italia oltre 9 milioni di uomini lo fanno regolarmente)?

Mi spiace doverLa correggere, ma il Policlinico deve assumere le sue decisioni ispirandole alla legge, alla Costituzione italiana e alle normative comunitarie, non decidere le regole in base alle considerazioni personali di un medico o alle sue stesse pulsioni.

So benissimo che gli episodi accaduti nella Vostra struttura sono solo la punta dell’iceberg e le conseguenze di un fenomeno molto diffuso e certamente non dovuto ad una Sua personale responsabilità, ma gradirei avere comunque una risposta nel merito, e vorrei che questa volta fosse completa, credibile e corredata di motivazioni medico-scientifiche atte a dimostrare che queste Vostre direttive sono indispensabili per la tutela dei riceventi le trasfusioni.

Ad ogni modo, poichè ravviso in questo regolamento una gravissima discriminazione e la palese violazione dei diritti e della libertà individuale, sto già preparando un’interrogazione parlamentare da presentare alla Commissione europea.

In attesa di una Sua cortese risposta, Le auguro un buon lavoro.

Sonia Alfano
Deputata europea
Membro Commissione LIBE

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Postato da Sonia Alfano in Europa, Notizie, Pensieri e parole, Politica il 16 luglio 2010 alle 16:56 23 commenti Tag: , , , , , , , , Invia a un amico Invia a un amico Stampa Stampa Scrivimi Iscriviti alla newsletter

Un anno di Parlamento Europeo: qualche dato

È trascorso un anno esatto da quando mi sono insediata al Parlamento Europeo. Un primo anno denso di attività e di battaglie, tutte condotte con la ferma intenzione di curare l’interesse dell’unico gruppo di potere in cui mi riconosco: i cittadini.

Già i primi di gennaio avevo tracciato un primo bilancio dell’esperienza europea e a fine giugno nella lettera di risposta a Beppe Grillo ho descritto buona parte dell’attività finora svolta tra Bruxelles e Strasburgo. Per completare il quadro manca solo quanto fatto durante l’ultima plenaria di luglio nella quale mi sono impegnata soprattutto per sollecitare l’intervento dell’UE sulla tragedia dei 245 eritrei rinchiusi nelle prigioni del deserto del Sahara dalle autorità libiche (ecco gli interventi video 1 e 2 ) e più in generale, per l’ennesima volta, sulla questione libica.

Ma anche su OGM e rifiuti (presto il video e il post!).

Fermo restando che ritengo la qualità e i contenuti del lavoro di primaria importanza, aggiungo qualche dato statistico che può risultare interessante come ulteriore indicatore dell’attività svolta, facendo riferimento anche ai valori medi sia per i deputati di tutti gli Stati membri che per quelli italiani.

Sono stata firmataria di 18 risoluzioni, ben al di sopra della media dei deputati europei (6 risoluzioni) e di quella ancor più bassa dei deputati italiani (4,6 risoluzioni).

Ho depositato 43 interrogazioni (media dei deputati europei: 14,8, media dei deputati italiani: 22), ho presentato una dichiarazione scritta (media europea: 0,32; media italiana: 0,43), sono stata relatrice una volta (media europea: 0,4; media italiana: 0,33) e ho fatto 19 interventi in plenaria, in linea con la media dei deputati del Parlamento Europeo (19 interventi) ma ben al di sopra degli 11,58 interventi in media dei deputati italiani.

Sicuramente questo primo anno rappresenta una fondamentale esperienza di cui farò tesoro per il resto del mandato e che mi permetterà di essere ancor più efficace in futuro. La pausa estiva delle riunioni del Parlamento Europeo(si riprende a fine agosto) servirà per ricaricare le batterie e preparare un autunno che si prospetta di fondamentale importanza per la politica italiana ed europea.

Un grazie di cuore a tutti coloro che seguono, aiutano, collaborano e sostengono, ciascuno a proprio modo.

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Postato da Sonia Alfano in Europa il 15 luglio 2010 alle 21:48 15 commenti Invia a un amico Invia a un amico Stampa Stampa Scrivimi Iscriviti alla newsletter

Ganzer e il Ros: insicurezza nazionale

Che in Italia fosse morta la P2 ma avessero resistito i piduisti lo immaginavamo un po’ tutti, e adesso con le indagini sull’eolico e la rivelazione dell’esistenza di una ‘nuova’ loggia ne abbiamo avuto la conferma.

Per molti sarà certamente più difficile accettare che importanti esponenti delle forze dell’ordine commettano reati e che magari lo facciano per favorire il proprio avanzamento di carriera; difficile anche scoprirle certe cose, perchè purtoppo in Italia si tende a discutere approfonditamente di delitti passionali e si tace invece su quei processi di interesse pubblico e che potrebbero raccontare la storia del Paese.

Uno di questi è il processo al generale Giampaolo Ganzer, capo del Ros condannato ieri a 14 anni di reclusione per traffico di droga. Il generale, tra 1990 ed il 1997 aveva messo in piedi una rete di contatti e aveva ordito trame che hanno infangato l’Arma dei Carabinieri e hanno messo a repentaglio la sicurezza nazionale. In sostanza aveva creato dei traffici internazionali di stupefacenti, al fine di reprimerli e quindi ottenere avanzamenti di carriera e promozioni. Prescritto, invece, il capo d’imputazione relativo al traffico d’armi.
Ganzer avrebbe fatto arrivare dal Libano 119 kalashnikov, 4 bazooka, 2 lanciamissili e qualche centinaio di proiettili alla fine del 93 vendendoli poi a una cosca calabrese. Prescritto, si, ma numerosi collaboratori di giustizia avevano raccontato questi fatti. Insieme a lui sono stati condannati un’altra dozzina di graduati, e tra questi l’ex colonnello del Ros Mauro Obinu, attualmente in servizio all’Aise nonostante sia sotto processo a Palermo, insieme al generale dell’Arma Mario Mori, per la mancata cattura di Provenzano nel 1995.

Difficilmente a ‘Porta a Porta’ si sopprimerà una puntata su Cogne o Garlasco per raccontare questi fatti e sottolineare che il capo di Obinu, oggi, è l’ex capo della Polizia: Gianni De Gennaro, condannato in appello a un anno e quattro mesi per l’irruzione alla scuola Diaz, durante il G8 di Genova.

Altrettanto difficile sarà vedere, magari in prima serata, una trasmissione su Roberto Speciale, comandante generale della Guardia di Finanza, condannato a un anno e sei mesi di reclusione per peculato e premiato dal Pdl con una poltrona da senatore. Un altro ‘potenziale’ criminale premiato, salvato dal segreto di Stato (una delle tante vergogne italiane), è Nicolò Pollari, a capo del Sismi e accusato del rapimento di Abu Omar. Pollari è stato premiato con la ‘mansione’ di Consigliere di Stato.

Il magistrato che si occupò di Pollari, è lo stesso che ha incrociato, certamente con sommo dispiacere, il generale Ganzer: Armando Spataro. Ganzer aveva chiesto a Spataro di firmare un’autorizzazione a rimandare un’operazione antidroga, e il pm accettò. Poi, però, misteriosamente Ganzer diede il via all’operazione e non si fece più vivo. Il pm Spataro, insospettitosi per quanto accaduto, chiese spiegazioni al Ros.

Fu così che nacque il ‘calvario’ del generale Ganzer, condannato e subito coccolato da alcuni esponenti della maggioranza, ad esempio il ministro Maroni, che ha ribadito la sua vicinanza e fiducia, come ha fatto anche il comandante generale dei Carabinieri Gallitelli, che, nell’ambito dell’inchiesta di Trani spunta come interlocutore di Berlusconi e riceve pressioni riguardo ad un esposto ‘nei confronti di annozero’. I due non sono intercettati, ma Innocenzi, che riceve la chiamata-favore di Gallitelli, sì. Così viene fuori che Gallitelli fa soltanto un mezzo favore al premier, poichè l’esposto non c’è.

Il ‘calvario’ di Ganzer dura parecchio, e nel frattempo vengono ascoltati oltre 300 testimoni e si producono oltre 140 fascicoli: perchè nessuno ne parla?

Perchè Ganzer diviene capo del Ros nel 2002?

Perchè a Mario Mori, imputato con Obinu per favoreggiamento aggravato alla mafia (e oggi anche per concorso esterno in associazione mafiosa nell’ambito della nuova inchiesta sulle stragi del ’92 e ’93) succede proprio Ganzer?

Nessuno riflette sul fatto che Ganzer, Mori, Obinnu e molti personaggi coinvolti in altri scandali (ad esempio Mancini, Tavaroli e Jannone) sono (o erano) in servizio al Ros o comunque ai vertici delle forze dell’ordine?

Il Ros è un reparto speciale, il che significa che si occupa di indagini ‘molto importanti’. Le domande finali, quindi, sono:

può quest’uomo (Ganzer) rimanere a capo del Ros?
Può un Paese democratico e già gravemente ferito da una storia fatta di sangue e pallottole accettare che pezzi deviati dello Stato abbiano in mano il destino della sicurezza nazionale?

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Postato da Sonia Alfano in Notizie, Pensieri e parole, Politica il 14 luglio 2010 alle 19:49 11 commenti Invia a un amico Invia a un amico Stampa Stampa Scrivimi Iscriviti alla newsletter



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